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C’era una volta!

C’era una volta… Le favole iniziano sempre così. Quasi come se ti prendessero per mano e ti portassero all’interno della storia. Più si entra nel vivo del racconto più ci si sente immersi in essa. Ogni cosa diventa storia di se stessa e in questo risiede il valore che si deve dare alla storia. Un vestito che si indossa ha una sua storia. Un’esperienza accaduta ha una sua storia. Noi persone umane abbiamo una nostra storia e ogni giorno ne creiamo una nuova o una che si allaccia al giorno precedente. Raccontare con immagini, foto, parole ciò che ci accade, ciò che attraversiamo, ciò che sono le nostre preferenze, non fa altro che scrivere capitoli della nostra storia. La storia a cui diamo vita può essere breve e completa, lunga e non conclusa, superficiale oppure profonda. Si possono avere più storie da raccontare, Noi stessi siamo più storie. Le storie hanno un’importanza a volte sottovalutata. Qualunque storia, in qualsiasi ambito nasca, deve rivestire un ruolo considerevole. Se solo pensassimo alle storie di un Social come veicolo per raccontare, si porrebbe maggiore attenzione nel narrare. Quasi come se fossero dei cortometraggi di vita.

Le storie potrebbero essere paragonate alla scelta dei capi che indossiamo. Passiamo dai capi casual a quelli raffinati, da abiti sportivi ad eleganti, da vestiti leggeri a quelli pesanti, insomma diamo vita ogni giorno ad abbinamenti che mostrano il nostro umore o voglia del momento. Le storie fanno la stessa cosa. Passano dall’essere frivole a serie, da comuni ad uniche, dall’essere scherzose all’essere divulgative. Ognuno di Noi dà origine ad una storia meritevole di essere raccontata e mostrata. Siamo la storia che mettiamo in scena. La scenografia può cambiare e può essere sistemata a seconda di come ci sentiamo ma Noi rimaniamo attori e in alcuni casi spettatori.

La storia è una successione di eventi che accadono ai personaggi e nello specifico a Noi stessi, ma risultiamo anche Noi i registi che mettono in atto questo racconto. Esprimendo, apparendo, mostrando, non si fa altro che scrivere o girare una storia che riguarda Noi e il nostro modo di essere, di vedere e di vivere. Nessuno può o deve intervenire nella storia altrui. La narrazione è nostra ed anche se può sembrare discutibile, è comunque la somma di quello che siamo Noi. Nessuno deve stilare la nostra storia, ognuno deve mettere la firma sulla propria. Il canale sul quale scriverla siamo Noi a sceglierlo ma senza dimenticare che storia vuol dire fatti, esposizione, realtà. La storia è la metafora della vita, è l’espressione figurata della vita. Dare una trama al nostro stile di vita vuol dire creare storia. Ogni cosa che immaginiamo o ideiamo, che sia un accostamento di accessori, la scelta di un capo di abbigliamento, uno scatto per la nostra galleria Social, un programma di allenamento, qualsiasi cosa sia, diventa un pezzo di storia di Noi. E dato che ne facciamo parte allora perché non darle voce?

La storia è il racconto dei fatti, e i racconti sono la storia dei sentimenti” Claude Adrien Helvetius.

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App, Tech e Beauty, una sinergia sempre più reale che l’Oréal conosce bene

Quando negli anni ’90 pensavamo al 2021, o ad anni futuri, sicuramente associavamo i nostri pensieri a qualcosa di tecnologicamente avanzato, però non fino ad arrivare a ciò che quest’anno vedremo da un punto di vista Beauty. Il colosso del mondo Beauty quando accosta i suoi prodotti alla tecnologia dà vita a creazioni innovative sempre più valide. L’ Oréal già nel 2014 lanciò l’App Makeup Genius, con la quale ognuno poteva provare i prodotti in tempo reale usando lo schermo del proprio cellulare come uno specchio. Tutto parte dallo scatto di una foto del proprio volto, l’App ne riconosce le forme e si possono saggiare ombretti, rossetti, fard. La tecnologia dell’ App fa sì che il trucco sembri applicato al volto, per arrivare poi ad acquistarlo. Nel 2017 l’ Oréal fece un passettino in più presentando nelle profumerie uno scanner per il viso, attraverso cui ogni cliente poteva in soli 5 minuti avere un fondotinta personalizzato. L’algoritmo non fa altro che prendere informazioni sul tono e sulla tipologia di pelle e crea una formula adatta per l’incarnato di chi ha scannerizzato. Sembrerebbero cose futuristiche ma sono più che reali ed esistenti.

L’evoluzione dona strumenti nuovi e mezzi che supportano in modo creativo il nostro stile di vita. L’evoluzione porta a vivere mondi diversi e la possibilità di sfruttare la sua ricchezza. Chiudersi all’evoluzione non è un atto di ribellione bensì non darsi l’opportunità di ampliare la propria conoscenza. La ricchezza risiede nell’accumulare più realtà possibili da poter decidere di usarle oppure averne a disposizione come bagaglio personale.

Dato che la realtà Tech è il mondo in cui gravita sempre più la cosmetica, l’ Oréal anche questa volta pone la sua firma. Ciò che vedremo sul mercato sarà un mix delle due innovazioni suddette. Un dispositivo fisico che permetterà di dar vita a creme, rossetti e fondotinta su misura. Perso è un sistema che personalizza, a seconda delle proprie esigenze, cocktail cosmetici. Si parte sempre dall’ App dedicata che attraverso la foto del volto analizza la pelle. Insieme al volto combina le condizioni ambientali in cui si vive (umidità, temperatura, qualità dell’aria, inquinamento) e alla fine elabora la crema e il fondotinta su misura e già dosati, che fuoriescono dai tre fori posizionati nella parte superiore del dispenser apposito. Gli stessi passaggi vengono creati dal terzo dispenser per produrre diverse nuance di rossetti in base ai capi che si indossano. Insomma tanti rossetti a nostra disposizione da abbinare ai nostri look e mood del momento. Un fondotinta idoneo a coprire le imperfezioni della nostra cute del momento. Una crema adatta a rispettare le richieste della nostra pelle del momento. In definitiva, abbracciare realtà cosmetiche associate ad innovazioni tecnologiche non porta altro che a vivere in un mondo tridimensionale.

Apprezzare l’evoluzione tecnologica, capirla e viverla non ci fa allontanare dalla realtà statica e comunque sempre attuale. In ogni momento potremo passare da una dimensione ad un altra senza perdere di vista nulla, ma avendo a nostra disposizione più strade da percorrere.

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Voi ed Io: la Solitudine!

Questo articolo è il primo di una serie di articoli che apre le danze ad un appuntamento fisso in cui i protagonisti sarete Voi che mi seguite. Voi sceglierete un argomento di cui voler parlare. Voi analizzerete l’argomento che sceglierete. Voi racconterete il Vostro punto di vista e confrontandovi con Me sarà come essere in un salotto a conversare e disquisire.

I protagonisti di questo articolo sono il tema della Solitudine e la intrepida https://www.instagram.com/lithium138/ (Mary)

Per Mary la solitudine più che una condizione umana triste e negativa è una necessità, dato che può essere uno status in cui gli uomini si potrebbero sentire a proprio agio. Circostanze che possono portare inevitabilmente ad isolarsi sono in grado di conferire un valore importante alla solitudine. Secondo Mary la solitudine può diventare una migliore amica. Come una buona amica può dare supporto e rendere sicuri di se stessi. Si può vedere la solitudine come una fonte, uno stimolo da cui attingere affinché il nostro essere tragga sostegno e coraggio. Condividere il proprio tempo con qualcuno e togliersi dallo status di apparente isolamento non deve essere un bisogno ma deve essere un desiderio. Un desiderio che deve arricchire e non farci sentire più isolati di quando per scelta si decide di esserlo. Importante è porre l’attenzione su una differenza, quando la solitudine diventa una scelta personale e quando la solitudine è l’unica opzione. La solitudine diventa una scelta quando, nonostante siamo circondati da persone amiche, decidiamo comunque di isolarci in uno spazio personale al solo scopo di leggere dentro di noi ponendo l’ interesse su ogni sfumatura della nostra personalità. Questo può essere visto come un avere cura del rapporto con noi stessi. La solitudine forzata e obbligata inevitabilmente ci allontana dalla conquistata zona di confort. Ad esempio ci si può ritrovare soli in un contesto sociale poiché si fa fatica a socializzare, o ci si può sentire soli in compagnia di persone con cui si ha una relazione superficiale. Il periodo Covid, se ci si riflette, sembra un paradosso della solitudine, sembra aver fatto vivere in contemporanea le due facce di una stessa medaglia. Essere stati obbligati ad isolarci dal resto del mondo, ma andare alla ricerca della propria solitudine all’interno di un contesto familiare. Per Mary la capacità di stare da soli è una grande conquista emotiva perché fornisce al proprio IO la possibilità di isolarsi nel mondo, alla ricerca di concentrazione ed ispirazione. Non è facile ascoltare la voce dei propri pensieri, come non è facile analizzarne il tono e il modo in cui li rileviamo. Ci sono persone che hanno paura di isolarsi perché hanno paura di ascoltare, altre che si cibano della solitudine. Chi si nutre di solitudine, vista come un bisogno vitale affinché la sua abilità venga fuori, è colui che ancor prima di comunicare con gli altri, attraverso i propri lavori, comunica con se stesso e con la sua testa e anima. Compositori, pittori, scrittori, tutti coloro che fanno della propria arte innata un mestiere, hanno bisogno di dissetarsi dalla linfa della solitudine. Se dovessero perdere essa resterebbero privi di una parte di se stessi.

Un confronto quello con Mary che ha dato alla Solitudine diversi colori. Giocando con una tavolozza di nuance non abbiamo fatto altro che mescolare le nostre tonalità e accostarle, tanto da crearne un quadro in cui si legge una visione di due menti.

“La solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi” (Thomas Mann)

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Il Mondo Parallelo

In vari articoli vi ho parlato del mondo Social e in particolare del mondo di Instagram. Ho puntato i riflettori su diversi personaggi, su varie tipologie di profilo, sul mondo chiamato Sottobosco. Ho delineato un pò i contorni di quello che ho visto con i miei occhi e di quello che ho toccato con essi. Ora, in questo articolo voglio farvi viaggiare in un Mondo Parallelo. Il Mondo Parallelo si differenzia per il suo essere separato e distinto dal principale pur coesistente con esso. Le stesse persone che vivono in un Mondo vivono anche in quello Parallelo. Se rapportiamo il Mondo Parallelo al Social e nello specifico ad Instagram domande come: Cosa si intende per Mondo Parallelo? Come si vive un Mondo Parallelo? Cosa succede nel Mondo Parallelo? nascono in modo del tutto naturale. Quando fai parte del Mondo Parallelo e decidi di abbandonarlo, perché non rientra più nel tuo modo di essere, vedi tutto con gli occhi da spettatore e ora lo mostro a Voi.

Instagram è un mondo fatto di tante stanze. Ci sono profili che mostrano la loro stanza così come realmente è, altri che la decorano a tal punto da farla diventare finta e a volte pacchiana. Conobbi il Mondo Parallelo di Instagram dopo qualche mese che ero sul Social. E’ un Mondo fatto di nick, di persone unite a caso pronte a ‘supportare’, ma il più delle volte a ‘sopportare’ i post che ognuno di loro pubblica nella propria galleria Instagram. Entrata a far parte di questo Mondo mi adeguai alle regole della ‘sopportazione’, mettere un like e mettere un commento ad ogni post che i membri del Mondo pubblicavano. Ma come in ogni mondo fatto da persone che non si conoscono, come in ogni mondo fatto da persone che calpesterebbero il proprio vicino, il rispetto e l’uguaglianza non dimorano più, anche in questo Mondo Parallelo tutto si capovolse a favore dei cosiddetti ‘furbi’. Dato che mi piace mettere in pratica alcuni detti allora abbracciai il detto ‘quando vuoi una cosa fatta bene, fattela da solo’. Creai io un Mondo Parallelo fatto di rispetto reciproco e di regole da seguire. Chi voleva far parte di quel Mondo doveva prendersi cura del rispetto nei confronti degli altri, senza sotterfugi. Il Mondo Parallelo aveva due volti. Il primo volto era quello dell’aiuto ai post che ogni membro pubblicava ma la modalità con cui si dava l’aiuto doveva essere sentita e non dovuta. Il secondo volto era la possibilità di far nascere una vera e propria Community. Facile a dirsi molto faticoso a far si che tutto questo potesse succedere. Quando si crede in qualcosa lo si fa con passione ma non tutti la usano e non tutti la usano allo stesso modo. Il tempo risulta sempre il migliore alleato. E’ con il tempo che tutto prende forma distinta e netta e così il tempo mi regalò i connotati degli esseri del Mondo Parallelo, mi donò la mappa di quello che intendono per Mondo Parallelo chi veramente è parte integrante di esso. Devo ringraziare il tempo per avermi fatto prendere la decisione di non far parte di quel Mondo, perché è così lontano dalla mia natura ed è così distante da quello che un mondo di esseri, che usano lo stesso mare per navigare, dovrebbe essere.

La consapevolezza che si acquista quando si chiude un capitolo non fa altro che arricchire di nozioni in più, e dare la conferma di quello che vogliamo e siamo.

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E se l’odio che alberga sul web ci influenza?

Se indosso quel capo potrò piacere? Se mi atteggio a far la dura o sfoggio il mio sorriso migliore piacerò a chi mi vedrà? E se anche con una semplice frase o riflessione e con un naturale scatto mi attaccheranno? Se il popolo che naviga e vive i social mi scrive parole dure e offensive, sarò in grado di difendermi o di lasciar perdere e non farmi influenzare? Quante domande ci si pone a volte prima di pubblicare una foto o prima di trattare un argomento su cui vorremo far riflettere o semplicemente condividere. Dietro i nickname che gravitano in rete ci possono essere persone di qualsiasi tipo. Persone che non si curano dei sentimenti altrui, persone che si definiscono i disturbatori, che per principio odiano tutto e tutti. I cosiddetti internet haters. Gli haters non hanno distinzione di genere e neanche di età, e provengono da qualsiasi estrazione sociale. Gli haters sfogano nel linguaggio il loro odio, il loro disappunto, il loro essere diverso dagli altri. Chi abita il mondo social è più che consapevole che dall’altra parte del display esiste una gran fetta di individui pronti a denigrare, a calunniare ed offendere in modo anche molto volgare. Oltre agli haters, il mondo virtuale è costellato da diverse figure come i troll, in altre parole sono utenti aggressivi e provocatori, utenti che provocano senza alcun motivo solo per dar fastidio. La realtà del web non solo conta i suddetti personaggi ma include due fenomeni. Il primo è il conosciutissimo cyberbullismo, che è una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta attraverso la rete. Il secondo è il meno conosciuto ma pur sempre presente shitstorm (letteralmente ‘tempesta di cacca’), il fenomeno in cui un numero consistente di persone esprime il proprio dissenso. Tutte queste realtà aumentano a dismisura e noi sappiamo fronteggiarle? E’ possibile che ci sentiamo intimiditi tanto da mutare la nostra immagine? Quali sono le misure difensive che prendiamo in considerazione? E soprattutto, ne prendiamo? Questi fenomeni non sono simili alle banali critiche che possono giungere più o meno da chi ci vede, ma sono intrisi di odio feroce e di voglia di ferire, ecco perché ogni parola scritta punterà in particolare ai possibili difetti di ogni loro vittima. Si dice ‘bene o male purché se ne parli‘, ma siamo sicuri che questa frase non è solo uno scudo a ciò che veramente si prova quando si viene attaccati? Qualsiasi parola può metterci in crisi. Anche la persona più razionale possibile può sentire vacillare la propria sicurezza. E’ possibile che una volta stati attaccati ci possiamo sentire fragili e influenzati dall’attacco tanto da chiuderci in noi stessi e mostrare ciò che si aspettano e non ciò che siamo realmente. Addirittura c’è chi scompare dai social proprio per la paura di essere di nuovo ‘sotto attacco’. Farci intimorire, annullarci e portarci a fare mille domande su come dobbiamo essere per piacere non credo sia la strada giusta da intraprendere. Penso che ognuno di noi dovrebbe trovare la chiave giusta per affrontare e superare. Penso che ognuno di noi sa bene se voler essere una vittima o un combattente.

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Far vivere anche la parte più dark

Quando si indossa qualcosa che esalta una delle tante sfumature di cui si è fatti ci si immerge in una dimensione diversa dal solito e a volte segreta. A volte ciò che è segreto dovrebbe rimanere nell’ombra, dovrebbe avere il colore del buio, dovrebbe anche spaventare, ma l’oscuro ha il suo fascino. L’ inconfessato ha sempre un sapore seducente. Per questo si cerca di dargli luce e di far risplendere la sua tonalità. Sono tante le armi e gli strumenti che hanno questa capacità, che portano a galla la misteriosa parte nascosta. A volte siamo noi stessi a darle vita, altre volte sono gli altri ad accarezzarla e farla vivere. Chi di noi non custodisce in maniera attenta quell’essere segreto, quella parte profonda che si intravede a volte in capi di abbigliamento, in look sfoggiati per determinate occasioni, o solo percepita da tenui atteggiamenti? Ciò che è segreto risulta essere un territorio inesplorato e quando si intuisce non sempre lo si vuole percorrere per timore di non approvare o di non essere approvati. Ma quando esce fuori è perché ci si sente spinti dal voler essere se stessi e dal volersi apprezzare lontano dagli standard imposti. La medaglia ha sempre due facce, quando si mostra una l’altra resta a riparo da occhi. Entrambe però, che sia in contesti diversi o in momenti precisi, devono vivere. Può succedere che non si riesca a riconoscere alcuna sfumatura segreta, ma forse perché non si riesce ad individuarla o ammetterla, oppure non le si dà importanza o valore. Quando invece le si vuole dare libero sfogo ecco che la si lascia libera di vagare. Una differenza sostanziale che esiste quando si mostra una faccia della medaglia rispetto ad un’altra sta tra il volere attrarre l’attenzione a tutti i costi e l’ avere il reale desiderio di vivere tutto, di essere autentici anche nel vivere tutto. Ciò che si palesa, ciò che esce dall’oscurità si mette in vetrina e narra ciò che fino ad allora era rimasto inespresso. Quando quella faccia celata viene alla luce lo fa in ambienti non visibili a tutti e ne trae appagamento. Cosa comporta svelare una parte segreta di noi a persone scelte? Cosa crea in noi il pensiero di regalare luminosità a ciò che era al buio? Siamo sicuri che la nostra parte più oscura ha il coraggio di mostrarsi o vuole solo rimanere nel suo protetto habitat? Se ci si riflette la risposta è racchiusa in una parola, ‘libertà’. Quanto è importante sentirsi liberi di agire, di essere, di volere, di desiderare, semplicemente di vivere! Basta riuscire a guardare dentro il segreto, lasciarlo specchiare e farlo riflettere affinché possa vivere in un altro mondo. Ma se lo si fa vivere non è più segreto? Certo che rimane segreto, perché si limita a vivere come merita solo in un ambito ristretto. Diventa esclusivo per se stessi e per chi ne è lodevole di nota. Come quando vogliamo farci vestire da un abito nero che sappiamo ci farà brillare perché solo modellato al nostro corpo crea quel mix perfetto per prendere parte ad una serata irripetibile.

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L’effetto: si indossa, si sente, si vive!

Che cosa vuol dire effetto? Cosa si intende con il termine effetto associato ad un altro termine? Che cosa si trae dall’effetto di un determinato evento, o capo, o tessuto, o dall’effetto di una sensazione? Di solito con la parola effetto si pensa subito al risultato, a ciò che è conclusione di un qualcosa. Ma effetto è soprattutto un cammino. L’effetto è percezione di quello che stiamo vivendo. L’effetto è un divenire, un percorso, che non è nato finito per essere tale ma che lo si modella affinché sia tale. L’effetto è creare una conoscenza. Quello stesso effetto ci guida alla consapevolezza di ciò che è. Fare effetto, sentire l’effetto, mostrare l’effetto, sono la somma di ciò che si può chiamare un percorso sensoriale. Soffermarci su cosa vuol dire effetto è capire come i nostri sensi vengono stimolati per arrivare ad un quadro completo della comprensione di quello con cui veniamo a contatto. L’effetto come parola unita ad altre parole può mutare significato, ma ciò che rimane invariato è l’emozione che si sente e si prova solo a pensare al senso del termine e a ciò che esso promette.

Nella moda sono tante le terminologie scelte ed usate, a volte sembra tutto lecito, ma mai come questa volta la moda ci ha azzeccato. Effetto Pelle, è l’effetto che in questa stagione autunnale 2020 sta spopolando. L’ Effetto Pelle ricrea la sensazione che si è avuta sin dagli anni ’20 ad oggi. Negli anni venti Salvatore Ferragamo ebbe successo con la pelle di pesce, detta anche cuoio marino. Negli anni ’40/’50 si parlava della pelle di coccodrillo con la borsa Kelly di Hermès. Si passa poi dagli anni ’60 rivoluzionari agli anni ’70 in cui esplose la pelle nera e liscia con il suo chiodo. Negli anni ’80 la pelle divenne un trend a tutti gli effetti. Negli anni ’90 e 2000 la pelle laserata (lavorata con tecnologia a laser) fu il tessuto che predominava. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui la pelle e il suo effetto non fanno altro che rispondere ad attributi come lucentezza, fluidità, leggerezza. Sentirsi in totale equilibrio con il tessuto che indossiamo non fa altro che amplificare la nostra sensibilità, e l’ Effetto Pelle lo fa in modo molto sexy. Sin dal tatto che dall’odore passando dalla vista l’ Effetto Pelle crea un tragitto capace di rendere chiara la direzione di quel determinato capo unito al nostro corpo.

L’ effetto si fonde in ciò che in quel determinato momento rappresenta. Si mescola nella visione di quello che accompagna, ne crea una storia sua personale ed unica. L’effetto è sinonimo di attuazione di ciò che si prefigge. Vivere un effetto, qualsiasi sia il genere, richiama la reale natura di ciò di cui parla creando un’esperienza completamente nuova e irripetibile.

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Alla ricerca delle proporzioni

Quando ci si veste o si sceglie di portare un accessorio, di solito non si dà importanza a ciò che sono le proporzioni del nostro corpo. Ormai ci si sbizzarrisce con capi oversize su corpi minuti e abiti microscopici su corpi generosi. Si portano borse dalle dimensioni esagerate che non risultano in proporzione con la statura di una persona. Non si tratta di coprire difetti o esporre pregi, non seguire le proprie proporzioni e indossare di tutto, senza fare attenzione alla grandezza, non fa altro che ingolfare la figura. Un termine adatto, che sottolinea questa mancanza di attenzione al proprio corpo quando ci si veste, è infagottare. Si imbottisce il corpo di strati di tessuto oppure ci si avvolge in stretti abiti tanto da far uscire quello che non ci entra. Nella vita si cerca sempre l’obiettivo dell’equilibrio, si cerca l’armonia nelle cose, si cerca di vivere rapportando tutto a ciò che abbiamo, che possediamo e che ci circonda, e allora perché non farlo anche nel vestire? Se si pensa ancora all’idea che la moda impone, allora non si ha chiaro cosa voglia dire personalizzare il proprio stile, vivere se stessi mostrandosi attraverso i look che si indossano. Dal senso della vista si percepiscono diverse informazioni come e soprattutto le forme, le consistenze, la persona e le proporzioni. A volte non si pensa che un abito, o un accessorio possano avere un potere indescrivibile a tal punto da influenzare la vista di chi ci guarda, e far nascere un’idea di chi siamo o di chi vogliamo essere. Dare l’immagine giusta di noi stessi non è sempre facile, in particolar modo quando si pensa che le proporzioni non sono importanti. Quando ci si veste con l’idea di alludere a cosa siamo allora è inutile scegliere capi adatti, perché nulla può dare la netta e giusta interpretazione di noi se usiamo i vestiti come accenno. Se invece ci si veste per dare l’esatta spiegazione di noi, puntando all’enfatizzazione del nostro corpo e all’ attenzione del tutto armonioso e proporzionato, allora saremo certi di essere sulla strada appropriata per farci leggere. Non si può mai pensare di vedersi proporzionati con capi che non ci danno valore ma che espongono, come su un manichino, la loro prestanza. Le proporzioni per gli artisti e architetti sono fondamentali, dovremo farci influenzare dalla loro ossessione alcune volte per non inciampare in errori e orrori. Le proporzioni dei vestiti devono baciare la nostra forma di corpo per dare significato alla nostra persona. Come nel corpo umano esistono proporzioni tra le varie parti di esso, così esistono proporzioni tra il corpo umano e i vestiti che si indossano. Le proporzioni non si riferiscono solo al volume del capo o dell’accessorio ma anche alle stampe, ai disegni, ai motivi e alla trama dei tessuti.

Quando ci vestiamo cerchiamo di tenere presente il rapporto tra la nostra figura e ciò che portiamo addosso, puntando a far combaciare tutto, tanto da arrivare alla proporzionalità dei due elementi in gioco.

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Donne con le Balls

Oggi vi narro di una Donna con carattere, creatività e sogni da realizzare, che sin dalla tenera età decise di trascorrere la sua vita nella moda. In quel mondo che sembra patinato ma che riesci a vivere se ti distingui, se hai idee chiare e gli attributi adatti per farti un nome. Mirta Frosini con la sua linea di accessori moda ha dato vita alla sua artigianalità, ha diffuso con le sue creazioni il Made in Italy Garantito. Una Donna caratterizzata da passione e fantasia, una Donna che ha voluto disegnare qualcosa di diverso, di innovativo, che regala la voglia di sentirsi allegri. Indossare una sua creazione vuol dire sentirsi solari per l’uso dei colori, vuol dire distinguersi per il design particolare che ogni modello ha, vuol dire mostrare la propria personalità. I suoi accessori hanno anima e stile, una volta indossati si fondono con la persona che li indossa per le loro forme e per le loro linee uniche. La collezione che descrive l’importanza di essere una Donna con carattere porta il nome di Ballsmania. Sfere in resina colorate che raffigurano le Balls di ogni Donna. Sfere che indossate accentuano lo stile di ogni Donna. Balls che giocano con l’autoironia e la femminilità di ogni Donna. Da questa nuova collezione è stato coniato un hashtag #donneconleballs (rifacendosi al tipico detto ‘donne con le palle’) che sottolinea in maniera spiritosa e colorita le capacità che ogni donna possiede e ora con Ballsmania può sfoggiare. In ogni sfera risiede carattere, carisma, competenza, qualità, abilità, ma anche giovialità, simpatia, divertimento e unicità. La peculiarità di questa collezione è il gioco di colori con cui Mirta si diverte. Come un pittore gioca a creare nuove tonalità sui suoi quadri per esprime la sua anima, così anche Mirta esprime la sua regalandoci ogni volta un colore diverso. Spetta a noi scegliere il colore con cui giocare sui nostri outfit per raccontare il nostro stile.

Con Ballsmania ora io posso mostrare il mio essere vitale, energica e testarda, oltre che elegante e femminile, tutte caratteristiche del mio essere. Con Ballsmania io coloro il mio stile.

https://www.ballsmania.it/it/

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Collaborazione dal punto di vista dell’azienda

Più volte ho parlato nei miei articoli delle collaborazioni che le aziende intraprendono con profili Instagram più o meno noti, più o meno conosciuti, più o meno seguiti. Io stessa sono stata contatta più volte da diverse aziende e non ho detto Si a tutte quelle che mi hanno contattata, ma ho scelto a seconda della loro storia, della loro professionalità e dei loro prodotti. Quindi sono io in prima persona a scegliere con chi collaborare, sono io che dò importanza a determinate caratteristiche. Sono io a dare valore a precise qualità, e l’importanza che do io sicuramente è dissimile da quella che può dare un altro profilo.

E se le cose le vedessimo da un’altra angolazione? Se sapessimo cosa smuove un’azienda ad avviare una collaborazione con un profilo Instagram? Se facessi una domanda precisa alle aziende che gravitano sui social, cosa mi risponderebbero?

Cosa vi attira tanto di un profilo fino a prendere la decisione di farvi sponsorizzare da esso? Questa è stata la domanda che ho sottoposto a diverse aziende e devo dire che non tutte hanno risposto. Alcune hanno scelto la strada del silenzio, altre non sapevano cosa e come rispondere e si sono defilate dicendo che erano delle ‘giovani realtà’. Poche hanno dato una risposta chiara, competente e sincera.

La prima azienda che ha risposto alla mia domanda è stata https://bagly.it/ un marchio Made in Italy che crea borse ed accessori. “Appena Bagly è sbarcato su instagram siamo stati letteralmente aggrediti da moltissime richieste di queste ragazze influencer, le quali chiedevano un nostro prodotto in cambio di una recensione. Essendo il nostro prodotto di un determinato valore monetario ed essendo un nuovo brand abbiamo pensato di investire poco e bene, ma purtroppo così non è stato. Ciò che abbiamo guardato inizialmente era il rapporto dei followers ed i loro like e commenti, insomma abbiamo pensato che l’engagement potesse essere l’unico parametro giusto. Grazie a questa prima esperienza è stato facile capire che non tutto ciò che luccica è oro perché la maggior parte di queste ragazze non erano competenti, non avevano dei veri followers e dei veri like, e dal nostro investimento abbiamo guadagnato una valanga di influencer che ci hanno intasato la mail per effettuare la medesima collaborazione. Ora il nostro punto di vista è cambiato e con sè anche i parametri attraverso i quali faremo i futuri investimenti: non conta il numero di followers, né il numero di like. Ci baseremo sulla qualità del profilo e delle foto, sulla qualità dei contenuti e le capacità comunicative, se in grado di suscitare o meno l’ interesse riguardo al marchio. E soprattutto andremo a studiare quelli che sono i commenti, quanti di questi sono realmente inerenti, diretti ed interessati al prodotto in questione.

La seconda azienda che ha risposto alla mia domanda è https://www.mirtabijoux.com/it/ un marchio Made in Italy che crea accessori bijoux. “Le nostre scelte non sono fatte in base alla quantità di followers o like che il profilo può avere, ma scegliamo le persone e i loro contenuti. Le nostre collaborazioni più importanti, anche se in alcuni casi non sono collaborazioni vere e proprie, sono nate proprio da una sintonia: che può manifestarsi tramite condivisione di valori, visione di vita o più semplicemente avere passioni comuni. Prendiamo per esempio la signora Theresa May, ex primo ministro inglese, che è una nostra affezionata cliente (e non vi è alcun tipo di rapporto commerciale ovviamente). Ci piace condividere le sue foto perché rispecchia per noi una delle nostre DONNECONLEBALLS: elegante, con un proprio stile e un tocco di creatività (e colore) negli accessori che sottolinea femminilità. La collaborazione con le Karma b, le due meravigliose Drag Queen italiane, è nata spontaneamente: ci piace la loro ironia, e condividiamo con loro alcuni importanti valori nei confronti della vita, come anche l’importanza di essere ciò che si è. Questa una citazione di Carmelo e Mauro, i due artisti straordinari: “Siamo uomini che amano talmente tanto le donne da metterci letteralmente nei loro panni… e nelle loro scarpe!”. Questi i motivi che ci hanno portato a scegliere il duo artistico per una pubblicità sulla rivista Donna Moderna nel 2019 : sono state le prime Drag Queen a sponsorizzare un brand di bijoux femminile. Da qualche mese collaboriamo con Ilaria Samya di Donato, Color Coach e con una lunga esperienza nel settore dei colori e moda . Abbiamo chiesto di scrivere articoli sulla simbologia dei colori e soprattutto cosa apportano alla nostra vita. Perché indossare una collana rossa o blu fa differenza? Il nostro brand Ballsmania propone più di 150 varianti colori e vogliamo offrire alle nostre clienti anche la conoscenza, oltre che l’allegria di indossare i colori. Mi sono forse dilungata nella mia risposta, come avrà capito il mio lavoro è per me entusiasmo e gioia: proprio quelle componenti che cerchiamo nelle persone che collaborano con noi. Non ci interessa che siano famose o che abbiano migliaia di seguaci (nome orribile a mio parere personale), ma che amino ciò che indossano – nello specifico i colorati bijoux Ballsmania – e riescano a trasmetterlo alle persone.”

Queste due testimonianze mostrano due punti di vista ma hanno un unico comune denominatore, quello di puntare alla qualità e a credere in ciò che si sponsorizza. Tra le altre poche risposte ricevute ho capito che ogni azienda ha avuto una partenza accelerata tanto da farle sbandare fino a riprendersi scegliendo di ingranare la marcia giusta per continuare la propria ‘ascesa’.