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Freni inibitori

I freni inibitori sono un vero e proprio soffocamento degli istinti naturali. I freni camminano mano nella mano con il timore del giudizio, di come si appare e di quello che la gente può dire. Spesse volte i freni abbracciano la paura di svelare una parte di noi stessi che si vuole tenere nascosta ai propri occhi. Non è un caso che i freni inibitori vacillano quando arrivano dall’esterno stimoli come bere un bicchiere di vino o una birra, oppure quando ci si trova immersi in un’atmosfera festosa in cui tutto diventa nebuloso. Sigmund Freud fu il primo a parlare di freni inibitori chiamandoli leggi morali che frenano le azioni. L’ essere umano è portato a dominare le proprie azioni, per il buon senso, per una coscienza mossa dalla ragione, per un benessere personale e altrui. Siamo certi che perderli non regali felicità? Ci siamo mai chiesti quando questi freni inibitori non devono esistere? Cosa comporta eliminare questi freni in alcune occasioni o stili di vita? Sicuramente i freni, come dice la parola stessa, non fanno altro che tenerci legati a certi dogmi, tradizioni o cultura, pur volendo liberarsi da queste catene essi con il tempo diventano macigni ancora più grandi e pesanti, perchè il comportamento deve essere sempre integerrimo. Ma per chi? Per chi ci comportiamo in tal senso? Per noi stessi o per chi ci osserva? Siamo sicuri di valutare se è giusto averli o meno?

Uno dei momenti in cui i freni inibitori devono perdere il loro potere è durante la vita sessuale. La sessualità non dovrebbe essere vissuta con alcun freno, dovrebbe librarsi ad ali spiegate. Di solito per annullare i freni l’alcol diventa un’arma potente, quasi come se anestetizzasse dal resto che ci circonda e da noi stessi, così da non farci pensare a niente e portarci ad agire d’impulso. Se si riflette a quando entriamo in questa condizione quasi tridimensionale, si ammette che la soddisfazione e l’appagamento acquisiscono un valore importante e superiore rispetto alla norma. Però il più delle volte la vergogna diventa figlia del non agire istintivamente e quindi è più facile vivere a metà tutto quello che si desidera. Affidarsi a stimoli esterni come il bere per vivere appieno il sesso, può sfociare in patologia portando squilibrio alla persona stessa. Di solito si giustifica più una condotta del genere che una voglia sessuale. Il perbenismo è padre del vivere a metà. Sembra che i freni inibitori cristallizzino la vita, pianificandola a tavolino con step e regole che piacciono più alla società che a se stessi. E’ l’uomo stesso a censurarsi e a non allentare questi freni interni. Pudore, riservatezza, inibizione, imbarazzo, sono tutti freni inibitori. Di solito si parla senza conoscere ciò che si dice, ma comprendere il significato dei termini è il primo passo per scegliere di vivere una vita appagata. Non voglio entrare nella sfera dei problemi sessuali perchè non sono una studiosa della psiche umana ma una cosa semplice e anche banale da considerare è come tutti i blocchi sessuali derivino da freni inibitori. Sono loro che guidano la vita sessuale e sono ancora loro che annientano la libertà sessuale.

Quindi la mia domanda è: “siete sicuri di vivere senza raccontarvela, o in altre parole, senza ipocrisia?”

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Sensi Ribelli: 10 curiosità!

Chi è Luna?

Luna sono io. Ma puoi essere tu che leggi. Può essere la tua vicina di casa, ma anche tua sorella o cugina. Luna è una parte di noi!

Dove vive Luna?

Siete mai stati in Svizzera? Avete mai assaporato i suoi colori, la sua atmosfera, la sua essenza che va oltre ogni aspettativa possibile? Luna vive in un cantone della Svizzera. Chissà quale!

Che lavoro fa Luna?

Lavora nell’arte. Ama l’arte in ogni sua forma. Occupa un ruolo di rilievo. L’arte è il collante di una conoscenza in particolare, e di eventi che accadono intorno a lei.

Quando scopre i suoi Sensi?

In un momento della sua vita Luna prova ad esplorare attraverso i suoi Sensi. Ma quale Senso usa per primo? E quale Senso le piace di più? E’ tutto da scoprire!

Perchè i suoi Sensi si chiamano Ribelli?

Perchè sono senza freni, senza condizioni mentali, senza catene. Avete mai provato a liberare la mente da ogni restrizione? Si superano limiti che portano a conoscersi in profondità.

Chi sono i personaggi oltre a Luna?

Sono diversi e ognuno di loro ha una personalità ben definita. Ciascun personaggio diventa facilmente assimilabile da parte di chi legge, tanto da arrivare ad immedesimarsi.

Il libro ha qualcosa di reale?

Si. Il libro tratta argomenti e situazioni verosimili. Tutto è plausibile proprio per questo non si tratta di un fantasy.

Cosa vuol dire libro erotico?

E’ un libro in cui la sessualità, l’eros, il sesso, sono elementi di vita quotidiana che camminano insieme ai personaggi.

Nel libro c’è trasgressione?

Si. La trasgressione fa parte della ribellione. Il non rispetto di alcuni comportamenti tradizionali non è negativo, anzi in alcuni casi ha una valenza evolutiva dell’individuo stesso.

Qual è la parte più piccante del libro?

Ogni capitolo ha il suo grado di erotismo, ma quello che risulta essere un’ esplosione di eccitazione è quello che porta il titolo ‘Party’.

Queste dieci curiosità danno qualche informazione in più su Sensi Ribelli. Per chi volesse prenotare il libro, in attesa della sua uscita fisica sul territorio nazionale, può cliccare https://www.edity.it/store/product/sensi-ribelli—preorder.html

Oltre ogni ragionevole considerazione, nulla è impossibile. I limiti sono solo nella nostra mente, basta sbloccare la visione e tutto appare possibile.

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Outercourse: un termine nuovo per una pratica nota

Letteralmente Outercourse vuol dire ‘rapporto esterno’, in altre parole associato alla sfera erotica si intende un insieme di pratiche sessuali senza penetrazione. Con l’ Outercourse si riscopre un modo di vivere la sessualità stimolando il desiderio e portandolo ai massimi livelli. A volte si perdono quelle sensazioni che derivano dal piacere inteso con la mente. La sessualità sembra risolversi nella mera penetrazione e lasciare sopite tutte quelle emozioni che derivano da intensi baci o dal sesso orale o da pratiche di masturbazione di vario genere, o dallo sperimentare forme più giocose. La penetrazione è sempre collegata alla sensazione di prestazione perdendo di vista in alcuni casi il valore aggiunto del dare e provare piacere. Se si esclude quell’ansia continua del prestare attenzione a godere solo con la penetrazione si pone molto più interesse a tutto ciò che ruota intorno all’eros. Per alcuni risulta quasi un pensiero fisso fare sesso nel modo più tradizionale possibile ma si è mai osservato il piacere? Lo si è gustato da vari punti di vista? Se tutto questo venisse considerato, la monotonia della vita sessuale che molti sentono si trasformerebbe in voglia di sperimentare. La visione della sessualità a 360 gradi porta a ridurre il sesso solo ad una pratica, quella usuale e conosciuta, e fa perdere di vista le nuove emozioni che derivano dal corpo. Il corpo e la mente cambiano con il maturare degli anni e ciò che prima rispondeva in un modo ora potrebbe reagire in un altro. Più ci si allontana dal pensiero della penetrazione più i sensi si riattivano e diventano i ricettori del piacere. La conoscenza del proprio corpo e dell’altro non dipende solo ed esclusivamente dalla penetrazione. Anzi, da quella si ottiene una sola sensazione che scompare dopo qualche minuto. L’altra faccia della medaglia che la sessualità dovrebbe rincorrere è proprio il vivere tutto in modo amplificato eliminando la più convenzionale pratica. Il sesso senza penetrazione per alcuni viene considerato un rifacimento del petting, quella pratica sessuale che si faceva in età adolescenziale, considerato sesso acerbo e incerto, di coloro che vogliono scoprire senza arrivare al dunque. Chi lo dice che il dunque è la penetrazione? Chi dice che il piacere è sinonimo di penetrazione? Lo dice chi non sa cosa vuole dire Outercourse. Il sesso senza l’assillo della penetrazione può raccogliere una serie di pratiche creative di cui non si sa nulla. Gli stessi sessuologi puntano sul dare libero sfogo all’immaginazione e alla fantasia, abbattendo quelle dicerie che recitano così: “più la penetrazione è profonda più la donna sente.” Purtroppo tutto sembra essere vissuto come arrivo al traguardo come finish, rappresentato dalla penetrazione e dall’orgasmo. Prima si arriva alla conclusione prima si è soddisfatti. Ma quella soddisfazione sarà stata espressa in ogni sua forma? Il corpo risponde in vari modi se viene sollecitato e messo in condizioni per esprimersi, allora perchè non provare?

Non avere creatività nel sesso fa rischiare di sentirci insoddisfatti o addirittura frustrati. Non servono pratiche estrose basta solo aprire la mente sulla base di quello che ci piace.

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Mon Privè: Il gusto del sesso orale

Eccoci al dilemma del sesso orale. Donne che a volte si sentono ‘sottomesse’ in questa pratica. Altre donne che lo fanno perchè fa piacere al partner ma di base non piace a loro stesse. Alcune che lo fanno a metà senza una conclusione ma per dare un contentino così da non avere altre richieste dall’uomo. E poi esiste anche una fetta che non lo pratica affatto. Per l’uomo invece fare e ricevere sesso orale è un ‘biglietto da visita’. Quasi fosse un modo per conoscersi ancora più profondamente e intimamente. Praticare sesso orale, che sia da parte dell’uomo o della donna, aumenta il desiderio e crea un certo legame. Non è il gesto in sè ma è ciò che avviene. Il sapore di una persona è strettamente legato alla persona stessa. Il gusto intimo e in questo caso genitale è unico e cammina insieme all’uomo o alla donna. Assaggiare la carne, il godimento, il profumo di una persona crea una connessione fisica non comune, perchè ognuno ha un sapore proprio. Il sesso orale diventa un processo relazionale che unisce chi lo pratica.

Approcciarsi al sesso orale di solito avviene come primo rapporto intimo in fase adolescenziale o giovanile, sia perchè non si vuole arrivare subito alla penetrazione e sia perchè la curiosità è insita. Quindi lo si prende come gioco, come prima esperienza sessuale. Ma con il passare degli anni e della maturità cambia il senso con cui si pratica. Diventa un’amplificazione sensoriale e la si vive in modo passionale. Non si pensa alla scoperta fanciullesca ma alla voglia di avere una parte del partner, tanto che chi lo fa sente le stesse sensazioni ed emozioni di chi lo riceve, in altre parole gode. Tutto questo avviene se la testa è libera da qualsiasi costrizione o pregiudizio. Se la mente non è vincolata da tabù. Il sesso orale a volte viene considerato sporco e il più delle volte non viene considerato per niente pratica sessuale a se stante, con un suo valore. Per alcuni sono preliminari, per altri la conclusione di un incontro sessuale. Ma se venisse visto come una pratica che porta ad un godimento condiviso? Se fosse un’attività singola che vive per il gusto e il piacere di farlo e di riceverlo? Si potrebbe anche scoprire che tutto ciò che si considera sporco non è altro che frutto di un educazione o di una mentalità e che quella pratica piace tanto da essere un elemento basilare e imprescindibile in una relazione. Il sesso orale è forse la prima attività sessuale che scinde l’amore dal sesso. Si equivoca e si confonde sempre quando si parla di sesso, dato che esso non cammina di pari passo con l’amore. Il sesso orale prende quasi le sembianze di quello che è il potere del piacere. Il sesso orale non è passività allo stato puro, come non è dominio o sottomissione. Il sesso orale è libertà di vivere il piacere con la bocca e il gusto.

E ricordate, il sesso orale è l’atto sessuale che coinvolge più sensi possibili.

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Nel sesso si è Protagonista o Spettatore?

Quante volte ci si chiede se parlando di sesso o di erotismo si viene giudicati come malati o perversi o addirittura depravati? E quindi il più delle volte si sta zitti per non apparire come libertini oppure come bigotti. Sembra quasi che non ci sia una via di mezzo tra chi vuole parlare, colloquiare, confrontarsi, intervenire, partendo dalle proprie esperienze o preferenze, e chi invece vuole ascoltare, osservare e farsi una idea senza condividerla. La continua ansia o paura di essere giudicati umani di facili costumi o in modo eccessivo malati di sesso, sicuramente crea una frustrazione conscia o inconscia. Di solito si trovano scuse e giustificazioni nel voler non parlare di sesso. Dalla più banale che abbraccia il senso della privacy alla meno usata che considera tale tema proprietà degli addetti ai lavori, come i sessuologi. Una fetta di pubblico può anche non essere protagonista per la scarsa conoscenza che ha del sesso, ma rimane ignorante purtroppo per la mancanza di stimolo ad informarsi. Essere Protagonista nel sesso, sia nel parlare di esso che nel viverlo, porta la persona a conoscere meglio se stesso. Non solo prende più consapevolezza di sè, ma usa un modo di comunicazione che lo conduce ad un appagamento soggettivo, in relazione con se stesso e con gli altri. Essere Spettatore nel sesso, può avere una nota positiva, se tutto quello che si osserva diventa incentivo per vivere meglio la propria sessualità. E’ sempre più difficile riuscire ad esporsi perchè c’è uno spauracchio di fondo. Ovvero non voler dare materiale proprio alla gente e magari anche allo stesso partner. Ma si è sicuri che questo modo di fare protegge la persona stessa? Si è certi che il sentimento di ansia non abbia come matrice una incapacità di abbandonarsi al sesso o all’erotismo? Chi è Protagonista non ha gli occhi puntati sulla gente, ce li ha su di sè, in modo anche egoista. Lo Spettatore, invece, immagina come può risultare se stesso agli occhi della gente, e quindi rimugina. A volte ha persino paura di provare sensazioni nuove e si frena nel dire e nel fare. Il Protagonista appare, lo Spettatore svanisce. Avere una propria idea sull’erotismo, vivere attraverso un proprio stile sessuale, pensare al sesso in modo del tutto soggettivo, tutto questo non allontana chi ci circonda e non porta noi stessi a piacere di meno o di più. Ma è un tassello in più verso la conoscenza della persona. La vergogna e il senso di privacy sembrano camminare mano nella mano quando si parla di sesso. Ma se solo si aprissero gli occhi degli Spettatori verso una interpretazione umana e sensoriale dell’erotismo e del sesso, timore e senso di intimità non farebbero sentire incatenati.

Nella stessa Bibbia si parla di sesso. Il Cantico dei Cantici, per esempio, non contiene solo l’affermazione della bontà terrena del rapporto sessuale, ma anche l’esaltazione della bellezza del corpo e dell’erotismo. Non demonizziamo ciò che è natura e naturale. Quindi siate Protagonisti e se volete essere Spettatori sappiate che dire e fare non sono peccato.

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La vergogna nel sesso

La vergogna è dietro l’angolo. La vergogna non fa altro che soffocare i desideri e l’essere se stessi. La vergogna non deve e non può vivere nel sesso. Eppure tutto sembra andare verso quella direzione. Sembra che sia un peccato parlare della propria sessualità, sia uno sbaglio avere una cultura sessuale. Nonostante sono tanti i professionisti della materia che dicono di comunicare, non si riesce a superare quella vergogna che si prova ogni volta che si pensa all’argomento sesso e a tutto ciò che gira intorno. La vergogna aleggia sugli istinti che il corpo in modo naturale prova. La vergogna cammina insieme a quei pensieri sessuali che sono umani. La vergogna vince sulla libertà di mostrarsi sensuale. La vergogna reprime tutto ciò che allude all’erotismo. Insomma la vergogna non sembra una variabile bensì una costante. La femminilità o la mascolinità devono essere messe in ombra perchè altrimenti è vergogna esibirle. Si vive sempre più spesso nel continuo dualismo o scontro tra il desiderio primordiale di godere del proprio corpo e la vergogna di non dare seguito a questa esigenza innata. Sempre più coppie vivono con accanto la vergogna di andare fuori dalle righe, di parlare con sfacciataggine, di passare per libertini, di chiedersi se è giusto o meno assecondare certe voglie sessuali. Si pensa erroneamente che portarsi dietro la vergogna sia legato solo alla sfera sessuale ma non si vuole ammettere che questo comportamento influisce sulla persona in modo totalizzante. Il negare la vergogna è il primo atteggiamento che si assume. Il secondo è quello di far finta di niente, che nulla intacca e che non si ha conseguenza di ansia, nervosismo, apatia, insoddisfazione, insicurezza.

Si prova vergogna ad ammettere che si fa sesso. Si prova vergogna a parlarne. Si prova vergogna nel fantasticare. Si prova vergogna a leggere, raccontare, guardare e vivere il sesso. La vergogna che nasce nella sfera sessuale cela una difficoltà a capire se stessi. Una crescita personale equivale anche ad una crescita sessuale, ma la vergogna diventa la ghigliottina di questo sviluppo. La vergogna fa male in primis a chi la sente direttamente e dopo a chi la vive indirettamente.

Cosa fa scattare la vergogna? Il pensare che quell’azione o quell’idea non si debbano fare o provare in quanto riprovevoli o disonorevoli, che sono oggetti di critica e di giudizio, senza analizzare che ogni cosa fa parte delle pulsioni fisiche e sensoriali di ciascun essere. Ma chi dice che questo o quello nella sfera sessuale non si può sentire o fare? Chi si erge a giudice o conoscitore di quello che è vergogna non ha neanche la minima idea di cosa si tratti.

Quando si capirà che vivere nella vergogna è vivere da castrati, sarà già troppo tardi!

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I colori del sesso: Rosso, Nero, Grigio

Se riflettiamo bene si è sempre associato un colore al mondo del sesso. Anche i locali in cui il sesso è consentito hanno colori ben precisi. Di solito prediligono il colore Rosso. Al Rosso si accosta il sentimento della passione, perchè ricorda quello del sangue che defluisce nel corpo e quindi si lega a ciò che uno sente dentro. Per i più romantici questo colore è collegato all’amore e di conseguenza al sesso. Tutto sembra seguire un filo logico perchè così si categorizza il pensiero e si etichettano le sensazioni. Ma in realtà non tutto segue un criterio. Il colore Rosso può allacciarsi a pratiche sessuali più profonde e intime. Può sottolineare un lasciarsi andare completamente senza catene immaginarie che lo bloccano, quasi come se rievocasse il ritmo del battito del cuore che per vivere non si ferma. Anche nel vestire il Rosso regala l’idea dell’essere audaci, sfrontati, sexy, sensuali e vogliosi. Il Rosso esprime la libidine personale che è ben diversa dall’attrazione sessuale. La libido vive di per sè e non è associata ad alcuno. Vive nel suo mondo personale, può essere stimolata, e non dipende da nessuno se non da se stessa.

Un altro colore del sesso è il Nero. Con il colore Nero si guarda la sessualità quasi come fosse deviata e perversa, guidata da disturbi psichici o disturbata da alterazioni mentali. Anche qui viene usato un giudizio legato alla propria logicità. Se si pensa ad un genere specifico di libri riguardanti un erotismo oscuro si associa il Nero. Con questo colore il sesso sembra che faccia paura. Ma in tutta sincerità bisognerebbe allargare la visuale e pensare che il colore Nero cammina di pari passo con il mistero, con qualcosa che si cela ma che viene fuori in altre forme. Nel mondo sessuale il Nero si mixa con il vizio della lussuria. Un completo abbandono a qualsiasi piacere sessuale o erotico, di qualsivoglia natura. Insomma il colore Nero ricorda il gioco di una camera buia in cui tutti i sensi sono amplificati e coperti a seconda di ciò che si vuole vivere. Anche quando lo si indossa porta con se attrazione per il proibito, per il non detto e per il non ancora vissuto.

E poi c’è lui, il colore Grigio. Quel colore che per alcuni non esiste dato che la mente difficilmente scivola nei propri meandri più sfumati, preferendo sempre colori più decisi. Per altri è un colore vivo, un colore in cui la loro sessualità viene solleticata e sollecitata. Il Grigio quando viene considerato reale e concreto diventa una dimensione in cui trovare la propria strada sessuale. In cui il piacere vive per la voglia di sentirlo addosso. Con il colore Grigio tutto ciò che è attrazione esiste. Come quella platonica, quella estetica, quella emotiva, quella sentimentale, quella mentale. Il Grigio é quasi come un gioco in cui tutto si sperimenta, soprattutto in cui si mette in campo ogni emozione.

Non è stato un caso che la più famosa trilogia erotica, indipendentemente se piace o meno, si basi sui tre colori.

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Mon Privè: i parchi giochi sessuali

Avete presente quando si apre una porta o una finestra o uno spiraglio da cui si attinge aria o una visone di spazio aperto per un claustrofobico? Quando si cerca di allontanarsi da quel senso di oppressione e costrizione mentale? Questa sensazione sembra essere assunta da persone costrette a seguire regole comportamentali in un paese dalla forte presenza religiosa o da una educazione e mentalità circoscritte a dogmi. Se vi è ben chiara l’immagine attraverso le mie parole allora capirete perchè determinati luoghi aperti e alcuni villaggi turistici vengono percepiti come oasi del sesso in cui la libertà diventa l’unica prerogativa. Esistono dei veri e propri lunapark sessuali, degli eden del sesso. Tutto è permesso sotto la luce del sole o al chiaro di luna. Tutto è lecito, solo una cosa non è contemplata l’astenersi. Esistono spiagge o posti naturali che si vestono di libertà ed espressione sessuale. Un piccolo mondo su misura per chi non vuole sentirsi claustrofobico. Ma questi paradisi trasgressivi o semplicemente giocosi esistono in Italia? Di certo la Francia ne ha uno noto e i maggiori fruitori sono gli italiani. Allora gli italiani sono i più claustrofobici? Immagino che questi luoghi incuriosiscano, ma non penso sia solo la curiosità di vedere qualcosa che non si vive, penso che si voglia andare oltre il proprio recinto prestabilito. Si arriva in un momento della vita che gli abiti che si usano si sentono stretti e magari consumati. Che ci si voglia svestire di ciò che ora si considera superato e che si vuole indossare un’emozione piuttosto che un’altra. Quindi perchè non vivere esperienze al limite del proprio vissuto? Luoghi in cui il naturismo, lo scambismo, l’esibizionismo, il sadismo o le perversioni sono quotidiane, diventano agli occhi del consumatore una dimensione da esplorare. Vivere posti del genere non solo porta a conoscere i propri gusti ma sposta la prospettiva di osservazione. Come in ogni cosa tutto sta nel saper e voler vivere a modo proprio, quindi sfruttare un servizio secondo un piacere individuale e a seconda del carattere. Esiste una spiaggia francese rinomata in cui tutto è permesso a livello sessuale, in cui non si lede il pensiero altrui, in cui le più sfrenate fantasie sessuali sono all’ordine del giorno. Nessuna vergogna e nessuna proibizione. Forse nell’immaginario fatto da freni questi luoghi sono posti di perdizione, in cui la testa non ragiona, in cui tutto è poco lucido, mentre basta pensare che la mente è vigile dato che si gode in ogni istante le emozioni e le sensazioni che riceve. Basta considerare che questi piccoli mondi fanno vivere senza schemi convenzionali le più svariate avventure.

Ci tengo a precisare che queste spiagge o posti all’aperto non vanno confusi con luoghi dove si pratica il nudismo. Il sesso non ha niente a che fare con la voglia di vivere nudi all’aperto. Purtroppo non si fa distinzione perchè non si legge, non ci si informa e perchè è più facile prendere la rettilinea via dell’ignoranza che quella tortuosa del sapere.

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Mon Privè: I Sexy Shop

Boutique dell’eros, sensual store, tempio dell’amore o semplicemente Sexy Shop, in qualsiasi modo si chiamano non cambia il loro fine, ovvero quello di far godere attraverso accessori. Purtroppo ancora oggi si pensa che chi entra in questi negozi sia un pubblico pervertito, depravato, deviato e poco raccomandabile, dato che al loro interno si trovano oggetti erotici, articoli sessuali o materiale pornografico. Vengono considerati dall’opinione comune luoghi proibiti, peccaminosi, che portano alle tentazioni più sfrenate.

Di solito queste attività commerciali nascevano in punti non visibili a tutti. Prima che si arrivasse ad una moderata libertà, i Sexy Shop erano visti luoghi angusti, lugubri, semiclandestini, che vendevano oggetti di qualità scadente e attiravano in modo specifico il genere maschile che voleva trastullarsi in completa solitudine. Magari avevano questa facciata ma tutto stava nel vivere il sesso come atto o come piacere. L’Italia come paese non mostra neanche ora una propensione a vivere il sesso e il piacere senza considerarli tabù. Risulta ancora un argomento di cui non si può parlare, figuriamoci promuovere ambienti che commercializzano giochi sessuali. Se solo questi negozi venissero visti come spazio in cui si può avere la possibilità di conoscere ancora di più la propria sessualità allora non verrebbero denigrati. Il potere della comunicazione dovrebbe esserci anche in questo caso. Quando ci si reca in un negozio si spera di trovare personale qualificato che possa aiutarci nella scelta di un capo o di qualsiasi articolo, quindi perchè non averlo anche in un Sex Shop?

Oggi i Sexy Shop sono negozi luminosi, con le insegne in vista, con vetrine abbellite e situati in luoghi centrali o facilmente raggiungibili. Il cambiamento lo si è registrato grazie a libri erotici, a serie tv, a documentari, che hanno dato una connotazione diversa al tema sesso e sessualità. L’offerta dei Sexy Shop si è mutata in esperienza e non solo in vendita, c’è una rassicurazione maggiore rispetto a prima, e un desiderio più naturale e meno costruito. Esiste un’offerta e-commerce che raccoglie un numero ampio di persone, perchè toglie dall’imbarazzo e dalla timidezza gran parte di quel pubblico che non ha raggiunto un grado di libertà giusta a disinteressarsi dei giudizi.

I Sexy Shop sono fornitori di sex toys, di abbigliamento sensuale, ma non è detto che tutto deve essere estremo, esistono accessori soft che arricchiscono l’esperienza sessuale. Accrescere e aumentare la propria vita sessuale attraverso l’uso di un completino sexy o di un gioco stuzzicante non fa altro che aprire la mente e liberarsi di quei freni inibitori che ancora emergono nella società.

Se si vedessero i Sexy Shop come un punto di partenza per superare dei limiti sessuali, come spunto per vivere una sessualità più divertente e complice, o ancora come stimolo per mettere alla prova la proprie scelte, allora non solo tutto avrebbe più importanza ma il piacere coprirebbe un valore più vero.

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Mon Privè: Vanilla VS Kinky

Sesso Vanilla o sesso Vaniglia è come si definisce il sesso tradizionale, il sesso non trasgressivo e non audace, quello conosciuto dall’essere umano sin dalla propria crescita. Il termine Vaniglia viene scelto perchè richiama il gusto più comune del gelato, quello più convenzionale, basico, semplice. Per diverse persone con questa parola si intendono posizioni e pratiche che rientrano nella sfera sessuale accettabile. Ad esempio la posizione del missionario senza alcun uso di oggetti o toys, senza decori e orpelli ma solo l’unione di due corpi nel più classico dei modi. Vaniglia non si riferisce alla dolcezza con cui si fa sesso bensì alla normalità con cui si pratica sesso. Per normalità si vuole intendere la pratica sessuale più usuale che si conosca, nessun esperimento o avventura, nessuna esperienza fuori da schemi. Il sesso Vanilla non deve essere visto come piatto ma semplicemente come non estremo. In altre parole nel sesso Vanilla sono contemplate posizioni varie, qualche attività provocante ma nulla di perverso, sfrontato o temerario. E’ come se il sapore del sesso Vanilla rientrasse sempre nella propria sfera confortevole. Nel sesso la prima cosa che bisogna tener presente è sentirsi a proprio agio con la situazione e con la persona, questo è alla base di ogni rapporto sessuale qualsiasi sia la sua natura. Nessun obbligo e nessuna forzatura ma solo fiducia in qualsiasi sesso si pratica. La noia non deve mai subentrare e Vanilla non è sinonimo di noioso, ma solo di stereotipato o standardizzato.

Il sesso Kinky letteralmente vuol dire sesso perverso. Con questo termine si prevede una sessualità volta a praticare attività estreme, eccentriche. Nel sesso Kinky si parte da una base di sottomissione o dominazione fino ad arrivare a forme aggressive e al limite del pericolo. Il gioco di potere è la formula che più definisce questo sesso ma non è solo l’autorità ad essere la chiave per aprirsi al Kinky, bensì tutto sta nel provare esperienze forti e intense che coinvolgono il corpo ma soprattutto la mente. Il Kinky esplora il mondo sessuale su vari fronti e si estende verso nuovi orizzonti. Approfondire le pratiche è il suo fine, viaggiare verso un piacere più profondo è il suo mantra. Nel sesso Kinky le pratiche arrivano ad essere rischiose e proibite accostando il piacere al dolore e aumentando le connessioni cerebrali. Ogni azione nel Kinky è travolgente, estasiante, e il piacere ha il bisogno di salire sempre un gradino in più rispetto alla fase precedente. Permette di scoprire le proprie zone erogene anche quelle che non sono usuali, quindi porta ad una maggiore conoscenza di se stessi e ad una elevata consapevolezza. Il sesso Kinky raggruppa tutto ciò che è fuori dagli standard, dai modelli, dalla norma.

Non bisogna dire quale sesso sia meglio, se il Vanilla o il Kinky. Non bisogna neanche sentirsi ‘inferiori’ se si pratica quello tradizionale, come non si deve giudicare chi pratica un sesso estremo. Ognuno deve essere libero di scegliere cosa vivere a seconda del proprio desiderio e seguendo il proprio piacere sessuale. Che sia Vanilla o Kinky, che sia classico o moderno, il sesso è espressione di ognuno di noi.