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Otto Anni di Libertà: La Voce di una Donna

8 anni e sentirli tutti. 8 anni e tanti progetti all’attivo. 8 anni e continuare a combattere contro il giudizio strisciante della gente. 8 anni e fregarsene di quello che ascolti o dicono. 8 anni e scegliere di essere una voce, un volto, una penna che si insinua piano piano in quella piccola luce di libertà che ognuno potrebbe possedere ma che difficilmente fa brillare.

Iniziai in punta di piedi 8 anni fa, scrivendo di quella realtà vista con i miei occhi. Più scrivevo, più facevo mia la visione, più la penna esigeva di parlare. La fiamma sotto una pentola di acqua bollente, la marea che sale gradualmente, lo scorrere incessante del fiume verso il mare, il vento che con la sua forza guida la vela, io mi sentivo tutto questo. Più provavo questi moti più la gente si sedeva e sentenziava. La vita ti insegna a realizzare i tuoi sogni senza fermarti su chi guarda o su chi ti circonda, ma questo succede per quei sogni detti ‘convenzionali’, per gli altri tipi di sogni cosa si fa? Si continua lo stesso a realizzarli senza curarti di ascoltare quell’eco che come un disco rotto ti rimbomba e ti dice “donna libera quindi donna facile”. Se fossi stata un uomo sarei stata inondata di complimenti? Forse si, o forse non sarei stata oggetto di discussione. Ma sono una donna e la donna non deve mostrare, non deve parlare, non deve esprimersi su temi come il sesso, come l’erotismo, come la sensualità, come la sessualità, il desiderio, il piacere, come i tabù. Una donna deve fare la donna. Ma cosa vuol dire fare la donna? Ma si sa veramente cosa vuol dire? Una donna quando nasce sarà sempre una figlia di qualcuno e quell’etichetta se la porterà sempre dietro, qualsiasi cosa faccia o dica. Quindi una figlia dovrà sempre ‘regolarsi’. Una donna sarà moglie di qualcuno, quindi dovrà sempre ‘rispondere’ a qualcuno. Una donna, per chi è credente, peccherà sempre di ribellione, come Eva. Quindi questo peccato peserà sempre sulle spalle di una donna, qualsiasi cosa faccia o dica.

Questi 8 anni non sono stati per niente una passeggiata. Più scrivevo, parlavo e mostravo, più il giudizio provava a tirarti giù un pò alla volta. Il giudizio, lo sguardo altrui, sono come le sabbie mobili. Le sabbie mobile sembrano solide in superficie ma in realtà sono instabili, causano difficoltà a chi ci cammina sopra. Le sabbie mobile sono ingannevoli. Dalle sabbie mobili è difficile uscirne. Questi 8 anni per salvarmi dalle sabbie mobili ho cercato di adottare strategie. Ho cercato di riflettere su quello che sono. Ho agito lentamente con consapevolezza. Ho creato alleati. Non ho perso lucidità sui miei obiettivi. Ho guardato cercando un cambiamento di prospettiva.

Ci saranno altri 8 anni e ne seguiranno altri 8 e poi 8, e così via. Quelle sabbie mobili avranno una superficie diversa ma sempre insidiosa. Scriverò ancora di questo e di tanto altro. Continuerò sempre ad essere donna. E peccherò sempre agli occhi della gente. Ma la libertà che mi contraddistingue non sarà mai messa in discussione.

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Una Mente Libera, un Comportamento Libero

Questa espressione suggerisce una connessione diretta tra i nostri pensieri e le nostre azioni. Nello specifico cosa significa?

I pensieri influenzano le azioni. Se si possiede una mente libera da pregiudizi, si è più propensi ad agire in modo naturale, spontaneo e autentico. La libertà diventa espressione di se stessi. Essere se stessi senza censure o inibizioni porta automaticamente a connettere il proprio livello mentale con quello comportamentale. Si sfidano le convenzioni. Si segue maggiormente il proprio intuito mettendo in discussione le norme sociali.

I nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre percezioni influenzano il nostro comportamento. Tutto sta nel come si usa la nostra mente e su cosa si sofferma. Per fare un esempio, se pensiamo di essere incapaci, tenderemo a comportarci di conseguenza, se la mente segue una apertura positiva si avranno comportamenti creativi ed audaci. Psicologicamente parlando è un pò quello che fa il motivatore o life coach, considerare i pensieri come programmi mentali che guidano le azioni. L’ambiente che ci circonda può incoraggiare o limitare l’esplorazione e la libertà di scelta, di conseguenza promuovere o ostacolare comportamenti più liberi.

Ciò che influisce sul livello di apertura all’esperienza è la personalità, come si interpreta il mondo e si interagisce con esso. Più si possiede una mente libera più si tende ad essere predisposti a provare nuove cose. Il ruoli che assumiamo all’interno di una società influenzano i nostri comportamenti tanto che diventa difficile agire in modo sincero costringendoci a conformarci al ruolo specifico.

La mente è un arma di potere e comanda le nostre azioni. Più essa è libera più essa è creativa. Più è padrone dei suoi valori e desideri meno è conforme alle aspettative degli altri.

‘Una mente libera, un comportamento libero’ a livello sessuale ed erotico cerca di costruire una propria etica sessuale. Non si pensa mai ai benefici di ‘una mente libera, un comportamento libero’ anche a livello sessuale. Non si pensa che tra i giovamenti esiste una maggiore soddisfazione sessuale individuale e di coppia. Esistono relazioni più profonde date da una comunicazione più onesta e aperta. Non si pensa che si sfidano i tabù a vantaggio di un loro superamento e quindi di un atteggiamento più sano e rispettoso verso la sessualità. E ancor più importante non si pensa che ‘una mente libera, un comportamento libero’, offre la possibilità di prendere decisioni consapevoli. Si pensa invece che ‘una mente libera, un comportamento libero’ sia qualcosa di diverso dal tradizionale e quindi si ha paura del diverso. Si ha paura di una minaccia del controllo sociale. Si ha paura che ci si possa allontanare dalle regole di moralità e dalla religione. Si ha paura del caos e del disordine che ne possa derivare. In ultimo ma non per importanza, si ha paura che un comportamento libero si possa associare a stereotipi negativi come l’egoismo o l’irresponsabilità.

“La libertà inizia dove finisce l’ignoranza” (Nelson Mandela)

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Atto di Libertà

Un atto di libertà è muovere la propria mente verso una dimensione in cui tutto è lecito, in cui tutto è proiettato alla soddisfazione completa, psichica e fisica. Sentirsi gratificati da quell’atto di libertà è sinonimo di ricompensa del cervello, che rilascia dopamina e altri neurotrasmettitori associati al piacere e al benessere. In quell’atto di libertà ci si abbandona completamente per arrivare ad un gradino superiore di espressione di se stessi. Questo è successo a due pornodivi, Rocco Tano in arte Siffredi e Anna Moana Rosa Pozzi in arte Moana Pozzi. Si è cercato di ‘studiare’ entrambi in due docu- serie mettendo sotto i riflettori il loro mondo, il loro essere umano e il loro essere sessuale. Due mondi sessualmente attivi in modo differente, non solo perchè sono di genere opposto ma perchè concepivano il sesso in due modi diversi e in altrettanto modo lo vivevano. Li accomunava però un unico denominatore: il loro atto di libertà. Si sentivano liberi di essere se stessi, senza sovrastrutture o ornamenti inutili.

Per Rocco Tano il faro fu dato, come per ogni bambino, dal mito di sentirsi un eroe ma non dall’armatura scintillante di un cavaliere di altri tempi, ma da quella di maschio che non frenava le sue voglie sessuali. Un eroe del sesso. “La dinamite fra le gambe” aveva un’unica miccia, la libertà del suo essere carnale e maschio. Il potere indiscusso di Rocco Tano che lo portò a trasformarsi in Rocco Siffredi fu l’essere reale in ogni sua forma sessuale. Rocco fu la raffigurazione del sesso reale. Glielo si leggeva negli occhi e glielo si vedeva nei movimenti. La sua fame era carnale, non la nascose ma ne fece il suo superpotere. Il suo essere pornografico venne alimentato non dall’amore o da una sensibilità all’amore, ma dalla bramosia carnale che lo dominava. La sua popolarità la si deve al suo atto di libertà nell’essere esattamente ciò che sentiva di essere.

L’atto di libertà di Moana Pozzi è mosso dall’amore per gli uomini. Questo è il punto di vista della docu-serie. Se con Rocco Siffredi si può avere una rispondenza concreta, con lei, che non c’è più, manca il riscontro reale. Quindi rimane il punto interrogativo sul realismo della serie. Il proiettore su Moana riflette il suo essere donna immagine con la voglia di essere qualcos’altro oltre che pornodiva. Il suo fare sesso, la sua pornografia, erano edulcorati dall’erotismo e dalla sensualità che la contraddistinguevano. Moana faceva sesso con chi la guardava, ovvero con l’obiettivo della telecamera. La sua libertà era dettata dalla voglia di piacere ed essere terrena. Sentirsi terrena era la sua forza, perchè godeva del desiderio che leggeva negli occhi di chi la osservava. La sua fama sicuramente venne dal suo essere vera e reale.

Questi atti di libertà fanno paura alla gente. Questi due personaggi facevano e fanno paura alla gente. Esprimere i propri desideri sessuali e reali fa paura alla gente. Le loro docu-serie, la loro rappresentazione reale, sconvolgono il senso del pudore del paese. Ecco perchè difficilmente si accetta un atto di libertà!

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Amore o possesso?

Punto di vista di Le Dritte di Simo

Il desiderio fa fiorire ogni cosa; il possesso rende tutto logoro e sbiadito.
(Marcel Proust)

Quando si intravede una forma di possesso nei confronti di un’altra persona viene quasi spontaneo giustificare questo atteggiamento come gelosia del partner, e se si è gelosi automaticamente la motivazione risiede nell’essere innamorati. Questa logica risulta essere conveniente per chi assume un comportamento del genere, ma se solo si analizzasse in modo approfondito la possessività che nasce in rapporti nuovi o consolidati allora non ci si nasconderebbe dietro ad un ‘sono geloso/a’.

Amare il più delle volte viene confuso o associato con il possedere l’individuo. Sia nei rapporti familiari che di coppia il possesso viene considerato una prerogativa. Io amo te quindi tu appartieni a me, allontanando qualsiasi forma di soggettività. In una relazione ogni protagonista deve sentirsi tale e di conseguenza deve esserci una distanza funzionale tra essi. Stare insieme non deve portare uno dei due o entrambi ad essere considerati oggetti. Si esatto, possedere qualcuno priva quella persona della propria libertà di azione e di pensiero. Un legame sentimentale non è una catena immaginaria, non è un cappio al collo, ma è condividere di comune accordo la propria vita senza mai arrivare a perdere il controllo sul proprio essere. L’amore è incompatibile con il possesso. Non si ama chi si considera proprietà privata. Una relazione non implica un obbligo, bensì si basa su una libertà di scelta. Quindi, se ci si sente forzati per riconoscenza, per generosità, per convenienza, vuol dire che il possesso ha preso il sopravvento. Possedere una persona è sinonimo di insicurezza personale, è equivalente a rubare la libertà altrui facendola passare come forma di affetto.

Le favole finiscono con ‘vissero per sempre felici e contenti’ frase che racchiude in bella vetrina il possesso respingendo qualsiasi attenzione alla persona, qualsiasi affettuosità e qualsiasi forma di legame amoroso. Il possesso è il mostro con mille occhi e mille mani che avvinghia la preda e la soffoca. Non serve vivere forme di possesso estremo, basta anche solo far sentire in colpa la persona per la libertà che prova a mostrare, ricattandola e accusandola di non saper amare. Provate ad immaginare un oggetto in una bella teca trasparente in cui tutti possono ammirarlo ma nessuno può toccare, l’oggetto esiste nel mondo ma non può interagire con il mondo. Provate a pensare agli animali di un circo in cui mostrano il loro lato addomesticato ma non la loro vera natura. Siete sicuri che non state vivendo in una teca o in un circo?

Punto di vista di Spore Poetiche

https://sporepoetiche.wordpress.com/

Nella realtà in cui viviamo, uno dei sinonimi di amore è possesso. A riprova di ciò la cronaca giornaliera fornisce esempi di uomini che, incapaci di accettare la “perdita” della donna “amata”, sfogano il dolore del possesso perduto attraverso crimini violenti e delittuosi.

L’esclusività del compagno/a parrebbe essere prerogativa intrinseca di una relazione. Se non fai, ti comporti, agisci per dimostrare il tuo amore nei miei confronti, allora il tuo sentimento è falso. Chi non ha mai usato simili espressioni o se l’è sentite rivolgere come atto d’accusa dal partner? L’insicurezza si fa imperante, e l’altro diviene la causa delle proprie mancanze.

Una relazione sana, al contrario, si fonda su libertà e rispetto. Bisogni e necessità del partner dovrebbero essere l’occasione per conoscersi e progredire assieme. Un veicolo per raggiungere la complicità e vivere la scoperta dell’intimità come un gioco.

Relazionarsi significa affidarsi all’altro/a senza snaturare il proprio essere; senza riversare sul partner il bisogno che questi si faccia carico del vuoto creato dall’insicurezza; senza creare un legame basato sull’inganno. Relazionarsi è guardare la propria immagine riflessa negli occhi dell’altro/a.