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Viviamo nell’assurdo. E lo chiamiamo normalità.

Succedono cose nel mondo che, solo dieci o quindici anni fa, avremmo definito inquietanti, fuori tempo, fuori misura. Oggi invece le leggiamo distrattamente, mentre scorriamo un feed, beviamo un caffè, rispondiamo a un messaggio. Non ci fermano più. Non ci interrogano davvero. Sono diventate sfondo o musica di sottofondo. E questa è forse la vera anomalia del nostro tempo: non l’assurdo in sé, ma la sua normalizzazione.

L’assurdo come la nuova quotidianità.

Relazioni con Intelligenza Artificiale. Persone che instaurano legami emotivi, affettivi e anche romantici con chatbot o modelli di intelligenza artificiale, compresi matrimoni simbolici o fidanzamenti digitali.

Mariti in affitto. Uomini o donne che vengono pagati per fare da compagnia su misura, come se la relazione fosse un servizio da noleggiare e non una storia da costruire.

Cosmetici da bambini. Esistono bambini che utilizzano cosmetici pensati per adulti. Rimpolpanti labbra. Skincare anti-age. Routine estetiche che parlano di correzione, miglioramento, prevenzione. Non stiamo parlando di gioco simbolico. Non di travestimento. Non di sperimentazione innocente. Stiamo interiorizzando uno sguardo adulto su un corpo che non è ancora pronto a sostenerlo.

Genitorialità simulata…con bambole. Persone adulte che vivono una quotidianità con bambole. Le vestono, le fanno mangiare, le portano in giro, parlano con loro, narrano storie di routine famigliari. Le bambole non crescono e non contraddicono e non esigono responsabilità.

Bambini che ballano canzoni da adulti senza educazione affettiva. Accettiamo video di bambine che mimano canzoni e comportamenti erotizzati, ma nella stessa società respingiamo educazione sessuale e affettiva nelle scuole.

La stima diventa una classifica. Non conta chi sei, ma dove arrivi. Il corpo diventa trofeo. Il successo diventa identità, la visibilità diventa valore morale. Se vinci vali, se performi esisti, se raccogli consenso sei legittimato.

Celebrazione di fenomeni social…effimeri. Fenomeni che raccontano un tempo in cui si può avere visibilità senza dire nulla. Essere riconosciuti senza aver creato qualcosa. Funzionare senza un perchè, e scambiarlo per valore.

Tutti questi paradossi non parlano di stranezze isolate. Parlano della stessa difficoltà di fondo: facciamo sempre più fatica a reggere l’esperienza umana reale. Quando non sappiamo reggerla, cerchiamo scorciatoie.

Scegliamo relazioni senza rischio perché l’altro reale contraddice, delude, chiede presenza.
-Affittiamo ruoli perché l’intimità espone.
-Simuliamo legami perché amare davvero implica perdita e trasformazione.
-Anticipiamo il corpo prima dell’identità perché l’attesa ci mette a disagio.
-Mostriamo tutto senza spiegare perché spiegare significa assumersi responsabilità.
-Stimiamo chi vince perché il fallimento ci spaventa.
-Contiamo i like perché il confronto diretto è più difficile da sostenere.
-Celebriamo fenomeni vuoti perché non chiedono coinvolgimento emotivo.
-Funzioniamo senza un perché perché sentire costa.

Ogni paradosso è una difesa emotiva.

Reggere l’esperienza umana significa restare anche quando non conviene, quando non c’è premio immediato, quando non c’è consenso, quando non c’è podio.

Tutti questi paradossi raccontano una cosa sola: non viviamo in un mondo strano, ma in un mondo che fatica a stare dentro lesperienza umana.

Forse quello che dovremmo fare non è funzionare meglio, ma imparare di nuovo a restare dentro ciò che sentiamo.

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Il Fenomeno delle Challenge sui Social Media

Il termine Challenge nel mondo social è diventato una prerogativa tra i giovani. Anche tra i non più giovanissimi, il fenomeno è diffuso. Sfidare la community a compiere determinate azioni, condividendo i risultati, sembra essere il modo preferibile di comunicare sui social media. Le persone vogliono appartenere a un gruppo. Vogliono ottenere like e commenti. Questo desiderio le spinge ad alzare il livello di sfida. La mancanza di consapevolezza dei rischi guida le Challenge. La diffusione di informazioni false è un altro fattore. Inoltre, la violazione della privacy e la noncuranza di dare valore a temi importanti incidono su questo fenomeno.

Se rifletto mi sembra di rivivere in piccolo quello che succedeva quando il social non esisteva. C’è sempre stato il compagno del gruppo più temerario, più scanzonato, più libero di osare, che incitava gli altri a sfide ‘pericolose’. “Vediamo se riesci ad arrampicarti su quella rupe. Vediamo quanti minuti trattieni il respiro sott’acqua. Vediamo se hai il coraggio di…”.Tutto sembrava girare sul dimostrare chi era più spericolato dell’altro. Certo l’obiettivo non era vincere i propri limiti, dato che erano sfide proposte da altri. Ma il fine ultimo era essere visto come il protagonista che eccelleva in quella sfida. Essere sempre al centro dell’attenzione perchè altrimenti eri emarginato.

Volete sapere una cosa? Io non ho mai permesso a nessuna sfida di plasmarmi. Ma questa è un’altra storia.

Se si intrecciano le Challenge con temi sessuali il risultato diventa esplosivo. Il sesso è un tema che ha sempre fatto scalpore. È un tabù e porta la curiosità ai massimi livelli. La Sex roulette, che ricorda la roulette russa, consiste nel partecipare ad incontri sessuali a viso coperto senza alcuna protezione. Il Calippo tour e il Chinotto tour portano le ragazze a girare l’ Italia per avere rapporti orali con sconosciuti, filmarli e pubblicarli sulle piattaforme. La nota distintiva di queste sfide è l’età dei partecipanti. Una età ancora non sviluppatasi a livello conoscitivo. Una età che è adolescenziale. Una età che non dona valore al sesso, all’atto in sè ma anche a ciò che significa per se stesso.

Perchè c’è sempre più partecipazione? Perchè c’è sempre più eco? L’esigenza di provare emozioni intense e di superare gli altri è sempre più pressante. Il desiderio di essere accettati dal gruppo e di conformarsi alle norme sociali è sempre più urgente. La voglia di attirare l’attenzione degli altri ha sempre più radici sulla mancanza di autostima.

E se la partecipazione a queste Challenge dipendesse anche da una assenza di educazione sessuale? E se fosse legato anche dal divieto a parlare di temi sessuali? Di sicuro una informazione accurata fornirebbe nozioni chiare e precise. Donerebbe maggiori strumenti di conoscenza della propria sessualità e dei propri desideri.

Cosa ci distingue dalla massa se non il sapere!

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Una Mente Libera, un Comportamento Libero

Questa espressione suggerisce una connessione diretta tra i nostri pensieri e le nostre azioni. Nello specifico cosa significa?

I pensieri influenzano le azioni. Se si possiede una mente libera da pregiudizi, si è più propensi ad agire in modo naturale, spontaneo e autentico. La libertà diventa espressione di se stessi. Essere se stessi senza censure o inibizioni porta automaticamente a connettere il proprio livello mentale con quello comportamentale. Si sfidano le convenzioni. Si segue maggiormente il proprio intuito mettendo in discussione le norme sociali.

I nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre percezioni influenzano il nostro comportamento. Tutto sta nel come si usa la nostra mente e su cosa si sofferma. Per fare un esempio, se pensiamo di essere incapaci, tenderemo a comportarci di conseguenza, se la mente segue una apertura positiva si avranno comportamenti creativi ed audaci. Psicologicamente parlando è un pò quello che fa il motivatore o life coach, considerare i pensieri come programmi mentali che guidano le azioni. L’ambiente che ci circonda può incoraggiare o limitare l’esplorazione e la libertà di scelta, di conseguenza promuovere o ostacolare comportamenti più liberi.

Ciò che influisce sul livello di apertura all’esperienza è la personalità, come si interpreta il mondo e si interagisce con esso. Più si possiede una mente libera più si tende ad essere predisposti a provare nuove cose. Il ruoli che assumiamo all’interno di una società influenzano i nostri comportamenti tanto che diventa difficile agire in modo sincero costringendoci a conformarci al ruolo specifico.

La mente è un arma di potere e comanda le nostre azioni. Più essa è libera più essa è creativa. Più è padrone dei suoi valori e desideri meno è conforme alle aspettative degli altri.

‘Una mente libera, un comportamento libero’ a livello sessuale ed erotico cerca di costruire una propria etica sessuale. Non si pensa mai ai benefici di ‘una mente libera, un comportamento libero’ anche a livello sessuale. Non si pensa che tra i giovamenti esiste una maggiore soddisfazione sessuale individuale e di coppia. Esistono relazioni più profonde date da una comunicazione più onesta e aperta. Non si pensa che si sfidano i tabù a vantaggio di un loro superamento e quindi di un atteggiamento più sano e rispettoso verso la sessualità. E ancor più importante non si pensa che ‘una mente libera, un comportamento libero’, offre la possibilità di prendere decisioni consapevoli. Si pensa invece che ‘una mente libera, un comportamento libero’ sia qualcosa di diverso dal tradizionale e quindi si ha paura del diverso. Si ha paura di una minaccia del controllo sociale. Si ha paura che ci si possa allontanare dalle regole di moralità e dalla religione. Si ha paura del caos e del disordine che ne possa derivare. In ultimo ma non per importanza, si ha paura che un comportamento libero si possa associare a stereotipi negativi come l’egoismo o l’irresponsabilità.

“La libertà inizia dove finisce l’ignoranza” (Nelson Mandela)

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Atto di Libertà

Un atto di libertà è muovere la propria mente verso una dimensione in cui tutto è lecito, in cui tutto è proiettato alla soddisfazione completa, psichica e fisica. Sentirsi gratificati da quell’atto di libertà è sinonimo di ricompensa del cervello, che rilascia dopamina e altri neurotrasmettitori associati al piacere e al benessere. In quell’atto di libertà ci si abbandona completamente per arrivare ad un gradino superiore di espressione di se stessi. Questo è successo a due pornodivi, Rocco Tano in arte Siffredi e Anna Moana Rosa Pozzi in arte Moana Pozzi. Si è cercato di ‘studiare’ entrambi in due docu- serie mettendo sotto i riflettori il loro mondo, il loro essere umano e il loro essere sessuale. Due mondi sessualmente attivi in modo differente, non solo perchè sono di genere opposto ma perchè concepivano il sesso in due modi diversi e in altrettanto modo lo vivevano. Li accomunava però un unico denominatore: il loro atto di libertà. Si sentivano liberi di essere se stessi, senza sovrastrutture o ornamenti inutili.

Per Rocco Tano il faro fu dato, come per ogni bambino, dal mito di sentirsi un eroe ma non dall’armatura scintillante di un cavaliere di altri tempi, ma da quella di maschio che non frenava le sue voglie sessuali. Un eroe del sesso. “La dinamite fra le gambe” aveva un’unica miccia, la libertà del suo essere carnale e maschio. Il potere indiscusso di Rocco Tano che lo portò a trasformarsi in Rocco Siffredi fu l’essere reale in ogni sua forma sessuale. Rocco fu la raffigurazione del sesso reale. Glielo si leggeva negli occhi e glielo si vedeva nei movimenti. La sua fame era carnale, non la nascose ma ne fece il suo superpotere. Il suo essere pornografico venne alimentato non dall’amore o da una sensibilità all’amore, ma dalla bramosia carnale che lo dominava. La sua popolarità la si deve al suo atto di libertà nell’essere esattamente ciò che sentiva di essere.

L’atto di libertà di Moana Pozzi è mosso dall’amore per gli uomini. Questo è il punto di vista della docu-serie. Se con Rocco Siffredi si può avere una rispondenza concreta, con lei, che non c’è più, manca il riscontro reale. Quindi rimane il punto interrogativo sul realismo della serie. Il proiettore su Moana riflette il suo essere donna immagine con la voglia di essere qualcos’altro oltre che pornodiva. Il suo fare sesso, la sua pornografia, erano edulcorati dall’erotismo e dalla sensualità che la contraddistinguevano. Moana faceva sesso con chi la guardava, ovvero con l’obiettivo della telecamera. La sua libertà era dettata dalla voglia di piacere ed essere terrena. Sentirsi terrena era la sua forza, perchè godeva del desiderio che leggeva negli occhi di chi la osservava. La sua fama sicuramente venne dal suo essere vera e reale.

Questi atti di libertà fanno paura alla gente. Questi due personaggi facevano e fanno paura alla gente. Esprimere i propri desideri sessuali e reali fa paura alla gente. Le loro docu-serie, la loro rappresentazione reale, sconvolgono il senso del pudore del paese. Ecco perchè difficilmente si accetta un atto di libertà!

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Scoperta di se stessi

Più volte nei miei articoli ho parlato di sessualità, di pratiche sessuali, di educazione alla sessualità, di sdoganare tabù perchè ci limitano, e ci tengono legati ad una realtà piena di condizionamenti, ma ci siamo mai chiesti se conosciamo veramente noi stessi e il nostro corpo? Abbiamo mai fatto un percorso alla scoperta di noi stessi? Abbiamo viaggiato tra i meandri del nostro corpo ed esplorato ogni insenatura? Sembriamo essere padroni del nostro corpo, lo alleniamo in palestra, lo portiamo a dedicarsi alle passioni anche più estreme, lo sottoponiamo a regimi alimentari considerevoli, eppure ci siamo mai dedicati a conoscerlo veramente? Ci siamo presi del tempo per ‘studiarlo’, per capire come reagisce ad uno stimolo o ad una vibrazione? Abbiamo mai messo impegno per arrivare alla conoscenza di ciò che desidera? L’ assurdità risiede nell’ investire tempo e voglia a creare legami sociali, a gestire relazioni più o meno intime, ma senza avere la comprensione di se stessi, dei propri bisogni, dei propri desideri. Avere la consapevolezza di se stessi attraverso l’arte dello scoprirsi è il primo passo da fare. Ma come succede di solito l’essere sociale è portato alla ricerca di un nuovo amico, di un nuovo amore, di nuove persone con cui comunicare per non sentirsi solo. Perchè la strada più facile è quella più percorsa? Correre una maratona senza allenamento fisico, emotivo e mentale, è possibile? E allora perchè avvicinarsi agli altri senza l’esplorazione personale risulta essere la rotta che si segue? Un passo da fare, forse il primo passo, è quello di uscire dal bigottismo fatto di non insegnamento e non conoscenza. Il bigottismo deriva da una mancanza di comprensione, apertura mentale o consapevolezza delle proprie convinzioni. Palpare se stessi consente di sviluppare una mentalità più aperta e tollerante verso punti di vista diversi.

Avete mai pensato che la scoperta del nostro corpo è frenata dalle paure? La paura del giudizio. La preoccupazione su come gli altri (o anche noi stessi) possono percepire il nostro corpo. La paura dell’insicurezza. Sentirsi insicuri riguardo al proprio aspetto e alle proprie imperfezioni. La paura dell’intimità. La paura di non accettarsi o essere accettati durante esperienze intime. La paura del dolore o del disagio. Apprensione sulle sensazioni fisiche sgradevoli durante l’esplorazione del proprio corpo. La paura dell’ignoto. Il timore di ciò che si potrebbe scoprire. Ma la domanda che ci si pone davanti a questa lista di paure è: “vuoi superarle?”

E quali sono i diversi modi per esplorare e scoprire il proprio corpo? La masturbazione consapevole che aiuta a conoscere le preferenze e i desideri. L’esplorazione tattile, grazie alla quale si toccano le diverse parti del corpo in modo consapevole, carpendo sensazioni e reazioni. Lo Specchiarsi e l’osservarsi, comprendendo e accettando il proprio corpo. Tutto questo rispettando i propri confini personali, che sono le linee guida che ci fanno sentire a proprio agio.

Trascurare e sottovalutare la scoperta e l’esplorazione del proprio corpo blocca la comprensione approfondita di se stessi. Limita il benessere individuale.

Siete sicuri di avere conoscenza e padronanza del vostro corpo o vi state solo nascondendo rifugiandosi in una bell’ involucro modellato come argilla?

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I film che sottolineano la realtà

Con questo articolo voglio partire dall’analisi e dall’interpretazione personale di un film, Vicini di Casa di Costella, per arrivare a come di solito si vive e si pensa il sesso. Difficilmente l’erotismo è stato toccato dalla sfera cinematografica italiana. Di solito o si pone l’argomento sulla comicità o lo si affronta solo per scopi commerciali senza sviscerarlo e guardarlo alla lente d’ingrandimento. Vicini di Casa sembra ricalcare l’ambientazione del film Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese.

Tutto si svolge dentro le quattro mura di casa. Una coppia invita a cena un’altra coppia. Entrambe sono etero, unico e solo punto in comune dato che per il resto sono agli antipodi. La coppia che apre le porte della propria casa è la tipica coppia sposata ormai stanca di tutto, che discute per qualsiasi cosa e che prende tutto come pretesto per non trovare alcun punto d’incontro. Una coppia che vive l’amore solo ricordando i momenti passati, un amore che non ha con se gesti di affetto e ancor meno una vita sessuale attiva. Una coppia che è talmente abituata a ‘sentire’ ciò che fanno gli altri che non si chiede il perchè sia arrivata ad avere al suo interno due persone quasi estranee. La coppia che entra in casa è rappresentata dai loro vicini, da coloro che abitano nello loro stesso palazzo, quindi non lontano da loro, ma che orbitano nel loro stesso ambiente fisico. Questa coppia non è sposata ma l’amore che provano l’uno per l’altra si legge dai loro movimenti, dai loro sguardi e dal loro essere complici. Una coppia fuori dagli schemi tradizionali, il cui legame è presente anche e soprattutto sotto le lenzuola. Una coppia che vive il sesso libero da qualsiasi pregiudizio o tabù. Una coppia che abbraccia il sesso ponendolo su un livello che va oltre l’immaginazione. Una coppia che pratica il sesso assiduamente, e che lo fa anche con l’aggiunta di altre persone.

Il sesso visto dalla coppia che ospita è quello conservatore, che esiste in nome dell’amore, quell’amore ormai dimenticato. E’ un sesso razionalizzato, carico di stereotipi, cliché e tabù, pieno zeppo di indici puntati e parole nemiche dei comportamenti sessuali. Il sesso visto dalla coppia invitata è ricco di vita vissuta, di intesa coniugale, è libero di esprimersi in tutti i modi possibili. Questa contrapposizione non solo si nota dal modo di parlare e dal comportamento ma anche da cosa indossano. I primi hanno un abbigliamento gessato e serioso, i secondi disinvolto e provocante. Anche la casa sembra rispecchiare quell’amore ormai stantio e chiuso in un passato che non tornerà più. Sembra riflettere un eros ingabbiato, un erotismo sempre sotto controllo che non deve superare alcun confine ben stabilito. Una sessualità pietrificata, gelida, congelata. La coppia che si affaccia in questo ambiente così chiuso invece sprizza calore da ogni poro, dal sorriso alle chiacchiere, fino ad arrivare alla proposta. Proposta che incuriosisce ma che viene subito allontanata e denigrata, che viene quasi violentata da quel giudizio continuo che la società usa come ossigeno.

Attraverso il film l’erotismo non viene ridicolizzato o mitizzato. Bensì viene preso e posizionato davanti ad uno specchio. Ecco perchè spesse volte i film sottolineano la realtà, e diventano i testimoni di quella stessa realtà.

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande”. (Woody Allen)

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Fluidità sessuale: la scelta del non definirsi!

La sessualità è stata sempre ingabbiata in schemi rigidi e inflessibili. Tutto doveva rispondere ad un preciso ordine schematico. Tutto doveva percorrere un iter ben preciso. Eppure il piacere non ha un orientamento rigoroso. Tutto ciò che esce fuori dagli standard prefissati della società viene guardato con distanza o addirittura viene censurato. La disapprovazione è dietro l’angolo soprattutto quando si parla del mondo sessuale. Oggi sembra esserci più tolleranza o accettazione, ma siamo sicuri di questo?

Se vi dicessi che la scoperta del piacere e del modo di viverlo dovrebbe essere libero da qualsiasi restrizione, cosa mi rispondereste? Il piacere non è un dovere o un obbligo e deve indirizzarsi verso un modello conosciuto. Il piacere si fonda su un termine che al momento viene usato per qualsiasi desiderio non tipico, il vocabolo è fluido, in altre parole mutevole.

Di fluidità ne parlò negli anni ’50 il sessuologo statunitense Kinsey, dicendo che non tutto si deve ridurre a due fazioni, quella dell’eterosessuale e quella dell’omosessuale, ma ‘l’orientamento sessuale umano non è binario ma fluido e soggetto a molte variazioni nel corso della vita’. Kinsey all’epoca con i suoi studi sradicò il pensiero conservatore e bigotto che condannava quelle pratiche sessuali soggettive e personali che si allontanavano dal sesso coniugale finalizzato alla procreazione. Purtroppo il pensiero di oggi, nel 2023, sembra essere ancora tradizionalista anche se si è consapevoli che il mondo sta andando verso una fluidità. A volte è più forte di ogni essere umano convivere con questa evoluzione o meglio realtà di fatto. Con Kinsey si parlò di legittimare la bisessualità, la masturbazione, il sesso extraconiugale e altre pratiche sessuali ritenute vergognose. Siamo sicuri che oggi tutto questo sia ammissibile? Siamo certi che oggi dogmi religiosi, pregiudizi, scarsa informazione e scarsa conoscenza del proprio corpo si sono superati? Se per Kinsey all’epoca ci furono condanne perchè accusato di istigazione al libertinaggio e all’adulterio, nonostante il suo dire era basato su ricerche e studi, oggi come oggi non c’è nessuno che metterebbe in dubbio l’acconsentire di questi orientamenti e comportamenti sessuali?

Il concetto di fluido mette in evidenza diverse sfumature. Come i colori sono fatti da tonalità diverse che si distanziano dal colore preciso, anche nel mondo sessuale tutto risiede in sfumature più o meno sganciate dalle etichette. Termini che fanno parte del linguaggio fluido sono evoluzioni del concetto gender come cisgender, transgender, transessuale, genere non binario, genderqueer, genderfluid, agender. Esiste anche il termine eteroflessibilità, in altre parole una persona che pur essendo eterosessuale si sente attratta da persone del suo stesso sesso senza essere contemplata come bisessuale o omosessuale.

In conclusione, a quanto detto io rispondo nel seguente modo: “già si fa fatica a leggere un libro erotico e a discuterne, figuriamoci a comprendere la fluidità sessuale”.

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Alla ricerca dei propri Sensi Ribelli: domande e risposte

Quando si pongono domande si ha sempre un doppio fine: il primo quello di soddisfare la curiosità, il secondo quello di conoscere meglio chi si ha davanti. Per questo rispondere alle seguenti domande mi ha regalato la possibilità di inquadrare meglio la mia scrittura, il mio modo di essere e non per ultimo il mio modo di pensare.

Buona lettura.

Chi è Simona Iannini e perchè scrive di erotismo?

Sono una Donna che ha guardato dentro di sè. Una Donna che ha osservato se stessa allo specchio scoprendosi e leggendo varie sfumature di sè. Una Donna che ha scelto di mettere nero su bianco ciò che è l’immaginario erotico, ciò che sono le fantasie erotiche. Quelle stesse fantasie che si affacciano alla mente ma che non si lasciano vivere e a volte si zittiscono. Scrivo di erotismo perchè è la parte di noi più nascosta e mai ostentata. Perchè è sempre presente da quando ci si riconosce incorniciando la nostra personalità. L’erotismo è uno dei nostri volti e ci caratterizza.

Che ruolo gioca l’amplificazione dei sensi nel viaggio di riscoperta di Luna?

I sensi sono il motore dell’introspezione fatta da Luna. I sensi guidano Luna verso un’evoluzione, verso una maggiore consapevolezza di se stessa. Portano Luna ad identificarsi. Per tutto questo, l’amplificazione dei sensi è fondamentale per dare un significato a tutto ciò che prova, sente e le accade.

Credi veramente che spingersi oltre ogni limite per raggiungere un nuovo piacere sia sempre qualcosa di positivo? Non si può rischiare di diventare ossessionati e condizionati da ciò?

L’ambizione sana non fa altro che farci superare i limiti, nel lavoro, negli obiettivi che ci prefiggiamo, nello sport, nella vita in genere. Perchè allora quando si parla di sesso o di erotismo tutto si deve limitare? Perchè il piacere deve essere circoscritto ad un solo ambiente o ad un solo pensiero? Spingersi oltre ogni limite in campo sessuale, mantenendo la lucidità e l’equilibrio, apporta emozioni nuove che rendono piccante l’essere abitudinario. Raggiungere un nuovo piacere è sempre positivo perchè aumenta tassello dopo tassello la conoscenza di se stessi. La comprensione di se stessi sta alla base di ogni rapporto sano. L’ossessione o la dipendenza può sfociare in qualsiasi cosa facciamo, sta a noi usare la testa e non portare nulla ad essere una patologia. Non si può pensare che essendo in un ambito sessuale allora tutto debba rispondere a deviazione o perversione. Proviamo a guardare l’erotismo con con un binocolo o con una lente di ingrandimento piuttosto che guardarlo ad occhio nudo in modo superficiale.

L’esperienza che Luna vive al party non può essere condizionata dalla spettacolarizzazione della vita a cui ci sottopone la nostra società e perciò anche dalla spettacolarizzazione del piacere? E quindi ricavare piacere già solo dal fatto che gli altri osservano ciò che fai?

Esiste un piacere ancora più sottile di quello che si fa per gli altri, ed è quello che guida il nostro piacere attraverso gli altri. Gli altri diventano un mezzo di emozioni per noi stessi. Noi godiamo del desiderio degli altri, non del nostro salire sul palco. Spettacolarizzare il piacere non è altro che esibirlo, metterlo sotto i riflettori, dargli l’importanza che merita. Il piacere diventa ossigeno che fa vibrare ora gli spettatori ora i protagonisti, che si scambiano in modo continuo i loro stessi ruoli. Luna è l’esempio di Donna che gode di se stessa guardandosi con gli occhi del pubblico. E non penso che tutto questo sia condizionato dalla società, bensì dal nostro stesso volere.

Ricercare questa esperienza di esibizione può nascere dall’idea di essere autori, in modo inconscio, di qualcosa di cui si ha pieno controllo, a differenza della vita in cui spesso ci ritroviamo a subire le circostanze?

Freud diceva che l’inconscio è l’insieme di impulsi che non affiorano alla coscienza di noi individui. Quindi avere un desiderio di esibizione è qualcosa di incontrollabile ma che è fondamento del nostro sentirci appagati. In definitiva una parte di noi ricerca continuamente momenti, occasioni, per far vivere l’inconscio. Non credo che la voglia di esibizione derivi da qualcosa di cui si ha pieno controllo, ma a mio avviso scaturisce da un incontenibile appetito. Più si brama un desiderio più si fa di tutto per esaudirlo.

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L’arte erotica: Ritratto di Simonetta Vespucci di Piero di Cosimo

L’arte erotica seguiva il periodo in cui si esprimeva. Nel Medioevo con l’avvento del Cristianesimo si assiste ad una condanna generalizzata della sessualità e ad una restrizione nel modo di esercitarla. Purtroppo in questo periodo si demonizza la carne e il corpo, assimilandoli a luoghi di depravazione e di peccato, togliendo loro qualsiasi dignità, specialmente per il corpo femminile. In questo periodo si parla di donna peccatrice e tentatrice, di peccati capitali e in particolare di quello della lussuria. La lussuria era raffigurata come una donna demone e veniva scolpita sulle pareti delle chiese, a ricordare che la donna era satana. La chiesa rifiutava qualsiasi carnalità e non mancava di ricordarlo attraverso pitture, disegni, sculture e raffigurazioni in genere. Nonostante questa visione negativa da parte della chiesa, esisteva comunque un immaginario medievale che considerava l’erotismo e la sessualità da un punto di vista positivo. Basti pensare alla rappresentazione di alcune scene del Decameron di Boccaccio. Nel corso del Medioevo con l’avvento della poesia cortese e cavalleresca, il carattere sensuale ed erotico dell’amore si mostra modificando anche i ruoli dei generi. Se prima l’uomo era il corteggiato ora diventa lui il corteggiatore. Se prima la donna era oggetto di proprietà ora viene adulata, venerata, lusingata. Ed ecco che la Donna viene rappresentata nella sua nudità, dando valore a quel corpo che non solo serviva alla maternità ma che era oggetto di desiderio erotico. Pitture che portano la donna in bella vista. Il seno della donna si svela affermando il suo potere erotico.

Nel Rinascimento il seno viene mostrato con naturalezza e consapevolezza. Il seno riveste un ruolo erotico e sensuale senza eguali. Simonetta Vespucci venne celebrata per la sua attraente bellezza dopo il matrimonio con Marco Vespucci. Firenze ne fu ammaliata e Piero di Cosimo ne raffigurò il fascino. Divenne l’icona della bellezza, con quel suo incarnato chiarissimo e i suoi lineamenti puri. Il pittore fonde l’avvenenza di Cleopatra con quella di Simonetta. Il seno svelato non stride, ma è simbolo di quell’appariscenza femminile che il periodo ricerca. L’erotismo è dato da un seno lieve, pallido e appena accennato, sul quale striscia il simbolo del peccato, il serpente. La posa della donna favorisce la visuale dello spettatore dandole un valore in più. Una delle ipotesi di studio su questo dipinto è il simbolo della vanità. La vanità ha in sè parti di erotismo. L’esposizione o l’esibizione del seno non è del tutto privo della stessa vanità. Non vi è un vedo e non vedo, ma la femminilità della donna viene ostentata e messa in piazza.

La rappresentazione dell’esaltazione dell’amore fisico diventa la chiave dell’erotismo nei dipinti rinascimentali.

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Aprire il vaso di Pandora

Ormai sapete che la mia penna va al di là del mero significato dei termini. Che si spinge oltre ciò che è l’interpretazione superficiale e che si estende verso riflessioni che abbracciano filosofie diverse. Insomma sapete che la mia scrittura vive di realtà velate, a cui cerca in modo naturale di scostare quel velo che oscura la visuale a 360 gradi. In questo articolo il mio inchiostro nero scoperchia il Vaso di Pandora.

Il mito del Vaso di Pandora ha come protagonista Pandora, una donna astuta e molto curiosa, e il Vaso che simboleggia una parte occulta perchè chiusa. Pandora, disobbedendo agli ordini del marito, apre il Vaso regalato da Zeus. Dal Vaso escono fuori i mali dell’umanità e fra tutti anche il vizio e l’avidità. Con questa metafora oggi voglio essere Pandora che in modo curioso apre il Vaso. Il Vaso in questo caso ha come raffigurazione un sito d’incontri extraconiugali.

“In Francia tutte le riviste parlano di adulterio. È diventato uno stile di vita”, dice Truchot. “Quando si è infedeli ci si sente rassicurati a sapere di non essere i soli”. Il sito per eccellenza ‘dell’adulterio assistito’ porta il nome di Gleeden. La sua nascita risale a circa 14 anni fa. Continua ad avere successo perchè il vizio, la lussuria, l’avidità sono i desideri inconfessabili dell’essere umano. “Il nostro servizio – continua Truchot – non è che un facilitatore”. Mette in contatto persone accompagnate, sposate o single che cercano evasione senza la certezza del lungo termine, senza la speranza di trovare l’anima gemella, ma solo il desiderio di coinvolgimento sessuale. Troppo effimero? Si può darsi, ma il sesso è diventato un mordi e fuggi e questo sito ne è un esempio. Gleeden si distanzia dagli altri siti sessuali perchè gli uomini per chattare pagano. Quindi ti senti quasi al sicuro di trovare uomini signorili e di grande spessore. Invece è tutt’altro. I vizi capitali sono tali perchè tirano fuori parti celate e oscure. Gleeden apre le porte ad uno zoo fatto di uomini e donne con istinti velati. Il dire che l’apparenza inganna vale anche per questo sito. Ovviamente tutto sembra essere mosso dalla sincerità, dal buon costume, dal fine comune, ma dietro ad una semplice evasione virtuale esiste il desiderio di incontro fisico e sfogo altrettanto fisico. Si parla di affinità e di complicità solo per arrivare all’incontro e decidere se il sentirsi ‘animali sessuali’ è condiviso. Il sito porta a buttar giù barriere che difficilmente nella quotidianità si abbattono e tutto quello che si cerca è sfamare i più primordiali istinti sessuali. Il virtuale è contemplato solo nella misura dell’approccio a volte originale, spesse volte semplice e stanco. La stanchezza deriva dalla sempre minore offerta femminile e dalla maggiore competizione maschile.

Il sito sembra a portata di donna. Una donna sicura di sè che sceglie la trasgressione per evadere dalla propria vita ufficiale. Questo è lo slogan del sito. Sicuramente il sito porta la donna a chiedere, mostrarsi e volere ciò che non ha nella vita di tutti i giorni, ma non è a favore delle donne. Se esistesse il favore allora esso deriverebbe dall’incontrare un uomo che va al di là delle aspettative maschiliste, e dato che è improbabile il favore si ripiega nella speranza di riuscire a trovarne uno che risponde agli stessi obiettivi.

L’uomo Gleeden è l’uomo che si nasconde anche da se stesso. Non ammette a se stesso che tutto quello che vuole non è intavolare una conversazione erotica ma solo arrivare al dunque nell’atto sessuale. Tutto sembra molto ripetitivo. Nessuno fa differenza. Nessuno investe tempo nel relazionarsi. La sfortuna dell’uomo Gleeden sta nel non riuscire a dire che vuole sesso e basta. Ha paura lui stesso di essere giudicato ‘materialista’.

Le donne Gleeden vengono considerate isteriche, arroganti, deluse e brutte, ma la loro sfortuna sta nel non riuscire ad essere se stesse e dire cosa cercano.

Questo sito evidenzia la continua frustrazione che risiede nei confronti del sesso. La continua ricerca di sesso al di fuori dei rapporti quotidiani. Se anche fosse questa la trasgressione più ambita, accettare che si vuole fare sesso con più uomini e donne senza alcun legame, neanche un minimo di considerazione umana, farebbe la differenza.

L’uomo passa da un grado di innocenza ad uno di feroce consapevolezza, ma difficilmente riesce ad assumersi le responsabilità delle scelte fatte.