‘Casa dolce casa’, si dice. Ma dolce per chi? E quanto di quella dolcezza è autentica? La casa è uno dei simboli più potenti del nostro immaginario. Può essere rifugio, intimità, appartenenza. Ma è anche il primo luogo dove impariamo cosa si può dire e cosa no. E’ il primo spazio del tabù.
Pensiamo alla ‘Casa del Grande Fratello’. Una casa osservata, sorvegliata, spettacolarizzata. Una casa senza pareti reali, dove tutti vedono tutto. Eppure lì, dove tutto apparentemente sembra non nascondere niente, proprio lì, si recita. Lì, si seleziona cosa mostrare. Lì, il teatro prende vita.
Poi c’è la ‘Casa Mulino Bianco’. Perfetta, pulita, rassicurante. Un sogno. O forse un incubo ben confezionato. Un’icona pubblicitaria che ci ha insegnato che una casa felice deve essere ordinata, giocosa, piena e serena.
Ma se passiamo alla ‘Casa di Barbie’. Tutto diventa patinato, impeccabile, quasi asettico. Un ideale di casa femminile stereotipata. Dove non si sporca, non si invecchia, non si discute. Dove tutto sembra giusto e splendente.
E se arriviamo alla ‘Casa della Famiglia Addams’. Ci viene quasi di dire che siamo fuori dagli schemi. Eccentrica, gotica. Qui la stessa quotidianità è un tabù. La morte, il macabro, l’ironia sul normale, l’inquietante vita dei personaggi, tutto ciò non nasconde di certo quello che si è.
Ma la casa che tutti conosciamo, quella che ha rappresentato per anni la casa come teatro quotidiano dei tabù relazionali e culturali, anche se in chiave ironica è…
‘Casa Vianello’. Questa casa rappresenta il palcoscenico di una coppia normale, in cui si scherza, si punzecchia, si ripetono gesti e dialoghi. Tutto sembra leggero, familiare, quotidiano. Eppure in questa tipologia di casa sembra che si rivelino le dinamiche tipiche. Una comunicazione interrotta, il non detto, le abitudini che nascondo la distanza, la donna che esiste solo attraverso il marito, l’uomo che sfugge ma non lascia mai davvero. Una casa che è un set della ripetizione.
La casa può essere un nido ma anche un luogo che plasma ciò che si può o non si può dire. ‘Certe cose non si dicono in casa’. ‘Di certi temi non si può parlare in casa’. La casa è dove impariamo a parlare. Ma è anche dove impariamo a tacere.
Non si parla di sesso. Non si mostra la rabbia. Non si esprime il dolore. Non si mette in discussione l’amore. La casa può essere rifugio ma anche gabbia. Può essere protezione ma anche scena. Può essere nido ma anche copione.
Allora forse oggi serve sapere cosa dovrebbe essere la casa.
Non una che sia ‘Grande’, ‘Mulino’, ‘da Copertina’ o ‘Set’. Ma oggi la casa è quel luogo dove si può sbagliare, dove si può parlare e dire, dove si può ascoltare e sentire. La casa può aprire le porte ai tabù che ci abitano. La casa può diventare un posto dove il tabù non trovi più una stanza in cui nascondersi.




