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Quando cambia l’attenzione, che cosa cambia davvero?

Ci sono comportamenti che raccontano più di quanto dicano le parole.

È una cena come tante. Il tavolo è pieno. I piatti arrivano, i bicchieri si riempiono, le conversazioni si accavallano. C’è chi racconta una vacanza, chi parla del lavoro, chi interrompe per aggiungere un aneddoto. Tutto scorre con quella naturalezza tipica delle serate tra amici.

Tra le persone sedute al tavolo ce n’è una che, almeno all’inizio, sembra la più coinvolta.

Fa domande. Ride. Ascolta. Interviene. Ha lo sguardo acceso di chi sembra davvero interessato agli altri. Poi, lentamente, succede qualcosa. Non una lite. Non un momento di tensione. Semplicemente, l’attenzione del gruppo si sposta. Qualcun altro prende la parola. Due persone iniziano una conversazione tra loro. Una storia cattura l’interesse generale e, per qualche minuto, gli sguardi non sono più rivolti verso quella persona.

Ed è proprio lì che, qualche volta, accade qualcosa che mi ha fatto fermare a osservare. Quella stessa persona cambia. Parla meno. Sorride meno. Sembra improvvisamente distante. Prende il telefono. Guarda altrove. Interviene solo se viene chiamata in causa. La domanda nasce quasi da sola. Che cosa è cambiato davvero? Le persone sono le stesse. La cena è la stessa. La conversazione continua. Eppure qualcosa sembra essersi spento. Da quel momento ho iniziato a notare che questa scena non appartiene solo alle cene. Succede nelle chat. Succede nei gruppi di amici. Succede sul lavoro.Succede persino sui social. Ci sono persone il cui coinvolgimento sembra crescere o diminuire insieme all’attenzione che ricevono. Quando vengono cercate, sembrano più presenti. Quando vengono ascoltate, sembrano più vive. Quando vengono coinvolte, sembrano più entusiaste. Poi basta che quella corrente rallenti. Un messaggio che non arriva. Una conversazione che continua senza di loro. Un invito mancato. Qualcun altro che, per una sera, diventa il centro dell’attenzione. E qualcosa cambia. Fin qui, però, non c’è ancora nessuna spiegazione. Ed è proprio questo il punto.

La cosa curiosa è che, davanti a una scena come questa, quasi nessuno si ferma a descrivere quello che ha visto. Facciamo un salto immediato verso la spiegazione.

‘Ha bisogno di attenzioni.’ ‘È insicuro.’ ‘È narcisista.’

Forse. Ma sono tutte risposte a una domanda che non abbiamo ancora imparato a formulare. Perché tutte queste sono ipotesi. L’osservazione viene prima. E imparare a distinguere le due cose è molto più difficile di quanto sembri. Osservare significa rispondere alla domanda: “Che cosa è successo?” Interpretare significa rispondere alla domanda: “Perché è successo?” Sono due domande diverse. Eppure continuiamo a confonderle.

Quello che possiamo osservare è questo: in alcune persone il comportamento sembra cambiare insieme alla quantità di attenzione ricevuta. Il motivo, invece, non lo conosciamo ancora. Potrebbero esserci molte spiegazioni.

La psicologia ci ricorda che uno stesso comportamento può nascere da origini completamente diverse. Può esserci una forte sensibilità all’esclusione, un bisogno di conferma, esperienze relazionali passate, una paura del rifiuto, oppure semplicemente un periodo della vita in cui ci si sente più vulnerabili. Persino il carattere e il contesto possono influenzare il modo in cui reagiamo quando ci sentiamo più o meno considerati. Per questo le etichette servono poco. Sono veloci. Le osservazioni, invece, richiedono tempo. Ed è proprio il tempo che permette di vedere dettagli che una spiegazione affrettata finisce per cancellare.

C’è un’altra domanda che questa scena mi porta a fare. Quando una persona sembra molto interessata agli altri… è davvero il loro mondo a interessarla? Oppure è la sensazione che prova quando si sente importante per quel mondo? La differenza è sottile. Da fuori i due comportamenti possono sembrare identici. Da dentro, però, raccontano due modi molto diversi di vivere le relazioni. Nel primo caso l’interesse rimane, anche se per qualche momento l’attenzione si sposta altrove. Nel secondo, il coinvolgimento sembra seguire il movimento degli sguardi. Come una fiamma che aumenta o diminuisce in base all’ossigeno che riceve. Ogni volta che impariamo a vedere un comportamento senza avere subito la tentazione di giudicarlo, succede qualcosa di curioso. Non scopriamo soltanto qualcosa degli altri. Scopriamo anche il modo in cui noi stessi costruiamo le nostre conclusioni. Forse, allora, la domanda finale non riguarda solo chi abbiamo osservato. Riguarda tutti noi.

Quando ci sentiamo improvvisamente meno coinvolti in una conversazione, in un gruppo o in una relazione, forse la prima domanda non è “Perché?”

Forse la prima domanda è un’altra: “Che cosa è cambiato davvero?”

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L’abito che si dovrebbe sempre indossare: la Curiosità!

Alcuni dicono che è la più preziosa compagna di vita, altri la considerano invadenza, la maggior parte la definisce sintomo di intelligenza. La Curiosità è sicuramente una caratteristica personale molto importante. La Curiosità è un sentimento caldo, è una peculiarità passionale. Essa diventa la terapia di vari malesseri, aiuta a vivere avendo uno sguardo più lungo sulle cose. Si tiene lontano da ciò che ritiene freddo, distante e distaccato. La Curiosità è il preludio della libertà. Più si è Curiosi più la mente si apre e comprende concetti che difficilmente si incontrerebbero sul percorso di vita. L’importanza che si cela dietro la Curiosità sta nel porsi le domande per togliere il velo della routine che copre ogni cosa. La mente si allena ad immagazzinare informazioni, a decifrarle in conoscenza e a costruire concetti, esperienze.

Questa Curiosità ha portato a tuffarmi nella scrittura. Questa Curiosità ha creato https://www.patreon.com/pellediluna Questa Curiosità ha dato vita a vivere il Social come divulgatrice, come ‘istigatrice’ alla riflessione. Una Curiosità che ogni giorno si nutre della sua stessa natura. Purtroppo c’è chi la considera un difetto o comunque una cosa da tenere a freno, perché andare in fondo alle cose e a ciò che ti circonda ti porta a specchiarti in quella superficie che riflette una profondità nascosta. La paura di scoprirsi rende codardi. E’ più facile guardare con una benda sugli occhi che ammettere di essere Curiosi.

Secondo la mitologia greca, Zeus regalò a Pandora un vaso, raccomandandole di non aprirlo. Pandora, però, che aveva ricevuto dal dio Ermes il dono della Curiosità, tolse il coperchio al vaso, liberando tutti i mali del mondo. Da questo mito deriva il famoso detto “la Curiosità è femmina”. Se si considera questo mito allora la Curiosità risulterebbe negativa ma in realtà tutto sta nell’obiettivo che si pone la stessa.

La mia Curiosità ha l’obiettivo di sdoganare quelle idee che muovono comportamenti più o meno ripetitivi. Si pone il fine di porre sul piatto della bilancia una visione che prende la mano all’espressione soggettiva. Sicuramente ogni Curiosità vive perché mossa dalla personalità che ognuno possiede. Se si personifica la Curiosità si nota come essa respira attraverso le novità, si alimenta di nozioni, vive di emozioni e desideri.

Ciò che crea Curiosità è sempre qualcosa che va al di fuori del normale pensiero o dei modelli che si hanno ogni volta sotto gli occhi. Ma se quella Curiosità non risponde al proprio carattere difficilmente avrà un riscontro positivo. E’ proprio in quel momento che si fa un passo avanti. Bisogna capire che tutto può stimolare la Curiosità ma serve salire un gradino in più per vivere di quell’interessamento. La Curiosità ha il potere di abbattere il pregiudizio, di cambiare le carte in tavola, di scavare mondi che sembrano lontani, di esplorare realtà che non conosciamo. La Curiosità però trova come nemico la pigrizia, la passività, l’ignoranza. Più ci si interroga più si coltiva la Curiosità.

Non so se il mio Blog, i miei Social, i miei canali erotici destano Curiosità. Di sicuro danno voce a temi che raramente vengono trattati. Sono il megafono di una divulgazione che trova barriere che faticosamente si abbattono. Capovolgono ciò che è il pensiero comune.

Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso (Albert Einstein)