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Le coppie oggi: un laboratorio filosofico più che romantico

La coppia è uno dei luoghi più antichi dell’umanità, e allo stesso tempo una delle sue invenzioni più moderne. Non è solo una struttura emotiva: è una costruzione culturale, psicologica, simbolica.
Una forma che cambia con la società.

La coppia ideale? Un mito. La coppia ideale è un archetipo, un modello immaginario che non ha corpo.
È la coppia che “dovrebbe essere”. Quella che esiste nelle narrazioni estetiche, nei film, nelle serie, nei social. Ogni epoca ha il suo mito. Noi abbiamo quello della coppia perfettamente sincronizzata.

La coppia Instagram:

  • foto perfetta, dove lui la guarda come se fosse l’unica donna sulla terra,
  • caption emotiva,
  • quotidianità levigata,
  • problemi sospesi nell’ombra dell’estetica.

È un mito seducente perché promette qualcosa che nessuna relazione reale può garantire: continuità emotiva, desiderio costante, assenza di conflitto. Questo mito non è sbagliato.
È semplicemente… irreale.

La coppia del 2025? Pratica. La coppia contemporanea è un luogo dove due identità si incontrano, dialogano, si scontrano.
È una pratica, non un ideale. Un processo, non un risultato. È una relazione che vive tra quotidianità e complessità: messaggi letti e non risposti, toni fraintesi, serate in cui ci si cerca e giornate in cui ci si evita, non per disamore ma per saturazione della vita.

Esempi:

  • coppie che litigano via chat più che dal vivo,
  • coppie che si amano ma hanno bisogno di spazi separati,
  • coppie che attraversano fasi sessuali dissonanti,
  • coppie che si ritrovano in una battuta interna dopo giorni di distanza emotiva,
  • coppie che vivono micro-gelosie sottili, non dichiarate ma reali.

Questa è la coppia come laboratorio: un luogo dove l’esperienza conta più dell’ideale.

Il desiderio? Un fenomeno, non una garanzia Il desiderio non è una linea retta. Non è una garanzia. Non può essere programmato né misurato.
È un fenomeno vivo, un processo ciclico che segue logiche proprie. Ci sono periodi in cui basta che l’altro ti sfiori per smuovere tutto. In cui un gesto quotidiano diventa invito, in cui la pelle risponde prima ancora della mente. Il desiderio si espande, avvolge, trascina. Poi ci sono momenti in cui non accade. Il corpo è stanco, la mente piena, la vita ingombra. Il desiderio sembra ritirarsi, come una marea che lascia scoperta la riva. Non è un segnale d’allarme. È un movimento naturale.
Una trasformazione silenziosa. Il problema nasce quando pretendiamo da esso una continuità artificiale, come se dovesse sempre confermare qualcosa. Quando lo interpretiamo come una mancanza, invece che come una pausa fisiologica.

Il desiderio, quando torna, non torna mai uguale. Rientra da una risata improvvisa, da un gesto gentile, da una complicità risorta senza preavviso, da una fantasia condivisa. Il suo ritorno è un fenomeno che accade, e basta. Accogliere questa fluidità è una forma di maturità emotiva.

La gelosia? Il linguaggio dell’insicurezza. La gelosia non è un peccato emotivo. È una forma di insicurezza che prende voce quando temiamo di non essere più visti, scelti, desiderati. È una sensazione che nasce dentro di noi, non nell’altro.

La gelosia diventa pericolosa solo quando la trasformiamo in controllo. Quando pretendiamo che l’altro risponda alle nostre paure. Quando chiediamo rassicurazioni continue, o confondiamo il bisogno di essere scelti con il diritto di limitare. La gelosia non va repressa, ma nemmeno riversata sull’altro come un’accusa o un vincolo. Va guardata. Va capita. Va trattata come un messaggio interno, non come una colpa esterna. Perché la gelosia, quando viene riconosciuta per ciò che è,non soffoca la coppia: la rende più adulta.

La comunicazione? Il luogo più alto dell’intimità. La comunicazione non è un accessorio della coppia. È il suo terreno sacro. È il luogo dove due persone decidono di incontrarsi senza maschere, senza ruoli, senza coreografie emotive. Parlare davvero non significa “dire tutto”: significa osare rivelarsi. Non è più il corpo a renderti nudo: sono le parole che scegli di pronunciare. Non quelle perfette, ma quelle sincere:

“Questa frase mi ha ferita.” “Non mi sento visto.” “Ho paura che tu ti allontani.” “Mi manchi anche quando sei qui.” “Voglio dirti alcune fantasie”.

Tutto questo richiede molto più coraggio di qualunque gesto fisico. Perché parlare davvero espone l’orgoglio, non la pelle.

La comunicazione è ciò che trasforma la coppia da relazione istintiva a relazione consapevole. Eppure, la comunicazione non è mai facile. È rischiosa, è scomoda, a volte è feroce. Ma è proprio questo rischio che la rende preziosa.

La coppia ideale immagina la comunicazione come armonia. La coppia reale la vive come coraggio. E, forse, è proprio questo il suo punto più alto.

La complicità? Metafisica La complicità è l’elemento meno visibile e più decisivo. Non nasce dal tempo ma dal riconoscimento. È uno spazio condiviso che esiste solo tra quelle due persone. È lo sguardo durante una cena che nessuno vede. La battuta che capite solo voi. Il modo in cui uno anticipa un gesto dell’altro senza che venga chiesto. È un’intelligenza emotiva a due. Una forma di trascendenza quotidiana.

Conclusione…un passo oltre. La coppia ideale vive nel regno dell’immaginario. La coppia del 2025 vive nel regno del possibile. È fatta di oscillazioni, di cicli, di verità scomode e di momenti che non si possono raccontare in una foto, né spiegare in una frase. Eppure è proprio lì, nelle sue imperfezioni, che la coppia respira: nel desiderio che cambia, nella gelosia che insegna, nella comunicazione che espone, nella complicità che trascende. L’amore non è un risultato. Un laboratorio vivo.

Se queste idee ti hanno smosso, se ci hai ritrovato qualcosa di tuo, allora nel nuovo episodio di Breaking Tabù ti porto ancora più a fondo. Lì non analizzo soltanto la coppia: la spoglio. La guardo senza filtri, senza estetica, senza mito. Parlo delle sue parti più intime, quelle che difficilmente si dicono ad alta voce. Se questo articolo è la teoria, il podcast è l’esperienza.

( https://open.spotify.com/show/6rw2RhJ2gC2FvHCjl7SFmR )

E forse, per capire davvero una coppia, servono entrambe.

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