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L’abito e lo stile sono strumenti per comunicare!

Ho sempre detto che il fine del mio Blog è riuscire a riflettere sul nostro stile, a viaggiare interiormente attraverso ciò che indossiamo, capire noi stessi utilizzando il nostro gusto per poi farci conoscere ancor prima di proferir parola. Ognuno di noi appartiene ad uno stile, ogni stile può diventare il mezzo di comunicazione di ognuno di noi. Lo stile non è costituito solo da ciò che si indossa, ma anche dal perchè lo si è scelto, dal come lo si indossa, da ciò che si vuole trasmettere e da come ci si vuole mostrare. Se reputiamo tutti questi aspetti come la somma di elementi importanti che raccontano la nostra storia, allora vuol dire che stiamo dando un valore psicologico allo stile.

La domanda che tutti si pongono quando ci si veste è: “come facciamo ad essere fighi ?” In altre parole “come riusciamo a far si che la nostra personalità e persona vengano ammirate ed elogiate ?” Il primo strumento con cui comunichiamo è il nostro vestire. Il proverbio che dice l’abito non fa il monaco non è del tutto vero, perchè è giusto che non ci si debba soffermare all’apparenza ma è pur vero che ciò che indossiamo ha un valore e quel valore è dato sia dalla scelta di aver preferito un brand ad un altro, che da ciò che vogliamo trasmettere con quel look o stile. L’abito inizialmente produce un effetto, vestirsi deve avere in sè un messaggio interiore perchè va a sostituire in prima battuta la comunicazione verbale. Sfoggiare un look rispetto ad un altro, vestire un brand rispetto un altro, deve avere una finalità, deve mandare un messaggio ovvero il nostro messaggio. Noi tutti risultiamo contenitori, se questi contenitori rimangono vuoti non si potrà mai avere valore personale ma ci si affiderà sempre e solo al valore del brand che indossiamo, se invece il contenitore è pieno il suo valore anche se piccolo sarà reale, proprio e vero. Psicanalizzare il comportamento di una scelta non fa altro che indirizzarci verso la creazione di una identità. Se si sceglie di omologarsi alla massa, si sceglie di rompere le differenze di età e di classe sociale, copiare uno stile non fa altro che rendere tutti ‘stessi personaggi’ di un’unica comunità e allora in quel caso non è l’abito che comunicherà il nostro messaggio ma dovranno essere i comportamenti, gli atteggiamenti e le parole di ognuno ad annunciare chi siamo e cosa vogliamo dire. Ma se invece ci affidiamo ai vestiti e allo stile, o gli stili, che mostriamo allora saremo capaci di disegnare la nostra identità. Saremo abili, attraverso ciò che scegliamo di vestire, di parlare, di raccontare e narrare di noi ma anche del brand che portiamo. Pensare che indossare un marchio alla moda o un capo particolare o specifico possa garantire l’essere ‘figo’ vuol dire fingere a se stessi di far parte di uno stile di vita che non rende felici ma tutt’altro, quella felicità è effimera. Se si pensa di darsi valore attraverso gli oggetti in voga allora vuol dire che si è insicuri, che non si crede a quanto si vale e che invece di dare valore alla persona lo si leva. Quindi tutto sta nella scelta e nel perchè si sceglie di vestire un capo. Sapere perchè si sta indossando quel capo equivale a rivelare ciò che abbiamo dentro e cosa vogliamo divulgare.

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Biografie: il brand che condivide la sua storia con chi lo indossa!

Il termine Biografia è un termine composto dalle parole vita e scrittura. il suo significato non si limita solo alla mera narrazione di una vita o di un’ opera, ma è un viaggio nelle vicende interiori della persona, è il ritratto intimo di tutto ciò che rispecchia quella persona o quell’opera.

Proprio con il nome Biografie, il nuovo brand italiano di maglieria 100% organica Made in Puglia, si farà notare presentando a Settembre 2020 negli shop la sua nuova collezione. I capi parleranno del messaggio che l’azienda vuole comunicare, ogni modello di capo rappresenterà la storia con cui è stato creato e trattato, ogni indumento racconterà la propria vita e quella del brand. Biografie è un brand che vuole parlare attraverso i suoi prodotti, attraverso il rispetto per la natura e la sensibilità dell’ecosistema che lo contraddistingue, attraverso il modo di custodire ideali e valori di delicatezza, bellezza, eleganza e maestria. I capi di abbigliamento che creano hanno classe da vendere. Un’ azienda deve distinguersi per ciò che vuole comunicare e il veicolo che usa è dato dai propri articoli. In questo specifico caso Biografie, mediante il capo che mi ha regalato, non solo mi ha dato la possibilità di toccare con mano un prodotto realizzato in materiale organico, non riciclato, con filati nobili, il cui colore è una tinta natura (ovvero ricavata dalle piante), ma ha fatto in modo che il mio corpo fosse coccolato da un tessuto unico, pregiato e sostenitore di ideali elevati. Quando ho indossato il loro capo e mi sono specchiata, ciò che ho visto riflesso è stato un’ unione tra la mia figura e il brand, come se la mia storia e la sua storia si unissero a formare una relazione, un’unica trama. Entrambi risultiamo autori di questo racconto che ha come protagonista il capo che indosso. La scelta di un abito, di una maglia o di un accessorio ha in sè un valore intrinseco, è un mix tra la proposta del brand e il nostro gusto, quando questo connubio trova la sua consapevolezza allora vuol dire che la scelta è stata ottimale. Biografie è dedicato a chi è cosciente dell’importanza di saper scegliere. La meticolosità nel creare ogni capo e nel proporre un massimo di 999 pezzi per modello fà di questa azienda un brand attento ad ogni sua creazione tanto da abbracciare la scelta della limited edition e di collezioni esclusive.

Io mi sono fatta avvolgere dalla morbidezza del puro cashmere, dal calore del tessuto organico, dalla raffinatezza del modello e dalla cura e qualità dei dettagli. Biografie ha condiviso con me la sua storia, io ho condiviso con voi la nostra!

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La donna degli anni ’50

Donne senza botox, senza tatuaggi, senza la fissazione dell’essere magre a tutti i costi pur di assomigliare alle modelle esili. Donne che portavano con fierezza le loro curve, che mostravano in modo consapevole il loro essere femmina e che esprimevano con eleganza e raffinatezza la loro naturale e semplice bellezza. Queste erano le donne degli anni ’50. Donne che palesavano sensualità e femminilità, donne che desideravano curare il proprio aspetto, che ponevano attenzione a cosa indossavano e a non risultare mai sciatte o trascurate. Il corpo formoso era un’arma di seduzione e non contemplava alcuna volgarità. Icone dell’epoca erano Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, due donne dal carisma unico. Quegli anni erano ben lontani dall’emancipazione femminile, ancora la donna era vista come la casalinga perfetta, ma ciò che la donna sentiva era di essere apprezzata da chi la circondava. La donna aveva quasi il bisogno di mostrarsi in tutto il suo essere Pin Up. Essere Pin Up voleva dire diventare icona della femminilità con la consapevolezza del proprio potenziale sensuale. Una donna che sottolineava il suo essere adulta ed esibiva la sua vena sexy. La donna e il suo stile sono sempre stati sotto la lente d’ingrandimento della società e dagli anni ’50 sia la forma fisica che il look sono cambiati adattandosi ai canoni che ogni età imponeva. Gli anni ’50 possono definirsi gli anni dalle forme morbide e prorompenti, il seno, i fianchi generosi e un pò di pancetta erano le peculiarità che caratterizzavano la donna di quegli anni, una donna apprezzata e voluta per il suo essere bon ton. Oltre al corpo formoso, ai vestiti ampi e alle gonne a ruota, anche i capelli erano voluminosi con onde che cadevano sulle spalle. La figura della donna coinvolgeva e accoglieva, cosi come anche il suo sentirsi viva, perché vivi si sentivano un pò tutti dopo il periodo di guerra ormai lasciato alle spalle. C’era ottimismo, speranza e fiducia, e per questo la donna di quell’epoca si lanciava verso la cura di se stessa, mirava ad essere felice. Gli anni ’50 sono gli anni delle donne con il punto vita in evidenza ma soprattutto con la vita in netta ripresa. Soffermarsi su come si sentiva la donna degli anni ’50 è un pò come andare oltre e superare gli stereotipi fisici che oggi rendono tutti uguali. Piacersi e piacere non era dato dall’ossessione del fisico ma bensì dalla cura di se stessa e dal comportamento raffinato ed elegante.

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Gli charms, attimi di una storia!

Una vera e propria mania quella degli charms o semplicemente ciondoli, ne creano di tutti i tipi, la fantasia arriva ad alti livelli, ogni azienda ha la sua linea di charms, ogni brand cerca di affascinare potenziali acquirenti creando charms raffiguranti oggetti o esseri impensabili. Una tendenza che sta prendendo piede già da qualche anno, una moda che piace e non dispiace. Se ci riflettiamo sù, gli charms non sono solo ciondoli, non sono solo piccoli gioielli da indossare per mostrarli o farli tintinnare, ma sono delle preziose icone, personificazioni di qualsiasi cosa, dalla cosa più materiale possibile a quella più astratta. Uno charm chiama un altro, perché rappresentano il più delle volte la vita di ognuno, sigillano una promessa, testimoniano un momento, dimostrano un amore. Ognuno di essi porta con se un valore, un significato importante per chi lo sfoggia con entusiasmo. Il creare un bracciale con charms è quasi come comporre un puzzle, ogni pezzo ha la sua rilevanza e insieme ad altri prende una forma diversa. Diventano quasi il megafono dei sentimenti, il portavoce dei pensieri. Perché questi gioielli sono tanto affascinanti? Perché hanno il potere della personalizzazione, ognuno di essi viene scelto per il valore intrinseco che personalmente gli diamo. Uno charm può essere paragonato a livello di valore ad un tatuaggio. Tatuarsi la pelle è mettere per iscritto momenti e ricordi, dare una descrizione visiva a ciò che si sente, è cosi che può essere visto anche il ciondolo, protagonista indiscusso ormai del mondo dei gioielli. Gli charms sembrano non risentire minimamente delle stagioni e questi semplici accessori ormai sono diventati uno stile di vita. Avere uno charm in più è come aggiungere un altro attimo ad una storia, la nostra storia. Ogni elemento di questa storia si mostra e brilla, racconta e narra, diventa espressione individuale. Ogni attimo basta a se stesso ma è anche complementare, ogni charm da solo può rivelare un significato ma aggiunto ad altri può riportare un racconto.

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Perché dovrei seguirti, perché dovresti seguirmi?

Perché dovrei seguirti? Cosa mi dai come valore aggiunto? Perché dovrei leggere ciò che scrivi e reputare interessante le tue foto e le tue captions che pubblichi sui social? Perché dovrei preferire la tua galleria e il tuo modo di vivere attraverso i canali di comunicazione rispetto ad un altro profilo? Perché dovrei essere attratto da te tanto da decidere di seguirti?

Domande più che lecite, che chi ha intenzione di seguire un determinato ‘personaggio’ dovrebbe farsi e dovrebbe avere risposte chiare dato che quel preciso profilo/personaggio ogni volta che si approccia ad un social dovrebbe fare a se stesso, cambiando un pò la formula ma mantenendo la sostanza. Perché dovresti seguirmi? Cosa ti regalano le mie parole o le mie foto? Perché dovresti seguire me o anche me?

Sono sui social in maniera assidua da circa due anni e ogni giorno cerco di ideare qualcosa di nuovo e originale, qualcosa che faccia conoscere la mia persona, qualcosa che dia a chi mi vede o mi legge una visione chiara di quella che è la mia personalità e di quella che è la mia identità. Cerco ogni giorno di creare argomenti che facciano riflettere, che siano da stimolo, da incentivo, cerco di regalare il mio punto di vista su quello che mi circonda. Cerco di essere più vera possibile. Il social è un mezzo molto potente e ci si dimentica della sua potenza tanto che i contenuti con cui veniamo in contatto o sono finti e falsi o non curati. Chi gravita in questo mondo è un ideatore di contenuti, è il produttore e il regista del film che vuole mostrare. Nella maggior parte dei casi però il film risulta pessimo e privo di valore e ciò che lo lascerà in quella dimensione è proprio il protagonista che il più delle volte è anche lo scrittore. Lui stesso, invece di porsi le domande che ho citato sopra, continua imperterrito nella propria arroganza di persona dotta, perché magari raccoglie followers, quindi seguaci, ma non una reale interazione e influenza. Con canale social letteralmente parlando si intende il canale di interazioni sociali, ma perché chi è carente di questo insiste ancora nell’ essere presente su un canale social? Difficile rispondere ad una domanda del genere, ma mi viene spontaneo affermare che non tutti sono fatti di materia (grigia), ma solo di corpo (fluido). Se mi vedo da spettatore ciò che mi fa decidere di seguire un profilo non è certo lo stesso tema, o le stesse tipologie di foto di altre mille persone, ma bensì il modo come viene affrontata una tematica, e l’unicità delle foto. Se mi vedo da attore allora mi dovrebbe seguire chi ha voglia di interagire con le parole, con le sfumature, con contenuti sempre diversi e con foto semplici ma curate nei dettagli, chi apprezza una persona precisa e non ripetitiva. Cosa fa distinguere un profilo da un altro? Non è solo l’essere fisicamente diverso e quindi avere colori e forma differenti, ma è il modo con cui ci si approccia al mezzo comunicativo, che a mio avviso coincide con il modo di vivere.

Perché un individuo dovrebbe interessarsi a te come persona? Per lo stesso motivo per cui dovrebbe seguirti!

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Vivere e vestire sfumature!

Una persona è fatta di sfumature, di caratteristiche che non hanno colori nitidi ma tonalità indefinite. Con il termine sfumatura si vuole intendere un passaggio graduale da un tono di colore ad un altro. Questo termine si usa in ogni campo, come nella musica con il quale si vuole sottolineare durante una esecuzione il graduale passaggio da una nota iniziale alla successiva, come nel linguaggio parlato in cui l’ intonazione cambia e come nella personalità di un essere umano, dove più elementi sfumati possono definire e fissare un carattere. Le sfumature sono date dalle azioni o dalla testa? Come si riesce a vedere se una persona ne possiede oppure no? Una persona che ha un carattere fermo e rigido può avere sfumature? Dove trovo le risposte a tutte queste domande? La mia umile penna può solo dire che dal mio punto di vista tutto sta nel pensiero di una persona, il pensiero muove e smuove tutto. Mi viene spontaneo e naturale dire che una Donna ha più sfumature di un Uomo, probabilmente perché noi Donne siamo molto più mentali, senza togliere niente all’ Uomo, ma risulta quasi una caratteristica di genere. C’è anche da dire che nella categoria Donna non tutte hanno le stesse sfumature. Le sfumature sono legate a ciò che uno pensa di una determinata cosa, di un determinato modo di agire e di essere. Se dovessi prendere una parola a caso, tipo seduzione, essa è appunto una parola il cui significato può avere diverse interpretazioni perché ognuno di noi dà a quel termine una nuance diversa, esiste la tonalità del vedo e non vedo, quella della bellezza, quella dell’essere mentale, quindi il pensiero altrui fa variare il colore. Le sfumature sono insite, c’è chi le mostra con coraggio e chi le nasconde oppure chi ancora non se ne è accorto. Leggere le sfumature di una persona è interessarsi di quella persona a tal punto che il modo in cui opera e l’operato in sé risulta vivido e con più colori, leggere un colore e vederci le sue gradazioni è come leggere un libro e capire la storia oltre le righe lette. Avere sfumature è come guardare diverse prospettive, la presenza di un colore deve esserci ma vederne la sua gamma regala alla personalità una completezza maggiore. Le sfumature non equivalgono a dissolvenza ma ad una mente aperta. Non fuggiamo dalle sfumature o da ciò che reputiamo non netto, viviamo e vestiamoci di esse!

“Dalla mollezza di una spugna bagnata fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature. Ecco l’uomo.”
(Honoré De Balzac)

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Il collant e i suoi primi 60 anni!

Nel 1959 fece la sua comparsa il collant, inventato, per le varie lamentele della moglie, da un imprenditore americano dell’ industria tessile. Nel 2019 l’accessorio che rende la figura femminile ancora più sexy e seducente compie 60 anni. Mai come quest’anno le calze rivestono un ruolo predominante con le sue fantasia, i suoi tessuti e i suoi colori. Ogni azienda sembra superarsi per le varie proposte che presenta e la corsa ad avere un paio di collant all’ ultimo grido sembra rispondere all’ esigenze di ogni donna. Ogni decade è rappresentata da uno stile e ogni collant ha la sua espressione. Negli anni ’60 andavano di moda i modelli geometrici, negli anni ’70 invece predominavano i disegni cachemire, negli anni ’80 erano di tendenza le righe e negli anni ’90 si privilegiavano le stampe floreali, fino ad arrivare quest’anno alle scritte che in gergo tecnico si chiamano logomania. Il collant sembra quasi come se fosse una tela su cui sbizzarrirsi per far esaltare la femminilità di ogni donna. E noi donne non facciamo altro che vestirci di questa tela sia per risultare eleganti che per sentirci a nostro agio con abiti o capi di abbigliamento corti. Il collant ha una duplice funzione, la prima è quella di abbellire e decorare, la seconda è quella di ammaliare senza proferir parola. Le calze sono amiche dell’ immaginazione, raccontano solo con un movimento e firmano i look più svariati. Una gamba nuda non avrà mai lo stesso fascino di una gamba vestita dai collant. È come un cielo terso, sicuramente risulta bello perché limpido, luminoso e chiaro ma non avrà mai quell’ incanto che deriva dai colori del tramonto. Il collant non sente per niente i suoi primi 60 anni, li vive con fierezza e dimestichezza, li affronta con audacia e sicurezza, ci gioca con leggerezza e spensieratezza. Ogni calza nel suo genere rivoluziona l’essere donna, quindi i suoi 60 anni non sono solo candeline, ma sono il successo del cammino fatto fino ad ora. Un cammino lungo, sempre innovativo e originale, che ha attraversato momenti fanciulleschi e momenti trasgressivi, un cammino che ha aggiunto valore alle calze stesse, un cammino che fa del collant il migliore amico delle donne. Dalla maturità dei suoi 60 anni il collant può infondere pillole di saggezza mostrandosi nei più disparati tessuti e disegnando il carattere e il sex appeal di una Donna.

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La bellezza è sicurezza!

La bellezza è sicurezza. Queste due parole viaggiano sulla stessa lunghezza e si intersecano tra di loro rimandando ad un concetto non banale ma molto importante. In questo articolo voglio riflettere e far riflettere su come una foto semplice e all’ apparenza comune riceva più consensi rispetto ad una foto in cui il soggetto è abbellito. Più volte ho parlato del mondo dei Social e in questo caso voglio riferirmi ad essi proprio per quello che trasmettono attraverso una foto. Facebook e Instagram hanno una vita diversa, nel primo si possono condividere anche contenuti senza l’apporto di foto, ma nel secondo la foto è la protagonista e ciò che fa da cornice è la caption o descrizione di quella determinata foto.

Se dovessimo tralasciare la bellezza di una foto che si vede attraverso la luce, i contrasti, il gioco di filtri e via dicendo, ma dovessimo soffermarci solo ed esclusivamente all’oggetto che raffigura e ritrae quella foto, allora perché affascina e attira di più un’ ambientazione quotidiana, a volte domestica, naturale e semplice senza decori, trucchi o altri abbellimenti? Ho notato che quando mostri la sicurezza di ciò che vivi, di ciò che sei, quando attraverso uno scatto esprimi la consapevolezza di ciò che vuoi trasmettere, quando succede tutto questo i consensi di chi ti segue o anche di chi ti vede per la prima volta aumentano in maniera eccezionale. La bellezza è sinonimo di sicurezza e viceversa, un binomio che ha un potere indescrivibile, la bellezza la si vede e la sicurezza la si sente. La tangibilità di entrambe deriva dalla coscienza di vederle unite. La bellezza di una foto viene sottolineata e attestata dalla luce della sicurezza che si intravede attraverso la posa, il contorno che circonda l’oggetto, attraverso l’espressione e soprattutto attraverso ciò che si indossa, ma non è dato dal capo in sé, dato che tutti potrebbero vestire quel determinato abbigliamento, ma è dato da come lo si indossa e lo si porta. Più la figura che si vede emana sicurezza più quella foto risulta bella in maniera oggettiva. Definire la bellezza come sicurezza vuol dire che quella bellezza è raggiungibile, non è distante, che quella bellezza non deriva da altre cose che si aggiungono ma che scaturisce da un qualcosa di interiore, da qualcosa che è accessibile a tutti basta solo crederci. Un vestito strutturato sarà sicuramente bello a priori ma rimarrà lontano, verrà visto con ammirazione ma con la consapevolezza che quel vestito farà figura anche da solo. Un modesto look attirerà di più perché dietro quel ‘modesto’ si coglierà la sicurezza che la persona diffonde, e lo si vedrà come una possibile conquista. Un pò come la ragazza o il ragazzo della porta accanto, acqua e sapone, cosa porta a preferire più loro che qualcuno artefatto e perfetto all’apparenza? Beh sicuramente la sicurezza di mostrarsi cosi come sono che è sintomo di bellezza.

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Novembre e come vestirsi

Novembre è l’ultimo mese dell’ autunno, è un mese un po’ cupo e grigio, un mese in cui l’ autunno si manifesta con la sua pioggia e la sua nebbia, un mese in cui l’ abbassamento delle temperature ci prepara al freddo. A Novembre il foliage dei boschi entra nel vivo e sembra che l’ umore ne risenti tanto da mostrarsi nei capi che si indossano. I colori di questo mese sono l’ arancione, il rosso, il marrone cannella e il giallo miele, anche se poi si predilige il nero e il grigio, proprio perché entrambi personificano il mood novembrino. Novembre il più delle volte sembra annunciare la ‘depressione invernale’, molti subiscono questo stato d’animo ecco perché bisognerebbe superare questo momento vestendosi sempre con un colore che illumini e che infondi allegria. La scelta di un colore che ravviva non deve necessariamente ricadere su tutto l’ outfit ma basta anche solo una sciarpa o un paio di scarpe o un top per creare quella luce giusta in un look di Novembre. Brillare in un mese relativamente ‘piatto’ deve essere la parola d’ordine, quindi tessuti lamé sono di grande tendenza, capi con paillettes o ancora tessuti argentati, dorati o ramati, devono essere presenti in ogni armadio. Tutti i negozi, dall’ intimo alle boutique, presentano un vero must per questo mese, il dolcevita a costine da abbinare con qualsiasi cosa. Altro capo che veste Novembre sono i maglioni, dai corti agli oversize, dai monocolori a quelli con stampe multicolore, insomma un capo che oltre a tenere caldo dai primi freddi vivacizza i look. Novembre sembra il mese dei ricordi, il mese che ricorda lo stile antico e un po vintage, sembra carta sbiadita, quasi un mese in cui il colore tace e proprio per questo dobbiamo pensarci noi quando ci vestiamo. L’ inizio del freddo, le giornate corte, il buio che incombe già alle 17 del giorno fa sentire Novembre come il mese ‘morto’, ma se lo si guarda da un’ altra angolazione allora potremo vestire noi questo mese dando un nuovo smalto ad ogni giorno. Le gonne lunghe o midi abbinate a stivaletti e stivali, anche di gomma per far fronte alle piogge improvvise, sono doverose e rendono la figura chic e audace. Il parka o il trench insieme ai cappelli, ai baschi o berretti, proteggono e si sposano bene con il meteo di Novembre. Un indumento da non sottovalutare è il vestito in cotone o tessuto leggero, dato che la pioggia porta umidità allora si sconfigge la possibilità di sudare indossando questo capo. E per chiudere il look di Novembre, l’ombrello a portata di mano è l’accessorio che non deve mai mancare.

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Un potere da non sottovalutare!

Ecco cosa vuol dire guardare da più prospettive, cosa un unico evento ti porta a vedere e ti dona come bagaglio culturale ma anche come conoscenza sociale. Ecco perché questo blog raccoglie le mie visioni che hanno diverse direzioni, ed ecco perché non voglio essere la voce ‘presuntuosa’ ma solo ‘mostrare’ cosa i miei occhi e le mie orecchie percepiscono rielaborando il tutto con la mia mente. L’evento che ha coinvolto la mia città dal 10 al 13 ottobre è stato l’ Internet Festival, un festival iconico che tratta di tecnologia, di forme di futuro e di altri argomenti legati al mondo della rete. Parla di cultura digitale e di tutto quello che si esprime in questa dimensione e realtà. La città ospita in ogni suo angolo tematiche, presentazioni e personaggi che parlano e fanno parte del mondo digitale. Alle volte si perde o si trascura il potere che la rete può avere, l’influenza che tutto ciò che viaggia all’interno di essa può ‘manovrare’. Non si pensa a quanto costa quell’influenza, a quanto condiziona determinate persone, le loro scelte e i loro gusti, insomma la loro quotidianità. E ciò che risulta a mio parere ancora più sonoro, è che non si pone il giusto peso a ‘fenomeni’ che escono da questo contenitore. Per non parlare in maniera astratta, durante questa manifestazione sono entrata a contatto con una realtà che dovrebbe darsi delle regole, in altri articoli ho parlato di Social ma in questo voglio mettere l’accento su quando il Social si incontra con la realtà.

I protagonisti dei Social sono diventati degli idoli ma non perché hanno un ‘messaggio’ da inviare, o perché hanno inventato o creato un qualcosa ma perché mostrano la propria quotidianità e ciò che fanno dalla mattina alla sera. Da canali come Youtube ad Instagram questi ‘personaggi’ di età adolescenziale, quindi 15/16 anni, contano milioni di seguaci e migliaia di visualizzazioni, per cosa? Per cosa la loro giovane età potrebbe essere di interesse per un target altrettanto giovane? Perché la notorietà che acquisiscono sui Social a questa età diventa motivo, primo, per innalzarli ad idoli e, secondo, per imitarli? Non ho le nozioni giuste per rispondere in maniera scientifica a queste domande, ma una cosa certa è che un comportamento del genere porta molti giovani a fare di tutto pur di farsi vedere dall’universo, ed ecco dove sta il valore della rete. Non sono contraria alla presenza dei ragazzi sui Social, e quindi all’esprimersi come meglio credono, ma ciò che la mia integrità mi porta a dire è riuscire a selezionare cosa il mondo della rete regala e cosa invece può essere solo guardato, senza emularlo o aspirare ad essere qualcuno che non fa nient’altro più di te. Il Social sembra stia dando il messaggio che tutto è possibile anche senza un minimo di preparazione e contenuti da divulgare e condividere. Arrivare a raggiungere numeri di seguaci cosi grandi in Instagram o in Youtube da parte di giovani adolescenti senza che abbiano fatto niente ma solo perché mostrano cosa fanno durante la giornata o solo perché affrontano temi comuni, non dà valore al mondo Social ma crea una certa confusione e mescola ciò che è finto con ciò che è vero. Quasi come per magia una volta raggiunto un certo seguito questi ragazzi diventano autori di romanzi e quando partecipano ad eventi in cui presentano il loro romanzo ‘consigliano’ i loro ‘fan’ a comprare il libro come biglietto di partecipazione alla presentazione. Ad un’età prematura già si sentono persone complete in grado di suggerire modi e stili di vita.

La rete con il tempo si è evoluta cosi come i Social sono cambiati, ma seguire i cambiamenti non vuol dire uniformarsi alla massa, ognuno è protagonista della propria storia, non facciamo diventare gli altri i protagonisti indiscussi. Non creiamo modelli dove non ce ne è bisogno e non facciamo divenire fenomeno una qualunque persona. Vivere e navigare in rete deve arricchire non deve annullare la personalità di ognuno, o addirittura essere da ostacolo.