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Vestire è sinonimo di desiderare!

Vestirsi è un’esigenza, una necessità. Ci si veste per coprirsi o ci si veste per mostrarsi o per essere desiderati? Ci sono tante domande dietro il comportamento del vestirsi. Perché si sceglie un tipo di capo, perché si indossa un colore, o un abbinamento di colori? Perché scegliamo di vestirci in base al contesto o all’occasione? Allora è vero che il vestito fa il monaco? E se il vestito fosse un’arma? Se vedessimo i vestiti che indossiamo come mezzi per raggiungere un fine? E’ possibile che indossare un capo mostri i nostri desideri. E’ possibile che quel vestito sia capace di mettere in luce il nostro io nascosto. La consapevolezza della scelta di un abito è essa stessa espressione palese dei nostri desideri. Il vestirci non è solo uno stato d’animo ma è anche uno svelare i nostri desideri. Ognuno di noi raffigura il proprio io come meglio crede ma senza considerare che quell’io è ricco di desideri. Il desiderio di apparire, il desiderio di nascondersi da occhi altrui, il desiderio di piacere, il desiderio di provocare, di immaginare, di giocare. Desiderare di essere qualcuno che di solito si ammira. Il desiderio di far sentire ciò che si pensa o come si vive. Vestire è sinonimo di desiderare. Il vestire influisce non solo su gli altri ma soprattutto e in prima battuta su noi stessi. Siamo noi che desideriamo e siamo sempre noi che indossiamo. Basta avere chiaro i nostri desideri. Quando ci vestiamo non esiste solo l’obiettivo di mandare un messaggio ma siamo noi stessi il messaggio. Vestire un abito, o qualsiasi altro capo, si trasforma in comportamenti, in sfumature di personalità. Ad esempio, una persona che veste senza badare a nulla, dal colore al modello, al capo in sè, ha il desiderio intrinseco di mostrare che non è schiava di cose materiali, questo atteggiamento è esprimere la sua noncuranza verso la parte esteriore. Quindi tutti in modo indistinto vestiamo i nostri desideri. Essere bravi a far emergere i propri desideri attraverso il vestire aumenta l’empatia di chi ci vede. Avere una risposta al nostro messaggio quando ci vestiamo aumenta il nostro ego, oppure può far lavorare su noi stessi o ancora può insegnare ad avere più sicurezza e fiducia in noi. Il vestire si incrocia con i nostri desideri quando elementi come padronanza, consapevolezza e coraggio diventano alleati del nostro apparire. La vera sfida sta nel portare fuori ciò che è dentro, magari celato, magari timoroso, o solo ancora non ascoltato. I desideri vanno manifestati e allora perché non farlo con i mezzi che abbiamo a nostra disposizione? Come un guardaroba è fatto di tanti vestiti anche i nostri desideri sono tanti e variegati. I vestiti non solo interagiscono con il nostro corpo ma soprattutto con ciò che desideriamo essere. Un pensiero libero di desiderare, una mente cosciente di essere e un corpo pronto ad esaudire, tutto questo regala una visione ampia del vestire.

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To Touch

Quando arriva è come se tutta la tensione, l’eccitazione accumulate si liberassero in un sospiro trattenuto e carico di desiderio. Come se tutto ciò che prima era offuscato, annebbiato, velato diventasse chiaro, luminoso e rivelato. L’orgasmo è la massima espressione del piacere erotico e sessuale. Fisicamente il corpo avverte delle contrazioni involontarie e una volta che si arriva all’acme quelle contrazioni si allentano rilassandosi. Proprio come avviene quando un fiume rompe gli argini, si distende per tutta la superficie che trova. L’appagamento dato dall’orgasmo non ha eguali. Unisce talmente tante sensazioni che la condizione psicofisica di ogni individuo si sente scaraventata in un’altra dimensione, in un altro mondo. Io mi trovavo…

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To Touch

Cosa succede al nostro corpo quando si perde il controllo? Il controllo lo si può perdere abbandonandosi agli eventi e di conseguenza a chi prende il potere del nostro corpo. Oppure si può perdere il controllo quando tutto ciò che avviene porta il corpo ad una tale eccitazione tanto da non avere la mente lucida per discernere se ciò che si sta per fare è lecito oppure no. Ma nell’erotismo la parola lecito non deve esistere, perché tutto ciò che è piacere, tutto ciò che piace è già caratterizzato dalla parola ammesso. E proprio perché il mio controllo era ormai svanito alzai…

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Non è solo una ‘Parola’!

La parola ha un ruolo importante nelle relazioni. Qualsiasi sia la relazione, da quella lavorativa, a quella amichevole o sentimentale, passando dalla relazione semplicemente conoscitiva, la parola, il linguaggio verbale risulta essere il primo attore. Non bisogna considerare solo l’uso delle parole adatte affinché gli altri possano capire, ma è importante trovare le parole che personificano quel determinato ambiente in cui ci si trova. E se le parole vengono fraintese, la colpa è nostra o del nostro interlocutore? A volte la comunicazione ha diverse interpretazioni che seguono un personale background. Proprio per difendersi da una comprensione sbagliata si deve cercare di conoscere bene l’ambiente dell’argomento, il momento in cui si comunica, e riuscire a trovare la chiave giusta per comunicare. Il linguaggio verbale riveste un compito importante quando esso non è supportato dal linguaggio paraverbale. Come nella scrittura, in cui non esiste neanche quello non verbale che invece è caratterizzato dai gesti, dalla mimica, dall’espressione, insomma dal corpo. Per questo nelle relazioni virtuali bisogna avere oltre che più pazienza anche maggiore concentrazione nello scegliere le parole calzanti. Un paragone che potrebbe rendere l’idea è proprio dato dalla parola calzante. Una parola è come una scarpa. Quando si sceglie una scarpa essa stessa non può avere difetti, perché nel reggere il corpo deve calzare bene, non deve essere stretta, o piccola, o scomoda, non deve essere larga, o grande, non deve far scivolare il piede. Insomma la scarpa ha il compito di tenere in perfetto equilibrio il corpo, allo stesso modo di come la parola deve mantenere pertinente e ben bilanciata la comunicazione. Un vocabolo può avere diversi significati e dipende dal contesto in cui si usa quel vocabolo. Le parole possono esprimere più significati ma sempre legati fra loro da qualche elemento in comune. La parola si veste a seconda di quale sia l’habitat in cui deve entrare. Siamo noi i burattinai, siamo noi che tiriamo le fila delle marionette ben selezionate. Oltre alla formalità della parola, un elemento distintivo è anche il valore che si dà alla parola stessa in quello sfondo in cui si sta colloquiando. La parola è usata per colpire, per far male, oppure per attrarre, per affascinare. Può essere utilizzata per eccitare, per provocare. La parola può ferire ma anche coccolare. La parola può essere lama che lacera ma può essere piuma che seduce. La parola è come un abito da sera, si indossa in relazione alla serata a cui si partecipa, ma lo stesso abito si può usare a volte in diversi ambienti togliendogli o aggiungendogli decori e ornamenti, come la parola può far immaginare tutto e niente. Se avessimo chiaro quale sia il peso di una parola, detta o scritta, ci accorgeremmo che il suo potere può cambiare l’opinione, può influenzare, può trascinare, può creare tumulti e guerriglie, o solo disapprovazione. Ma quando sei padrone della parola e dei suoi molteplici significati allora sei tu a dare e a togliere autorità alla parola.

La parola è una cosa profonda, in cui per l’uomo d’intelletto son nascoste inesauribili ricchezze.
(Gabriele D’Annunzio)

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To Touch

L’ unione di due corpi, in qualsiasi modo essa avvenga, che sia un bacio o il toccare zone erogene, crea tra due persone un legame intimo. Anche se il valore che si può dare è diverso, comunque fa nascere affinità, sintonia, armonia. L’ uno diventa il compositore l’altro diventa lo spartito. Ciò che porta i due corpi a connettersi è dato dall’incastro perfetto. Non esistono corpi perfetti ma esiste un’intesa perfetta. I corpi sembrano tasselli di un puzzle che quando si incastrano combaciano alla perfezione. Ciò deve succedere sempre se si vuole avere padronanza del proprio corpo e di quello dell’altro protagonista. Il mio corpo…

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BDSM: si sa veramente cos’è?

Il più delle volte con i miei articoli sdogano il comune pensiero. Con ciò che scrivo e tratto di solito cerco di immergermi sia nella parte di spettatore che nel ruolo di protagonista. Credo che ponendosi da entrambi i lati si riesce ad osservare in modo totale qualsiasi argomento preso in considerazione. I paraocchi di solito li usano i cavalli perché avendo gli occhi di lato riescono a guardare a 360 gradi, ma con essi si riduce il loro campo visivo. Noi umani non siamo cavalli, non dovremmo coprire la nostra vista. Dovremmo guardare e scegliere, dovremmo osservare e rispettare, dovremmo conoscere e preferire. Il contrario di quello che dovrebbe essere purtroppo aumenta quando al centro dell’osservazione ci sono temi che trattano di sessualità, che parlano di sesso e di mondi sessuali, di erotismo e di immaginario erotico. Una realtà che viene subito additata come perversa e manipolatrice, disequilibrata e fatta di dolore è quella del BDSM. La colpa di questo pensiero non è solo e sempre da attribuire a chi guarda ma anche a chi ne parla. Se si prendono ad esempio storie come 50 sfumature di grigio l’additare che quel mondo sia fatto di disturbi mentali e psichici risulta facile, senza considerare che ciò che si sviluppa come storia è presa dalla fantasia e non dalla realtà. Se si resettassero le informazioni che provengono da fonti non del tutto reali allora si avrebbe la capacità di arrivare ad una conoscenza migliore delle cose.

BDSM è un acronimo che raccoglie pratiche sessuali estreme. Con il termine estremo non si intende strano bensì non comune, caratteristico. B sta per Bondage, pratica sessuale che consiste nel legare. Il termine legare in questa realtà non si riferisce solo all’uso di corde o altri strumenti ma richiama il legame che si crea tra le persone che vivono questa dimensione. D sta per Dominazione ma anche per Disciplina. Nelle varie pratiche seguire una disciplina è molto importante al fine di non essere punito. S sta per Sado, sadismo, la sua caratterizzazione è legata a chi comanda, quindi al dominatore, ma S sta anche per Slave, ovvero schiavo, e anche per Sottomissione. Quindi una sola lettera che raggruppa più significati e più ruoli. M sta per Masochismo. Se si avesse più conoscenza ci si accorgerebbe che tutti noi in un modo o in un altro pratichiamo un pò di dominazione o di sottomissione. Ma già il sentire questa sigla ci fa dire ‘io? mai e poi mai’ quasi a tenersi alla larga. La sigla BDSM è in realtà una sigla che difende la dimensione sessuale consenziente da quella dissenziente. Protegge il sesso dalle offese sessuali o dal vedere il sesso come abuso. Si tende sempre a vedere la sessualità con colori netti e ben precisi, con una forma distinta, ma tutto ciò che è piacere rientra nella sessualità. Non esiste un bisogna o non bisogna, esiste un mi piace o non mi piace. La libertà di espressione dovrebbe essere riconosciuta ma purtroppo non è cosi.

Esiste il BDSM puro e rigoroso. Ed esiste il BDSM “soft“. Chi non ha mai dato una sculacciata per aumentare il piacere? Chi non ha mai coperto un senso per amplificarne un altro? Chi non ha mai dato un morsetto o un pizzicotto per prolungare lo stato di eccitazione? Tutti questi atti sono forme che provengono dal mondo BDSM. Questo mondo non è una sola cosa ma ha tante azioni a diversa intensità e gradazione. E’ come dire che il bacio è uno e solo, il bacio ha diverse forme. C’è a chi piace in un modo a chi in un altro ma si provano tutti i modi partendo dal proprio gusto. Come in ogni dimensione sessuale anche nel BDSM, io aggiungerei maggiormente, la mente è il motore trainante, la mente è la guida. Desiderare in modo del tutto libero ciò che il dominatore desidera rende la sottomessa a livello mentale sullo stesso gradino del dominatore. Si parla di desiderio mentale. Il BDSM non è un contratto scritto, una scheda dove si dà il consenso a determinate pratiche e ad altre no, non è un foglio asettico. Acconsentire a determinate pratiche sessuali è dato dall’eccitazione a farle, il tutto è guidato dal desiderio e dai gusti. In questo mondo la complicità si amplifica, la fiducia accresce. C’è tanta attenzione alla comunicazione. Se una cosa non piace si smette di farla, nessuno giudicherà, nessuno punterà il dito o imporrà qualcosa. Quando non si conoscono i mondi ma si considerano solo perché sono ‘atipici’, sembra che tutto non debba rispondere al rispetto. Ma è sbagliato, è sbagliato l’immaginario sessuale che ognuno suppone di quella realtà. Nella realtà BDSM il godere, il piacere visto come orgasmo non risponde sempre all’atto penetrativo, proprio perché la mente gode di un qualcosa che non è tipicamente del sesso comune. Molti identificano questo modo di fare sesso come doloroso. Se solo si sapesse che a livello neurologico i canali che portano al piacere sono identici a quelli che fanno sentire il dolore, si capirebbe che il dolore non è una cosa negativa nelle pratiche sessuali. Ciò che si sente gradevole e piacevole arriva in modo neurologico attraverso gli stessi canali da cui arriva un qualcosa più intenso e forte e magari doloroso. Quindi non fermiamoci a ciò che è opinione comune ma andiamo in fondo ai mondi. Nel BDSM tutti gli strumenti che si utilizzano hanno un grado di forte e meno forte e ciò è dato anche da come viene utilizzato, dalla forza che si imprime sullo stesso strumento. Chi non ha mai usato una sciarpa o un foulard per legare o bendare? Chi non ha mai provato un pò di calore sul proprio corpo? Nel comune mondo sessuale sembrano cose naturali eppure non si pensa mai che sono pratiche che ricordano il BDSM, fatte solo con espedienti più comuni e con meno vigore.

Dopo tutto questo quadro si è ancora convinti che questo mondo sessuale è così strano, perverso, trasgressivo, e lontano dal sesso?

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To Touch

Quando il corpo prova una eccitazione tale da essere fragorosa come lo scroscio di una cascata di acqua. Quando il corpo prova desiderio da essere travolto in modo impetuoso come il boato di un tuono. Quando il corpo viene attraversato da tremolii che spingono la mente a voler stringere e ingabbiare quelle sensazioni per godere anche del minimo sussulto e farlo durare in eterno. Quando tutto questo accade non si ha la capacità e la lucidità di rimanere impassibili, di avere il controllo di tutto e su tutto. Per questo il mio corpo si trovò ad essere guidato dall’istinto…

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Gender!

Troppi sono gli articoli che portano a confondere le idee, e quindi spetta a noi informarci su cosa abbraccia questo termine, abbiamo il dovere di interpretare il giusto significato dei termini. A volte l’arroganza nel sapere non dà la visione chiara del concetto che si nasconde dietro ogni vocabolo. La lettura di diverse fonti, il discernere ciò che è fazioso da ciò che è imparziale dovrebbero caratterizzare il punto di partenza per comprendere. Andare in fondo alla questione che porta all’esistenza di varie posizioni dovrebbe essere l’arma da usare per arrivare ad una nostra conclusione. Solo questi step possono dare un quadro specifico e descrittivo.

Gender è una parola inglese che significa Genere. Il termine Genere teoricamente fa una distinzione tra due ambiti che appartengono all’essere umano. Da un lato il sesso che è un dato biologico, naturale, è un fattore o una caratteristica a cui non possiamo opporci, nasciamo con un sesso che è determinato dai geni. Dall’altro lato, il genere che non è dettato dalla nascita ma progredisce e si evolve durante la vita. Il genere stabilisce l’identità sessuale di un individuo. Il genere contempla l’influenza culturale, ambientale, sociale, storica, ideologica del luogo dove l’essere cresce e si sviluppa. Il sesso e il genere sono due realtà che non devono necessariamente coincidere, ognuno deve sentirsi libero di esprimersi. Il perché sia nata la teoria Gender, i movimenti contro la teoria Gender, le posizioni di cattolici, religiosi contro la teoria Gender, non fanno altro che far nascere ogni volta un tornado. Creano discussioni e opinioni che non portano a nulla di oggettivo. A mio avviso danno origine a confusione e a prendere le distanze da chi la pensa diversamente o da chi semplicemente accetta il libero pensiero. Tutto sembra rispondere a teorie complottistiche, tutti pensano ad atteggiamenti di corruzione. Ma perché non accettare chi la pensa diversamente da te? Perché non lasciare vivere i desideri di ognuno? Perché non rispettare il pensiero altrui?

Nel campo della Moda la teoria Gender ha diviso la società. Uomini che si truccano e indossano gonne, donne che vestono abiti dal taglio maschile, erano e sono tutt’ora difficile da accogliere. Nel 1984, Jean-Paul Gaultier scandalizzò le passerelle di Parigi presentando la sua iconica collezione Men in Skirts. I modelli della sfilata maschile indossarono gonne di ogni forma e dimensione, da quelle aderenti per l’ufficio a più elaborati strascichi da sera. Gli integralisti gridarono allo scandalo, ma anche oggi purtroppo è così. E’ contro natura, porta ad un fraintendimento dell’essere umano, quale educazione si può impartire ai bambini se tutto questo si accetta? Queste e tante altre accuse vengono mosse da chi vede la teoria Gender come il male. Questo modo di agire non ha a che fare con i gusti, con le preferenze, con le soggettive inclinazioni. Ha a che fare con i canoni che la norma prevede. Non rientri in quelle ‘regole’ allora sei bandito, sei offeso e bistrattato. Quando in Italia comparve la prima gonna-pantalone dello stilista francese Paul Poiret, la jupe-culotte, i giornali parlarono di donne assalite, molestate e ingiuriate per strada perché colpevoli di vestirsi come i maschi. Fatti accaduti negli anni ’10. Oggi anche se ci troviamo negli anni 2000 non mi sembra che le cose siano cambiate.

Per vari secoli le donne e gli uomini hanno indossato vestiti uguali. Le tuniche, le toghe, le stole e le pelli non avevano genere. Non si tratta di cancellare il sesso di appartenenza ma si tratta solo di sentirsi liberi di vestire come si vuole, di essere come ci si sente. Le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, ciò che si prova, non rispondono all’essere maschio o femmina, ma rispondono all’essere vivente. Etichette, cliché e stereotipi sono catene invisibili, sono freni alla propria espressione di individuo, di genere.

Percepire il nostro corpo non riguarda solo ed esclusivamente la nostra dimensione biologica. Bisogna considerare il nostro corpo collegato al nostro volere di essere pensante!

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To Touch

Un uomo sicuro di sè e consapevole del suo essere è un uomo che non si fa scappare le occasioni. Un uomo che ha sex appeal, fascino e carisma sa come far capitolare una donna. La Sua mano non solo sottolineava chi era colui che guidava le sensazioni, che comandava i sensi, ma dava la misura di quanto Lui fosse sicuro di ciò che desiderava. Aveva lasciato la strada libera per farmi esprimere. Come un bravo cavallerizzo non aveva mai ceduto le briglia, le aveva tirate e le aveva allentate da bravo maestro. Aveva equilibrato la pressione…

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Cress Line: sinergia tra passione, studio e competenza!

Quante volte mi sono soffermata a parlare della passione che smuove tutto. Quante volte ho detto che essere passionali non solo mostra il nostro interesse verso ciò che ci circonda ma risulta anche essere contagioso. Avere slancio in quello che si intraprende regala prima o poi risultati. Quei risultati in cui si spera. Quel successo a cui si aspira. Ma dietro ci vuole dedizione. Ci vuole impegno, ci vogliono risorse, oltre che sacrifici. Quel pizzico di intuito che aiuta alla realizzazione e alla concretezza di un sogno. Il tutto miscelato ad una buona dose di creatività, senza la quale nulla avrà vita. Proprio su questo si basa https://www.cressline.it/ .

Alfonso, che conosco dai tempi delle scuole, durante i suoi anni Universitari e in particolare nella stesura della sua tesi di Laurea si appassionò allo studio di una pianta medicinale chiamata Crescione d’acqua (il cosiddetto Nasturtium officinale). Il valore e l’importanza di questa pianta in campo medico risale ai tempi dell’antica Roma. Si attribuiva a questa pianta capacità curative. Alfonso si dedicò ad una approfondita ricerca che gli diede la conferma di quanto questa pianta fosse ricca di antiossidanti naturali. Tanto fu il suo entusiasmo verso quello che mano mano scopriva sulla pianta che decise con risoluta maturità di ideare una linea di dermocosmetici naturali. Un linea di cosmetici prodotta in laboratorio, e quindi sottoposta a vari controlli e test da parte di esperti. Alfonso non ha solo dato vita ad un suo sogno ma ha dato la possibilità ai suoi studi di essere divulgati. Ha fatto nascere, con la collaborazione della Macrofarm srl spin-off dell’Università della Calabria, prodotti beauty che hanno come fondamenta studi scientifici, come pilastri portanti ricerche di laboratorio. Una sinergia di ingredienti naturali che ruotano attorno a quello principe, il Crescione d’acqua.

Non si tratta solo di didattica o di professionalità, creare qualcosa di unico riflette l’anima di chi inventa. Diventare padrone della propria idea porta a comunicare se stesso attraverso l’attuazione del sogno o del progetto che si ha in mente. Far nascere un proprio brand vuol dire continuare a dargli linfa per farlo vivere. Con il suo contorno occhi, la crema viso illuminante, la crema anti-macchia, il siero viso, la crema mani e la crema corpo anti-smagliature, Cress Line rigenera la pelle di chi la usa. Insieme a questi dermocosmetici i componenti che caratterizzano Cress Line sono l’amore per la propria terra natia, la devozione al proprio lavoro e la conoscenza scrupolosa di ciò che sono gli ingredienti che si combinano fra loro.

Non ho scelto di parlare di Cress Line solo perché già dal primo utilizzo ha donato compattezza, luminosità, setosità e tonicità alla mia pelle, ma anche perché il suo messaggio mette in rilevanza la caparbietà, la determinazione, la serietà di una passione.