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Le categorie di Le dritte di Simo: dire la verità ridendo

La verità di solito si dice con una battuta.

Vorrei partire da questa frase, da questo concetto. La battuta è spesso il modo migliore e socialmente accettabile per dire la verità.

Perchè?

Perchè la battuta alleggerisce il messaggio e lo rende ascoltabile senza sminuire. Se la stessa cosa la si dice in modo serio, difficilmente potrebbe risuonare piacevole, anzi arriverebbe a mettere a disagio chi ascolta.

Perchè crea distanza emotiva. Ci permette di osservare comportamenti umani o contesti reali senza attaccare o sentirci attaccati.

Perchè una battuta stimola una risata che apre il cervello. Il cervello si accomoda e non si aspetta un assalto, bensì grazie alla risata trova la chiave per disarmare la difesa. Ecco perchè quando affrontiamo argomenti come il sesso, l’amore, il ruolo di coppia, una battuta in merito al mondo che circonda, non solo fa diventare tutto lecito ma riconosce tutto più facilmente, arrivando a quel piccolo atto di consapevolezza.

Vestire di ironia temi che sono tabù, regala non solo la nuda verità ma riduce la distanza dal tabù stesso. Le risate non coprono la verità, la rendono più digeribile. Tutti pensano a temi tabù ma non trovano il coraggio di parlarne seriamente, perchè più il tono è risoluto più aumenta la paura. Ecco perchè in questo zoo variegato che è la società, creare una rubrica sulle categorie, sulle etichette evidenziando il comportamento relazionale/sentimentale, ridere dei ruoli, dei drammi e delle strategie emotive che si recitano senza nemmeno accorgersene, può essere un buon modo per specchiarsi e riflettere.

Ogni volta esplorerò una categoria diversa: uomini, donne, ruoli e comportamenti. Nessun moralismo. Solo osservazione, ironia e una buona dose di verità scomoda. Ogni episodio sarà una piccola radiografia sentimentale.

Perchè una rubrica così serve proprio oggi?

In un mondo che non legge più… ma scrolla, le persone raramente cercano profondità ma pretendono qualcosa d’impatto. E allora se la domanda è questa io rispondo con 40 secondi di verità detta con ironia. Partirò sul social per poi approfondire con qualche articolo qui. Per far piacere a chi ancora considera la lettura un diamante pregiato.

Ci raccontiamo di volere autenticità, ma abbiamo paura di essere davvero visti. Vogliamo qualcuno che capisca, purché non chieda troppo. Sogniamo l’amore vero, ma con consegna Prime e reso gratuito. In questo mondo fatto di egoismo e finto buonismo, cerchiamo connessioni ma non contatto. Ci indigniamo a parole e tradiamo a messaggio. Viviamo nell’epoca del quasi: quasi sinceri, quasi innamorati, quasi felici. Le relazioni si consumano in chat, si misurano in like e si archiviano in silenzioso. In tutto questo caos l’unico modo che ho trovato per dire la verità restando lucida è l’ironia, che guarda da fuori e si riconosce.

Si parte da Lui:

L’Uomo Sposato.

Poi arriveranno la Donna vetrina, l’Uomo Peter Pan, la Fanciulla Eterna, e tanti altri personaggi del grande teatro sentimentale contemporaneo.

Ridere di sè è la forma più chic di consapevolezza.

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Oltre la semplice cronaca: il gruppo chiuso da Meta

La cronaca… il gruppo pubblico attivo su Facebook dal 2019 che contava oltre 32.000 membri dal titolo “Mia Moglie”, è stato chiuso da Meta il 20 agosto 2025. Perchè violava le policy contro lo sfruttamento sessuale degli adulti. Il gruppo nacque dalla voglia malsana di voler condividere, guardare e commentare immagini di donne, riprese anche in momenti privati, senza che le stesse donne avessero dato il consenso ad una condivisione del genere. La chiusura del gruppo ha portato alla luce una rete molto più vasta di piattaforme simili, come il forum Phica.eu. Dove venivano condivise foto rubate pubbliche e non, di donne.

Non è mia intenzione affrontare questo caso da un punto di vista legale o giurisdizionale. Ma sicuramente la mia penna lo affronterà, in questo articolo, dal punto di vista comportamentale, antropologico e psicologico. Così da permettere chi mi legge di andare oltre la semplice cronaca, per riflettere su perchè accadono questi episodi e cosa dicono di noi come società.

Comportamentale: l’effetto branco e la disinibizione online… cosa è l’effetto branco? E’ un comportamento sociale che porta le persone alla perdita di un senso critico individuale, seguendo e alimentando la coscienza collettiva, spesso più primitiva e violenta. Nel campo digitale il singolo si dissolve nel NOI, delegando al branco ogni responsabilità. Online l’effetto branco è amplificato dall’ anonimato percepito, portando alla riduzione dell’inibizione morale e all’emergere degli impulsi repressi. Postare foto intime, oltre a richiamare una pratica voyeuristica, è un atto di potere e controllo. L’azione viene vista come una performance di virilità maschile. Con l’effetto branco, il gruppo diventa la tua bussola, ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. E in nome di questo effetto finisci per fare, dire o accettare cose che da solo non avresti mai considerato. Risulta una vera e propria regressione tribale.

Antropologico: il corpo femminile come trofeo… Il fenomeno ricalca schemi arcaici di dominio e possesso, in cui il corpo della donna viene trattato come bene scambiabile o trofeo di status. Spostando lo sguardo a chi lo riduce trofeo, chi guarda, chi desidera, chi possiede o giudica quel corpo è portatore di frustrazione (incapace di gestire emozioni, desideri e relazioni), di repressione (non capace di riuscire a vivere la propria sessualità in modo libero e maturo), di bisogno di potere (alla ricerca di uno status attraverso il potere).

Psicologico: il bisogno di appartenenza e la distorsione dell’intimità… Dietro esiste un bisogno di riconoscimento. La sessualità viene ridotta a strumento di affermazione personale e l’intimità spettacolarizzata. Tutto questo risponde ad un analfabetismo emotivo. Difficile, per chi si comporta in questo modo, gestire emozioni complesse o semplice intimità e rispetto. Senza dimenticare che si è mossi anche da rabbia repressa. Chi distorce l’intimità non è in grado di avere una reale connessione con l’intimità stessa.

In questo falò tribale, in cui l’evoluzione umana sembra avere una discesa verso forme di relazione e di espressioni primitive, l’unica cosa da fare è l’educazione sessuale, relazionale, affettiva.

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Un Tabù alla settima

Il nuovo progetto del mio profilo Le dritte di Simo porta il titolo ‘Un Tabù alla settima’. Perchè? Perchè sette saranno i giorni in cui ne parleremo e alla settima potenza sarà il modo come ne parleremo. Ogni giorno della settimana affronterò insieme a Voi un tema Tabù, scelto per quella settimana. Lo guarderemo da ogni angolazione, da prospettive diverse, con post, domande, sondaggi, spunti di riflessione. Sarà uno spazio settimanale, un appuntamento settimanale che ci porterà a scavare dentro il Tabù scelto. I Tabù non si abbattono con un post ma si analizzano a strati giorno dopo giorno.

In Archeologia si scava per portare alla luce i resti di civiltà sepolte. Ogni strato nasconde un’epoca, un pensiero, uno stile di vita. Un Tabù alla settima si prefigge di fare proprio questo: un’operazione archeologica dell’anima e della società. Un viaggio nella stratificazione culturale, dove ogni giorno toglie un velo.

Quando, durante gli anni dell’università, scavai un sito urbano in Sardegna, iniziai a capire quanto ogni strato fosse una rivelazione. Toglievo terra e con essa cadevano certezze. Ogni livello modificava la mia visione. Arricchiva le informazioni. Mi costringeva a riformulare l’idea iniziale. Un Tabù alla settima nasce da questa esperienza. Anche i Tabù sono strati da rimuovere e solo esaminandoli uno per uno possiamo accedere ad una verità più profonda.

Il mio profilo vuole muoversi in tal senso perchè sento che ce n’è bisogno. In un tempo in cui il social sembra oscillare tra due estremi, l’ostentazione (quindi l’apparire) e il puritanesimo (il moralismo rigoroso) manca uno spazio autentico dove parlare, riflettere e scavare nei Tabù con rispetto, ironia e profondità.

Immaginate una persona che guarda centinaia di storie su Instagram o Tik Tok: osserva sorrisi, viaggi, selfie perfetti, vita perfetta… ma non interagisce. Non commenta, non esprime davvero cosa prova. E’ come se guardasse tutto con occhi grandi, con una bocca piccola e una mente taciturna. Proprio come erano i dipinti di Margaret Keane, persone con occhi grandissimi. Persone con occhi che vedono ma non parlano, che sentono ma non vengono ascoltati. Proprio come i Tabù. Le figure di questa pittrice sembrano trattenere tutto ciò che non si può dire, proprio come fanno molte persone quando si trovano davanti ad un argomento scomodo. Dove i personaggi di Keane guardano senza parlare, io parlo di ciò che tutti guardano ma nessuno nomina.

Tra chi esibisce e chi censura, ci sono IO. Parlo perchè il silenzio non cambia niente!

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Intimità e Erotismo Digitale nell’Era dell’Intelligenza Artificiale

L’ Intelligenza Artificiale (IA) sta avvolgendo nelle sue braccia ogni aspetto della nostra vita, inclusa la sfera intima, l‘Erotismo. Stiamo assistendo ad un’ascesa dell’erotismo digitale. Chatbot romantici e partner virtuali sono l’espressione dell’ intimità nell’era della IA. Piattaforme come Replika consentono a chi si iscrive di instaurare relazioni affettive con chatbot personalizzati, offrendo compagnia, interazioni emotive, erotiche e sessuali. Per chatbot si intendono programmi informatici che simulano una conversazione con un essere umano, sia attraverso la voce che tramite testo scritto. L’applicazione Replika, nello specifico, apprende dalle conversazioni le preferenze degli utenti, tanto che questi sviluppano relazioni profonde con il proprio Replika, arrivando a considerarlo un partner romantico. Un’altra applicazione è CarynAI. Caryn Marjorie è una influencer che ha creato un avatar digitale di se stessa, così gli utenti interagiscono con la sua controparte digitale, pagando. Se queste applicazioni registrano migliaia di utenti ogni giorno è evidente che l’interesse verso le relazioni virtuali e l’erotismo digitale è in aumento esponenziale.

Se da un lato tutta questa ridefinizione del modo in cui percepiamo il desiderio, in cui esploriamo le fantasie e costruiamo connessioni emotive, offre una esperienza intima fuori dal comune. Dall’altro lato c’è una maggiore idealizzazione di queste interazioni tra umani e chatbot, attribuendo loro caratteristiche umane e desiderabili. Quindi si arriva ad un allontamento dalla realtà digitale o virtuale. In altre parole, ci si dimentica che si sta esplorando una realtà virtuale/digitale, illudendosi di creare una intimità che non si basa su una empatia reciproca, su una vulnerabilità condivisa e su una crescita attraverso il confronto. Bensì si sta instaurando una interazione unidirezionale, priva di reale reciprocità. Tutto ciò porta l’essere umano a sentirsi compreso da qualcosa di meccanico e preprogrammato.

L’innovazione ha le sue implicazioni psicologiche e culturali. Se su un piatto della bilancia l’erotismo digitale offre uno spazio sicuro per esplorare desideri e fantasie. Sull’altro piatto tutto ciò può influenzare le aspettative nelle relazioni reali. Si possono avere avvisaglie di dissociazione tra fantasia e realtà, creando delle aspettative irrealistiche nei confronti dei partner umani, fuggendo quindi da questi ultimi e rifugiandosi in ciò che è l’interazione con un‘IA. Consapevolezza, critica delle limitazioni, conoscenza delle differenze tra connessioni autentiche e simulazioni, sono i punti cardini che ogni essere umano deve possedere ogni volta che interagiste con un’IA. Ma siamo sicuri che si hanno?

Una domanda che è d’obbligo chiedersi: la tecnologia nell’erotismo nasce per integrare e arricchire le esperienze intime, allora perchè si tende a sostituirle? Guardare ad una tecnologia al servizio delle relazioni potrebbe migliorare la propria realtà intima. Ad esempio, dispositivi come sex toys intelligenti, realtà virtuale e teledildonica consentono alle coppie di mantenere l’intimità anche a distanza. Arricchendo la vita sessuale con nuove esperienze, rafforzando i legami affettivi e esplorando insieme la sessualità. Ma sappiamo che l’essere umano tende a sostituire il vecchio con il nuovo quando si approccia alla tecnologia, vuoi perchè gli fa fatica l’integrazione o vuoi perchè è la via più semplice con meno sforzo. Ed ecco il motivo di alcune previsioni. Entro il 2050 il sesso con robot potrebbe diventare più comune di quello tra esseri umani. Si fuggirà dalla complessità delle relazioni tradizionali, preferendo i sexbot. Visto che essi sono progettati per simulare emozioni e risposte umane, offrendo compagnia e piacere senza altre implicazioni, si assisterà ad un isolamento emotivo e ad una riduzione delle interazioni umane autentiche.

Il vero problema secondo me non è la tecnologia o il futuro dell’erotismo virtuale. Quando il dialogo diventa un rischio, quando l’intimità è giudicata e la vulnerabilità derisa, quando mancano il rispetto, l’ascolto e l’empatia nelle relazioni reali, ecco che il virtuale diventa casa. Milioni di utenti scelgono l’interazione con l’Intelligenza Artificiale non per alienazione ma per difesa. Si preferisce avere una relazione con i robot perchè i robot non tradiscono, non giudicano, non impongono.

La vera domanda è: siamo ancora in grado di incontrarci davvero, da esseri umani?

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Otto Anni di Libertà: La Voce di una Donna

8 anni e sentirli tutti. 8 anni e tanti progetti all’attivo. 8 anni e continuare a combattere contro il giudizio strisciante della gente. 8 anni e fregarsene di quello che ascolti o dicono. 8 anni e scegliere di essere una voce, un volto, una penna che si insinua piano piano in quella piccola luce di libertà che ognuno potrebbe possedere ma che difficilmente fa brillare.

Iniziai in punta di piedi 8 anni fa, scrivendo di quella realtà vista con i miei occhi. Più scrivevo, più facevo mia la visione, più la penna esigeva di parlare. La fiamma sotto una pentola di acqua bollente, la marea che sale gradualmente, lo scorrere incessante del fiume verso il mare, il vento che con la sua forza guida la vela, io mi sentivo tutto questo. Più provavo questi moti più la gente si sedeva e sentenziava. La vita ti insegna a realizzare i tuoi sogni senza fermarti su chi guarda o su chi ti circonda, ma questo succede per quei sogni detti ‘convenzionali’, per gli altri tipi di sogni cosa si fa? Si continua lo stesso a realizzarli senza curarti di ascoltare quell’eco che come un disco rotto ti rimbomba e ti dice “donna libera quindi donna facile”. Se fossi stata un uomo sarei stata inondata di complimenti? Forse si, o forse non sarei stata oggetto di discussione. Ma sono una donna e la donna non deve mostrare, non deve parlare, non deve esprimersi su temi come il sesso, come l’erotismo, come la sensualità, come la sessualità, il desiderio, il piacere, come i tabù. Una donna deve fare la donna. Ma cosa vuol dire fare la donna? Ma si sa veramente cosa vuol dire? Una donna quando nasce sarà sempre una figlia di qualcuno e quell’etichetta se la porterà sempre dietro, qualsiasi cosa faccia o dica. Quindi una figlia dovrà sempre ‘regolarsi’. Una donna sarà moglie di qualcuno, quindi dovrà sempre ‘rispondere’ a qualcuno. Una donna, per chi è credente, peccherà sempre di ribellione, come Eva. Quindi questo peccato peserà sempre sulle spalle di una donna, qualsiasi cosa faccia o dica.

Questi 8 anni non sono stati per niente una passeggiata. Più scrivevo, parlavo e mostravo, più il giudizio provava a tirarti giù un pò alla volta. Il giudizio, lo sguardo altrui, sono come le sabbie mobili. Le sabbie mobile sembrano solide in superficie ma in realtà sono instabili, causano difficoltà a chi ci cammina sopra. Le sabbie mobile sono ingannevoli. Dalle sabbie mobili è difficile uscirne. Questi 8 anni per salvarmi dalle sabbie mobili ho cercato di adottare strategie. Ho cercato di riflettere su quello che sono. Ho agito lentamente con consapevolezza. Ho creato alleati. Non ho perso lucidità sui miei obiettivi. Ho guardato cercando un cambiamento di prospettiva.

Ci saranno altri 8 anni e ne seguiranno altri 8 e poi 8, e così via. Quelle sabbie mobili avranno una superficie diversa ma sempre insidiosa. Scriverò ancora di questo e di tanto altro. Continuerò sempre ad essere donna. E peccherò sempre agli occhi della gente. Ma la libertà che mi contraddistingue non sarà mai messa in discussione.

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Nuova frontiera: il moralismo con cui la società spiega la perversione

Cosa vuol dire Perversione? Questo termine ha diverse connotazioni a seconda del contesto in cui viene usato. In senso generico, il concetto di Perversione è legato a comportamenti, atteggiamenti, desideri, che si discostano dalle norme e dalle aspettative socialmente accettate. Il vocabolo viene usato per descrivere una condotta sessuale o emotiva considerata immorale. Freud parlava della Perversione come una deviazione dai ‘canonici’ desideri sessuali. Gli psicologi oggi parlano di Perversione non come patologia ma come una variazione della sessualità. Gusti sessuali, voglie sessuali, desideri sessuali, che non sono dannosi ma vivono nella consensualità e nel rispetto. Eppure il moralismo della società, quel mostro che la società porta fiera come scettro nelle mani o come corona sulla testa, quella bestia che mangia vivo chiunque muove un passo in direzione diversa dal normale, proprio quel moralismo fa affermare: ‘la Perversione non è altro che una malattia’, perchè tutto ciò che è diverso è frutto di un disturbo mentale. Bisogna pensare che con il termine Perversione si etichettano tutte quelle pratiche sessuali non convenzionali. Quelle pratiche che portano l’essere umano a scegliere liberamente di vivere la sessualità, non nella sua accezione conosciuta, ma come scoperta, esperimento, fantasia, gioco, divertimento, espressione di libertà, scelta sessuale. Tutte definizioni che potrebbero raggrupparsi in una unica parola, Evoluzione, ma che vengono definite da quel moralismo imperante e pressante, come depravate, immorali, pervertite.

Quando non si hanno i mezzi e le conoscenze adeguate per dire la propria, per entrare nel vivo dell’argomento, per esprimere concetti inerenti ad esso, quando gli strumenti sono solo quelli del moralismo, ecco che tutto viene inquadrato come risultato di un trauma, di una malattia. Il moralismo sociale tende a plasmare la comprensione della sessualità, delimitando i confini e limitando i concetti, come quello della Perversione in cui raggruppa tutto ciò che considera ‘fuori norma‘. Ed è questa morale che decide cosa sia giusto o sbagliato nella sessualità. Tutto ciò che chiama Perverso deve essere evitato e represso. Ma la storia ci ha mostrato che la percezione di ciò che è Perversione è in molti casi un costrutto sociale più che una realtà oggettiva. Questo moralismo risponde più a pregiudizi radicati che ad una comprensione autentica e scientifica. Il moralismo sociale verso alcune pratiche sessuali considerate Perverse costringe a vivere nella colpa e nella vergogna. Spinge chi mostra un atteggiamento fuori dagli schemi a conformarsi a ideali di sessualità più conservatori, ignorando la complessità della psicologia e del desiderio umano.

Il comportamento sessuale non convenzionale viene visto quasi come una minaccia all’ordine sociale, ma anche come una malattia da correggere o eliminare. L’idea di un desiderio sessuale diverso è la prova per il moralismo sociale di una instabilità mentale, non certo di una libertà sessuale individuale. Tutto questo purtroppo ha generato la cultura della vergogna che porta molte persone a non esplorare liberamente i propri desideri.

Non si può permettere che la società usi il suo moralismo come scudo, facendo rimbalzare la loro non conoscenza delle diversità dei desideri su coloro che si sentono liberi di esprimersi come vogliono. Il moralismo punta il dito dandosi anche una motivazione del perchè lo fa. Come si sentirebbe il moralista sociale di turno se fossimo noi a puntare il dito verso di lui, motivando il suo atteggiamento come retrogrado, antiprogressista, misoneista, accusandolo di quel comportamento che rasenta il patologico?

La vera libertà sessuale non deriva dal conformarsi a una visione rigida e moralista, ma risiede nel riconoscere e accogliere le infinite forme che può assumere il desiderio umano. Accettare, rispettare, sfumature sessuali.

Esiste un proverbio che si ripete all’infinito “il mondo è bello perchè vario”, e allora mettetelo in pratica!

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La mala educaxxxion

Il titolo di questo articolo riprende un noto programma televisivo del 2011, durato 3 anni con tre stagioni. All’epoca fece scalpore, ma in realtà lo fa ancora oggi. Ciò che incuriosì fu proprio il format. Il fatto che si affrontassero apertamente (senza tabù) tematiche legate al sesso e all’eros (in cui si discuteva di piacere femminile e maschile, di desideri sessuali, di relazioni, di giochi sessuali, di gusti sessuali e molto altro), stimolava a guardarlo. Ma poi ci si scandalizzava di come si affrontassero, con quell’approccio libero che tanto fa discutere e sgranare gli occhi. Quindi lo si seguiva con interesse, ma allo stesso interesse si imputava la colpa data dalla paura di fronteggiare le stesse tematiche, sia con se stessi che con gli altri.

Perchè si parla di questi programmi? Perchè si incoraggia il confronto e la condivisione. E perchè nello stesso tempo si fugge da questo stimolo? I temi affrontati rimangono scomodi e proibiti. E se da un lato si ha curiosità, dall’altro la stessa curiosità viene fatta tacere se non addirittura soffocata. Lo stesso programma offriva una prospettiva diversa, un quadro completo e variegato della sessualità, andando oltre gli stereotipi. Ma chi lo guardava era stereotipo esso stesso. La chiave di lettura del programma doveva risiedere nell’uso della propria intelligenza e non certo nel pregiudizio o giudizio.

La disinvoltura con cui si interagisce in questi dibattiti, la franchezza con cui vengono affrontati temi su cui il mostro del giudizio è sempre dominante, possono essere ‘d’aiuto’ a chi ha difficoltà, anche solo a pensarli? La mia domanda in altre parole verte nel chiedere se può essere ‘terapeutico’, ascoltare e vedere questi tipi di programmi. Inutile dirvi come la penso io. Ma voglio farvi leggere perchè sarebbe importante.

I dibattiti in questione ti espongono a diverse opinioni e punti di vista, aiutandoti a comprendere meglio un argomento da diverse angolazioni. Ciò permette di formare un’opinione più informata e sfumata. Le argomentazioni degli altri stimolano a valutare criticamente le proprie convinzioni e individuare dove si è carenti. I confronti aumentano la consapevolezza su questioni specifiche. E non per ultimo, il tutto incoraggia ad esprimere le proprie idee. Da un punto di vista ‘terapeutico’, sentir parlare di sesso può far superare la vergogna e il senso di colpa legati al sesso, promuovendo un atteggiamento più propositivo. Da un punto di vista ‘educativo’, può far acquisire informazioni corrette sulla sessualità abbandonando i luoghi comuni e sfatando i miti. E dal punto di vista ‘evolutivo’, parlare apertamente di sesso aiuta a renderlo un argomento meno imbarazzante e più accessibile.

Le reazioni della società quando si parla di sessualità e di sesso in modo libero danno sfogo a quell’imbarazzo imperante che parla attraverso le espressioni del volto. Parla attraverso una doppia morale, ovvero che si è più permissivi nei confronti della sessualità maschile rispetto a quella femminile, con giudizi molto severi verso determinate pratiche sessuali. Parla attraverso stereotipi di genere. Attraverso la paura del giudizio, o le influenze culturali e religiose.

La conclusione del mio articolo ha due direzioni. La prima vuole suggerire il dialogo aperto, creando una società più inclusiva e tollerante, che riflette e rispetta le diversità delle esperienze sessuali. La seconda vuole mettere in atto tutto questo, trasportando il programma sul mio profilo, e cercando di dibattere sui temi che ha trattato. Come? Lo scoprirete!

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Il Fenomeno delle Challenge sui Social Media

Il termine Challenge nel mondo social è diventato una prerogativa tra i giovani. Anche tra i non più giovanissimi, il fenomeno è diffuso. Sfidare la community a compiere determinate azioni, condividendo i risultati, sembra essere il modo preferibile di comunicare sui social media. Le persone vogliono appartenere a un gruppo. Vogliono ottenere like e commenti. Questo desiderio le spinge ad alzare il livello di sfida. La mancanza di consapevolezza dei rischi guida le Challenge. La diffusione di informazioni false è un altro fattore. Inoltre, la violazione della privacy e la noncuranza di dare valore a temi importanti incidono su questo fenomeno.

Se rifletto mi sembra di rivivere in piccolo quello che succedeva quando il social non esisteva. C’è sempre stato il compagno del gruppo più temerario, più scanzonato, più libero di osare, che incitava gli altri a sfide ‘pericolose’. “Vediamo se riesci ad arrampicarti su quella rupe. Vediamo quanti minuti trattieni il respiro sott’acqua. Vediamo se hai il coraggio di…”.Tutto sembrava girare sul dimostrare chi era più spericolato dell’altro. Certo l’obiettivo non era vincere i propri limiti, dato che erano sfide proposte da altri. Ma il fine ultimo era essere visto come il protagonista che eccelleva in quella sfida. Essere sempre al centro dell’attenzione perchè altrimenti eri emarginato.

Volete sapere una cosa? Io non ho mai permesso a nessuna sfida di plasmarmi. Ma questa è un’altra storia.

Se si intrecciano le Challenge con temi sessuali il risultato diventa esplosivo. Il sesso è un tema che ha sempre fatto scalpore. È un tabù e porta la curiosità ai massimi livelli. La Sex roulette, che ricorda la roulette russa, consiste nel partecipare ad incontri sessuali a viso coperto senza alcuna protezione. Il Calippo tour e il Chinotto tour portano le ragazze a girare l’ Italia per avere rapporti orali con sconosciuti, filmarli e pubblicarli sulle piattaforme. La nota distintiva di queste sfide è l’età dei partecipanti. Una età ancora non sviluppatasi a livello conoscitivo. Una età che è adolescenziale. Una età che non dona valore al sesso, all’atto in sè ma anche a ciò che significa per se stesso.

Perchè c’è sempre più partecipazione? Perchè c’è sempre più eco? L’esigenza di provare emozioni intense e di superare gli altri è sempre più pressante. Il desiderio di essere accettati dal gruppo e di conformarsi alle norme sociali è sempre più urgente. La voglia di attirare l’attenzione degli altri ha sempre più radici sulla mancanza di autostima.

E se la partecipazione a queste Challenge dipendesse anche da una assenza di educazione sessuale? E se fosse legato anche dal divieto a parlare di temi sessuali? Di sicuro una informazione accurata fornirebbe nozioni chiare e precise. Donerebbe maggiori strumenti di conoscenza della propria sessualità e dei propri desideri.

Cosa ci distingue dalla massa se non il sapere!

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Una Mente Libera, un Comportamento Libero

Questa espressione suggerisce una connessione diretta tra i nostri pensieri e le nostre azioni. Nello specifico cosa significa?

I pensieri influenzano le azioni. Se si possiede una mente libera da pregiudizi, si è più propensi ad agire in modo naturale, spontaneo e autentico. La libertà diventa espressione di se stessi. Essere se stessi senza censure o inibizioni porta automaticamente a connettere il proprio livello mentale con quello comportamentale. Si sfidano le convenzioni. Si segue maggiormente il proprio intuito mettendo in discussione le norme sociali.

I nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre percezioni influenzano il nostro comportamento. Tutto sta nel come si usa la nostra mente e su cosa si sofferma. Per fare un esempio, se pensiamo di essere incapaci, tenderemo a comportarci di conseguenza, se la mente segue una apertura positiva si avranno comportamenti creativi ed audaci. Psicologicamente parlando è un pò quello che fa il motivatore o life coach, considerare i pensieri come programmi mentali che guidano le azioni. L’ambiente che ci circonda può incoraggiare o limitare l’esplorazione e la libertà di scelta, di conseguenza promuovere o ostacolare comportamenti più liberi.

Ciò che influisce sul livello di apertura all’esperienza è la personalità, come si interpreta il mondo e si interagisce con esso. Più si possiede una mente libera più si tende ad essere predisposti a provare nuove cose. Il ruoli che assumiamo all’interno di una società influenzano i nostri comportamenti tanto che diventa difficile agire in modo sincero costringendoci a conformarci al ruolo specifico.

La mente è un arma di potere e comanda le nostre azioni. Più essa è libera più essa è creativa. Più è padrone dei suoi valori e desideri meno è conforme alle aspettative degli altri.

‘Una mente libera, un comportamento libero’ a livello sessuale ed erotico cerca di costruire una propria etica sessuale. Non si pensa mai ai benefici di ‘una mente libera, un comportamento libero’ anche a livello sessuale. Non si pensa che tra i giovamenti esiste una maggiore soddisfazione sessuale individuale e di coppia. Esistono relazioni più profonde date da una comunicazione più onesta e aperta. Non si pensa che si sfidano i tabù a vantaggio di un loro superamento e quindi di un atteggiamento più sano e rispettoso verso la sessualità. E ancor più importante non si pensa che ‘una mente libera, un comportamento libero’, offre la possibilità di prendere decisioni consapevoli. Si pensa invece che ‘una mente libera, un comportamento libero’ sia qualcosa di diverso dal tradizionale e quindi si ha paura del diverso. Si ha paura di una minaccia del controllo sociale. Si ha paura che ci si possa allontanare dalle regole di moralità e dalla religione. Si ha paura del caos e del disordine che ne possa derivare. In ultimo ma non per importanza, si ha paura che un comportamento libero si possa associare a stereotipi negativi come l’egoismo o l’irresponsabilità.

“La libertà inizia dove finisce l’ignoranza” (Nelson Mandela)

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Innamorarsi dell’amore: il dilemma tra affettività e desiderio

All’inizio, in ogni coppia l’innamoramento è rivolto verso la passione che si prova nei confronti dell’altra persona. Più si va avanti più questo si trasforma in amore verso il sentimento amore. Quasi come se si perdesse di vista la passione per la persona fisica e si rivolgesse il proprio sguardo solo all’affettività, alla compagnia, al legame, al sentimento intimo che si prova, al prendersi cura dell’altra persona. Indicativo di questo passaggio è anche l’uso dell’espressione fare l’amore invece che fare sesso. Sembra che la scissione sia automatica e il più delle volte anche definitiva.

Il prima è contraddistinto dalla ricerca del gioco sessuale, ma il dopo, una volta consolidatasi la relazione e aggiunti i progetti e i sentimenti più personali e intimi, è proteso all’amare l’amore. Sembrerebbe una evoluzione ma a mio avviso è una involuzione verso il piacere e il desiderio. A questo punto cambierei il detto: “il matrimonio è la tomba dell ‘amore” con “il matrimonio è la tomba del sesso”. Innamorarsi dell’amore non porta con se l’ innamoramento anche del desiderio, del piacere, del sesso. Far coesistere entrambi è una sfida. E sfido chiunque a rischiare. Scegliere di amare l’amore a discapito di amare il piacere non sembra essere una scelta vincente ma piuttosto rinunciataria che propende verso una relazione sempre meno audace e più abituale e fatta di routine.

Ma se l’eros è sempre più definito l’elisir di lunga vita delle relazioni, il pepe della vita, perchè si abbandona di amare il piacere? E se invece che del partner ci si sentisse innamorati dell’idea dell’amore data la scarsa attrazione verso il gioco del piacere? Due domande a cui è difficile dare risposte oggettive, ma forse se si analizzasse persona dopo persona o ogni situazione e condizione di vita, si avrebbe un barlume di riscontro.

La sessualità, il desiderio, il piacere, l’erotismo, si fanno noia, scontentezza e scontatezza. Si smarrisce la dimensione ludica, di scambio e di nutrimento del legame amoroso. Amare il piacere porta ad amare l’amore. Amore e piacere si intersecano, si influenzano, si fondono. Questa è evoluzione. Un’evoluzione che non cambia le persone ma l’approccio ad amare ciò che è l’amore e la sessualità.

Nessun matrimonio o legame longevo deve essere definito come tomba dell’amore o del sesso e ciò avviene se rimane presente la cura dell’amore e dell’eros in ogni fase di vita di coppia. Se nell’amare l’amore si introducesse il dialogo tra i corpi. Se nell’amare il piacere si introducessero fantasia e trasgressione. Tutto questo arricchimento porterebbe ad esplorare paesaggi emotivi mai visti e mai provati.