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Nuova frontiera: il moralismo con cui la società spiega la perversione

Cosa vuol dire Perversione? Questo termine ha diverse connotazioni a seconda del contesto in cui viene usato. In senso generico, il concetto di Perversione è legato a comportamenti, atteggiamenti, desideri, che si discostano dalle norme e dalle aspettative socialmente accettate. Il vocabolo viene usato per descrivere una condotta sessuale o emotiva considerata immorale. Freud parlava della Perversione come una deviazione dai ‘canonici’ desideri sessuali. Gli psicologi oggi parlano di Perversione non come patologia ma come una variazione della sessualità. Gusti sessuali, voglie sessuali, desideri sessuali, che non sono dannosi ma vivono nella consensualità e nel rispetto. Eppure il moralismo della società, quel mostro che la società porta fiera come scettro nelle mani o come corona sulla testa, quella bestia che mangia vivo chiunque muove un passo in direzione diversa dal normale, proprio quel moralismo fa affermare: ‘la Perversione non è altro che una malattia’, perchè tutto ciò che è diverso è frutto di un disturbo mentale. Bisogna pensare che con il termine Perversione si etichettano tutte quelle pratiche sessuali non convenzionali. Quelle pratiche che portano l’essere umano a scegliere liberamente di vivere la sessualità, non nella sua accezione conosciuta, ma come scoperta, esperimento, fantasia, gioco, divertimento, espressione di libertà, scelta sessuale. Tutte definizioni che potrebbero raggrupparsi in una unica parola, Evoluzione, ma che vengono definite da quel moralismo imperante e pressante, come depravate, immorali, pervertite.

Quando non si hanno i mezzi e le conoscenze adeguate per dire la propria, per entrare nel vivo dell’argomento, per esprimere concetti inerenti ad esso, quando gli strumenti sono solo quelli del moralismo, ecco che tutto viene inquadrato come risultato di un trauma, di una malattia. Il moralismo sociale tende a plasmare la comprensione della sessualità, delimitando i confini e limitando i concetti, come quello della Perversione in cui raggruppa tutto ciò che considera ‘fuori norma‘. Ed è questa morale che decide cosa sia giusto o sbagliato nella sessualità. Tutto ciò che chiama Perverso deve essere evitato e represso. Ma la storia ci ha mostrato che la percezione di ciò che è Perversione è in molti casi un costrutto sociale più che una realtà oggettiva. Questo moralismo risponde più a pregiudizi radicati che ad una comprensione autentica e scientifica. Il moralismo sociale verso alcune pratiche sessuali considerate Perverse costringe a vivere nella colpa e nella vergogna. Spinge chi mostra un atteggiamento fuori dagli schemi a conformarsi a ideali di sessualità più conservatori, ignorando la complessità della psicologia e del desiderio umano.

Il comportamento sessuale non convenzionale viene visto quasi come una minaccia all’ordine sociale, ma anche come una malattia da correggere o eliminare. L’idea di un desiderio sessuale diverso è la prova per il moralismo sociale di una instabilità mentale, non certo di una libertà sessuale individuale. Tutto questo purtroppo ha generato la cultura della vergogna che porta molte persone a non esplorare liberamente i propri desideri.

Non si può permettere che la società usi il suo moralismo come scudo, facendo rimbalzare la loro non conoscenza delle diversità dei desideri su coloro che si sentono liberi di esprimersi come vogliono. Il moralismo punta il dito dandosi anche una motivazione del perchè lo fa. Come si sentirebbe il moralista sociale di turno se fossimo noi a puntare il dito verso di lui, motivando il suo atteggiamento come retrogrado, antiprogressista, misoneista, accusandolo di quel comportamento che rasenta il patologico?

La vera libertà sessuale non deriva dal conformarsi a una visione rigida e moralista, ma risiede nel riconoscere e accogliere le infinite forme che può assumere il desiderio umano. Accettare, rispettare, sfumature sessuali.

Esiste un proverbio che si ripete all’infinito “il mondo è bello perchè vario”, e allora mettetelo in pratica!

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La mala educaxxxion

Il titolo di questo articolo riprende un noto programma televisivo del 2011, durato 3 anni con tre stagioni. All’epoca fece scalpore, ma in realtà lo fa ancora oggi. Ciò che incuriosì fu proprio il format. Il fatto che si affrontassero apertamente (senza tabù) tematiche legate al sesso e all’eros (in cui si discuteva di piacere femminile e maschile, di desideri sessuali, di relazioni, di giochi sessuali, di gusti sessuali e molto altro), stimolava a guardarlo. Ma poi ci si scandalizzava di come si affrontassero, con quell’approccio libero che tanto fa discutere e sgranare gli occhi. Quindi lo si seguiva con interesse, ma allo stesso interesse si imputava la colpa data dalla paura di fronteggiare le stesse tematiche, sia con se stessi che con gli altri.

Perchè si parla di questi programmi? Perchè si incoraggia il confronto e la condivisione. E perchè nello stesso tempo si fugge da questo stimolo? I temi affrontati rimangono scomodi e proibiti. E se da un lato si ha curiosità, dall’altro la stessa curiosità viene fatta tacere se non addirittura soffocata. Lo stesso programma offriva una prospettiva diversa, un quadro completo e variegato della sessualità, andando oltre gli stereotipi. Ma chi lo guardava era stereotipo esso stesso. La chiave di lettura del programma doveva risiedere nell’uso della propria intelligenza e non certo nel pregiudizio o giudizio.

La disinvoltura con cui si interagisce in questi dibattiti, la franchezza con cui vengono affrontati temi su cui il mostro del giudizio è sempre dominante, possono essere ‘d’aiuto’ a chi ha difficoltà, anche solo a pensarli? La mia domanda in altre parole verte nel chiedere se può essere ‘terapeutico’, ascoltare e vedere questi tipi di programmi. Inutile dirvi come la penso io. Ma voglio farvi leggere perchè sarebbe importante.

I dibattiti in questione ti espongono a diverse opinioni e punti di vista, aiutandoti a comprendere meglio un argomento da diverse angolazioni. Ciò permette di formare un’opinione più informata e sfumata. Le argomentazioni degli altri stimolano a valutare criticamente le proprie convinzioni e individuare dove si è carenti. I confronti aumentano la consapevolezza su questioni specifiche. E non per ultimo, il tutto incoraggia ad esprimere le proprie idee. Da un punto di vista ‘terapeutico’, sentir parlare di sesso può far superare la vergogna e il senso di colpa legati al sesso, promuovendo un atteggiamento più propositivo. Da un punto di vista ‘educativo’, può far acquisire informazioni corrette sulla sessualità abbandonando i luoghi comuni e sfatando i miti. E dal punto di vista ‘evolutivo’, parlare apertamente di sesso aiuta a renderlo un argomento meno imbarazzante e più accessibile.

Le reazioni della società quando si parla di sessualità e di sesso in modo libero danno sfogo a quell’imbarazzo imperante che parla attraverso le espressioni del volto. Parla attraverso una doppia morale, ovvero che si è più permissivi nei confronti della sessualità maschile rispetto a quella femminile, con giudizi molto severi verso determinate pratiche sessuali. Parla attraverso stereotipi di genere. Attraverso la paura del giudizio, o le influenze culturali e religiose.

La conclusione del mio articolo ha due direzioni. La prima vuole suggerire il dialogo aperto, creando una società più inclusiva e tollerante, che riflette e rispetta le diversità delle esperienze sessuali. La seconda vuole mettere in atto tutto questo, trasportando il programma sul mio profilo, e cercando di dibattere sui temi che ha trattato. Come? Lo scoprirete!

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Giugno, il mese dell’orgoglio sessuale.

Libertà Sessuale nell’Antica Grecia: Mito e Storia

L’antica Grecia insegna che non tutto segue una direzione ma che al mondo le varianti sono tante. Che i miti danno il loro contributo nel capire sempre meglio come vivevano e pensavano gli esseri umani. Ed è proprio dal mito dell’androgino di Platone che voglio partire. Conosciuto anche come mito della mela (forse ecco perchè si parla della ricerca dell’altra metà della mela).

La figura dell’essere umano era rotonda. Possedeva due volti, quattro braccia, quattro gambe, due sessi. Per questo motivo a quei tempi i sessi non erano due ma tre. Vi erano le forme maschio-maschio, femmina-femmina e quelli androgini, composti da una metà maschile e una femminile. In questa forma sferica gli esseri umani si spostavano rotolando. La loro vigoria e grandezza d’animo sfidava gli Dei nello scalare l’Olimpo. Ma questo comportamento portò gli Dei a punirli, maledicendoli. Decisero di dividerli in due con lo scopo di indebolirli. La conseguenza fu che le metà iniziarono a bramare un ricongiungimento per ritornare alla loro forma d’origine. Spendevano le loro giornate a tentare di avvinghiarsi e tornare al loro essere di partenza, ma con zero risultati. Non mangiavano, non dormivano, non lavoravano. Il mondo si fermò. Zeus si impietosì e decise di dare loro la sazietà attraverso l’unione dei genitali. Quindi femmine e femmine, maschi e maschi, femmine e maschi, si ritrovarono e la ricongiunzione dei loro genitali li portarono alla soddisfazione. Le metà ritornarono a lavorare, a sfamarsi e a dedicarsi alla loro sopravvivenza. Ed è proprio così che nasce Eros, una forza antica, un potere che ci costringe alla vita tramite il desiderio.

Il mito offre una spiegazione dei diversi orientamenti sessuali. Una esistenza di omosessualità che è naturale. I sessi avevano la loro metà con cui ricomponendosi riconquistavano un appagamento e un piacere fisico tali da essere il motore trainante della loro vita.

Nell’antica Grecia la sessualità non veniva definita a seconda dei sessi, bensì a seconda dell’essere attivo o passivo. Gli antichi greci oggi farebbero difficoltà a capire le parole che siamo soliti usare per definire l’inclinazione sessuale. Termini come etero, omo e bi sessualità, non verrebbero compresi. Gli antichi greci erano pagani. E’ con il cristianesimo che si sono introdotti concetti e precetti, che la società moderna considera universali. Ma in realtà sono solo culturali. Quindi nella storia greca non vi era una distinzione netta come oggi la intendiamo. Tutto era molto più semplice e si basava sull’attività penetrante e non penetrante, attiva e passiva. I greci erano liberi sessualmente seguendo le loro regole.

Nell’antica Grecia la parola sessualità non era contemplata. Tutto ruotava intorno alla figura di Eros. Il sesso non era territorio di indagine medica, di orientamento pedagogico, di introspezione morale. Non vi erano domande, incertezze, riflessioni. E’ la modernità che ha portato la sessualità a come la si conosce con i suoi dubbi o con le sue idee psicologiche.

La conoscenza insegna!!

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Black Night

I miei occhi stavano osservando quella struttura, un edificio un pò datato, ma si sa che le cose obsolete hanno all’interno un fascino senza eguali. Non sapevo minimamente cosa mi sarei aspettata. L’invito a quell’evento era stato un allettante modo per entrare e conoscere un mondo di cui avevo solo letto. Fino ad allora non avevo aspettative, anche se qualcosa mi ero prefigurata. Il dress code richiedeva un abbigliamento consono a quel mondo Black, ed io scelsi un total black. Qualcosa che richiamasse una impronta di quell’evento. La serata sarebbe iniziata alle 22 ma io ero già lì dalle 21, l’ingresso era permesso anche prima. Entrando mi girai a guardare la porta che si richiudeva e pensai che non si poteva più tornare indietro, il mondo ‘abituale’ lo avevo lasciato alle mie spalle.

L’atrio era illuminato di luce tenue, ai lati vi erano delle vetrine con all’interno indumenti ‘di scena’. Luccicavano, tanto da aggiungere un tocco chic. Una donna offriva dietro un bancone un drink di benvenuto e accanto un uomo disteso per terra, con un pantalone e una maschera che gli copriva il volto, invitava a premere con le scarpe il suo busto nudo. Si preannunciava una serata molto Black, ed io ero curiosissima e respiravo già libertà. Un secondo ingresso era diviso da un tenda dove entrando lasciavi il tuo nominativo, il cappotto e ogni forma di tradizionalismo. Ero elettrizzata, ogni passo che facevo i miei occhi cercavano di scorgere tutto. Il corridoio era ampio e accompagnava nella sala principale. La realtà che vidi era surreale per quello che viviamo ogni giorno, ma in quel momento, in quell’evento e per quella sera, tutto era tangibile. Vi erano uomini e donne in latex, in indumenti borchiati e succinti, con parti di pelle esposta, con corpi ornati da corde, da collari o imbracature. Alcuni portavano cinture che avvolgevano la carne arrossata, o calze a rete che rendevano il corpo bianco e nero. La maggior parte indossava scarpe altissime muniti di tacco a spillo, che non servivano solo per camminare. La luce colorata rifletteva questa varietà. Una ricchezza di desideri e voglie che si toccavano con gli occhi, si annusavano con l’udito e si ascoltavano con il tatto. Tutti i sensi avevano un loro tragitto che non era detto seguisse quello ordinario. Di consueto c’erano solo le bevande. La mia mente si immerse in tutte le pratiche del mondo kinky. Un mondo libero di esprimersi nelle sue più variegate sfumature e sfaccettature. Mi sono sentita abbracciare da quel potere ludico. In quel mondo ho appurato che non alberga nessun giudizio e la prima regola è il consenso. Tutto è lecito nel massimo rispetto dei ruoli. Un lunapark dalle fantasie più sfrenate. Una dimensione suddivisa in più stanze. Quella del dolore misto al piacere, quella del fetish, quella dell’esibizionismo, quella dello scambismo, quella del voyeurismo, del cuckoldismo, insomma nulla è lasciato al caso, tutto è permesso, basta solo chiedere.

Scendendo ancora più sotto tutto si trasforma. La luce diventa più penombra, l’aria diventa più fredda, la musica si annulla e si sentono solo i rumori. Sprofondi nelle segrete in cui ogni strumento diventa piacere e orgasmo. Lì la concessione e la dominazione vengono servite come un pasto proibito e peccaminoso, basta solo provare. Nulla di tutto quello che vedi, senti e provi è depravazione o perversione nel senso stretto. Ogni cosa che assaggi, con qualsiasi senso, ti ipnotizza e spetta alla tua mente e al tuo volere chiederne di più.

Perchè fermarsi a vivere un solo mondo, se davanti a te esiste una distesa di paesaggi ancora inesplorati?

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Fantasie sessuali e Perversione: differenza

‘Perchè sto pensando a questa cosa? Sarò per caso una pervertita?’ Queste domande, questi pensieri, si affacciano nella mente di molte persone, forse la maggior parte viene coperta dal genere femminile ma non manca una buona fetta del genere maschile che si interroga in tal senso. Ciò che invece mi chiedo, è se questi quesiti non siano dei piccoli bagliori che riflettono uno stato di disagio nel vivere la propria sessualità. Nel riuscire a condurre una vita sessuale piena e appagata, senza freni. Appena si pensa a qualche Fantasia erotica diversa dal solito nasce quella paura malsana del disturbo psicologico. E’ sempre più facile far crescere queste paure se si tratta di erotismo o sesso, in altri ambiti e contesti le paure non si palesano o sono quasi nulle. Cosa manca alla base? Manca la conoscenza di ciò che è la differenza tra Fantasie sessuali e Perversione. La cosa preoccupante sta nello scegliere fra il sapere e il negare, e purtroppo si opta sempre per la seconda. Si sceglie sempre la strada più facile, quella che crea meno analisi e meno prospettive. Una strada da anatomizzare porta verso il vizio e il proibito, e guai se proviamo a percorrere quel cammino. Si frena così quella voglia di sperimentare del sesso ‘diverso’ perchè si ha timore che possa piacere.

La Perversione non risiede nel voler provare nuove fantasie sessuali o praticare una nuova forma di sesso. La Perversione non è un immaginario erotico peccaminoso o scandaloso. La Perversione è uno stato patologico che domina la libido o il piacere. Se partiamo dal punto di vista della Fantasia erotica allora essa è esaltazione, arricchimento, eccitazione. Si può realizzare come non realizzare. La Fantasia erotica è un di più. La libido si scatena comunque anche se la Fantasia erotica non esiste. Differente è invece la Perversione. Si è Perversi se non si realizza una determinata fantasia e quindi non si riesce a scatenare la libido. In questo caso si perde il contatto con la realtà e si diventa dipendenti dell’ immaginazione erotica.

Due esempi basici che potrebbero far capire meglio la differenza. Una Fantasia erotica può essere il sesso in luoghi pubblici, magari con l’idea di essere visti o spiati che può dare il senso all’ eccitazione. Questa Fantasia arricchisce lo scenario erotico di una coppia e porta a godere del piacere in modo non ‘convenzionale’. Se, invece, questa stessa Fantasia diventa l’unico modo per ricercare piacere ed eccitazione perchè altrimenti non si avrebbe in privata sede, allora si tratta di Perversione. Immaginare una donna che porta i tacchi mentre si fa sesso può essere un gioco sensuale e piccante che stuzzica la libido e quindi una Fantasia. Se non li indossa non scatena nessuna libido o peggio ancora alla sola vista dei tacchi, solo in quel momento sfocia l’eccitazione, questa è una Perversione.

Ogni Fantasia fuori dal comune, ogni pratica sessuale non tradizionale, ogni scenario erotico diverso dal solito non è Perversione, ma consolida e intensifica la vita sessuale. Non confondiamo i disturbi gravi del carattere con una variegata espressione dell’immaginario erotico. Solo perchè culturalmente tutto sembra disturbare la naturale moralità di ognuno, allora si pensa che le Fantasie forti siano Perversioni.

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Lo sguardo maschile

Le immagini e le storie che hanno gravitato e gravitano tutt’ora attorno al tema del sesso e dell’erotismo manifestano una caratteristica che ha sempre accompagnato l’arte occidentale: il punto di vista è prepotentemente maschile. Lo sguardo maschile o ‘male gaze’, come viene definito dalla critica cinematografica Laura Mulvey, è stato linfa attiva con sorprendente continuità. La tradizione pittorica europea ha vissuto la donna nel contesto erotico attraverso stereotipi di origine maschile, che le hanno dato attribuzioni di ruolo come: la seduttrice, l’amante, l’innocente, la strega, ecc.. Da questo dovremmo dedurre tutti quei luoghi comuni sulla donna che si sono tramandati per generazioni. Luoghi comuni che purtroppo detengono il primato anche nel 2024. Lo sguardo maschile è insito in testi biblici, che continua ad avere una influenza non da meno, anzi, alimenta accese discussioni.

Lo sguardo maschile al tempo della pittura di Tiziano leggeva il corpo femminile e la sua esteriorità erotica come il corpo di donne amanti o prostitute, il cinismo era imperante anche se si prospettavano segnali precoci di liberazione femminile, con ipotesi che potessero trattarsi di cortigiane colte. L’unico punto di vista purtroppo era dato dal committente dell’opera, che era maschio, e rispecchiava la sua considerazione deformante e imperfetta della donna, ma era esclusiva visto che si aveva solo quello a disposizione per scrutare la vita delle donne in quel contesto. Lo sguardo maschile addossava quella disinvoltura tipica della donna prostituta alle donne raffigurate nei dipinti. Insomma per lo sguardo maschile la donna era la femme fatale. Con il tempo lo sguardo maschile dirige la sua interpretazione verso una donna sposa e procreatrice. Ma l’occhio malizioso continua a vedere la femme fatale come quella letale. Donna dalla fama avventuriera, senza scrupoli. Se si pensa al dipinto di Lucrezia Borgia di Bartolomeo Veneto, un cronista la definì “la maggior puttana che fusse in Roma”. Sempre più presente nelle opere è la donna con un’inclinazione pericolosa. Un’astuta seduttrice da cui guardarsi, che non ha alcun tabù. Mentre gli uomini vengono rappresentati come vittime di inganni. In altre parole la donna davanti lo sguardo maschile è una trappola per la sua morale.

In definitiva, lo sguardo maschile pone la donna come oggetto sessuale, quasi fosse lecito guardarla in modo sessualizzato. Lo sguardo maschile rende la donna spettacolo del desiderio maschile. Il male gaze non solo lo si trova nell’arte, ma anche nel cinema e nella letteratura, e lo si può rintracciare anche sui social.

Lo sguardo maschile silenzia la donna e modella la donna a proprio piacimento.

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Scoperta di se stessi

Più volte nei miei articoli ho parlato di sessualità, di pratiche sessuali, di educazione alla sessualità, di sdoganare tabù perchè ci limitano, e ci tengono legati ad una realtà piena di condizionamenti, ma ci siamo mai chiesti se conosciamo veramente noi stessi e il nostro corpo? Abbiamo mai fatto un percorso alla scoperta di noi stessi? Abbiamo viaggiato tra i meandri del nostro corpo ed esplorato ogni insenatura? Sembriamo essere padroni del nostro corpo, lo alleniamo in palestra, lo portiamo a dedicarsi alle passioni anche più estreme, lo sottoponiamo a regimi alimentari considerevoli, eppure ci siamo mai dedicati a conoscerlo veramente? Ci siamo presi del tempo per ‘studiarlo’, per capire come reagisce ad uno stimolo o ad una vibrazione? Abbiamo mai messo impegno per arrivare alla conoscenza di ciò che desidera? L’ assurdità risiede nell’ investire tempo e voglia a creare legami sociali, a gestire relazioni più o meno intime, ma senza avere la comprensione di se stessi, dei propri bisogni, dei propri desideri. Avere la consapevolezza di se stessi attraverso l’arte dello scoprirsi è il primo passo da fare. Ma come succede di solito l’essere sociale è portato alla ricerca di un nuovo amico, di un nuovo amore, di nuove persone con cui comunicare per non sentirsi solo. Perchè la strada più facile è quella più percorsa? Correre una maratona senza allenamento fisico, emotivo e mentale, è possibile? E allora perchè avvicinarsi agli altri senza l’esplorazione personale risulta essere la rotta che si segue? Un passo da fare, forse il primo passo, è quello di uscire dal bigottismo fatto di non insegnamento e non conoscenza. Il bigottismo deriva da una mancanza di comprensione, apertura mentale o consapevolezza delle proprie convinzioni. Palpare se stessi consente di sviluppare una mentalità più aperta e tollerante verso punti di vista diversi.

Avete mai pensato che la scoperta del nostro corpo è frenata dalle paure? La paura del giudizio. La preoccupazione su come gli altri (o anche noi stessi) possono percepire il nostro corpo. La paura dell’insicurezza. Sentirsi insicuri riguardo al proprio aspetto e alle proprie imperfezioni. La paura dell’intimità. La paura di non accettarsi o essere accettati durante esperienze intime. La paura del dolore o del disagio. Apprensione sulle sensazioni fisiche sgradevoli durante l’esplorazione del proprio corpo. La paura dell’ignoto. Il timore di ciò che si potrebbe scoprire. Ma la domanda che ci si pone davanti a questa lista di paure è: “vuoi superarle?”

E quali sono i diversi modi per esplorare e scoprire il proprio corpo? La masturbazione consapevole che aiuta a conoscere le preferenze e i desideri. L’esplorazione tattile, grazie alla quale si toccano le diverse parti del corpo in modo consapevole, carpendo sensazioni e reazioni. Lo Specchiarsi e l’osservarsi, comprendendo e accettando il proprio corpo. Tutto questo rispettando i propri confini personali, che sono le linee guida che ci fanno sentire a proprio agio.

Trascurare e sottovalutare la scoperta e l’esplorazione del proprio corpo blocca la comprensione approfondita di se stessi. Limita il benessere individuale.

Siete sicuri di avere conoscenza e padronanza del vostro corpo o vi state solo nascondendo rifugiandosi in una bell’ involucro modellato come argilla?

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Un passo in avanti

Possiamo mai abbattere una concezione radicata ormai da secoli sulla disuguaglianza uomo e donna? E’ possibile superare il macigno che ci sovrasta da millenni in cui l’uomo, solo per il fatto di essere maschio, si deve ritenere superiore a tutti e in particolar modo a quella parte della società che è nata femmina?

Lungi da me aprire con questo articolo un dibattito. Non voglio minimamente polemizzare su fatti accaduti o su persone più o meno note che dicono la propria su questi fatti. Ma il mio intento con questo articolo è riflettere su quanto accade ogni giorno, sui comportamenti umani, magari considerando il tutto da un punto di vista antropologico.

Prima di tutto bisogna partire dalle definizioni altrimenti non si capisce di cosa si parla. Per cultura patriarcale si intende un sistema sociale in cui l’uomo/maschio possiede il potere e il controllo sia nella vita pubblica che privata, colui che nell’ambito familiare esercita l’autorità sulla moglie e sui figli. Letteralmente patriarcato vuol dire legge dell’uomo. Per maschilismo si intende la convinzione di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna. Con sessismo si decreta una valutazione delle capacità intrinseche delle persone sulla base dei loro ruoli sessuali, una discriminazione fondata sul sesso dell’individuo.

Con tali premesse dovremmo essere in grado di dare una definizione ad ogni comportamento umano che vediamo. Certo è che l’inferiorità della donna al giorno d’oggi in alcuni campi non viene più contemplata. Nella società odierna la donna sembra aver conquistato un ruolo funzionale e importante rispetto a tanti anni fa. Ma nel campo sessuale sembra essere ancora ferma a mille anni fa.

Una donna non si può permettere di dire la sua su desideri, su erotismo, sul sesso, sulle emozioni, perchè altrimenti è una poco di buono, è una troia. Una donna non può essere in disaccordo con le avance di un uomo perchè altrimenti non si vestiva e non parlava in modo provocatorio. Una donna non può condividere fantasie e voglie sessuali perchè altrimenti se l’è cercata. Più la donna esce fuori dal suo guscio e si allontana da quella ideologia sessista più viene considerata colpevole di attirare violenze, abusi, soprusi, verbali o fisici. Più la donna si ribella, manifesta il suo dissenso, esprime il suo essere uguale all’uomo, più l’uomo tende e tenderà sempre ad affermarsi e a prendere con forza e prepotenza il suo ruolo di superiorità. Che sia giovane o maturo l’uomo non riconoscerà il volere della donna.

In ballo esiste anche qualcos’altro nei comportamenti degli uomini nei confronti delle donne, che sembra non essere correlato eppure è alla base. C’è un’arrogante mancanza di educazione sessuale. Ognuno dovrebbe crescere con un bagaglio culturale sul sesso e sul piacere. Dovrebbe capire di cosa tratta il sesso, di cosa vuole il piacere. Sin da adolescenti ognuno dovrebbe avere chiaro cosa è il desiderio e cosa è l’eccitazione. Che differenza c’è tra vedere un porno e vivere la realtà. Eppure invece che essere d’accordo sul puntare a correggere comportamenti deleteri attraverso una educazione sessuale, ci si nasconde sempre di più dal mondo sessuale.

Riflettiamo e non traiamo sempre conclusioni stereotipate.

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I film che sottolineano la realtà

Con questo articolo voglio partire dall’analisi e dall’interpretazione personale di un film, Vicini di Casa di Costella, per arrivare a come di solito si vive e si pensa il sesso. Difficilmente l’erotismo è stato toccato dalla sfera cinematografica italiana. Di solito o si pone l’argomento sulla comicità o lo si affronta solo per scopi commerciali senza sviscerarlo e guardarlo alla lente d’ingrandimento. Vicini di Casa sembra ricalcare l’ambientazione del film Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese.

Tutto si svolge dentro le quattro mura di casa. Una coppia invita a cena un’altra coppia. Entrambe sono etero, unico e solo punto in comune dato che per il resto sono agli antipodi. La coppia che apre le porte della propria casa è la tipica coppia sposata ormai stanca di tutto, che discute per qualsiasi cosa e che prende tutto come pretesto per non trovare alcun punto d’incontro. Una coppia che vive l’amore solo ricordando i momenti passati, un amore che non ha con se gesti di affetto e ancor meno una vita sessuale attiva. Una coppia che è talmente abituata a ‘sentire’ ciò che fanno gli altri che non si chiede il perchè sia arrivata ad avere al suo interno due persone quasi estranee. La coppia che entra in casa è rappresentata dai loro vicini, da coloro che abitano nello loro stesso palazzo, quindi non lontano da loro, ma che orbitano nel loro stesso ambiente fisico. Questa coppia non è sposata ma l’amore che provano l’uno per l’altra si legge dai loro movimenti, dai loro sguardi e dal loro essere complici. Una coppia fuori dagli schemi tradizionali, il cui legame è presente anche e soprattutto sotto le lenzuola. Una coppia che vive il sesso libero da qualsiasi pregiudizio o tabù. Una coppia che abbraccia il sesso ponendolo su un livello che va oltre l’immaginazione. Una coppia che pratica il sesso assiduamente, e che lo fa anche con l’aggiunta di altre persone.

Il sesso visto dalla coppia che ospita è quello conservatore, che esiste in nome dell’amore, quell’amore ormai dimenticato. E’ un sesso razionalizzato, carico di stereotipi, cliché e tabù, pieno zeppo di indici puntati e parole nemiche dei comportamenti sessuali. Il sesso visto dalla coppia invitata è ricco di vita vissuta, di intesa coniugale, è libero di esprimersi in tutti i modi possibili. Questa contrapposizione non solo si nota dal modo di parlare e dal comportamento ma anche da cosa indossano. I primi hanno un abbigliamento gessato e serioso, i secondi disinvolto e provocante. Anche la casa sembra rispecchiare quell’amore ormai stantio e chiuso in un passato che non tornerà più. Sembra riflettere un eros ingabbiato, un erotismo sempre sotto controllo che non deve superare alcun confine ben stabilito. Una sessualità pietrificata, gelida, congelata. La coppia che si affaccia in questo ambiente così chiuso invece sprizza calore da ogni poro, dal sorriso alle chiacchiere, fino ad arrivare alla proposta. Proposta che incuriosisce ma che viene subito allontanata e denigrata, che viene quasi violentata da quel giudizio continuo che la società usa come ossigeno.

Attraverso il film l’erotismo non viene ridicolizzato o mitizzato. Bensì viene preso e posizionato davanti ad uno specchio. Ecco perchè spesse volte i film sottolineano la realtà, e diventano i testimoni di quella stessa realtà.

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande”. (Woody Allen)

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Fluidità sessuale: la scelta del non definirsi!

La sessualità è stata sempre ingabbiata in schemi rigidi e inflessibili. Tutto doveva rispondere ad un preciso ordine schematico. Tutto doveva percorrere un iter ben preciso. Eppure il piacere non ha un orientamento rigoroso. Tutto ciò che esce fuori dagli standard prefissati della società viene guardato con distanza o addirittura viene censurato. La disapprovazione è dietro l’angolo soprattutto quando si parla del mondo sessuale. Oggi sembra esserci più tolleranza o accettazione, ma siamo sicuri di questo?

Se vi dicessi che la scoperta del piacere e del modo di viverlo dovrebbe essere libero da qualsiasi restrizione, cosa mi rispondereste? Il piacere non è un dovere o un obbligo e deve indirizzarsi verso un modello conosciuto. Il piacere si fonda su un termine che al momento viene usato per qualsiasi desiderio non tipico, il vocabolo è fluido, in altre parole mutevole.

Di fluidità ne parlò negli anni ’50 il sessuologo statunitense Kinsey, dicendo che non tutto si deve ridurre a due fazioni, quella dell’eterosessuale e quella dell’omosessuale, ma ‘l’orientamento sessuale umano non è binario ma fluido e soggetto a molte variazioni nel corso della vita’. Kinsey all’epoca con i suoi studi sradicò il pensiero conservatore e bigotto che condannava quelle pratiche sessuali soggettive e personali che si allontanavano dal sesso coniugale finalizzato alla procreazione. Purtroppo il pensiero di oggi, nel 2023, sembra essere ancora tradizionalista anche se si è consapevoli che il mondo sta andando verso una fluidità. A volte è più forte di ogni essere umano convivere con questa evoluzione o meglio realtà di fatto. Con Kinsey si parlò di legittimare la bisessualità, la masturbazione, il sesso extraconiugale e altre pratiche sessuali ritenute vergognose. Siamo sicuri che oggi tutto questo sia ammissibile? Siamo certi che oggi dogmi religiosi, pregiudizi, scarsa informazione e scarsa conoscenza del proprio corpo si sono superati? Se per Kinsey all’epoca ci furono condanne perchè accusato di istigazione al libertinaggio e all’adulterio, nonostante il suo dire era basato su ricerche e studi, oggi come oggi non c’è nessuno che metterebbe in dubbio l’acconsentire di questi orientamenti e comportamenti sessuali?

Il concetto di fluido mette in evidenza diverse sfumature. Come i colori sono fatti da tonalità diverse che si distanziano dal colore preciso, anche nel mondo sessuale tutto risiede in sfumature più o meno sganciate dalle etichette. Termini che fanno parte del linguaggio fluido sono evoluzioni del concetto gender come cisgender, transgender, transessuale, genere non binario, genderqueer, genderfluid, agender. Esiste anche il termine eteroflessibilità, in altre parole una persona che pur essendo eterosessuale si sente attratta da persone del suo stesso sesso senza essere contemplata come bisessuale o omosessuale.

In conclusione, a quanto detto io rispondo nel seguente modo: “già si fa fatica a leggere un libro erotico e a discuterne, figuriamoci a comprendere la fluidità sessuale”.