La cronaca… il gruppo pubblico attivo su Facebook dal 2019 che contava oltre 32.000 membri dal titolo “Mia Moglie”, è stato chiuso da Meta il 20 agosto 2025. Perchè violava le policy contro lo sfruttamento sessuale degli adulti. Il gruppo nacque dalla voglia malsana di voler condividere, guardare e commentare immagini di donne, riprese anche in momenti privati, senza che le stesse donne avessero dato il consenso ad una condivisione del genere. La chiusura del gruppo ha portato alla luce una rete molto più vasta di piattaforme simili, come il forum Phica.eu. Dove venivano condivise foto rubate pubbliche e non, di donne.
Non è mia intenzione affrontare questo caso da un punto di vista legale o giurisdizionale. Ma sicuramente la mia penna lo affronterà, in questo articolo, dal punto di vista comportamentale, antropologico e psicologico. Così da permettere chi mi legge di andare oltre la semplice cronaca, per riflettere su perchè accadono questi episodi e cosa dicono di noi come società.
Comportamentale: l’effetto branco e la disinibizione online… cosa è l’effetto branco? E’ un comportamento sociale che porta le persone alla perdita di un senso critico individuale, seguendo e alimentando la coscienza collettiva, spesso più primitiva e violenta. Nel campo digitale il singolo si dissolve nel NOI, delegando al branco ogni responsabilità. Online l’effetto branco è amplificato dall’ anonimato percepito, portando alla riduzione dell’inibizione morale e all’emergere degli impulsi repressi. Postare foto intime, oltre a richiamare una pratica voyeuristica, è un atto di potere e controllo. L’azione viene vista come una performance di virilità maschile. Con l’effetto branco, il gruppo diventa la tua bussola, ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. E in nome di questo effetto finisci per fare, dire o accettare cose che da solo non avresti mai considerato. Risulta una vera e propria regressione tribale.
Antropologico: il corpo femminile come trofeo… Il fenomeno ricalca schemi arcaici di dominio e possesso, in cui il corpo della donna viene trattato come bene scambiabile o trofeo di status. Spostando lo sguardo a chi lo riduce trofeo, chi guarda, chi desidera, chi possiede o giudica quel corpo è portatore di frustrazione (incapace di gestire emozioni, desideri e relazioni), di repressione (non capace di riuscire a vivere la propria sessualità in modo libero e maturo), di bisogno di potere (alla ricerca di uno status attraverso il potere).
Psicologico: il bisogno di appartenenza e la distorsione dell’intimità… Dietro esiste un bisogno di riconoscimento. La sessualità viene ridotta a strumento di affermazione personale e l’intimità spettacolarizzata. Tutto questo risponde ad un analfabetismo emotivo. Difficile, per chi si comporta in questo modo, gestire emozioni complesse o semplice intimità e rispetto. Senza dimenticare che si è mossi anche da rabbia repressa. Chi distorce l’intimità non è in grado di avere una reale connessione con l’intimità stessa.
In questo falò tribale, in cui l’evoluzione umana sembra avere una discesa verso forme di relazione e di espressioni primitive, l’unica cosa da fare è l’educazione sessuale, relazionale, affettiva.











