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Non è solo una ‘Parola’!

La parola ha un ruolo importante nelle relazioni. Qualsiasi sia la relazione, da quella lavorativa, a quella amichevole o sentimentale, passando dalla relazione semplicemente conoscitiva, la parola, il linguaggio verbale risulta essere il primo attore. Non bisogna considerare solo l’uso delle parole adatte affinché gli altri possano capire, ma è importante trovare le parole che personificano quel determinato ambiente in cui ci si trova. E se le parole vengono fraintese, la colpa è nostra o del nostro interlocutore? A volte la comunicazione ha diverse interpretazioni che seguono un personale background. Proprio per difendersi da una comprensione sbagliata si deve cercare di conoscere bene l’ambiente dell’argomento, il momento in cui si comunica, e riuscire a trovare la chiave giusta per comunicare. Il linguaggio verbale riveste un compito importante quando esso non è supportato dal linguaggio paraverbale. Come nella scrittura, in cui non esiste neanche quello non verbale che invece è caratterizzato dai gesti, dalla mimica, dall’espressione, insomma dal corpo. Per questo nelle relazioni virtuali bisogna avere oltre che più pazienza anche maggiore concentrazione nello scegliere le parole calzanti. Un paragone che potrebbe rendere l’idea è proprio dato dalla parola calzante. Una parola è come una scarpa. Quando si sceglie una scarpa essa stessa non può avere difetti, perché nel reggere il corpo deve calzare bene, non deve essere stretta, o piccola, o scomoda, non deve essere larga, o grande, non deve far scivolare il piede. Insomma la scarpa ha il compito di tenere in perfetto equilibrio il corpo, allo stesso modo di come la parola deve mantenere pertinente e ben bilanciata la comunicazione. Un vocabolo può avere diversi significati e dipende dal contesto in cui si usa quel vocabolo. Le parole possono esprimere più significati ma sempre legati fra loro da qualche elemento in comune. La parola si veste a seconda di quale sia l’habitat in cui deve entrare. Siamo noi i burattinai, siamo noi che tiriamo le fila delle marionette ben selezionate. Oltre alla formalità della parola, un elemento distintivo è anche il valore che si dà alla parola stessa in quello sfondo in cui si sta colloquiando. La parola è usata per colpire, per far male, oppure per attrarre, per affascinare. Può essere utilizzata per eccitare, per provocare. La parola può ferire ma anche coccolare. La parola può essere lama che lacera ma può essere piuma che seduce. La parola è come un abito da sera, si indossa in relazione alla serata a cui si partecipa, ma lo stesso abito si può usare a volte in diversi ambienti togliendogli o aggiungendogli decori e ornamenti, come la parola può far immaginare tutto e niente. Se avessimo chiaro quale sia il peso di una parola, detta o scritta, ci accorgeremmo che il suo potere può cambiare l’opinione, può influenzare, può trascinare, può creare tumulti e guerriglie, o solo disapprovazione. Ma quando sei padrone della parola e dei suoi molteplici significati allora sei tu a dare e a togliere autorità alla parola.

La parola è una cosa profonda, in cui per l’uomo d’intelletto son nascoste inesauribili ricchezze.
(Gabriele D’Annunzio)

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Parte emotiva e parte razionale: due fili di una stessa trama!

Mai avremmo pensato di vivere un periodo cosi altalenante. Mai ci saremmo proiettati a vivere un momento così complesso e a tratti anche incomprensibile. Non avremmo mai creduto che la nostra libertà potesse essere messa così a dura prova. Eppure ci troviamo a vivere un mese cosi magico, dicembre, con uno stato d’animo che oscilla tra l’essere emotivo e l’essere razionale. La nostra mente emotiva combatte con quella razionale, si scontra, e a seconda delle occasioni, l’una prevale sull’altra e viceversa in modo netto. Quando usiamo la parte emotiva e quando quella razionale? Cosa usare e in quali circostanze usare l’una rispetto all’altra? Si passa dall’usarle durante la semplice scelta di indossare un abito, all’usarle per affrontare problemi, passando nell’usarle per la quotidianità. Ma nell’utilizzare una piuttosto che un’altra abbiamo chiaro il perché? Essere mossi dall’emotività o dalla razionalità porta a seguire diverse scelte, porta a percorrere diverse direzioni. L’esser consapevole di aver fatto vincere una parte invece che un’ altra ci pone nella condizione di chiederci sempre se è stata la giusta decisione oppure no, e sia nell’uno che nell’altro caso il pentirsi non deve essere una scusante. L’emotività comprende l’esser istintivo, la razionalità include l’esser riflessivo. Entrambe fanno parte dell’essere umano, ed entrambe devono essere parti attive di Noi. Ogni cosa che ci si pone davanti, ogni situazione o periodo, dovrebbero essere osservati in maniera meticolosa e affrontati conoscendo la natura emotiva e razionale che comanda. Metterci nei panni di spettatore della nostra mente non fa altro che mettere una lente d’ingrandimento su Noi stessi e valutare il nostro agire in qualsiasi occasione. Riuscire a vedere la nostra parte dominante fa comprendere ancora di più ciò che siamo. Comunicare con se stessi per mostrare ed esprimere Noi anche solo banalmente con un look dovrebbe essere alla base di un viaggio nell’interiorità. Il proprio stile viaggia attraverso l’esteriorità passando dalla nostra mente e da ciò che essa produce, per questo quando il cervello emotivo e il cervello razionale trovano un punto d’incontro allora si è conquistata l’armonia con il sorriso. Un sorriso che non coinvolge solo le labbra ma che trascina anche i muscoli degli occhi, un sorriso che prende il nome di sorridere con gli occhi. L’ emotività di solito predomina in varie occasioni, anche la sua etimologia, muovere verso, conferma un primato sulla razionalità che invece delinea la destinazione, ovvero la conoscenza e l’analisi di determinate situazioni. La razionalità ci porta alla conoscenza, l’emotività ci porta all’azione. Per avere il giusto modello di equilibrio dovrebbero entrare in gioco entrambe. La parte emotiva dovrebbe intrecciarsi con quella razionale dando forma e figura a ciò che siamo nel bene e nel male. Se dovessimo raffigurare questo intreccio allora potremo dire che l’abito che si indossa è la parte emotiva e chi lo indossa è la parte razionale. Un contenuto emotivo per un contenitore razionale. Il legame è talmente stretto che uno non può esistere senza l’altro, ed entrambi rispondono alle caratteristiche e alle informazioni che ogni essere possiede.

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Far vivere anche la parte più dark

Quando si indossa qualcosa che esalta una delle tante sfumature di cui si è fatti ci si immerge in una dimensione diversa dal solito e a volte segreta. A volte ciò che è segreto dovrebbe rimanere nell’ombra, dovrebbe avere il colore del buio, dovrebbe anche spaventare, ma l’oscuro ha il suo fascino. L’ inconfessato ha sempre un sapore seducente. Per questo si cerca di dargli luce e di far risplendere la sua tonalità. Sono tante le armi e gli strumenti che hanno questa capacità, che portano a galla la misteriosa parte nascosta. A volte siamo noi stessi a darle vita, altre volte sono gli altri ad accarezzarla e farla vivere. Chi di noi non custodisce in maniera attenta quell’essere segreto, quella parte profonda che si intravede a volte in capi di abbigliamento, in look sfoggiati per determinate occasioni, o solo percepita da tenui atteggiamenti? Ciò che è segreto risulta essere un territorio inesplorato e quando si intuisce non sempre lo si vuole percorrere per timore di non approvare o di non essere approvati. Ma quando esce fuori è perché ci si sente spinti dal voler essere se stessi e dal volersi apprezzare lontano dagli standard imposti. La medaglia ha sempre due facce, quando si mostra una l’altra resta a riparo da occhi. Entrambe però, che sia in contesti diversi o in momenti precisi, devono vivere. Può succedere che non si riesca a riconoscere alcuna sfumatura segreta, ma forse perché non si riesce ad individuarla o ammetterla, oppure non le si dà importanza o valore. Quando invece le si vuole dare libero sfogo ecco che la si lascia libera di vagare. Una differenza sostanziale che esiste quando si mostra una faccia della medaglia rispetto ad un’altra sta tra il volere attrarre l’attenzione a tutti i costi e l’ avere il reale desiderio di vivere tutto, di essere autentici anche nel vivere tutto. Ciò che si palesa, ciò che esce dall’oscurità si mette in vetrina e narra ciò che fino ad allora era rimasto inespresso. Quando quella faccia celata viene alla luce lo fa in ambienti non visibili a tutti e ne trae appagamento. Cosa comporta svelare una parte segreta di noi a persone scelte? Cosa crea in noi il pensiero di regalare luminosità a ciò che era al buio? Siamo sicuri che la nostra parte più oscura ha il coraggio di mostrarsi o vuole solo rimanere nel suo protetto habitat? Se ci si riflette la risposta è racchiusa in una parola, ‘libertà’. Quanto è importante sentirsi liberi di agire, di essere, di volere, di desiderare, semplicemente di vivere! Basta riuscire a guardare dentro il segreto, lasciarlo specchiare e farlo riflettere affinché possa vivere in un altro mondo. Ma se lo si fa vivere non è più segreto? Certo che rimane segreto, perché si limita a vivere come merita solo in un ambito ristretto. Diventa esclusivo per se stessi e per chi ne è lodevole di nota. Come quando vogliamo farci vestire da un abito nero che sappiamo ci farà brillare perché solo modellato al nostro corpo crea quel mix perfetto per prendere parte ad una serata irripetibile.

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Quando il comunicare in maniera efficace diventa un’arte!

L’arte del comunicare non è un qualcosa che compri al mercato, non è qualcosa che si vende attraverso i libri o attraverso gli studi sulla comunicazione, non è una materia che impari a memoria e subito dopo diventi abile nell’arte del comunicare. L’arte di comunicare raggruppa diversi campi. Si comunica attraverso la parola, attraverso i gesti, attraverso i comportamenti, si comunica attraverso ciò che si indossa, si comunica attraverso suoni, sguardi, insomma si comunica sempre e comunque. Ma siamo sicuri di comunicare in maniera efficace sempre? Siamo certi che quello che vogliamo dire o vogliamo comunicare arriva in maniera comprensibile ed esatta? Per questo bisognerebbe considerare il comunicare un’arte, per questo bisognerebbe sapere che qualsiasi espressione che sia essa digitale, visiva, sensoriale, scritta, ha un peso e che quel peso si traduce in conoscenza. Quando ci vestiamo o anche solo quando scegliamo cosa indossare diamo importanza ai dettagli, diamo un occhio di riguardo al colore delle scarpe, all’abbinamento di un capo su un altro, ci concentriamo su quale gioiello deve firmare il nostro look, insomma nulla è lasciato al caso. Tutto quello che andremo ad indossare comunicherà la nostra persona o il nostro messaggio. La stessa meticolosità con cui scegliamo come vestirci e cosa portare dovrebbe essere usata anche quando utilizziamo la parola o la scrittura. Non è ammissibile dichiarare che quello che volevamo dire non era quello che pensavamo. L’arte della comunicazione dovrebbe essere un’arma sempre precisa senza sbavature, dovrebbe essere scrupolosa quando la si sfoggia e dovrebbe rivelare la persona che la sta usando. Ciò che si comunica dovrebbe prima essere assimilato da chi deve comunicare il messaggio e poi essere compreso dal destinatario grazie alla concretezza della comunicazione. A volte ci si dimentica quando sia importante il saper comunicare nel mondo virtuale o digitale, non solo perché ci sono fraintendimenti ma perché chi comunica potrebbe lanciare messaggi che lo ‘marchiano’. Come al mondo ci sono diverse lingue anche nella comunicazione ci sono diversi modi e quei modi dovremmo prima impararli a conoscere e poi utilizzarli per diffondere ciò che vogliamo. La natura della comunicazione efficace si avvale di qualcosa che va oltre la mera trasmissione del messaggio, ha in se un supplemento di anima. Ed è proprio il sentimento che deve essere contemplato all’interno del comunicare, perché altrimenti il messaggio rischia di non essere considerato.

I vestiti sono degli artifici semiotici, cioè delle macchine di comunicazione” Umberto Eco.