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Donne con le Balls

Oggi vi narro di una Donna con carattere, creatività e sogni da realizzare, che sin dalla tenera età decise di trascorrere la sua vita nella moda. In quel mondo che sembra patinato ma che riesci a vivere se ti distingui, se hai idee chiare e gli attributi adatti per farti un nome. Mirta Frosini con la sua linea di accessori moda ha dato vita alla sua artigianalità, ha diffuso con le sue creazioni il Made in Italy Garantito. Una Donna caratterizzata da passione e fantasia, una Donna che ha voluto disegnare qualcosa di diverso, di innovativo, che regala la voglia di sentirsi allegri. Indossare una sua creazione vuol dire sentirsi solari per l’uso dei colori, vuol dire distinguersi per il design particolare che ogni modello ha, vuol dire mostrare la propria personalità. I suoi accessori hanno anima e stile, una volta indossati si fondono con la persona che li indossa per le loro forme e per le loro linee uniche. La collezione che descrive l’importanza di essere una Donna con carattere porta il nome di Ballsmania. Sfere in resina colorate che raffigurano le Balls di ogni Donna. Sfere che indossate accentuano lo stile di ogni Donna. Balls che giocano con l’autoironia e la femminilità di ogni Donna. Da questa nuova collezione è stato coniato un hashtag #donneconleballs (rifacendosi al tipico detto ‘donne con le palle’) che sottolinea in maniera spiritosa e colorita le capacità che ogni donna possiede e ora con Ballsmania può sfoggiare. In ogni sfera risiede carattere, carisma, competenza, qualità, abilità, ma anche giovialità, simpatia, divertimento e unicità. La peculiarità di questa collezione è il gioco di colori con cui Mirta si diverte. Come un pittore gioca a creare nuove tonalità sui suoi quadri per esprime la sua anima, così anche Mirta esprime la sua regalandoci ogni volta un colore diverso. Spetta a noi scegliere il colore con cui giocare sui nostri outfit per raccontare il nostro stile.

Con Ballsmania ora io posso mostrare il mio essere vitale, energica e testarda, oltre che elegante e femminile, tutte caratteristiche del mio essere. Con Ballsmania io coloro il mio stile.

https://www.ballsmania.it/it/

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Farsi notare

Da quando ci esponiamo attraverso i social e in particolare attraverso Instagram, il social rinomato per il suo farsi notare, la parola d’ordine è espressione. Si cerca ogni forma per farsi notare, ogni linguaggio adatto per farsi vedere, per presentare ciò che si vuole condividere di sè. Ma siamo sicuri che lo facciamo nella maniera giusta? Siamo certi che tutto quello che facciamo vedere sia adatto? Gli occhi che usiamo per guardarci e per guardare altrove hanno capacità di dire la verità o si nasconde, persino a se stessi, la non riuscita dell’obiettivo prefissato attribuendone il fallimento a qualcosa di esterno? Quando si sceglie di indossare un capo piuttosto che un altro lo si fa con l’intenzione di non passare inosservato. Questo vale anche quando si vuole mandare un messaggio o si vuole raccontare qualcosa. Farsi notare è direttamente proporzionale all’ espressione. Più l’espressione è emotivamente calzante più il farsi notare è esplicito. Presentare un prodotto, mostrare una creazione, far vedere un selfie, passano in secondo piano perché risultano senza anima, perché è come se fossero esposti in una vetrina. A meno che quella vetrina non sia tutta illuminata o abbia qualcosa che attiri non riuscirà a colpire l’interesse dei passanti. Se ciò che si espone lo si esprime, lo si racconta, lo si narra, allora si crea una relazione tra storia, narratore e lettore. Usare il linguaggio di comunicazione che più ci rappresenta è la chiave per farsi notare. Considerare la propria espressione social come contenitore di se stessi è il punto di partenza per creare connessione. Farsi notare non è sinonimo di essere un fiume in piena, ma riuscire a bilanciare ciò che serve per essere espressione seducente. Farsi notare è promuovere se stesso. Come? Con ingredienti quali inventiva, fantasia, serietà e verità. Bisogna trovare le giuste strade per non canalizzare la propria espressione su un’unica carreggiata. Farsi notare non deve essere dettato dalle ‘leggi‘ social, non deve essere stimolato da contenuti che ‘funzionano’, perché il risultato sarà che le immagini si assomiglieranno e nessuno noterà l’autore o il soggetto. Per diventare espressione eccellente di se stessi e diventare ‘noti’ bisogna sempre tenere viva l’attenzione altrui con argomenti coerenti, pertinenti e di rilevanza. Il farsi notare risiede dentro ogni persona che con un minimo di narcisismo vuole mostrarsi. Ma mostrarsi vuol dire dar prova di se stessi e avere qualcosa da comunicare alla community. Rivelare se stessi e dare forma e figura alla propria espressione su piattaforme social, ma anche nella vita, non è solo esserci ma è farsi notare. Nessuno noterà chi sei se non sei tu per primo che noti te stesso. Essere notati è scrollarsi dalle ‘paturnie’ che affliggono. Essere notati è suscitare interesse e curiosità. Distinguersi e non uniformarsi. Non nascondere ma mettere in risalto. Caratterizzarsi per qualcosa di creativo e originale tralasciando temi già trattati e visti. Raccontare la propria storia e non fare eco della storia degli altri. Tutto questo equivale a farsi notare.

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Un trucco non visibile ma tangibile

Tutto ciò che si vede non è mai come sembra. Le star di Hollywood lo sanno bene. Sono loro che sulle passerelle sfilano e giocano con i loro corpi per farli sembrare ancora più tonici e proporzionati, sono proprio loro che indossano segreti sotto il luccichio dei loro abiti. Le icone femminili di un tempo celavano trucchetti all’occhio altrui ma li sentivano sulla propria pelle. Trucchi che sanno camuffare i difetti, che limano quelle piccole imperfezioni. Escamotage che rendono la figura più armoniosa, che fanno sentire più sicure. Inganno o solo voglia di piacere e di piacersi ancora di più? Dopotutto, se non si esagera e non si scade nell’eccesso, cercare di disegnare il proprio aspetto è simile a quello che facciamo ogni volta che scegliamo un capo di abbigliamento. L’ avvenente Marilyn Monroe metteva dei pezzi di marmo nel reggiseno per rendere il suo seno sempre sodo e turgido sotto gli abiti. Le donne degli anni ’50 portavano sotto i vestiti un bustino in grado di creare un vitino sottile. Diversi espedienti nel tempo sono diventati delle vere e proprie abitudini. La guaina contenitrice è lo strumento più usato da attrici e celebrità. Jessica Alba e Tyra Banks hanno svelato di indossarla. Esiste la lingerie imbottita, oltre ovviamente a quella push up, che rimpolpa le parti più esili o molto magre. La famosissima Kim Kardashian è tra le prime che segue la moda del nastro adesivo da applicare al seno per alzarlo e tenerlo fermo, il cui nome è fashion-scotch. Jennifer Lopez usa gli slip modellanti, qualcuno potrebbe chiamarle ‘mutante della nonna’ ma in realtà sembrano culottes a vita molto alta aderenti adatte a scolpire ventre, gambe e glutei. Lo stesso dicasi per i body contenitivi che slanciano la figura. Se tutte queste soluzioni vengono indossate con l’intendo di andare a levigare quelle piccole imperfezioni o a a nascondere quei piccoli difetti allora perché non usarli? Perché non sentirsi a proprio agio utilizzandoli? Altro punto di vista è se quell’uso diventa un ossessione senza il quale non si può vivere. Tracciare le linee del proprio corpo, farlo usando artifici anche se pur minimi, non deve diventare indispensabile. Non dobbiamo dimenticare che anche se questi trucchetti rimangono invisibili sono reali e sono solo supporti che aiutano a definire e non ad eliminare ciò che siamo o a sostituire ciò che non vogliamo.

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Marzo e come vestirsi: un' analisi diversa dal solito!

Marzo di solito è un mese di transizione e mai come quest’anno risulta un mese di cambiamento radicale. Marzo ha cambiato il suo modo di vivere e insieme a lui siamo cambiati noi. Il nostro stile di vita si è mutato talmente tanto da non aver avuto il tempo di accorgercene, ma ora dopo un pò di giorni ci rendiamo conto di quanto sia importante essere lucidi e consapevoli, oltre che essere coerenti e razionali. Le filastrocche parlano di Marzo come un mese pazzerello e mai come oggi sono completamente d’accordo con questo termine. Marzo è il mese dell’inverno e della primavera, e se comanda il primo allora noi seguiamo il suo essere grigio e ventoso, il suo essere piovoso e freddo, ma se comanda la primavera allora il nostro stile diventa colorato e propositivo. Marzo e come vestirsi, sembra un pò una sorta di irriverenza verso quello che stiamo vivendo, ma se lo circoscriviamo a come un colore o un capo possano far sentire anche in questo momento allora potremo sentirci confortati e magari anche sorridenti. Come questo mese attraversa vari stati d’animo a seconda di quello che propone, anche noi stiamo attraversando sentimenti ed emozioni varie e contrastanti. Ciò che indossiamo in questo periodo non è solo espressione del momento ma è anche, come ho sempre sostenuto, esternazione di quello che interiormente si prova. Il luogo in cui possiamo mostrare il nostro stato d’animo ora è uno solo e non possiamo farci travolgere ed essere privi di forza. La forza di un colore o di un capo deve essere la nostra arma, un’arma dal valore unico, un’arma che si coniuga bene con l’idea del vivere questo mese di Marzo in maniera differente rispetto al nostro solito. Bisogna viverlo con una sorta di salvaguardia, di protezione per il nostro umore. Se prima l’obiettivo di vestirci, di scegliere il look era finalizzato a divulgare ciò che sentivamo dentro, ora più che mai deve risultare il mezzo con il quale alleggeriamo il nostro stato d’animo, come se indossare qualsiasi cosa possa aiutare a sentirci meglio, a provare sensazioni nuove e produttive. Una tuta, un pigiama, un leggings e una felpa, un fuseaux e un cardigan, un maxi-maglione, sono capi di abbigliamento che non solo risultano adatti alla stagione ma anche al momento che stiamo vivendo, e allora perchè non provare a creare abbinamenti diversi fra loro per non dimenticare che vivere non è un’ opzione o un’ alternativa, è un dovere.

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Collaborazioni in Instagram: ciò che sono e ciò che dovrebbero essere!

Collaborazione in termine di significato vuol dire “una relazione sinergica tra due o più entità che lavorano insieme per produrre qualcosa di meglio di ciò che saprebbero fare da soli”. Michael Schrage (autore di libri sull’imprenditoria ed economia digitale) sostiene che : “la collaborazione consiste nel condividere l’azione di creare: due o più persone con caratteristiche proprie interagiscono per creare una comprensione condivisa della materia sulla quale stanno lavorando che nessuno in passato ha avuto o potrà avere in futuro se deciderà di agire da solo“. Collaborare vuol dire che le persone che intervengono mettono competenze, conoscenze e talento per raggiungere un obbiettivo. Quindi la collaborazione non è un qualcosa che si improvvisa ma è un processo strutturato.

Detto ciò, il mondo di Instagram e delle collaborazioni fatte con gli ‘influencer’ è lontano anni luce dal vero significato di collaborazione. Tutto ha origine dal ‘mondo aziende’ che per sponsorizzare, pubblicizzare i propri prodotti non guardano in faccia il profilo che scelgono ma solo il numero di followers, senza fare un’analisi accurata se sono finti o meno o se sono comprati o meno. Il termine collaborazione non viene usato neanche con il suo adatto valore dall’ ‘influencer’ in questione data la scadente qualità che pone nel presentare un prodotto. Chi non conosce questo mondo pensa che tutto quello che vede brilla di luce propria, ma se solo avesse l’interesse di approfondire vedrebbe che quel luccichio dietro è pieno di oscuri marchingegni. Una realtà in cui le aziende si servono in maniera utilitaristica di profili più o meno reali, e gli ‘influencer’ si mostrano come venditori di multi-prodotti. Questa dimensione ormai diffusa in Instagram snatura il significato di collaborazione e sminuisce il valore della stessa. Aziende che considerano gli ‘influencer’ dei rivenditori dei loro prodotti, e gli ‘influencer’ che raccattano tutto pur di avere in maniera gratuita quel determinato prodotto.

“…iniziai a inviare richieste di collaborazioni a macchia d’olio ed ero sempre più entusiasta…ad un certo punto però mi sono fermata, mi stavo rendendo conto che questa situazione mi stava piacendo poco…stavo perdendo me stessa, ma soprattutto stavo facendo due errori: facevo un favore alle aziende mediocri, facevo un torto alle aziende di qualità” . Una testimonianza del genere dovrebbe far capire che non dare il giusto peso e valore a cosa significa collaborazione può far perdere la bussola e la propria identità.

“…ci sono aziende con cui si è instaurato un clima di fiducia reciproca, ci sono aziende che ti chiedono di parlare esclusivamente bene del loro brand e quelle che ti chiedono di approvare prima il testo che andrai a scrivere, ci sono le aziende, TANTE, che non valutano i profili a cui vanno a dare la collaborazione, mandano alle prime che capita, senza tenere conto dei contenuti di quella persona, infine ci sono le aziende che mandano solo a chi ha un numero spropositato di followers pur sapendo che quei followers sono falsi o comprati”. Questa testimonianza sottolinea la natura delle aziende che circolano su Instagram e che spesse volte sono burattinai di ‘influencer’ marionette.

Una realtà cosi disagiata mette in luce due protagonisti con colpe diverse ma con un unico obiettivo, celare la loro vera natura e mostrare una finta realtà a chi li segue. La veridicità di un ‘influencer’ e la serietà dell’azienda si confonde con numeri fantasma, gallerie mercato e marionettisti in cerca di pubblicità gratuita. Un’azienda che dona fiducia e si fa promuovere da ‘influencer’ con scarsa propensione a creare contenuti e presentazione non merita l’etichetta di qualità e serietà. Un ‘influencer’ che raccatta tutto non merita l’etichetta di intermediario/influenzatore.

Collaborazione è raccontare la storia di quell’azienda, di quel prodotto che si reputa o non si reputa adatto e all’altezza delle aspettative. Collaborazione vuol dire non prendere in giro chi guarda. Collaborazione vuol dire comunicazione, e l’elemento fondamentale di una comunicazione che conta è la qualità. Se solo le aziende scegliessero per qualità gli ‘influencer’ invece che sceglierli per dati statistici e per numero di seguaci allora tutti questi ‘influencer’ non avrebbero gallerie denominate bancarelle. Se solo gli ‘influencer’ non si presentassero come mercanti di cianfrusaglie allora le aziende non li considererebbero bottegai.

Credere in quell’azienda e in quel prodotto, avere ammirazione per quel profilo e per i suoi contenuti non fa altro che dare il giusto peso e il legittimo valore a ciò che significa collaborazione. Forse sarà una realtà utopistica ma denunciare una dimensione del genere può dare spunto per riflettere su cosa e su chi vogliamo prestare attenzione.

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Febbraio e come vestirsi

Febbraio è il mese più corto dell’anno ma i suoi giorni regalano ancora un look pesante. Questo mese è caratterizzato anche dalla Fashion Week di Milano, dove vengono presentate le tendenze dell’autunno-inverno successivo, quindi un mese ancora contrassegnato da capi caldi. Febbraio oltre ad essere il mese freddo è anche il mese che ci concede delle sporadiche giornate di sole con temperature miti, quasi come se preannunciasse la primavera. E proprio per queste caratteristiche a Febbraio possiamo vestirci a cipolla considerando le giuste sovrapposizioni e pesantezze. Mai dimenticare un dolcevita o una maglia sotto un abito in cotone o sotto un cardigan, e completare l’outfit con un cappotto. Il cappotto in questo mese risulta il jolly di ogni occasione, non è solo il capo che tiene caldi ma per il suo essere leggero o pesante, a seconda del suo tessuto, può essere usato sempre. Magari sceglierlo di un colore chiaro o comunque adattabile non solo lo rende versatile ma sarà capace di donare luce alle giornate più grigie. Il mese di Febbraio è anche il mese della festa degli innamorati che per eccellenza porta come colore distintivo il rosso e quindi perché non usare un tocco di questa tonalità per i nostri look? Cercando di non esagerare ma indossando una sola pennellata della sua sfumatura. Giocare con abbinamenti di una stessa palette di colori ma con texture diverse potrebbe portare a rendere dinamico questo mese. Lana e raso, ecopelle e lana, cashmere e cotone, potrebbero essere accoppiamenti che porterebbero a diversificare il solito look. Il mese di Febbraio è anche il mese di carnevale, ma ricordiamoci di non farci vestire ogni giorno da questa festa goliardica e allegra con capi non adeguati al nostro stile, manteniamo sempre sobrietà anche se tendiamo ad essere briosi.

Vestiamoci facendo di Febbraio un mese sbarazzino, viviamo il suo periodo invernale facendoci punzecchiare dall’ avvicinarsi della primavera, mutiamo insieme a lui e divertiamoci indossando le feste che ci propone!

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Non è oro quello che luccica!

Il Sottobosco è uno stile di vita? Questo è il titolo del mio articolo scritto mesi fa in cui mi soffermavo sugli individui che gravitano sul rinomato social Instagram. Avevo messo l’accento su chi è reale e chi non lo è, su chi mostra veramente se stesso e su chi si cela invece dietro un profilo senza palesare chi è realmente.

Oggi invece voglio evidenziare la megalomania che si nasconde dietro un profilo Instagram. Orbitando all’interno di questo famoso social, sono entrata in contatto con diverse tipologie di persone/profili e ne sono rimasta stupita, uno stupore tutt’altro che positivo ma che mi ha spiazzata per il numero elevato di esseri umani che, per diverse collaborazioni con aziende o per l’elevato numero di followers/seguaci, si pongono su un piedistallo creato da loro stessi. Ciò che alberga in questi individui, dato da questi numeri, è la boria e la presunzione di essere gli “influencer” di turno. Il loro obiettivo è di diventare qualcuno che influenza all’acquisto di quello che mostrano, senza considerare che se si esibisce un oggetto lo stesso deve essere raccontato, deve essere descritto secondo il proprio gusto e la propria esperienza. La mancanza di opinione personale non fa altro che mettere l’oggetto in vetrina e non dargli il giusto valore, perché mai e poi mai si compra da una persona di cui non si conosce niente. Questi profili hanno come caratteristica principale l’arroganza di non interagire con chi li segue perché l’umiltà non è contemplata con il loro essere “personaggio”. Nessun contenuto, nessuna interazione, promuovere di tutto pur di essere retribuiti dalle aziende, anche articoli che non si usano o per cui si è contro, contattare le aziende e definirsi “influencer”, non recensire in maniera veritiera ma camuffare la qualità di un capo o di un cosmetico pur di avere consensi. Tutto questo mi fa pensare al concetto machiavellico, raggiungere il proprio obiettivo, in questo caso “notorietà”, senza porre molta attenzione ai mezzi che si utilizzano. Machiavelli arrivò alla conclusione che “nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati” , in altre parole “che ogni mezzo utile per raggiungere il proprio obiettivo è lecito”, in quanto l’etica va separata dall’azione politica. Trasferendo questo concetto nel mondo social di Instagram, il fine ultimo è il business e non si guarda minimamente alla natura dei mezzi con cui si raggiunge l’obiettivo. “Mors tua vita mea” sembra essere la prerogativa di questi soggetti subdoli e ambigui. Competere con se stessi e guardare sempre di superare gli altri cercando di emergere senza fare attenzione a cosa si utilizza non è sano, ma appartiene alla schiera dei vizi capitali. Superbia, avarizia, invidia e gola, questi sono i quattro vizi capitali con cui e per cui vivono molti profili in Instagram. Uno di questi personaggi può essere il tuo “vicino” o il tuo “amico” o il tuo “conoscente”, diffidare sempre da chi dice una cosa e poi ne fa un’altra, perché è proprio lì che sta la poca serietà e l’ambiguità. Sospettare della plasticità del profilo e di come si esprime, perché non è naturale ma artefatto. Allontanarsi da chi si omologa, perché fa del suo essere una copia. Siamo persone intelligenti in quanto pensanti quindi facciamo della nostra mente il motore trainante nella scelta di chi seguire. Non è tutto oro quello che luccica, ma per primo non facciamo luccicare noi quel finto oro. Ogni profilo si merita i propri followers, quindi facciamo la differenza e cerchiamo di valutare bene chi seguire e perché lo facciamo.

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Gennaio e come vestirsi

Vestire a Gennaio vuol dire vestire i primi giorni dell’anno, e proprio per questo non è solo importante accogliere l’anno che è entrato con un look adeguato, ma riuscire a migliorare l’umore già dai primi giorni dell’inizio del nuovo anno anche solo indossando un colore in più o giocando con gli accessori. Ciò che di solito si pone in secondo piano sono i gioielli, e perché non sfoggiarli in un mese in cui i preziosi propositi dovrebbero prendere forma? Scegliere di portare metalli addosso non solo risulta simbolico ma impreziosisce qualsiasi outfit, dal caldo dell’oro giallo e oro rosa, allo scintillio dei cristalli e dell’argento. I gioielli vestiranno Gennaio e continueranno a festeggiare con il loro luccichio l’entrata del nuovo anno. A Gennaio cade anche il Capodanno Cinese che come sappiamo si esprime per simboli e segni, e quest’anno il suo simbolo/segno è il topo, e già diversi stilisti hanno dato sfogo alle raffigurazioni del topo, come Pinko per l’abbigliamento e Dodo per i gioielli. Un capo che risulta essere presente e molto usato in questo mese è il capospalla, dal piumino al cappotto, dall’eco-pelliccia al parka. In tutte queste varianti il capospalla diventa essenziale e non solo riscalda ma regala, a seconda del modello che si indossa, un aspetto eclettico. Il fatto che in questo mese si può osare con cappotti o piumini, di colori differenti e di svariate taglie e grandezze, pone poca attenzione a ciò che si porta sotto, ma anche una tuta o un capo casual non spoglierà di valore il look. Un valida alternativa ai capi suddetti sono la mantella o il poncho, entrambi danno l’idea che qualsiasi outfit può essere caldo e avvolgente. Altri due elementi che a mio avviso devono far parte dei look di questo mese sono le sciarpe lunghe e colorate che coccolano e completano la mise, e i guanti che non solo proteggono ma donano eleganza e sciccheria.

Gennaio è il mese del pieno inverno e con il nostro vestire diamo una forma ad esso, basta solo scegliere la forma giusta.

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Omologazione, la nuova frontiera!!

Come esprimere a parole ciò che provo? Come mettere per iscritto sensazioni, pensieri, opinioni? Mi hanno sempre detto che riesco a raggiungere chi mi legge, che riesco con la mia scrittura, con il mio modo di raccontare, a far riflettere e far ‘viaggiare’ verso quel mondo che descrivo in maniera cosi dettagliata. Mi hanno sempre fatto i complimenti per come uso le parole quando scrivo, perché rendo chiaro concetti che possono essere di difficile comprensione e perché utilizzo i termini nel modo giusto dandogli significati vari e adatti al contesto. Ecco perché anche in questo articolo e con questo argomento voglio seguire la stessa linea.

Omologazione in termini figurativi è un processo culturale per il quale una cosa o una persona perde le proprie caratteristiche e i propri comportamenti peculiari uniformandosi alle tendenze o ad altri modelli. Ed è proprio questo che sto vedendo intorno a me. Persone che prima non avevano un determinato stile di vita e che ora si uniformano ad altri che hanno più riscontro e più consensi. Non si tratta di cambiare idea su un determinato modo di agire o sul volere una cosa che prima non si voleva, ma di avere comportamenti consapevoli che adattano il proprio essere a quello degli altri pur di ‘guadagnare’ seguito. Perché? Perché non hanno creatività, inventiva, perché copiare lo stile di vita altrui è la strada più facile per avere ‘successo’, maggiori risultati con minore sforzo, certo questa dovrebbe essere la teoria per eccellenza ma non si deve applicare a tutto e soprattutto non la si deve usare per fini del genere.

Chi si omologa a modelli altrui il più delle volte non sa neanche verso cosa si sta adattando, e risulta anche incompetente su ciò per cui si sta uniformando. Ciò che sostiene la mia tesi è il continuo vedere persone che pur di etichettarsi con lo stesso termine di altri, pur di avere la stessa considerazione di altri si cimentano in cose che non fanno parte della loro natura e di cui sono ignoranti.

Un profilo Instagram o Facebook deve avere una propria identità, perché chi ne è proprietario dovrebbe avere una motivazione diversa rispetto ad un altro, perché dovrebbe avere una vita diversa e perché dovrebbe essere unico nel suo genere. Ma quel ‘dovrebbe’ appunto è condizionale e non categorico ecco perché molti profili sembrano essere le brutte copie di altri. Stessa cosa accade per il mondo Blogger. Un Blog dovrebbe essere un diario di vita, di pensieri, di opinioni, di riflessioni, di considerazioni e di tutto ciò che si vive, non deve essere una vetrina di un centro commerciale o peggio ancora quella di un negozio delle pulci. ‘Firmarsi’ Blogger equivale a mettere in piazza ciò che si è, ciò che si pensa e si vive, non è certo un’esposizione di prodotti in cui si scopiazza la storia di ognuno di essi facendone campagna promozionale. E ancor di più, un Blog non lo si crea perché i canali social hanno finito di dare riscontro o perché si vuole un altro canale come espositore di prodotti. Essere ‘qualcuno’ senza avere le capacità per esserlo, aspirare a ‘qualcosa’ che non rientra nelle proprie attitudini non porta a niente se non all’ ennesima acquisizione di seguaci finti e comprati.

“Quasi tutte le persone sono altre persone. I loro pensieri sono le opinioni di qualcun altro, le loro passioni una citazione, le loro esistenze una parodia.”
(Oscar Wilde) Fate si che quella parodia si trasformi in una storia unica ed originale, e non in una finta storia di voi stessi!!

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Dicembre e come vestirsi

Dicembre è il mese dell’ inizio dell’inverno, quel mese che nei suoi primi 20 giorni ricorda vagamente l’autunno ma dopo abbraccia a tutti gli effetti le temperature invernali e con esse anche i maglioni oversize, i guanti, le sciarpe, i cappelli e tutto ciò che fa sentire caldo e raccolto. In questo mese i tessuti come l’eco-pelliccia e l’eco-pelle predominano in ogni look, rendono ogni outfit chic, come chic risulta lui stesso con tutte le sue feste. Dicembre è il mese in cui vestiamo con attenzione e cura, dalle feste natalizie alle feste di fine anno, e proprio per questo mese la parola d’ordine è eleganza. Non necessariamente eleganza vuol dire vestito firmato, o accessorio costoso, ma eleganza è sinonimo di intensità nel vestire e nello scegliere cosa indossare, nel buon gusto e magari perché no anche nell’ essere ricercati. Eleganza non è addobbarsi come ‘alberi di natale’ ma suscitare effetto anche con l’essenziale, perché quell’ abito semplice e sobrio dona alla figura uno stile quasi regale. Dicembre è il mese delle luci, del rosso e delle feste, tutti questi elementi si rispecchiano un po’ negli outfit che vengono proposti. In questo mese i negozi espongono una serie di capi sbrilluccicosi, dall’argento al dorato passando dal rosso tutti i vestiti attirano l’attenzione. Anche se non in maniera totale qualche dettaglio o particolare deve luccicare tanto da accendere la personalità. Il freddo che si incomincia a sentire in questo periodo non deve essere da ostacolo all’eleganza che questo mese deve avere come elemento base. Bisogna coprirsi ma sempre con gusto e con decoro. La scusa del freddo è un pò come la scusa del caldo in estate, che a causa del calore “non” si indossano vestiti, a causa delle temperature basse si indossano strati e strati di stoffa pesante e magari anche usurata o sciupata. I capi che maggiormente rispondono all’ esigenza di caldo ed elegante sono i dolcevita, le maglie o le giacche con il pelo, cappotti, mantelle e abiti lunghi di lana, abbigliamento e accessori in pelle. Un capo chic e utile per proteggersi è il body, una vera e propria chicca per il mese di dicembre. Mentre un accessorio che rende un look fashion è la cintura da usare su cardigan o su maglioni oversize, cosi da sottolineare la figura tenendo caldi. Insomma a dicembre il gelo ci fa coprire ma facciamolo con stile e accuratezza, ‘copriamoci di classe’ !