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Viviamo nell’assurdo. E lo chiamiamo normalità.

Succedono cose nel mondo che, solo dieci o quindici anni fa, avremmo definito inquietanti, fuori tempo, fuori misura. Oggi invece le leggiamo distrattamente, mentre scorriamo un feed, beviamo un caffè, rispondiamo a un messaggio. Non ci fermano più. Non ci interrogano davvero. Sono diventate sfondo o musica di sottofondo. E questa è forse la vera anomalia del nostro tempo: non l’assurdo in sé, ma la sua normalizzazione.

L’assurdo come la nuova quotidianità.

Relazioni con Intelligenza Artificiale. Persone che instaurano legami emotivi, affettivi e anche romantici con chatbot o modelli di intelligenza artificiale, compresi matrimoni simbolici o fidanzamenti digitali.

Mariti in affitto. Uomini o donne che vengono pagati per fare da compagnia su misura, come se la relazione fosse un servizio da noleggiare e non una storia da costruire.

Cosmetici da bambini. Esistono bambini che utilizzano cosmetici pensati per adulti. Rimpolpanti labbra. Skincare anti-age. Routine estetiche che parlano di correzione, miglioramento, prevenzione. Non stiamo parlando di gioco simbolico. Non di travestimento. Non di sperimentazione innocente. Stiamo interiorizzando uno sguardo adulto su un corpo che non è ancora pronto a sostenerlo.

Genitorialità simulata…con bambole. Persone adulte che vivono una quotidianità con bambole. Le vestono, le fanno mangiare, le portano in giro, parlano con loro, narrano storie di routine famigliari. Le bambole non crescono e non contraddicono e non esigono responsabilità.

Bambini che ballano canzoni da adulti senza educazione affettiva. Accettiamo video di bambine che mimano canzoni e comportamenti erotizzati, ma nella stessa società respingiamo educazione sessuale e affettiva nelle scuole.

La stima diventa una classifica. Non conta chi sei, ma dove arrivi. Il corpo diventa trofeo. Il successo diventa identità, la visibilità diventa valore morale. Se vinci vali, se performi esisti, se raccogli consenso sei legittimato.

Celebrazione di fenomeni social…effimeri. Fenomeni che raccontano un tempo in cui si può avere visibilità senza dire nulla. Essere riconosciuti senza aver creato qualcosa. Funzionare senza un perchè, e scambiarlo per valore.

Tutti questi paradossi non parlano di stranezze isolate. Parlano della stessa difficoltà di fondo: facciamo sempre più fatica a reggere l’esperienza umana reale. Quando non sappiamo reggerla, cerchiamo scorciatoie.

Scegliamo relazioni senza rischio perché l’altro reale contraddice, delude, chiede presenza.
-Affittiamo ruoli perché l’intimità espone.
-Simuliamo legami perché amare davvero implica perdita e trasformazione.
-Anticipiamo il corpo prima dell’identità perché l’attesa ci mette a disagio.
-Mostriamo tutto senza spiegare perché spiegare significa assumersi responsabilità.
-Stimiamo chi vince perché il fallimento ci spaventa.
-Contiamo i like perché il confronto diretto è più difficile da sostenere.
-Celebriamo fenomeni vuoti perché non chiedono coinvolgimento emotivo.
-Funzioniamo senza un perché perché sentire costa.

Ogni paradosso è una difesa emotiva.

Reggere l’esperienza umana significa restare anche quando non conviene, quando non c’è premio immediato, quando non c’è consenso, quando non c’è podio.

Tutti questi paradossi raccontano una cosa sola: non viviamo in un mondo strano, ma in un mondo che fatica a stare dentro lesperienza umana.

Forse quello che dovremmo fare non è funzionare meglio, ma imparare di nuovo a restare dentro ciò che sentiamo.

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Le coppie oggi: un laboratorio filosofico più che romantico

La coppia è uno dei luoghi più antichi dell’umanità, e allo stesso tempo una delle sue invenzioni più moderne. Non è solo una struttura emotiva: è una costruzione culturale, psicologica, simbolica.
Una forma che cambia con la società.

La coppia ideale? Un mito. La coppia ideale è un archetipo, un modello immaginario che non ha corpo.
È la coppia che “dovrebbe essere”. Quella che esiste nelle narrazioni estetiche, nei film, nelle serie, nei social. Ogni epoca ha il suo mito. Noi abbiamo quello della coppia perfettamente sincronizzata.

La coppia Instagram:

  • foto perfetta, dove lui la guarda come se fosse l’unica donna sulla terra,
  • caption emotiva,
  • quotidianità levigata,
  • problemi sospesi nell’ombra dell’estetica.

È un mito seducente perché promette qualcosa che nessuna relazione reale può garantire: continuità emotiva, desiderio costante, assenza di conflitto. Questo mito non è sbagliato.
È semplicemente… irreale.

La coppia del 2025? Pratica. La coppia contemporanea è un luogo dove due identità si incontrano, dialogano, si scontrano.
È una pratica, non un ideale. Un processo, non un risultato. È una relazione che vive tra quotidianità e complessità: messaggi letti e non risposti, toni fraintesi, serate in cui ci si cerca e giornate in cui ci si evita, non per disamore ma per saturazione della vita.

Esempi:

  • coppie che litigano via chat più che dal vivo,
  • coppie che si amano ma hanno bisogno di spazi separati,
  • coppie che attraversano fasi sessuali dissonanti,
  • coppie che si ritrovano in una battuta interna dopo giorni di distanza emotiva,
  • coppie che vivono micro-gelosie sottili, non dichiarate ma reali.

Questa è la coppia come laboratorio: un luogo dove l’esperienza conta più dell’ideale.

Il desiderio? Un fenomeno, non una garanzia Il desiderio non è una linea retta. Non è una garanzia. Non può essere programmato né misurato.
È un fenomeno vivo, un processo ciclico che segue logiche proprie. Ci sono periodi in cui basta che l’altro ti sfiori per smuovere tutto. In cui un gesto quotidiano diventa invito, in cui la pelle risponde prima ancora della mente. Il desiderio si espande, avvolge, trascina. Poi ci sono momenti in cui non accade. Il corpo è stanco, la mente piena, la vita ingombra. Il desiderio sembra ritirarsi, come una marea che lascia scoperta la riva. Non è un segnale d’allarme. È un movimento naturale.
Una trasformazione silenziosa. Il problema nasce quando pretendiamo da esso una continuità artificiale, come se dovesse sempre confermare qualcosa. Quando lo interpretiamo come una mancanza, invece che come una pausa fisiologica.

Il desiderio, quando torna, non torna mai uguale. Rientra da una risata improvvisa, da un gesto gentile, da una complicità risorta senza preavviso, da una fantasia condivisa. Il suo ritorno è un fenomeno che accade, e basta. Accogliere questa fluidità è una forma di maturità emotiva.

La gelosia? Il linguaggio dell’insicurezza. La gelosia non è un peccato emotivo. È una forma di insicurezza che prende voce quando temiamo di non essere più visti, scelti, desiderati. È una sensazione che nasce dentro di noi, non nell’altro.

La gelosia diventa pericolosa solo quando la trasformiamo in controllo. Quando pretendiamo che l’altro risponda alle nostre paure. Quando chiediamo rassicurazioni continue, o confondiamo il bisogno di essere scelti con il diritto di limitare. La gelosia non va repressa, ma nemmeno riversata sull’altro come un’accusa o un vincolo. Va guardata. Va capita. Va trattata come un messaggio interno, non come una colpa esterna. Perché la gelosia, quando viene riconosciuta per ciò che è,non soffoca la coppia: la rende più adulta.

La comunicazione? Il luogo più alto dell’intimità. La comunicazione non è un accessorio della coppia. È il suo terreno sacro. È il luogo dove due persone decidono di incontrarsi senza maschere, senza ruoli, senza coreografie emotive. Parlare davvero non significa “dire tutto”: significa osare rivelarsi. Non è più il corpo a renderti nudo: sono le parole che scegli di pronunciare. Non quelle perfette, ma quelle sincere:

“Questa frase mi ha ferita.” “Non mi sento visto.” “Ho paura che tu ti allontani.” “Mi manchi anche quando sei qui.” “Voglio dirti alcune fantasie”.

Tutto questo richiede molto più coraggio di qualunque gesto fisico. Perché parlare davvero espone l’orgoglio, non la pelle.

La comunicazione è ciò che trasforma la coppia da relazione istintiva a relazione consapevole. Eppure, la comunicazione non è mai facile. È rischiosa, è scomoda, a volte è feroce. Ma è proprio questo rischio che la rende preziosa.

La coppia ideale immagina la comunicazione come armonia. La coppia reale la vive come coraggio. E, forse, è proprio questo il suo punto più alto.

La complicità? Metafisica La complicità è l’elemento meno visibile e più decisivo. Non nasce dal tempo ma dal riconoscimento. È uno spazio condiviso che esiste solo tra quelle due persone. È lo sguardo durante una cena che nessuno vede. La battuta che capite solo voi. Il modo in cui uno anticipa un gesto dell’altro senza che venga chiesto. È un’intelligenza emotiva a due. Una forma di trascendenza quotidiana.

Conclusione…un passo oltre. La coppia ideale vive nel regno dell’immaginario. La coppia del 2025 vive nel regno del possibile. È fatta di oscillazioni, di cicli, di verità scomode e di momenti che non si possono raccontare in una foto, né spiegare in una frase. Eppure è proprio lì, nelle sue imperfezioni, che la coppia respira: nel desiderio che cambia, nella gelosia che insegna, nella comunicazione che espone, nella complicità che trascende. L’amore non è un risultato. Un laboratorio vivo.

Se queste idee ti hanno smosso, se ci hai ritrovato qualcosa di tuo, allora nel nuovo episodio di Breaking Tabù ti porto ancora più a fondo. Lì non analizzo soltanto la coppia: la spoglio. La guardo senza filtri, senza estetica, senza mito. Parlo delle sue parti più intime, quelle che difficilmente si dicono ad alta voce. Se questo articolo è la teoria, il podcast è l’esperienza.

( https://open.spotify.com/show/6rw2RhJ2gC2FvHCjl7SFmR )

E forse, per capire davvero una coppia, servono entrambe.

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La Casa: Rifugio o Gabbia dei Tabù?

‘Casa dolce casa’, si dice. Ma dolce per chi? E quanto di quella dolcezza è autentica? La casa è uno dei simboli più potenti del nostro immaginario. Può essere rifugio, intimità, appartenenza. Ma è anche il primo luogo dove impariamo cosa si può dire e cosa no. E’ il primo spazio del tabù.

Pensiamo alla ‘Casa del Grande Fratello’. Una casa osservata, sorvegliata, spettacolarizzata. Una casa senza pareti reali, dove tutti vedono tutto. Eppure lì, dove tutto apparentemente sembra non nascondere niente, proprio lì, si recita. Lì, si seleziona cosa mostrare. Lì, il teatro prende vita.

Poi c’è la ‘Casa Mulino Bianco’. Perfetta, pulita, rassicurante. Un sogno. O forse un incubo ben confezionato. Un’icona pubblicitaria che ci ha insegnato che una casa felice deve essere ordinata, giocosa, piena e serena.

Ma se passiamo alla ‘Casa di Barbie’. Tutto diventa patinato, impeccabile, quasi asettico. Un ideale di casa femminile stereotipata. Dove non si sporca, non si invecchia, non si discute. Dove tutto sembra giusto e splendente.

E se arriviamo alla ‘Casa della Famiglia Addams’. Ci viene quasi di dire che siamo fuori dagli schemi. Eccentrica, gotica. Qui la stessa quotidianità è un tabù. La morte, il macabro, l’ironia sul normale, l’inquietante vita dei personaggi, tutto ciò non nasconde di certo quello che si è.

Ma la casa che tutti conosciamo, quella che ha rappresentato per anni la casa come teatro quotidiano dei tabù relazionali e culturali, anche se in chiave ironica è…

‘Casa Vianello’. Questa casa rappresenta il palcoscenico di una coppia normale, in cui si scherza, si punzecchia, si ripetono gesti e dialoghi. Tutto sembra leggero, familiare, quotidiano. Eppure in questa tipologia di casa sembra che si rivelino le dinamiche tipiche. Una comunicazione interrotta, il non detto, le abitudini che nascondo la distanza, la donna che esiste solo attraverso il marito, l’uomo che sfugge ma non lascia mai davvero. Una casa che è un set della ripetizione.

La casa può essere un nido ma anche un luogo che plasma ciò che si può o non si può dire. ‘Certe cose non si dicono in casa’. ‘Di certi temi non si può parlare in casa’. La casa è dove impariamo a parlare. Ma è anche dove impariamo a tacere.

Non si parla di sesso. Non si mostra la rabbia. Non si esprime il dolore. Non si mette in discussione l’amore. La casa può essere rifugio ma anche gabbia. Può essere protezione ma anche scena. Può essere nido ma anche copione.

Allora forse oggi serve sapere cosa dovrebbe essere la casa.

Non una che sia ‘Grande’, ‘Mulino’, ‘da Copertina’ o ‘Set’. Ma oggi la casa è quel luogo dove si può sbagliare, dove si può parlare e dire, dove si può ascoltare e sentire. La casa può aprire le porte ai tabù che ci abitano. La casa può diventare un posto dove il tabù non trovi più una stanza in cui nascondersi.

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Le categorie di Le dritte di Simo: dire la verità ridendo

La verità di solito si dice con una battuta.

Vorrei partire da questa frase, da questo concetto. La battuta è spesso il modo migliore e socialmente accettabile per dire la verità.

Perchè?

Perchè la battuta alleggerisce il messaggio e lo rende ascoltabile senza sminuire. Se la stessa cosa la si dice in modo serio, difficilmente potrebbe risuonare piacevole, anzi arriverebbe a mettere a disagio chi ascolta.

Perchè crea distanza emotiva. Ci permette di osservare comportamenti umani o contesti reali senza attaccare o sentirci attaccati.

Perchè una battuta stimola una risata che apre il cervello. Il cervello si accomoda e non si aspetta un assalto, bensì grazie alla risata trova la chiave per disarmare la difesa. Ecco perchè quando affrontiamo argomenti come il sesso, l’amore, il ruolo di coppia, una battuta in merito al mondo che circonda, non solo fa diventare tutto lecito ma riconosce tutto più facilmente, arrivando a quel piccolo atto di consapevolezza.

Vestire di ironia temi che sono tabù, regala non solo la nuda verità ma riduce la distanza dal tabù stesso. Le risate non coprono la verità, la rendono più digeribile. Tutti pensano a temi tabù ma non trovano il coraggio di parlarne seriamente, perchè più il tono è risoluto più aumenta la paura. Ecco perchè in questo zoo variegato che è la società, creare una rubrica sulle categorie, sulle etichette evidenziando il comportamento relazionale/sentimentale, ridere dei ruoli, dei drammi e delle strategie emotive che si recitano senza nemmeno accorgersene, può essere un buon modo per specchiarsi e riflettere.

Ogni volta esplorerò una categoria diversa: uomini, donne, ruoli e comportamenti. Nessun moralismo. Solo osservazione, ironia e una buona dose di verità scomoda. Ogni episodio sarà una piccola radiografia sentimentale.

Perchè una rubrica così serve proprio oggi?

In un mondo che non legge più… ma scrolla, le persone raramente cercano profondità ma pretendono qualcosa d’impatto. E allora se la domanda è questa io rispondo con 40 secondi di verità detta con ironia. Partirò sul social per poi approfondire con qualche articolo qui. Per far piacere a chi ancora considera la lettura un diamante pregiato.

Ci raccontiamo di volere autenticità, ma abbiamo paura di essere davvero visti. Vogliamo qualcuno che capisca, purché non chieda troppo. Sogniamo l’amore vero, ma con consegna Prime e reso gratuito. In questo mondo fatto di egoismo e finto buonismo, cerchiamo connessioni ma non contatto. Ci indigniamo a parole e tradiamo a messaggio. Viviamo nell’epoca del quasi: quasi sinceri, quasi innamorati, quasi felici. Le relazioni si consumano in chat, si misurano in like e si archiviano in silenzioso. In tutto questo caos l’unico modo che ho trovato per dire la verità restando lucida è l’ironia, che guarda da fuori e si riconosce.

Si parte da Lui:

L’Uomo Sposato.

Poi arriveranno la Donna vetrina, l’Uomo Peter Pan, la Fanciulla Eterna, e tanti altri personaggi del grande teatro sentimentale contemporaneo.

Ridere di sè è la forma più chic di consapevolezza.

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Un Tabù alla settima

Il nuovo progetto del mio profilo Le dritte di Simo porta il titolo ‘Un Tabù alla settima’. Perchè? Perchè sette saranno i giorni in cui ne parleremo e alla settima potenza sarà il modo come ne parleremo. Ogni giorno della settimana affronterò insieme a Voi un tema Tabù, scelto per quella settimana. Lo guarderemo da ogni angolazione, da prospettive diverse, con post, domande, sondaggi, spunti di riflessione. Sarà uno spazio settimanale, un appuntamento settimanale che ci porterà a scavare dentro il Tabù scelto. I Tabù non si abbattono con un post ma si analizzano a strati giorno dopo giorno.

In Archeologia si scava per portare alla luce i resti di civiltà sepolte. Ogni strato nasconde un’epoca, un pensiero, uno stile di vita. Un Tabù alla settima si prefigge di fare proprio questo: un’operazione archeologica dell’anima e della società. Un viaggio nella stratificazione culturale, dove ogni giorno toglie un velo.

Quando, durante gli anni dell’università, scavai un sito urbano in Sardegna, iniziai a capire quanto ogni strato fosse una rivelazione. Toglievo terra e con essa cadevano certezze. Ogni livello modificava la mia visione. Arricchiva le informazioni. Mi costringeva a riformulare l’idea iniziale. Un Tabù alla settima nasce da questa esperienza. Anche i Tabù sono strati da rimuovere e solo esaminandoli uno per uno possiamo accedere ad una verità più profonda.

Il mio profilo vuole muoversi in tal senso perchè sento che ce n’è bisogno. In un tempo in cui il social sembra oscillare tra due estremi, l’ostentazione (quindi l’apparire) e il puritanesimo (il moralismo rigoroso) manca uno spazio autentico dove parlare, riflettere e scavare nei Tabù con rispetto, ironia e profondità.

Immaginate una persona che guarda centinaia di storie su Instagram o Tik Tok: osserva sorrisi, viaggi, selfie perfetti, vita perfetta… ma non interagisce. Non commenta, non esprime davvero cosa prova. E’ come se guardasse tutto con occhi grandi, con una bocca piccola e una mente taciturna. Proprio come erano i dipinti di Margaret Keane, persone con occhi grandissimi. Persone con occhi che vedono ma non parlano, che sentono ma non vengono ascoltati. Proprio come i Tabù. Le figure di questa pittrice sembrano trattenere tutto ciò che non si può dire, proprio come fanno molte persone quando si trovano davanti ad un argomento scomodo. Dove i personaggi di Keane guardano senza parlare, io parlo di ciò che tutti guardano ma nessuno nomina.

Tra chi esibisce e chi censura, ci sono IO. Parlo perchè il silenzio non cambia niente!

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L’arte erotica: Ritratto di Simonetta Vespucci di Piero di Cosimo

L’arte erotica seguiva il periodo in cui si esprimeva. Nel Medioevo con l’avvento del Cristianesimo si assiste ad una condanna generalizzata della sessualità e ad una restrizione nel modo di esercitarla. Purtroppo in questo periodo si demonizza la carne e il corpo, assimilandoli a luoghi di depravazione e di peccato, togliendo loro qualsiasi dignità, specialmente per il corpo femminile. In questo periodo si parla di donna peccatrice e tentatrice, di peccati capitali e in particolare di quello della lussuria. La lussuria era raffigurata come una donna demone e veniva scolpita sulle pareti delle chiese, a ricordare che la donna era satana. La chiesa rifiutava qualsiasi carnalità e non mancava di ricordarlo attraverso pitture, disegni, sculture e raffigurazioni in genere. Nonostante questa visione negativa da parte della chiesa, esisteva comunque un immaginario medievale che considerava l’erotismo e la sessualità da un punto di vista positivo. Basti pensare alla rappresentazione di alcune scene del Decameron di Boccaccio. Nel corso del Medioevo con l’avvento della poesia cortese e cavalleresca, il carattere sensuale ed erotico dell’amore si mostra modificando anche i ruoli dei generi. Se prima l’uomo era il corteggiato ora diventa lui il corteggiatore. Se prima la donna era oggetto di proprietà ora viene adulata, venerata, lusingata. Ed ecco che la Donna viene rappresentata nella sua nudità, dando valore a quel corpo che non solo serviva alla maternità ma che era oggetto di desiderio erotico. Pitture che portano la donna in bella vista. Il seno della donna si svela affermando il suo potere erotico.

Nel Rinascimento il seno viene mostrato con naturalezza e consapevolezza. Il seno riveste un ruolo erotico e sensuale senza eguali. Simonetta Vespucci venne celebrata per la sua attraente bellezza dopo il matrimonio con Marco Vespucci. Firenze ne fu ammaliata e Piero di Cosimo ne raffigurò il fascino. Divenne l’icona della bellezza, con quel suo incarnato chiarissimo e i suoi lineamenti puri. Il pittore fonde l’avvenenza di Cleopatra con quella di Simonetta. Il seno svelato non stride, ma è simbolo di quell’appariscenza femminile che il periodo ricerca. L’erotismo è dato da un seno lieve, pallido e appena accennato, sul quale striscia il simbolo del peccato, il serpente. La posa della donna favorisce la visuale dello spettatore dandole un valore in più. Una delle ipotesi di studio su questo dipinto è il simbolo della vanità. La vanità ha in sè parti di erotismo. L’esposizione o l’esibizione del seno non è del tutto privo della stessa vanità. Non vi è un vedo e non vedo, ma la femminilità della donna viene ostentata e messa in piazza.

La rappresentazione dell’esaltazione dell’amore fisico diventa la chiave dell’erotismo nei dipinti rinascimentali.

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L’arte erotica: Il ratto di Proserpina

Ed ecco cimentarmi in una nuova rubrica, che non vuole essere una lezione didattica, dato che basta leggere i libri per avere informazioni ‘scolastiche’, ma ha l’intento di conoscere l’erotismo da un’altro punto di vista, quello rappresentato dall’arte.

La sfera erotica rientra a pieno titolo negli aspetti primari della vita di un individuo, anche se a volte non la si prende in considerazione. Proprio perchè l’erotismo assume un significato e un valore rilevante l’espressione artistica in vari momenti storici ha dato il suo contributo. Ogni artista trasferisce nelle sue opere il proprio vedere e sentire e anche nell’arte erotica avviene ciò. L’erotismo è una idea, un concetto personale. Il desiderio, la passione, l’amore, il tradimento, il dolore, sono tutte espressioni che possono essere raffigurate. Per questo l’arte dal canto suo le ha usate e le usa a suo piacimento. L’erotismo oscilla tra l’eccitazione che porta ad una elevazione intima e la lussuria più sfrenata. Picasso diceva che tra erotismo ed arte non c’è alcuna differenza, quindi coincidono. Il contenuto manifestato da un’opera d’arte può veicolare un messaggio, che mette in luce particolari aspetti della sessualità, della passione, dell’amore, dei sentimenti. Il desiderio sessuale è slegato dalle ragioni del cuore. L’eros nasce nell’armonia tra istinto e creatività. Senza l’eros non può esistere la vita, grazie ad esso viene concepita. Molti artisti hanno saputo rappresentare l’associazione delle passioni del cuore e quelle della carne. Uno fra tutti Gian Lorenzo Bernini.

La prima opera d’arte che voglio analizzare per il suo messaggio erotico è la scultura di Bernini ‘il Ratto di Proserpina’.

Voglio soffermarmi sull’abilità dello scultore nel raffigurare le mani dell’uomo nella sua maggiore rappresentazione virile. Le mani di Plutone hanno una elevata carica erotica nel pretendere ciò che ha rapito. Le dita affondano nella carne sensuale e morbida della giovane fanciulla Proserpina. La figura vigorosa e muscolosa di Plutone trasuda una sfrenata energia sessuale, quasi come se stesse possedendo la donna in quell’istante. Il soggetto maschile viene rappresentato in tutta la sua mascolinità. Quella passione che nasce dall’interno per sfociare in azione. L’artista ha voluto consapevolmente raffigurare il momento fuggevole attraverso la posa, il corpo e l’espressione. La passione sessuale è così fugace che è difficile coglierla, eppure il Bernini l’ha raffigurata nella furia erotica di Plutone. L’erotismo è sottolineato anche dai due corpi che formano un vortice. E la bramosia erotica è suggerita dalle linee d’ombra e dagli occhi del dio degli inferi.

L’arte erotica rende visibile il desiderio.

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L’innaturale Monogamia

Quando si parla di Monogamia sembra quasi inutile soffermarsi a pensare se esiste in natura o meno, perchè è talmente radicata nella cultura e nella mente umana che la risposta sarebbe sempre Si. La maggior parte delle persone risponderebbe che essere Monogami fa parte dell’impegno preso in una relazione, che il rispettare quell’impegno non ha margine di discussione. Credere alla Monogamia spesse volte risulta essere sinonimo di controllo. Sentirsi padroni dell’altra persona, definirsi quasi proprietari di un essere umano, incorniciano i contorni della Monogamia. Altro elemento da considerare è la gelosia che purtroppo diventa linfa della Monogamia. Quindi tutto sembra andare verso una sola direzione, la Monogamia è un costrutto della società, una forzatura. Ciò che di naturale esiste è il desiderio di reinventare la coppia, un’azione che porta a vivere la relazione con un’apertura mentale maggiore. Ci sono talmente tante forme di vivere la coppia che non contemplano la naturalezza della Monogamia. Dallo scambismo alle coppie liberali, in cui si hanno rapporti sessuali con altre persone. Dalla polisessualità al poliamore gerarchico, in cui si passa dalla non esclusività sessuale a dare un valore di importanza graduale alle coppie create. Tutte queste forme hanno un comune denominatore, il consenso dei protagonisti.

Se l’uomo è un animale sociale, se l’essere umano è fatto per stare con le altre persone, perchè la Monogamia è accettata al livello di coppie ma non a livello di relazioni di amicizia? In altre parole, se dovessimo seguire i dogmi della Monogamia anche per tutto il resto avremmo solo un amico, parleremmo solo con quell’amico, vivremmo tutto in modo molto limitativo. La Monogamia risulta una scelta innaturale perchè altrimenti sarebbe presente in ogni ambito della vita. Perchè allora una scelta così forzata da vari elementi è diventata l’unica scelta ammissibile in una società? Forse perchè si è talmente masochisti che si preferisce rimanere ciechi e sordi di fronte alle proprie inclinazioni naturali. Secondo un biologo evoluzionarista non è possibile che un essere umano trovata la persona ‘giusta’ non provi per il resto della sua vita un’attrazione per un altro essere. Biologicamente si è portati a desiderare altre persone, ma con la Monogamia si soffocano i desideri. Questo comportamento, diceva Freud, esprime un disagio che trascina verso la nevrosi. Un aspetto su cui riflettere è la Monogamia dei giorni nostri. E’ una convenzione etica, morale e culturale del momento fino a che una persona non divorzia o si lascia per avere altri rapporti, viene da sè che non si sta parlando di spontaneità o naturalezza Monogama ma dell’unico modo di trovare una parvenza di stabilità e di sicurezza che rende la vita più serena e felice. La Monogamia non contempla la scoperta di sè ma è vista come un rifugiò in cui assicurarsi il proprio posto. Scoprire se stessi porta ad aprirsi mentalmente e a far sì che la relazione stessa si apra a più visioni e si scopra in più orizzonti.

Ma se proprio non ci si vuole spostare dal termine Monogamia, allora perchè non cambiare prospettiva? Perchè non vedere il cerchio semiaperto invece che completamente chiuso?

Ancora convinti che la Monogamia sia una cosa naturale?

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Un Centro che ti guida nella combinazione delle tessere del tuo puzzle

Essere puzzle vuol dire essere un incastro perfetto di tasselli che vivono di vita propria, ma uniti prendono ancora più valore tanto da creare un disegno unico. Quando si trova qualcuno di cui fidarsi e su cui affidarsi, il nostro essere puzzle non solo rimane intatto ma viene valorizzato dalla passione e professionalità di chi ti aiuta. Io ho avuto il privilegio di essere stata accompagnata da Maria Cristina, Vittoria, Sandra, in quella che è stata l’esperienza sensoriale e ristrutturante del mio puzzle. Ogni tessera è stata toccata, coccolata, risvegliata, rimodellata. Essere entrata in un Centro del genere è stato come ritrovare quell’equilibrio esteriore ed interiore allo stesso tempo. Il Centro è esso stesso un insieme di tessere, come lo è il lettino su cui tutto avviene, come lo sono i cosmetici che ti aiutano nel fine e come lo è il metodo di cui si avvale il Centro. Un metodo che raggruppa diversi step. Fasi che uniscono varie tecniche. Tutto verso un unico obiettivo, sentirsi giovani senza portare i segni del tempo. Nessun trattamento estetico, nessuna attività fisica, o nessun controllo alimentare, preso da solo porta a vivere in maniera armonica, ma se si combinano come tessere di un puzzle allora si vive uno stile di vita impagabile. Il Centro prende per mano e porta a sbloccare ogni scusa mentale, diventa il mezzo con cui si arriva a guardarsi allo specchio e vedere che gli anni trascorsi ci hanno maturato ma senza che il nostro volto li rilevi. Quando entri in quella cabina, trovi non solo un lettino innovativo ed una beauty specialist a tua disposizione ma assapori un ambiente in cui il tempo si ferma e ti riporta indietro. Assaggi una realtà fatta di sensi e di sensazioni che ti aiuta a prendere padronanza del tuo corpo abbandonandoti a ciò di cui ha bisogno. Questo Centro si avvale di un metodo che non si ‘appiccica’ addosso come colla ma si adegua alle tue esigenze soggettive. Il brand che porta questo Centro può essere uguale ad altri Centri sparsi per l’Italia ma esistono elementi che lo differenziano. In primis le mani che ti toccano, quelle mani che percepiscono il tuo corpo e le sue necessità. In seconda battuta l’umiltà con cui le varie figure che orbitano nel Centro si approcciano. Nessuno è in grado di promettere miracoli, loro ti guardano negli occhi e ti dicono con estrema sincerità cosa ti serve per mantenere quell’intesa esteriore ed interiore che il trascorrere del tempo e delle abitudini tolgono. Terzo ma non ultimo elemento, è il sentirsi a proprio agio perchè la loro guida si sintonizza con noi persona.

Lo scetticismo è insito in ognuno di noi ma se non provi come fai a dire che quel cibo è gustoso al tuo palato?

https://www.marcopostpisaospedaletto.com/

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Sensi Ribelli: 10 curiosità!

Chi è Luna?

Luna sono io. Ma puoi essere tu che leggi. Può essere la tua vicina di casa, ma anche tua sorella o cugina. Luna è una parte di noi!

Dove vive Luna?

Siete mai stati in Svizzera? Avete mai assaporato i suoi colori, la sua atmosfera, la sua essenza che va oltre ogni aspettativa possibile? Luna vive in un cantone della Svizzera. Chissà quale!

Che lavoro fa Luna?

Lavora nell’arte. Ama l’arte in ogni sua forma. Occupa un ruolo di rilievo. L’arte è il collante di una conoscenza in particolare, e di eventi che accadono intorno a lei.

Quando scopre i suoi Sensi?

In un momento della sua vita Luna prova ad esplorare attraverso i suoi Sensi. Ma quale Senso usa per primo? E quale Senso le piace di più? E’ tutto da scoprire!

Perchè i suoi Sensi si chiamano Ribelli?

Perchè sono senza freni, senza condizioni mentali, senza catene. Avete mai provato a liberare la mente da ogni restrizione? Si superano limiti che portano a conoscersi in profondità.

Chi sono i personaggi oltre a Luna?

Sono diversi e ognuno di loro ha una personalità ben definita. Ciascun personaggio diventa facilmente assimilabile da parte di chi legge, tanto da arrivare ad immedesimarsi.

Il libro ha qualcosa di reale?

Si. Il libro tratta argomenti e situazioni verosimili. Tutto è plausibile proprio per questo non si tratta di un fantasy.

Cosa vuol dire libro erotico?

E’ un libro in cui la sessualità, l’eros, il sesso, sono elementi di vita quotidiana che camminano insieme ai personaggi.

Nel libro c’è trasgressione?

Si. La trasgressione fa parte della ribellione. Il non rispetto di alcuni comportamenti tradizionali non è negativo, anzi in alcuni casi ha una valenza evolutiva dell’individuo stesso.

Qual è la parte più piccante del libro?

Ogni capitolo ha il suo grado di erotismo, ma quello che risulta essere un’ esplosione di eccitazione è quello che porta il titolo ‘Party’.

Queste dieci curiosità danno qualche informazione in più su Sensi Ribelli. Per chi volesse prenotare il libro, in attesa della sua uscita fisica sul territorio nazionale, può cliccare https://www.edity.it/store/product/sensi-ribelli—preorder.html

Oltre ogni ragionevole considerazione, nulla è impossibile. I limiti sono solo nella nostra mente, basta sbloccare la visione e tutto appare possibile.