Cosa vuol dire Perversione? Questo termine ha diverse connotazioni a seconda del contesto in cui viene usato. In senso generico, il concetto di Perversione è legato a comportamenti, atteggiamenti, desideri, che si discostano dalle norme e dalle aspettative socialmente accettate. Il vocabolo viene usato per descrivere una condotta sessuale o emotiva considerata immorale. Freud parlava della Perversione come una deviazione dai ‘canonici’ desideri sessuali. Gli psicologi oggi parlano di Perversione non come patologia ma come una variazione della sessualità. Gusti sessuali, voglie sessuali, desideri sessuali, che non sono dannosi ma vivono nella consensualità e nel rispetto. Eppure il moralismo della società, quel mostro che la società porta fiera come scettro nelle mani o come corona sulla testa, quella bestia che mangia vivo chiunque muove un passo in direzione diversa dal normale, proprio quel moralismo fa affermare: ‘la Perversione non è altro che una malattia’, perchè tutto ciò che è diverso è frutto di un disturbo mentale. Bisogna pensare che con il termine Perversione si etichettano tutte quelle pratiche sessuali non convenzionali. Quelle pratiche che portano l’essere umano a scegliere liberamente di vivere la sessualità, non nella sua accezione conosciuta, ma come scoperta, esperimento, fantasia, gioco, divertimento, espressione di libertà, scelta sessuale. Tutte definizioni che potrebbero raggrupparsi in una unica parola, Evoluzione, ma che vengono definite da quel moralismo imperante e pressante, come depravate, immorali, pervertite.
Quando non si hanno i mezzi e le conoscenze adeguate per dire la propria, per entrare nel vivo dell’argomento, per esprimere concetti inerenti ad esso, quando gli strumenti sono solo quelli del moralismo, ecco che tutto viene inquadrato come risultato di un trauma, di una malattia. Il moralismo sociale tende a plasmare la comprensione della sessualità, delimitando i confini e limitando i concetti, come quello della Perversione in cui raggruppa tutto ciò che considera ‘fuori norma‘. Ed è questa morale che decide cosa sia giusto o sbagliato nella sessualità. Tutto ciò che chiama Perverso deve essere evitato e represso. Ma la storia ci ha mostrato che la percezione di ciò che è Perversione è in molti casi un costrutto sociale più che una realtà oggettiva. Questo moralismo risponde più a pregiudizi radicati che ad una comprensione autentica e scientifica. Il moralismo sociale verso alcune pratiche sessuali considerate Perverse costringe a vivere nella colpa e nella vergogna. Spinge chi mostra un atteggiamento fuori dagli schemi a conformarsi a ideali di sessualità più conservatori, ignorando la complessità della psicologia e del desiderio umano.
Il comportamento sessuale non convenzionale viene visto quasi come una minaccia all’ordine sociale, ma anche come una malattia da correggere o eliminare. L’idea di un desiderio sessuale diverso è la prova per il moralismo sociale di una instabilità mentale, non certo di una libertà sessuale individuale. Tutto questo purtroppo ha generato la cultura della vergogna che porta molte persone a non esplorare liberamente i propri desideri.
Non si può permettere che la società usi il suo moralismo come scudo, facendo rimbalzare la loro non conoscenza delle diversità dei desideri su coloro che si sentono liberi di esprimersi come vogliono. Il moralismo punta il dito dandosi anche una motivazione del perchè lo fa. Come si sentirebbe il moralista sociale di turno se fossimo noi a puntare il dito verso di lui, motivando il suo atteggiamento come retrogrado, antiprogressista, misoneista, accusandolo di quel comportamento che rasenta il patologico?
La vera libertà sessuale non deriva dal conformarsi a una visione rigida e moralista, ma risiede nel riconoscere e accogliere le infinite forme che può assumere il desiderio umano. Accettare, rispettare, sfumature sessuali.
Esiste un proverbio che si ripete all’infinito “il mondo è bello perchè vario”, e allora mettetelo in pratica!










