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Ispirarsi o copiare? Questo è il dilemma

Persuadere e sedurre chi ci segue o chi ci ascolta attraverso il nostro modo di pensare e di agire è la stessa cosa di quando cerchiamo attraverso un abito o un look di rendere attraente la nostra figura. Siamo noi, in prima persona, con il nostro essere ad attirare o a respingere. Siamo noi che dobbiamo lavorare su noi stessi per vestire al meglio la nostra natura e affascinare chi ci vede. Ma siamo sicuri di farlo nella maniera giusta? Siamo certi che presentiamo noi stessi e non la brutta copia di qualcun altro? Quando apprezziamo o ammiriamo un look di una persona cerchiamo di prenderne spunto e di adattarlo a noi distinguendoci comunque da chi ci ha influenzato. Copiare invece il look o il modo di essere di quella persona rischia di ricalcare un film già visto, di essere il copia e incolla di ciò che esiste già. Siamo capaci di capire il senso delle due azioni? Prendere spunto vuol dire prendere ispirazione, partire da qualcosa, avere un punto di partenza e creare ciò che è più consono alla nostra persona. Si coglie quell’occasione che si presenta per realizzare qualcosa. Risulta un suggerimento, dal quale suggerimento si delinea la nostra idea e non l’idea della fonte, si elabora quell’idea. Prendere spunto vuol dire offrire un motivo di riflessione e fare propria quella riflessione sulla base del proprio background, a sostegno della propria formazione di individuo, di persona unica. Presentare noi attraverso la parola o attraverso l’immagine vuol dire esibire ciò di cui siamo capaci, spingere gli altri a percepire le nostre attitudini. Ognuno di noi è unico nel suo genere per questo ciascuno stimola per ciò che regala di sè. Donare la copia di un’altra persona, emulare qualcuno che si ammira non porta a niente se non ad essere dei cloni. Perché si copia? Perché forse non si è creativi, perché forse si ha timore di non allettare, perché forse si vuole ricevere gli stessi consensi di chi si copia. Essere copia vuol dire essere imitazione nel modo più omogeneo possibile. Un aspetto del copiare può essere il subire l’elevata influenza delle persone che si seguono e inconsciamente rischiare di proporre concetti o idee simili. Copiare non fa altro che danneggiare la propria immagine, o che lo si faccia in maniera inconscia o consapevole il copiare non porta altro che ad una mancanza di personalità. Qualsiasi sia il campo, qualsiasi sia l’ argomento bisogna sempre avere chiaro il confine tra ispirarsi e copiare, se non si ha una netta visione dell’uno e dell’altro allora tutto è soggetto a mescolarsi e cadere nel dimenticatoio. Nessuno attrae se è un facsimile di un altro, e nessuno invoglia se prende ispirazione senza dare un contributo personale, intimo e soggettivo. Ispirarsi è una forte spinta ad agire, è dare sfogo alla propria creatività attraverso chi seguiamo. Ispirarsi è risvegliare ciò che tace in noi. Copiare è assomigliare a qualcun altro e non a se stessi. Oscar Wilde diceva “la maggior parte delle persone sono altre persone. I loro pensieri sono opinioni di qualcun altro, la loro vita un’imitazione, le loro passioni una citazione.”

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L’ Influencer

Donna o uomo, qualsiasi sia il sesso hanno la capacità di “Influenzare” i comportamenti di acquisto dei consumatori, di qualsiasi fascia d’età, in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a tematiche o interessi. Più o meno cosi recita la definizione di “Influencer” che si può trovare nei dizionari di Marketing, ma all’atto pratico cosa effettivamente dovrebbe essere? Perchè i riflettori sono puntati su questa figura? Come mai la nuova tendenza è porre attenzione nell’ emulare quella determinata persona? Ognuno ha peculiarità più o meno intrinseche, ognuno ha passioni e interessi e caratteristiche diverse, e in fin dei conti ognuno influenza a modo proprio. Presentare una determinata moda, promuovere un preciso brand, avere un modo di fare che influenza la scelta di acquistare o meno un preciso oggetto, o un determinato capo o uno specifico cosmetico ormai ha i connotati dell’Influencer. Queste persone diventano punto di rifermento della gente ‘comune’, qualsiasi cosa hanno addosso o di qualsiasi cosa parlino viene percepito come una sorta di guida. Fanno conoscere tendenze o lanciano mode, ognuno si specializza in un argomento, ma è proprio su questo che mi sorge una domanda: per “Influenzare” tante persone bisogna essere qualificati? Conoscere quel prodotto, sapere di quel brand, essere al corrente di quell’oggetto o di quel capo dovrebbe essere la filosofia dell’ Influencer. Affidarsi a queste personalità nel decidere cosa fa o meno al caso nostro dovrebbe essere alla base di un giusto acquisto commerciale.

Questa figura di Influencer digitale, in cui ragazze note sono diventate delle vere e proprie icone di stile come Kim Kardashian, Chiara Ferragni e Nicole Ritchie, sta andando verso una nuova direzione, dal reale si giunge al virtuale. Ormai nel campo della moda e delle Influencer appaiono gli ‘Avatar’, vere e proprie icone virtuali, che hanno una loro storia, una loro dimensione, un loro mondo, ma tutto all’interno di una rappresentazione grafica. Personaggi accattivanti con piccole imperfezioni da renderli ‘veri’, con un proprio branding costruito a tavolino. Queste figure interagiscono con i follower, mostrano la loro vita, condividono la quotidianità, insomma tutto come se fossero Influencer reali. Questo nuova estensione sembra piacere alle aziende perchè prevale la caratteristica del personalizzarli. In altre parole questi Influencer uniscono in maniera esperta la formula ‘Sogno e realtà’. Il fotografo Cameron James Wilson disse: “Se ti ‘influenza’ e ti comunica contenuti interessanti, perchè formalizzarsi sul concetto di realtà?”. Tra le Influencer virtuali famose troviamo @lilmiquela che con i suoi circa un milione e mezzo di follower ha già lavorato con Prada, Diesel, Moncler e Chanel.

“Le aziende che comprendono i social sono quelle che dicono con i loro messaggi: ti vedo, ti ascolto e mi importa di te.” Trey Pennington