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Il Sogno è realtà!

Una fiaba di solito inizia con un “C’era una volta” ma questa inizia con “Il sogno divenne realtà”. Quando ho iniziato a scrivere il mio blog ho creato anche una pagina Facebook e un profilo Instagram di “Le Dritte di Simo” e ad oggi su entrambi i canali social ho postato foto con descrizioni di prodotti che le varie aziende mi hanno inviato per provare, di tendenze e mode di stagione, di capi di abbigliamento e accessori che di solito uso e acquisto, di negozi originali e di eventi particolari, di paesaggi che parlano come fanno i look. Ogni foto esprime un momento, una sfumatura, un attimo, un’esperienza. Una foto parla, comunica, racconta e emoziona. La fotografia illumina le varie sfaccettature di ciò che ognuno ha dentro. Le foto fanno da cornice alle parole che sono il quadro e viceversa. Per realizzare il sogno che avevo in mente dovevo trovare un artista che dava importanza alla luce più che alla foto, e quando ho visto le sue foto ho pensato che la realtà riprodotta era gioia artistica, ogni scorcio catturato parlava di una realtà diversa e ogni luce prodotta confessava la bellezza del soggetto. Un luogo, un dettaglio, un ritratto, un abbigliamento diventano una foto, ma la chiave di lettura di quella foto sta nello scintillio che emana lo scatto. Una volta scelto l’ autore delle foto allora dovevo passare allo step successivo e quindi scegliere le diverse forme in cui avrei palesato gli svariati stili che si possono avere e mostrare. Lo stile è come la forma di un diamante, se si pensa che i diamanti hanno diversi tagli e che brillano in modo differente proprio per la loro figura, anche lo stile si comporta allo stesso modo. Ci sono stili più marcati che risplendono per il loro coraggio, altri stili più naturali che riflettono la loro delicatezza e stili più misteriosi che diffondono il loro fascino. Ogni persona può averne uno o possederli tutti ed io attraverso una serie di foto ho voluto immortalare i miei stili. Quasi come in un sogno in cui un pò ti guardi dall’esterno dove in realtà sei tu dall’interno, in questo progetto sono stata sia spettatore che attore. Come in una favola in cui i personaggi indossano una figura o un abito, io ho indossato delle emozioni e ho espresso dei pensieri. In ogni fiaba che si rispetta il fine è di far comprendere una verità e in questo caso la verità è avere il coraggio di mostrare la propria personalità senza nascondere il proprio stile. Viaggiare all’interno della propria indole rivelandola attraverso ciò che si indossa o si esprime. In altre parole un viaggio dell’interiorità attraverso l’esteriorità!!

La foto che mi ritrae a cornice di questo articolo apre le porte al “Sogno è Realtà”. Un vestito con corsetto aderente e gonna vaporosa in tulle con pietre applicate che ricorda le fiabe principesche e che sottolinea uno stile elegante, femminile, sensuale. Appena ho indossato questo look il contrasto dei due capi me li sono sentiti addosso, hanno evidenziato l’essere audace e delicata, la mia natura di Donna si è svelata in questo stile.

Foto di Alessandro Trazzi https://www.instagram.com/_lale_t_/

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L’ Influencer

Donna o uomo, qualsiasi sia il sesso hanno la capacità di “Influenzare” i comportamenti di acquisto dei consumatori, di qualsiasi fascia d’età, in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a tematiche o interessi. Più o meno cosi recita la definizione di “Influencer” che si può trovare nei dizionari di Marketing, ma all’atto pratico cosa effettivamente dovrebbe essere? Perchè i riflettori sono puntati su questa figura? Come mai la nuova tendenza è porre attenzione nell’ emulare quella determinata persona? Ognuno ha peculiarità più o meno intrinseche, ognuno ha passioni e interessi e caratteristiche diverse, e in fin dei conti ognuno influenza a modo proprio. Presentare una determinata moda, promuovere un preciso brand, avere un modo di fare che influenza la scelta di acquistare o meno un preciso oggetto, o un determinato capo o uno specifico cosmetico ormai ha i connotati dell’Influencer. Queste persone diventano punto di rifermento della gente ‘comune’, qualsiasi cosa hanno addosso o di qualsiasi cosa parlino viene percepito come una sorta di guida. Fanno conoscere tendenze o lanciano mode, ognuno si specializza in un argomento, ma è proprio su questo che mi sorge una domanda: per “Influenzare” tante persone bisogna essere qualificati? Conoscere quel prodotto, sapere di quel brand, essere al corrente di quell’oggetto o di quel capo dovrebbe essere la filosofia dell’ Influencer. Affidarsi a queste personalità nel decidere cosa fa o meno al caso nostro dovrebbe essere alla base di un giusto acquisto commerciale.

Questa figura di Influencer digitale, in cui ragazze note sono diventate delle vere e proprie icone di stile come Kim Kardashian, Chiara Ferragni e Nicole Ritchie, sta andando verso una nuova direzione, dal reale si giunge al virtuale. Ormai nel campo della moda e delle Influencer appaiono gli ‘Avatar’, vere e proprie icone virtuali, che hanno una loro storia, una loro dimensione, un loro mondo, ma tutto all’interno di una rappresentazione grafica. Personaggi accattivanti con piccole imperfezioni da renderli ‘veri’, con un proprio branding costruito a tavolino. Queste figure interagiscono con i follower, mostrano la loro vita, condividono la quotidianità, insomma tutto come se fossero Influencer reali. Questo nuova estensione sembra piacere alle aziende perchè prevale la caratteristica del personalizzarli. In altre parole questi Influencer uniscono in maniera esperta la formula ‘Sogno e realtà’. Il fotografo Cameron James Wilson disse: “Se ti ‘influenza’ e ti comunica contenuti interessanti, perchè formalizzarsi sul concetto di realtà?”. Tra le Influencer virtuali famose troviamo @lilmiquela che con i suoi circa un milione e mezzo di follower ha già lavorato con Prada, Diesel, Moncler e Chanel.

“Le aziende che comprendono i social sono quelle che dicono con i loro messaggi: ti vedo, ti ascolto e mi importa di te.” Trey Pennington

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Un mese tutto magico!

Tutto il mese si colora, dalle luci alle decorazioni, dai vestiti agli accessori, dal trucco alla creatività. Un mese dallo stile incantato, in cui tutto ha il sapore del miele e il profumo della festa. Ogni anno escono nuove tendenze, ci sono nuovi addobbi e decorazioni, si abbellisce la casa e si allestiscono le città, e su di sè si provano e si indossano look di colori sgargianti e luminosi senza mai dimenticare il red natalizio. Quest’ anno i glitter e le paillettes sono i padroni di tutti i capi, e in quale mese migliore provare a far riflettere la nostra luce attraverso il look se non nel mese di dicembre? Un mese che appena entra ti regala quell’atmosfera ammaliante quasi entrassi in una dimensione fiabesca in cui tutto brilla. Dicembre è il mese per eccellenza in cui si sfoggia la magia, in cui si assapora la dolcezza, in cui si vive in un mondo fatato, tra nani e folletti, tra reale e surreale. Il mese dei giochi che ci riporta ad essere bimbi, dei regali che ci accarezzano l’anima, il mese della coccola. Dove la coccola diventa un vestito che acquistiamo con particolare cura per indossarlo in uno dei giorni di festa di questo mese speciale, o è il colore che usiamo per illuminarci in questo periodo. Feste aziendali, cene natalizie, party di natale e scambi di regali, queste occasioni e molte altre diventano frequenti in questo periodo e ci si abbellisce per mostrarsi in tema e in sintonia con il clima. Il pizzo e i ricami avvolgono delicatamente, i tessuti morbidi e setosi scivolano sulla figura, il velluto lambisce il corpo, i lustrini rendono dinamico e armonioso il tutto. Un solo abito, un solo look, un solo make-up ti trasporta in quel mondo stregato in cui tutto luccica e tu diventi protagonista. Rosso, oro, bianco e argento rimangono i must have dei colori, che si possono abbinare per un outfit elegante e confortevole allo stesso tempo. Ma ciò che rende Dicembre una favola, ciò che lo rende suggestivo è la melodia che viene regalata da ogni luce, ogni addobbo, ogni colore, ogni look. Un mood che vivi e senti dentro come quando sali su una giostra e ti fai trasportare dalla magia. Più giri e più ti senti in una fiaba. 
“I cieli grigi e le luci di dicembre sono la mia idea di gioia segreta.”
(Adam Gopnik)  

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Ad ognuno il suo stile: Valentino

Amante delle stoffe e dei tessuti, persona garbata e di classe, la sua finezza la si nota in Lui e nelle sue creazioni, uomo dall’animo delicato e raffinato, sempre posato e tranquillo, sembra alle volte provenire da un altro secolo proprio per la leggiadria che emana il suo essere. Sin dalla giovane età Valentino si appassionò di Moda tanto da vederla ovunque, come successe in un viaggio in Spagna mentre era a teatro in cui il colore rosso dei vestiti delle attrici lo fulminò tanto da considerarli dei gerani e da quel momento nacque il “Rosso Valentino“, un colore cangiante fra le tonalità dell’arancio e quelle del rosso vero e proprio. La paternità di questo colore dà la misura di quanto importante era il suo ruolo da stilista, che ci fece vedere il rosso con occhi diversi. Il suo rosso indossato dalle donne è un rosso che abbraccia la vita, che esprime passione, che profuma di amore e che rende eroine. Ogni volta che lo si guarda o lo si porta si varca la porta della sua dimensione. Valentino si è guadagnato nel tempo riconoscimenti di ogni tipo ma uno fra tutti rimane “Uomo di Moda e di Pace” datogli durante una conferenza mondiale dal Parlamento europeo, perchè in una sua sfilata presentò un lungo abito bianco che riportava la scritta “Pace” in 14 lingue diverse, evento risalente al periodo della Guerra del Golfo e con il suo vestito volle inviare un messaggio chiaro e una posizione decisa. Lui viene soprannominato dagli americani “The Chic” e acclamato “l’ Ultimo Imperatore della Moda“, titoli che li indossa molto bene per il suo essere sempre impeccabile. Valentino è sempre stato lo stilista che ha dato lustro e bellezza a donne importanti come principesse, ha reso ancora più belle le donne già belle. I suoi vestiti sono gioielli che incarnano eleganza e sensualità, ricercatezza e finezza, sciccheria e signorilità. Una delle sue frasi più celebri è “io creo sempre per le persone romantiche“, il romanticismo lo caratterizza e lo si nota anche dall’amore per il plissè e il drappeggio e per i riferimenti al mondo dell’arte, come Klimt, Hoffmann e i pittori del Rinascimento. Per Lui nell’armadio di una donna non deve mai mancare un paio di pantaloni in cotone ecrù ben tagliati. Mentre un uomo elegante dovrebbe indossare camicie celesti per il giorno e bianche per la sera e un cappotto di cammello. Per Lui l’eleganza è “Essere fedeli a uno stile e cambiarlo solo leggermente col passare degli anni e della moda.”

 

Immagine da Pinterest!

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Body Shaming!!

Forse un articolo diverso da tutti gli altri ma in realtà mica tanto dato che si parla sempre di tendenza. In altri termini vi parlo del Body Shaming, due parole che a pronunciarle in inglese non dicono molto ma che hanno un significato profondo ed intimo, perchè sono in grado di entrare e colpire nell’animo. Il significato sottolinea come è facile attaccare le imperfezioni di una persona e renderle un difetto, che a mio avviso quel difetto è inseto solo negli occhi di chi guarda e non nella persona che viene osservata. Body Shaming che letteralmente vuol dire umiliare il corpo, è una tendenza diffusa ormai sui Social Network come Facebook e Instagram. Le persone famose ormai conoscono bene questa forma di bullismo su di loro, comparendo in ogni veste e in ogni occasione non mancano di essere colpiti per il loro apparire e per non corrispondere all’ideale di bellezza da top model.  Il Body Shaming racchiude in se una forma di offese verso il corpo femminile mediante commenti sui Social. Il mondo parallelo dei Social è un mondo a tutti gli effetti solo che ci si dimentica alle volte che nonostante si scrive attraverso una tastiera e si guarda attraverso un display vigono le stesse regole del mondo principale, rispetto ed educazione pur nutrendo un’opinione diversa. Gli stereotipi, la moda, i media, la pubblicità, il cinema danno dei canoni di bellezza che non corrispondono alla realtà, corpi femminili che non si trovano nel mondo reale ma che se esistono si trattano quasi di chimere. Questo fenomeno che sta esplodendo, portando non poche conseguenze, non è diretto solo a persone note ma anche a chi sta sul web e mostra se stesso attraverso foto. Il Body Shaming è la tendenza ad essere leoni sentenziando la fisicità di una donna, commentando negativamente il corpo di una donna perchè non si avvicina al modello di riferimento ideale. Una tendenza che di solito può scaturire da commenti apparentemente innocui ma che di inoffensivo non c’è niente. Contro questa forma di insolenza su Instagram circola un hashtag #bodyshamingisforlosers che vuol dire “creare vergogna del corpo è per i perdenti” perchè qualsiasi imperfezione che una persona abbia la rende unica nel suo genere. Le tendenze alle volte vanno seguite ma altre volte vanno bannate e denunciate.

“Non mi sono mai piaciute le persone che vogliono apparire perfette, quelle “belle da morire”. Troppo appariscenti, troppo sicure di sé, quasi irraggiungibili. Ho sempre preferito le belle persone. Imperfette, intriganti e fragili. Con i loro difetti, segni della loro unicità. Ma belle dentro, belle da vivere. Che con un sorriso riescono magicamente a trasformare in pregi anche i loro difetti. Perché le belle persone riescono a trasmetterci anche fisicamente la loro bellezza interiore.” Agostino Degas

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Il vegan: uno stile di vita!

Quando pensiamo al vegan attribuiamo questo temine direttamente al cibo ma essere vegan è uno stile di vita, è dare attenzione a ciò che non è di origine animale, mettere in primo piano tutto ciò che non proviene dal mondo animale. E più passano gli anni più ogni settore crea un piccolo angolo che si dedica a questa filosofia di vita. Come quest’anno alla London Fashion Week Festival, che si è tenuta a settembre, si è messo al bando le pellicce. Le scelte etiche delle aziende che hanno partecipato rispondevano all’uso di tessuti non provenienti da esseri viventi, su capi semplici come abiti, pantaloni e magliette fino ad arrivare ad accessori come scarpe e cappelli. Nello specifico, in questo nuovo stile di intendere la moda, nelle scarpe viene usata l’Alcatara per la tomaia, la microfibra per la fodera, la gomma Vibram per le suole, e il cotone al 100 per 100 per i lacci. C’è un tipo di seta che viene chiamata seta cruelty free che deriva dall’India e recupera i bozzoli lasciati a terra dai bachi che vengono riusati e ritessuti come fossero una fibra corta. Insomma tutto finalizzato al massimo rispetto dell’ambiente e degli animali. Vegano alle volte sembra essere un termine di tendenza senza considerare che a mio avviso è uno stile di vita, è uno stato d’animo, è sentire la finalità e viverla. Vivere la moda vegan è usare al posto della lana materiali come velluto, flanella, ciniglia, al posto della seta tessuti come il lino, juta, canapa e cotone, e al posto della pelle la viscosa e il bambù. La natura ha sempre sprigionato fascino in tutta la sua interezza e così succede anche nell’abbigliamento e nella moda vegan, i prodotti naturali si mostrano nella loro armonia sottolineando la filosofia che c’è dientro ad una singola parola. Alcuni stilisti che portano avanti questo stile di pensiero sono Stella McCartney, Elisabetta Lanfranchi, Armani, Renzo Rosso creando linee totalmente eco. Invece tra i marchi ‘comuni’ troviamo Bershka, Oysho e Pull and Bear e diverse collezioni del marchio Zara. Di solito questo modo di vivere la moda la si sente molto all’estero quindi se volessimo acquistare un capo vegan possiamo dare un’occhiata al mondo internet. Vegan è uno stile di essere, non ci si diventa perchè fa tendenza, quindi qualunque sia il motivo che porta a vivere questo stile facciamolo con consapevolezza. E non ci dimentichiamo di guardare le etichette!

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L’arte del Selfie!

“Facciamo un selfie? Aspe lo rifaccio”. E’ una tendenza, è una moda, è un modo di essere ormai, è diventato il mondo in cui ci identifichiamo, i selfie o autoscatti sono si ricordi dell’attimo immortalato ma sono  anche comunicazione di qualcosa che vogliamo trasmettere. Ci abbelliamo facendoci aiutare dalla moda del momento o dal beauty per costruirci una personalità da selfie. Un selfie racconta, dice, parla di noi. E’ un veicolo di auto-rappresentazione e di connessione tanto da dire ‘sono qui, sono proprio qui in questo momento’. Il selfie da intimo diventa pubblico quando si testa l’effetto che quello scatto con il proprio look regala a chi lo guarda. In quel momento noi ci vogliamo mostrare al mondo proprio nel modo in cui vogliamo essere visti, scegliendo e selezionando le diverse informazioni dell’ambiente che vogliamo comunicare. Quante volte proviamo a fare una foto e poi la cancelliamo? Quante volte ci sistemiamo e poi ci mettiamo in posa? Scattiamo, guardiamo, cancelliamo e la rifacciamo tutto questo ad oltranza? Fino a quando una volta soddisfatte la sistemiamo con filtri o effetti grafici e condividiamo la percezione di noi il più possibile corrispondente al nostro desiderio in quello scatto. Alcune ‘dritte’ della responsabile fashion di Instagram Eva Chen dicono che per fare un selfie da risultare autentico, bisogna fare stretching con le braccia più in alto che si può, non bisogna mai scattare in controluce dato che la luce deve essere sempre sul viso, in quanto la pelle risulta più bella, bisogna tenere il mento rivolto verso l’alto e infine essere naturali e sorridenti. Gli autoscatti saranno veri e trasmetteranno una reale e ironica espressione di noi stessi.

Susan Bright, critica di fotografia disse: “Storicamente l’autoritratto è sempre stato concepito come rappresentazioni delle emozioni, come esteriorizzazione dei sentimenti intimi (…) quando osserviamo un autoritratto fotografico (..) vediamo piuttosto una dimostrazione di amore di Sè”.

Un selfie o autoscatto moderno può essere anche espressione di arte, come l’esperimento dell’artista e fotografo Patrick Specchio che ha coinvolto i visitatori di una Mostra d’arte contemporanea a entrare in un ascensore, nel quale un grande specchio rifletteva la loro immagine, a scattarsi un autoritratto con una macchina fotografica messa a loro disposizione e gli scatti prodotti sono stati il materiale artistico di “Art in translation: selfie, the 20/20 experience”, un’esposizione fotografica allestita al MoMa di New York!

E allora non ci resta altro che… scattare!!

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Ad ognuno il suo stile: Tomas Maier

I vestiti che indossiamo hanno un messaggio introspettivo, alle volte neanche ci rendiamo conto dell’importanza dei capi e di cosa c’è dietro ad un abito creato da uno stilista. Ecco che con Tomas Maier il vestito parla di eleganza e sobrietà, è il risultato di ricerca estetica interiore. Lui crea con consapevolezza e padronanza eccellente, ogni suo abito o accessorio racconta di artigianalità e di bellezza sartoriale. Uno stilista che ha la preferenza nel vestire persone con un profondo senso dei valori senza il bisogno di esibirli, non segue le tendenze ma dona al capo un valore intrinseco. Con le sue idee dice che in un guardaroba devono esserci due categorie di indumenti, quelli basic a prezzi abbordabili ma di buona qualità e quelli di altissima fattura che devono essere conservati nel tempo, per entrambe le categorie la personalità di ognuno deve essere presente perchè è quello che fa la differenza. Per Maier il tessuto di cui è fatto l’abito e il dettaglio sartoriale che lo contraddistingue sono due fattori basilari e di rilevanza. Lui è un creativo che dedicò il suo ingegno a case come Guy Laroche, Sonia Rykiel, Revillon ed Hermès, fino ad essere il Direttore di Bottega Veneta. Per lui i ‘dettagli sono tutto’ e ha sempre sostenuto che ‘la bellezza è fatta di precisione’. Da architetto mancato, bibliofilo e collezionista d’arte unisce precisione e creatività tanto da portare la Maison a livelli altissimi. Il cliente deve essere al centro di ogni creazione, qualsiasi idea che gli passa per la mente la proietta sugli ipotetici fruitori. Porta Bottega Veneta a ribaltare la visione e a rendere speciale ogni prodotto. Per Lui qualsiasi prodotto deve mantenere la sua verità e realtà. Non ama i loghi estesi e predica il non logo dicendo che ‘le tue iniziali sono abbastanza’. È convinto che ogni stilista deve dare ad ogni donna un motivo concreto per comprare un’altra borsa dato che ne ha già tante. Per Lui ogni idea e ogni creazione è una sfida. Pochi sanno che realizza una sua collezione di beachwear, di costumi da bagno in cui il dettaglio regala una nota di raffinatezza. Chi sceglie di vestire Tomas Maier antepone la propria personalità alla moda!

 

Immagine da Pinterest!

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È l’età a guidare il nostro stile?

Gli anni passano, la moda cambia, le priorità diventano altre e Noi? Noi siamo uguali? Il nostro abbigliamento e il nostro stile è rimasto tale e quale come era a vent’anni? Penso che come ad ogni età si fanno esperienze diverse che insegnano e fanno maturare, la stessa cosa può succedere con i vestiti, un capo che prima indossavamo, oggi lo potremo considerare demodè o addirittura inadeguato. A vent’anni sembra che tutto sia permesso, il look può passare da un’estremo ad un’altro a seconda di come vanno le mode, si può essere semplici e accattivanti con un semplice abito o eleganti e audaci con un pantalone e una maglietta. A vent’anni non si guardano le lunghezze o in generale lo scoprirsi, giusto o sbagliato che sia a quell’età tutto è lecito, tutto diventa ammissibile. A trent’anni ci si rende conto che si cambia, ognuno cambia il modo di vedere le cose e magari cambia il dare importanza alle cose e di conseguenza ne risente il proprio look. Ancora più marcato risulta il cambiamento allo step degli ‘anta’, non solo perchè sia ha l’esperienza giusta per prendere le redini della propria vita ma anche perchè sarebbe ridicolo, a mio avviso, vestirsi come ci si vestiva in età giovanile. Ma quindi è l’età che guida il nostro stile o siamo noi che guardiamo oltre? Fattori come avere un bel fisico, sentirsi giovani, non dimostrare la propria età, non sono il lascia passare per dire “ok metto tutto, posso indossare qualsiasi capo”, ma sono caratteristiche per cui bisogna essere fieri. Lo stile si crea e con il tempo si definisce. Ogni stile prende forma a seconda delle nostro sentire e del nostro essere, quindi non si può essere uguali ad ogni età. La raffinatezza e la classe, l’accuratezza e il gusto, non dipendono dall’età ma dalla persona. A vent’anni si può essere più leggeri, spensierati, insomma mostrare uno stile più sfacciato e non curarsi di essere appariscente. A trent’anni si diventa più consapevoli di scegliere come mostrarsi e lo stile mette le sue basi solide. Ai quaranta invece lo stile si delinea e diventa la nostra interfaccia. Diventa più discreto, non esagerato, più tenue e rispettoso. Teniamo presente però che non si eliminano le scollature, le trasparenze o gli abiti che palesano il corpo, ma si gioca più sulla misura e sull’equilibrio, insomma sul giusto peso.

“A ciascun periodo della vita è stata data la sua opportunità, in modo che l’irruenza dei giovani, la serietà dell’età di mezzo e la maturità della vecchiaia abbiano ciascuna la sua caratteristica naturale, che deve essere apprezzata a suo tempo.”  (Cicerone)

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Un capo dal sapore intimo!

“I reggiseni sono una viltà naturale delle donne, mettono in evidenza le grazie dell’apocalisse. Essi servono, fatti a balconcino o a coppette, per sollevare qualche cosa che volgarmente cadrebbe. Il reggiseno è scherzoso e ammiccante e lascia prevedere lo scioglimento del tutto. I suoi legacci sono impropri, messi lì apposta per scatenare l’inferno. (Alda Merini, La vita facile, 1996).” Con queste parole voglio introdurre un indumento che è Donna, un capo che per quanto sia fatto di poco tessuto ha un importanza primaria e fondamentale nel guardaroba di una Donna. Non si sa di preciso chi sia stato ad inventare l’accessorio femminile per eccellenza, ma dal 1889 uscì la prima variante dei coprenti e rigidi bustini, dove la parte inferiore conteneva il busto e la parte superiore sosteneva il seno con due bretelle sulle spalle. Da quell’anno in poi si sono avute evoluzioni, dal semplice reggiseno fatto con due fazzoletti di seta legati da un nastro e due cordini per le spalle, al reggiseno vero e proprio abbellito con coppe di varia misura per adattarsi alle varie forme del seno. In un periodo particolare della sua vita il reggiseno ebbe momenti decadenti, venne messo al rogo dai movimenti femministi e considerato scabroso. Ma arrivò il periodo in cui il reggiseno ritornò alla ribalta, è venne riconosciuto come il principale indumento di seduzione. Tanto utile quanto sexy, il reggiseno è la biancheria di lingerie che valorizza il décolleté, che copre e regge il seno, che dona alla Donna sicurezza ed eleganza. Questo capo di abbigliamento, dai diversi modelli e forme, diventa un oggetto prezioso da essere protagonista dell’ Alta Moda, diventa un oggetto di lusso grazie alle applicazioni e al decoro di diamanti, di pietre pregiate. Vedere una donna con il reggiseno attrae ed affascina a tal punto che vederla senza non da lo stesso effetto. C’è chi sceglie di non indossarlo, c’è chi decide di non farlo vedere e nasconderlo sotto i vestiti, chi invece lo ostenta e lo mostra in bella vista, e c’è chi come me lo indossa con naturalezza e come se fosse un alleato, affinché possa farci sentire al meglio con ogni abito. Chi di noi, quando vediamo sfilare il brand Victoria’s Secret e le sue creazioni di lingerie, non ha sognato di possedere un completino gioiello indossato da quegli angeli di modelle? Io l’ho fatto e anche se per il momento indosso Intimissimi con cui mi trovo benissimo con il suo tessuto in Lycra, un reggiseno gioiello prima o poi entrerà nel mio armadio. La lingerie non è solo un capo che ci copre ma è uno stato d’animo dal sapore intimo!