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Le Dritte di Simo…ora!

Dopo 5 anni di Le Dritte di Simo posso dire che evolversi e maturare non è solo prerogativa della persona ma è dote anche della scrittura, del modo di esporre, dei temi e degli argomenti trattati.

Le Dritte di Simo ha avuto una crescita personale perché ogni cosa affrontata ha trovato un riscontro, positivo o negativo che sia non importa, ma sicuramente qualcosa nel tempo ha seminato. Le sfumature di chi scrive hanno colorato gli articoli. Il viaggio interiore che ha sempre suggerito Le Dritte di Simo continua, ma su piani diversi. Ora esplora piani che sono considerati tabù da una società ad impronta prettamente cattolica.

Si fa ma non si dice. Si pensa ma non si dice. Perché? Perché qualcuno potrebbe giudicare. Perché qualcuno potrebbe essere infastidito da argomenti che considera fuori luogo. Perché il farsi vedere portatore sano di integrità morale supera qualsiasi desiderio di esprimere il proprio pensiero. Tutto deve seguire uno schema in cui niente deve essere considerato ‘deviante’. La comunità gioca un ruolo di forza nelle scelte di vita, nei comportamenti e negli stili. Se prima Le Dritte di Simo si limitava a mostrare la società da un lato, quello della moda o del social, ora si esibisce come un oratore greco denunciando ciò che è scomodo per raggiungere la libertà personale. Si ha così paura di sentirsi schiavi, anche nella sfera sessuale, che non si riesce a percepire che schiavi lo si è già quando si segue la comunità in cui si vive senza fare o dire.

Cosa si penserà di me se mi espongo dicendo ciò che penso? Come potrò continuare a vivere in armonia se la società mi ‘banna’ da essa stessa? Perché dovrei palesarmi se non facendolo ho l’apprezzamento e l’approvazione della comunità? Domande che l’essere umano si pone di continuo scegliendo ovviamente la strada più facile, quella del celarsi. Diventa quasi morbosa la continua voglia di piacere agli altri, di seguire le linee guida che aprono la porta della società. Sei un bravo discepolo se abbracci pedissequamente la parola della comunità.

Vivere con la continua paura di essere considerato un essere umano non degno della società in cui ci si muove non è vita.

Le Dritte di Simo mostra un mondo in cui il pensiero e la parola hanno un significato, quello che gli dà la persona stessa che pensa e dice. Il viaggio che ora Le Dritte di Simo sta facendo e vuol far fare è spoglio da proibizioni, freni personali e sociali. Un viaggio che si libera da quei modelli che si ripetono abitualmente. Un viaggio che si denuda da qualsiasi opinione precostituita e generalizzata.

La sessualità è il primo argomento che vive di limitazioni. E’ più facile castrarsi che parlarne. E proprio per questo motivo Le Dritte di Simo abbatte ogni muro e ogni preconcetto, scrivendo, mostrando, esponendo, interagendo.

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Mon Privè: Lo Scambismo!

Lo Scambismo ha origini antiche. Nell’antica Grecia e nella vetusta Roma la pratica dello scambio di coppia era comune, anche se a volte punibile dalla legge. Non ci sono documenti storici che lo confermano ma sembra che questa attività sessuale fosse comune anche nell’antico impero cinese e nell’antico Egitto. Quindi quando si parla di Scambismo non si sta parlando di qualcosa fuori dal mondo, di una perversione o trasgressione nata oggi, bensì di una usanza che aveva la sua realtà e che ha anche i suoi anni sulle spalle. Negli anni Cinquanta nelle Filippine lo Scambismo prese piede fra le coppie. Negli anni Sessanta negli Stati Uniti e nei Settanta tra le comunità hippie si ha libertà nello scambio fra partner. In quegli anni giornali, riviste, libri adottano il termine Scambismo tanto da farlo diventare popolare. Oggi c’è molta curiosità su questa attività sessuale e in Europa si contano più di 600 club di scambisti. Non è del tutto sdoganato il tabù, anzi viene visto in modo negativo, quasi come se fosse un pericolo per la coppia, e i protagonisti che lo praticano vengono visti come dei ‘libertini’.

Anche per lo Scambismo si parla di pratica consensuale, entrambi i componenti della coppia sono convinti del piacere che ricevono nello scambiarsi il partner. Nessun obbligo, nessuna imposizione e consapevoli di trasformare il godimento al di fuori, in desiderio all’interno della coppia. Lo Scambismo non è un tradimento inteso alla maniera antica, ma una forma di volontà da parte di entrambi, senza gelosia e rancori. Tutto si basa sul gioco, sul vedere il proprio partner desiderato da altri e il divertirsi nel mettere alla prova il proprio piacere. Essere scambista è la massima espressione di sicurezza nella coppia. Con lo Scambismo si arriva a vivere la libertà del gioco sessuale in coppia.

Ci sono vari livelli di Scambismo a seconda di quanto si voglia giocare. Ci sono coppie che preferiscono farlo con persone a loro affini, dove l’attrazione si costruisce magari durante una cena per poi scaldare l’atmosfera in un altro luogo. Altre coppie invece si definiscono ‘convinte’, loro lo fanno in luoghi adatti, club privè, spiagge appropriate, parcheggi di macchine usati per questo fine, insomma hanno un alto grado di esibizionismo. Lo Scambismo è un gioco in cui l’adrenalina si diverte ad arrivare a livelli alti, più la mente rimane concentrata nel gioco più l’imbarazzo iniziale svanisce e il vivere liberamente la sessualità diventa l’unico obiettivo.

Lo Scambismo non ha la finalità di ravvivare la sessualità della coppia. Questa pratica, come le altre, dovrebbe avere il proposito di arricchire già la libertà sessuale che esiste nella coppia, portare ad alti vertici il proprio piacere. Più la coppia è solida più riesce a giocare con consapevolezza e sicurezza. Questi giochi sessuali non dovrebbero essere fatti per il solo senso di curiosità o per soddisfare pulsioni sessuali. La sessualità a volte non ha il valore che si merita. Essa viene vissuta in modo statico e ripetitivo, bensì dovrebbe avere una considerazione primaria. Quando si parla di queste fantasie e nel caso specifico di Scambismo si fanno mille domande. Perché lo ha chiesto? Perché mi vuole tradire? Non gli basto più? Non ha più voglia di me? Tutte domande che seminano dubbi sulla relazione di coppia. Se si vivessero il piacere e le fantasie in modo più sciolto senza mille domande tutto verrebbe preso con il giusto significato. Nulla porta rischi se non la propria testa a viverli come tali. Nello Scambismo l’essere d’accordo è la prerogativa principale, perché altrimenti sarebbe una vera e propria violenza vivere questa esperienza. Di solito lo Scambismo viene associato al Voyeurismo, il partner si eccita quando osserva l’altro nel rapporto sessuale. Questo viene detto anche Cuckoldismo, ma di questo ve ne parlerò nel prossimo capitolo di Mon Privè!

Il fascino del proibito crea eccitazione, infiamma i sensi e rende il piacere ancora più desiderabile.

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La vacanza a misura di sensi!

Fare una vacanza vuol dire staccare dalla routine, spezzare quel flusso abitudinario prendendosi del tempo e gestendolo come meglio aggrada. Si sceglie il modo di fare vacanza secondo le proprie preferenze, secondo il proprio modo di vivere, quindi come si fa vacanza risulta essere soggettivo. La vacanza non è solo un periodo di riposo ma può aiutare a cambiare punto di vista sulle cose e sul da farsi. La vacanza può innescare un pensiero creativo, può essere spunto di nuove idee. Un periodo vissuto senza il ritmo quotidiano ma con il solo intendo di divorare il tempo per non farlo scivolare via permette di assaporare le cose in modo diverso, non con frenesia e superficialità ma con calma e scrupolosità. Oggi la vacanza è diventata talmente un’abitudine che a volte non le si dà il giusto valore. E’ come se fosse quasi un dovere che si deve rispettare in un periodo prestabilito e a seconda della stagione. Ma se le si desse un’importanza maggiore? Se essa stessa fosse in grado, indipendentemente dalla sua durata, di far sentire un benessere fisico e mentale non comune e duraturo nel tempo? Allora non solo avremmo azzeccato il luogo ma anche la tipologia e la libertà di viverla come si desidera.

Dopo due anni di momento storico particolare, ho scelto di andare in vacanza. Mi sentivo pronta di interrompere quel trantran che la pandemia aveva creato. Mi sentivo preparata di godermi ogni singolo momento del luogo che avrei scelto. Avrei assaggiato ogni minima sensazione che la vacanza mi avrebbe regalato. Mi sarei dissetata di emozioni. Avrei dato sfogo alla mia voglia di libertà da ogni vincolo quotidiano. Sarei ritornata con un background inedito. La scelta della località era finalizzata a cosa volevo fare in vacanza, e se per me ogni vacanza deve arricchire allora dovevo provare qualcosa che non avevo mai saggiato.

I comfort dovevano essere reali e concreti oltre ad essere tutti a portata di mano. Il tutto doveva essere immerso nella natura. Sentieri alberati, aria pulita, mare cristallino, spiaggia attrezzata. Volevo servizi di ogni genere, dai campi da tennis al noleggio bici, dal locale in cui avrei iniziato la serata con un aperitivo accompagnato da un sottofondo musicale, a ristoranti in cui avrei deliziato il palato. Non desideravo altro che immergermi in un’altra dimensione dai colori cangianti e dall’aria fresca con il vento che scompiglia i pensieri. La mia vacanza doveva essere piena di paesaggi suggestivi da osservare e contemplare. Vedute che sarebbero state impresse nella mente pronte ad essere rammentate quando, una volta rientrata dalla vacanza, me ne sarei voluta cibare. Volevo una vacanza a misura di sensi. Volevo che qualsiasi cosa intorno a me allietasse e coccolasse ogni mio senso.

Ogni vacanza ha un suo rumore e si porta dietro una sua melodia. La mia melodia doveva essere il sussurro del mare, lo sguardo del tramonto, il sapore del mai visto, il profumo dell’esperienza, la premura del tocco.

Cosi è stato. Proprio così è stata la mia vacanza a https://www.rivadelsole.it/it/

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To Touch

Non c’è mai una fine nei rapporti. Rimangono vivi nel passato. Questo capita a tutte le cose che nascono e che poi trovano il loro punto. Ma quel punto è come se si trasformasse in parentesi. All’interno di essa c’è vita, al di fuori ormai non si esiste più. Ed è così che succede per il mio To Touch. Il mio rapporto con questa sezione speciale a pagamento si interrompe, per dare modo di raccontare in un altro contesto. Ciò che era un progetto piccolo diventa un progetto più grande. Ciò che era solo una parentesi ora diventa un mondo, una dimensione estesa e consapevole della sua esistenza. Cambierà l’ambiente, muterà la modalità in cui si svilupperà, si modificherà il modo in cui raggiungerà il lettore. Sarà molto più intenso, sarà più profondo. Il cuore di To Touch palpiterà ad un ritmo più incessante. Probabilmente raccoglierà un pubblico di nicchia, o forse uno più curioso, ma sicuramente si addentrerà in un mondo quasi reale che lo renderà complice di chi diventerà suo ammiratore.

Anche i rapporti erotici, i rapporti sessuali hanno una fine. Quando però un rapporto sessuale fa scintille, è pervaso al suo interno di fuoco che incendia, quando in lui penetra la passione rovente e impetuosa, quel rapporto diventa inizio di continua evoluzione. Ciò che rende ancora più vivo questo rapporto è la voglia di volerlo portare ad uno step successivo ogni qual volta si raggiunge un traguardo. Non si guarda ciò che si raggiunge ma si gode di ciò che si desidera sempre di più. Che possono essere fantasie o sogni, che possono essere pratiche o esperienze, insomma che può essere anche solo il rivelarsi di una consapevolezza sessuale ed erotica molto più matura e completa, tutto porta il rapporto ad un livello superiore.

L’erotismo si potrebbe categorizzarlo in due espressioni. Un erotismo romantico, in cui i sentimenti ne sono i padroni, sono loro che tirano le fila della sessualità, è il cuore che entra in gioco e che guarda tutto dalla sua prospettiva. Un erotismo mentale, in cui il piacere orbita al livello cerebrale, ed è la testa che prende il comando guidando il corpo, il piacere parte dalla testa per poi scorrere come il sangue nel resto del corpo.

Se si pensasse per un attimo all’erotismo come un gioco mentale che parte prima lento per poi sfociare in possesso, passione, ardore, fuoco, lussuria, libidine, vizio, turbamento, sconvolgimento, si riuscirebbe a dare una minima visione di cosa voglia dire piacere attraverso non esclusivamente l’atto sessuale.

Voglio…

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I sensi: esperienze ed emozioni!

I sensi permettono all’uomo di interagire con l’ambiente che lo circonda. Potremo affermare che i sensi sono la forma di comunicazione maggiore che possa esistere. Aristotele diceva appunto che “se non si percepisse nulla coi sensi, non si apprenderebbe, né si comprenderebbe nulla neppure con la ragione”. Fu lui a parlare dei sensi e ad elencarli. Fu lui a dire che la conoscenza ha origine dai sensi, che sono potenza e diventano atto quando si avverte una sensazione. Sono i sensi che ci danno informazioni dall’esterno, detti in gergo informazioni di entrata. Ogni senso può influenzare l’altro e ognuno di essi preso da solo può amplificarsi nascondendo gli altri. La scelta di un cibo può essere influenzata dalla vista, mentre se quello stesso cibo lo si cela agli occhi allora il senso del gusto accresce. Usare i sensi vuol dire conoscere alla perfezione cosa esiste intorno a noi e comprendere ogni immagine della realtà.

Siamo sicuri di essere padroni delle esperienze sensoriali che viviamo? Fare esperienza sensoriale è ancestrale. La si fa sin da quando siamo bambini, la si fa quasi in modo automatico dato che non prestiamo attenzione agli organi di senso e alla loro esplorazione. Un’ esperienza sensoriale sembra essere banale ma è tutt’altro che scontata. Ci siamo mai soffermati sulle mille sfumature che può avere una scelta di un abito? Abbiamo mai fatto attenzione ai tantissimi colori e ai profumi che un paesaggio può avere al suo interno? Ci siamo mai dedicati al suono della natura, al fruscio che fa una foglia se la si calpesta? Tutto sembra così assodato. Conservare una parte del nostro esser stati bambini può servire a vivere ogni cosa come un’ esperienza sensoriale. I bambini usano i sensi come mezzo per conoscere il mondo, per osservare ciò che li circonda. I bambini sperimentano le emozioni, accrescono il loro bagaglio di ricordi con le esperienze. I bambini costruiscono la loro personalità. Allora perché non imparare da quella parte fanciullesca che si nasconde in un angolo di ognuno di noi? Tutto ormai sembra proiettato verso un vivere superficiale e poco attento. Si vive da protagonisti ma ci si accorge solo della metà di ciò che è intorno a noi. Ad opporsi a questo modo di vivere c’è la proposta di immergersi in emozioni, sensazioni, momenti sensoriali. In altre parole, un vivere attraverso i cinque sensi. Diverse aziende specializzate in vari ambiti offrono esperienze che coinvolgono i cinque sensi. Come le Spa o le terme che puntano al loro ambiente rilassante, o come i ristoranti e bar sensoriali che cercano di soddisfare il gusto insieme alla vista, seguiti poi dal resto dei sensi. Insomma l’offerta di marketing si sta indirizzando verso un consumo sensoriale, un vero e proprio distributore di esperienze.

Dei cinque sensi quello che viene stimolato per primo è la vista, è essa che tiene conto dello stato d’animo. Non a caso si dice che “un’immagine vale più di mille parole”. Poi subentra il tatto, toccare rende reale. L’ udito, che contribuisce a rilassare la mente. L’ olfatto, che migliora la percezione rendendola memorabile. Il gusto, che è la prova diretta di quello che stiamo provando. Non resta altro che saggiare i sensi facendoci trasportare da ciò che a volte reputiamo sottinteso.

“Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi” (San Tommaso D’Acquino)

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Sexting!

Negli ultimi anni si è diffusa una nuova moda hot in Italia ma anche nel mondo, lo scambio di foto personali senza veli e messaggi erotici e pornografici sui Social Network. Gli adolescenti sono i più assidui frequentatori del Sexting. Tale termine fonde due parole inglesi Sex, sesso, e Texting, l’invio di messaggi elettronici. I motivi che spingono i giovani a praticare Sexting rispondono il più delle volte al sentirsi più sicuri con l’esposizione del proprio, ad attirare l’attenzione che desiderano su di loro, all’esigenza di apparire. Questo fenomeno però avviene anche fra adulti. E se tra adolescenti il Sexting è visto come un ostentare e spesso anche senza considerare i rischi, tra i più grandi tutto diventa più complesso.

Il Sexting tra adulti, che può avere anche una natura extraconiugale, è dettato dalla voglia di trasgredire che prende il sopravvento. Messaggi più o meno piccanti che portano chi partecipa a creare una relazione intima e privata. La facilità di fare Sexting porta a farlo ovunque ci si trovi e tutte le volte che si vuole o si può. Scambi di parole, immagini, foto, fantasie, che si vestono di erotismo e di accessori hard. Leggere, guardare, digitare diventano comportamenti bollenti. I brividi che si sentono, le emozioni che si provano, il desiderio che cresce, la voglia inebriante che travolge, sono tutte sensazioni che fanno galoppare la mente seguita dal corpo. La risposta a tutto ciò è il volerne sempre di più, di non essere mai sazi e di portare il gioco sempre oltre il limite. Amplificando sembra quasi che il cellulare diventi un sex toys a portata di mano. Il Sexting possiede due facce, due volti. Un aspetto rischioso, quello del materiale privato che lo si dona in pasto alla rete, e un aspetto di sicurezza, quasi come fosse una protezione fisica. Il Sexting essendo un ottimo esercizio mentale e a volte anche creativo, è balsamo per l’autostima. Parole e termini che sono carichi di intensità e passione, pensieri che sono mine vaganti di natura sessuale, o micce che infiammano. Il Sexting affina anche la pratica del corteggiamento, quasi come se fosse l’attesa del piacere da cui si trae appagamento. Un vero e proprio flirt senza impegno, un modo di vivere il presente, di cogliere l’attimo, di godersi quel carpe diem dal sapore hard. Questo modo di relazionarsi può a volte sfociare in dipendenza. Come succede in un gioco d’azzardo l’adrenalina che viene rilasciata regala giovamento e quindi può trasformarsi in assuefazione. Ma può anche far scattare un inaspettato innamoramento e coinvolgere a tal punto da travolgere i sentimenti. Il Sexting non è mera conclusione sessuale ma è un gioco di parti che affinano la tecnica del desiderio e del desiderarsi. Nel Sexting esiste l’uso di un italiano curato atto ad usare vocaboli prettamente erotici o frasi che rimandano all’allusione sessuale. E’ presente un gergo stilistico in cui la punteggiatura diventa un’arma potente, come i puntini di sospensione che possono essere sospiri, silenzi e ancora essere associati ad un ‘dico e non dico’. C’è la voglia di porre maggiore importanza all’espressione descrittiva ad impatto erotico, come il racconto di fantasie sessuale.

A volte ciò che appare diverso viene subito tacciato per qualcosa che non va fatto perché può far male, può far soffrire o addirittura può separare. Non si pensa mai che tutto quello che gira intorno al piacere fisico e mentale sia un arricchimento. L’essere audace può portare ad una sicurezza in se stessi. Parlare apertamente e giocare con l’altro sesso o con un partner può annullare le inibizioni. Buttarsi in chat roventi e torride può accrescere la padronanza del proprio atteggiamento nel relazionarsi. Insomma non tutto è il diavolo in persona ma in particolar modo non lo è il Sexting. Esso può anche servire da collante, da fattore che alimenta una relazione a distanza. Può rendere frizzante un rapporto. Non bisogna demonizzare pratiche, fenomeni, atteggiamenti, comportamenti sessuali bensì bisogna rifuggire da un uso improprio.

Conoscere e vivere il sesso in ogni sua forma porta a vivere se stessi in modo profondo e sano.

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Non è solo una ‘Parola’!

La parola ha un ruolo importante nelle relazioni. Qualsiasi sia la relazione, da quella lavorativa, a quella amichevole o sentimentale, passando dalla relazione semplicemente conoscitiva, la parola, il linguaggio verbale risulta essere il primo attore. Non bisogna considerare solo l’uso delle parole adatte affinché gli altri possano capire, ma è importante trovare le parole che personificano quel determinato ambiente in cui ci si trova. E se le parole vengono fraintese, la colpa è nostra o del nostro interlocutore? A volte la comunicazione ha diverse interpretazioni che seguono un personale background. Proprio per difendersi da una comprensione sbagliata si deve cercare di conoscere bene l’ambiente dell’argomento, il momento in cui si comunica, e riuscire a trovare la chiave giusta per comunicare. Il linguaggio verbale riveste un compito importante quando esso non è supportato dal linguaggio paraverbale. Come nella scrittura, in cui non esiste neanche quello non verbale che invece è caratterizzato dai gesti, dalla mimica, dall’espressione, insomma dal corpo. Per questo nelle relazioni virtuali bisogna avere oltre che più pazienza anche maggiore concentrazione nello scegliere le parole calzanti. Un paragone che potrebbe rendere l’idea è proprio dato dalla parola calzante. Una parola è come una scarpa. Quando si sceglie una scarpa essa stessa non può avere difetti, perché nel reggere il corpo deve calzare bene, non deve essere stretta, o piccola, o scomoda, non deve essere larga, o grande, non deve far scivolare il piede. Insomma la scarpa ha il compito di tenere in perfetto equilibrio il corpo, allo stesso modo di come la parola deve mantenere pertinente e ben bilanciata la comunicazione. Un vocabolo può avere diversi significati e dipende dal contesto in cui si usa quel vocabolo. Le parole possono esprimere più significati ma sempre legati fra loro da qualche elemento in comune. La parola si veste a seconda di quale sia l’habitat in cui deve entrare. Siamo noi i burattinai, siamo noi che tiriamo le fila delle marionette ben selezionate. Oltre alla formalità della parola, un elemento distintivo è anche il valore che si dà alla parola stessa in quello sfondo in cui si sta colloquiando. La parola è usata per colpire, per far male, oppure per attrarre, per affascinare. Può essere utilizzata per eccitare, per provocare. La parola può ferire ma anche coccolare. La parola può essere lama che lacera ma può essere piuma che seduce. La parola è come un abito da sera, si indossa in relazione alla serata a cui si partecipa, ma lo stesso abito si può usare a volte in diversi ambienti togliendogli o aggiungendogli decori e ornamenti, come la parola può far immaginare tutto e niente. Se avessimo chiaro quale sia il peso di una parola, detta o scritta, ci accorgeremmo che il suo potere può cambiare l’opinione, può influenzare, può trascinare, può creare tumulti e guerriglie, o solo disapprovazione. Ma quando sei padrone della parola e dei suoi molteplici significati allora sei tu a dare e a togliere autorità alla parola.

La parola è una cosa profonda, in cui per l’uomo d’intelletto son nascoste inesauribili ricchezze.
(Gabriele D’Annunzio)

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To Touch

L’ unione di due corpi, in qualsiasi modo essa avvenga, che sia un bacio o il toccare zone erogene, crea tra due persone un legame intimo. Anche se il valore che si può dare è diverso, comunque fa nascere affinità, sintonia, armonia. L’ uno diventa il compositore l’altro diventa lo spartito. Ciò che porta i due corpi a connettersi è dato dall’incastro perfetto. Non esistono corpi perfetti ma esiste un’intesa perfetta. I corpi sembrano tasselli di un puzzle che quando si incastrano combaciano alla perfezione. Ciò deve succedere sempre se si vuole avere padronanza del proprio corpo e di quello dell’altro protagonista. Il mio corpo…

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Gender!

Troppi sono gli articoli che portano a confondere le idee, e quindi spetta a noi informarci su cosa abbraccia questo termine, abbiamo il dovere di interpretare il giusto significato dei termini. A volte l’arroganza nel sapere non dà la visione chiara del concetto che si nasconde dietro ogni vocabolo. La lettura di diverse fonti, il discernere ciò che è fazioso da ciò che è imparziale dovrebbero caratterizzare il punto di partenza per comprendere. Andare in fondo alla questione che porta all’esistenza di varie posizioni dovrebbe essere l’arma da usare per arrivare ad una nostra conclusione. Solo questi step possono dare un quadro specifico e descrittivo.

Gender è una parola inglese che significa Genere. Il termine Genere teoricamente fa una distinzione tra due ambiti che appartengono all’essere umano. Da un lato il sesso che è un dato biologico, naturale, è un fattore o una caratteristica a cui non possiamo opporci, nasciamo con un sesso che è determinato dai geni. Dall’altro lato, il genere che non è dettato dalla nascita ma progredisce e si evolve durante la vita. Il genere stabilisce l’identità sessuale di un individuo. Il genere contempla l’influenza culturale, ambientale, sociale, storica, ideologica del luogo dove l’essere cresce e si sviluppa. Il sesso e il genere sono due realtà che non devono necessariamente coincidere, ognuno deve sentirsi libero di esprimersi. Il perché sia nata la teoria Gender, i movimenti contro la teoria Gender, le posizioni di cattolici, religiosi contro la teoria Gender, non fanno altro che far nascere ogni volta un tornado. Creano discussioni e opinioni che non portano a nulla di oggettivo. A mio avviso danno origine a confusione e a prendere le distanze da chi la pensa diversamente o da chi semplicemente accetta il libero pensiero. Tutto sembra rispondere a teorie complottistiche, tutti pensano ad atteggiamenti di corruzione. Ma perché non accettare chi la pensa diversamente da te? Perché non lasciare vivere i desideri di ognuno? Perché non rispettare il pensiero altrui?

Nel campo della Moda la teoria Gender ha diviso la società. Uomini che si truccano e indossano gonne, donne che vestono abiti dal taglio maschile, erano e sono tutt’ora difficile da accogliere. Nel 1984, Jean-Paul Gaultier scandalizzò le passerelle di Parigi presentando la sua iconica collezione Men in Skirts. I modelli della sfilata maschile indossarono gonne di ogni forma e dimensione, da quelle aderenti per l’ufficio a più elaborati strascichi da sera. Gli integralisti gridarono allo scandalo, ma anche oggi purtroppo è così. E’ contro natura, porta ad un fraintendimento dell’essere umano, quale educazione si può impartire ai bambini se tutto questo si accetta? Queste e tante altre accuse vengono mosse da chi vede la teoria Gender come il male. Questo modo di agire non ha a che fare con i gusti, con le preferenze, con le soggettive inclinazioni. Ha a che fare con i canoni che la norma prevede. Non rientri in quelle ‘regole’ allora sei bandito, sei offeso e bistrattato. Quando in Italia comparve la prima gonna-pantalone dello stilista francese Paul Poiret, la jupe-culotte, i giornali parlarono di donne assalite, molestate e ingiuriate per strada perché colpevoli di vestirsi come i maschi. Fatti accaduti negli anni ’10. Oggi anche se ci troviamo negli anni 2000 non mi sembra che le cose siano cambiate.

Per vari secoli le donne e gli uomini hanno indossato vestiti uguali. Le tuniche, le toghe, le stole e le pelli non avevano genere. Non si tratta di cancellare il sesso di appartenenza ma si tratta solo di sentirsi liberi di vestire come si vuole, di essere come ci si sente. Le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, ciò che si prova, non rispondono all’essere maschio o femmina, ma rispondono all’essere vivente. Etichette, cliché e stereotipi sono catene invisibili, sono freni alla propria espressione di individuo, di genere.

Percepire il nostro corpo non riguarda solo ed esclusivamente la nostra dimensione biologica. Bisogna considerare il nostro corpo collegato al nostro volere di essere pensante!

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Adoperarsi ti fa bella!

1400 euro al giorno per la beauty routine di Victoria Beckham! Questa frase letta qualche giorno fa su una rivista ha dato l’input a questo mio articolo.

Trattamenti di bellezza, capi di abbigliamento e accessori firmati, istruttori sportivi privati, beauty routine costose, cibi prelibati da stelle Michelin. Parrucchieri privati, massaggiatori privati, truccatori privati. Tutto questo sembra essere il pacchetto che ogni persona d’elite può e deve permettersi. E se non lo avesse passerebbe per quella ghettizzata e a tratti avara. Certo è che tutto questo porta ognuno di loro ad avere una pelle perfetta, una silhouette tonica, una età da sfoggiare senza pensare a rughe o altre inestetismi, perché si sa che dietro l’angolo c’è sempre un cosmetico o un trattamento pronto a fare il suo dovere. Ci sarà sempre un ritrovato di ultima generazione che aiuterà a non far pesare gli anni che passano, i sacrifici che si fanno, le ore di lavoro che si susseguono. Basta entrare nel mondo del ‘tutto è possibile‘. E qual è quel mondo in cui ogni bisogno diventa concreto? Sicuramente il mondo dove con la parola lusso si etichetta la specialità. La possibilità di sperimentare e provare cose che non sono per tutti, in quanto raccoglie solo una ristretta fascia di consumatori, indirizza verso strade nuove e soluzioni non ovvie, quindi speciali. Entrare nel mondo del lusso, vivere una vita nel lusso, ‘fare lusso’ è a misura di pochi. Quei pochi hanno l’esclusività di ciò che il lusso propone. Il lusso stesso definisce la schiera dei pochi, che è tutt’altro che volgare ed esibizionista. I dettagli, i particolari, le novità, la qualità, l’eccezionalità, l’unicità, sono termini che spiegano molto bene cosa si intende per lusso. E questi termini camminano mano nella mano con un limitato numero di persone. Persone che si differenziano dalla cosiddetta massa. In quella massa però ci sono individui che, pur non avendo la possibilità economica per accaparrarsi l’ ultima invenzione, o il più bravo dei ‘personal’, cercano di mantenersi nel loro piccolo, cercano di darsi da fare per rendere il loro corpo pronto alle intemperie degli anni che inevitabilmente potranno colpire. E allora, coloro che vivono il lusso avendo più possibilità di vita ‘facile’, possono essere paragonati alla grande fetta di persone che non ha i mezzi per ‘rallentare’ il tempo? In altre parole, il merito maggiore a chi lo si dovrebbe dare? Nessuno deve essere messo al patibolo, né i pochi né i molti. Nessuno ha colpe e nessuno deve sentirsi in difetto, ma è pur sempre vero che a parità di età, un soggetto che non ha a disposizione il lusso e presenta una giovinezza visibile ed una cura percepibile di se stesso avrà, a mio avviso, una maggiore considerazione di arrivare agli obiettivi che si prefigge rispetto a chi arriva con una facilità guidata dal lusso. Chi fa parte della maggioranza sente il bisogno di prodigarsi per raggiungere uno status fisico con prodotti accessibili, con abiti e accessori che a buon mercato impreziosiscono, con cibo semplice e per niente sofisticato e con il resto dei personal fai da te. Può a volte sembrare scontato e banale pensare a questa differenza, ma guardare in faccia questi aspetti non fa altro che dare valore alle azioni della gente che non è facilitata dal lusso.