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Mon Privè: Feticismo

Il Feticismo ha come oggetto del desiderio qualcosa di inanimato, che può essere una parte del corpo, un indumento intimo, un capo di abbigliamento o manufatti basta che siano inanimati. Il Feticista riversa nell’oggetto la sua eccitazione, il suo piacere, tanto da guardarlo, toccarlo, assaggiarlo, annusarlo, affinché stimoli la sua masturbazione e il suo orgasmo. Provare desiderio o stimolare il piacere con un oggetto risulta essere comune nella maggior parte delle persone ma ciò che distingue il Feticista dall’amatore è il riuscire a godere solo ed esclusivamente del feticcio, dell’oggetto idolatrato o della parte del corpo adorato. Per i Feticisti è difficile avere un orgasmo o raggiungere il climax con il sesso ‘tradizionale/penetrativo’, il loro pensiero sessuale si incentra unicamente nei confronti dell’oggetto del feticismo, sul quale fantasticano e verso il quale abbandonano ogni freno. Provare una venerazione nei confronti di un oggetto piuttosto che di un capo oppure di una parte del corpo, richiede molto impegno personale non solo perchè si vive il sesso fuori da schemi ma perchè si potrebbe essere sempre additato come lo strano o il diverso.

La sete sessuale, ciò che la stimola, il vivere l’espressione massima del piacere, tutto questo è strettamente individuale e nessuno dovrebbe né cercare di capire il perchè si prova l’orgasmo in un modo, né giudicare il modo con cui si pratica il sesso. Gli interessi sessuali sono personali e come tali devono essere rispettati. Solo conoscendoli si potrà evitare di avere preconcetti.

Tanti possono essere i feticci. Magnus Hirschfeld (ricercatore sessuale) diceva già nel 1920: “Dalla testa ai piedi non c’è macchia sul corpo, e dal copricapo alle calzature, non c’è nessuna piega nell’indumento che non possa essere uno stimolo feticistico”.

Il Feticismo, come altre pratiche sessuali, vive purtroppo di pregiudizi e di confusione per chi non lo conosce perchè viene valutato come un disturbo con una dose di perversione sessuale. Essere eccitati dalla sovrastimazione di un unico elemento, qualsiasi esso sia, differenzia il concetto feticistico dall’usuale coinvolgimento sessuale. Ciò che fa la differenza è proprio il focalizzarsi verso il feticcio e non verso il partner o la persona. Gli oggetti diventano caratteristiche con una carica erotica e sessuale molto elevata tanto da indurre il Feticista a concentrare il suo vivere la sessualità in modo univoco. Il Feticismo, come altre pratiche, risulta essere una preferenza sessuale. Ci sono diversi gradi di Feticismo a seconda di quanta importanza si dona all’elemento che crea eccitazione. Diversi sono anche le manifestazioni con cui si è Feticista. Si passa da quello attivo a quello contemplativo con uno sguardo al passivo. I primi due rientrano sempre ad opera del Feticista nell’appropriarsi e nel guardare il feticcio, l’ultimo invece avviene per mano del partner che gli sottopone il feticcio.

Lo psicologo Alfred Binet disse che un pò tutti noi individui siamo più o meno Feticisti, perchè si ha una quantità costante di Feticismo anche nella forma di amore più sana e regolare. La libido viene stimolata anche da caratteristiche fisiche o caratteriali, intellettuali o psicologiche della persona amata.

Quindi, cerchiamo di non ignorare la conoscenza delle varie pratiche sessuali magari non lo sappiamo ma possiamo rientrare anche noi stessi in alcune.

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Mon Privè: Giochi di ruolo

Il mondo della sessualità è talmente ampio che è limitante pensare di parlare di sesso e porre dei confini prestabiliti e definiti. La mente viaggia di pari passo con la libertà sessuale, quindi se la mente si chiude la sessualità si frena e orbita in un recinto sicuro e protetto fatto di barriere e schemi. Metaforicamente parlando, se si vedesse la sessualità come un parco giochi la propensione a provare le varie giostre su cui salire sarebbe meno repressa. Si sceglierebbe ovviamente il divertimento più congeniale al proprio gusto e alla propria voglia di sperimentare. Si vivrebbe il saggiare un’attrazione allo stesso modo di come quando si mette alla prova il proprio desiderio. Il gioco risponde a varie variabili, la voglia di giocare, il gusto di scegliere il gioco, l’adrenalina che viene fuori dal gioco stesso, l’attitudine al gioco e la disposizione all’ignoto. Temere, escludere e rifiutare il gioco nella sfera sessuale accompagnano la persona verso una condizione di protezione del proprio status portando con il tempo a vivere quella condizione come l’unica e la sola. Al luna park ogni giostra ha il suo grado di pericolo, ciò si ha anche nel sesso. Il gioco sessuale si vede come pericolo per la coppia stessa, per la persona stessa e il più delle volte non si gioca e non si corre alcun pericolo. Ma altre volte si sceglie di giocare in contesti extra e con persone extra, perché l’erotismo lo si vive scindendo l’affettività dalla sessualità. Un comportamento che richiede meno destabilizzazione per la psiche, dato che associare amore a trasgressione propenderebbe ad uno squilibrio.

Se si partisse dall’idea che il desiderio va nutrito e concimato come se fosse un prodotto della natura, allora si capirebbe che il gioco sessuale o erotico è solo il mezzo e lo strumento per raccogliere i frutti di una libera vita sessuale.

I giochi di ruolo sono scenari più o meno conosciuti dove i personaggi diventano protagonisti vestendo i panni di qualcun altro. Creare situazioni più o meno fantasiose, originali e uniche, dipende dalla mente dei partecipanti. Più si ha una mente dominata più il gioco sarà limitante. Sin dalla tenera età i giochi di ruolo erano quelli che portavano i bambini a conoscere se stessi e il loro essere spensierati e liberi di osare spingeva a vivere in modo giocoso la vita. Una volta diventati adulti sembra che tutta quella leggerezza si perda per dare spazio a paura, ansia e preoccupazioni. Provare a calarsi nei panni di un personaggio particolare, o inscenare una dimensione/realtà che non si vive quotidianamente porterebbe a mettersi in gioco e a conoscere il divertimento nella sfera sessuale. Nei giochi di ruolo il travestimento riveste un compito fondamentale. Indossare un capo diverso da quello che si usa abitualmente di solito viene ridicolizzato perché sembra far rivivere quel lato fanciullesco, ma la chiave dei giochi di ruolo dimora proprio nel travestimento sia a livello di abbigliamento che al livello di personalità.

Un noto sessuologo dell’Istituto Evoluzione Sessuale Alberto Caputo dichiara che indossare una ‘maschera’ permette di superare le proprie inibizioni. Si fa parlare la parte di noi che di solito, inconsciamente o per paura delle convenzioni sociali e culturali, per timore di una educazione religiosa, si zittisce. Alimentare lo scenario sessuale con una serie di ruoli inusuali arricchisce la sessualità. Nei giochi di ruolo la parte innovativa e sconosciuta viene messa in gioco e accende la sfera erotica. I giochi di ruolo allenano la mente a ‘comandare’ il piacere. In ogni gioco di ruolo di solito esiste uno sbilanciamento dell’autorità con la conseguente imposizione a seguire la volontà dell’altro.

La psiche abbraccia il desiderio e il desiderio gioca con il piacere.

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Conoscere il piacere: l’orgasmo cerebrale!

Non si può parlare di sessualità, di pratiche sessuali, di piacere, di erotismo, senza parlare di orgasmo, ma non di quello tangibile e corporeo indotto da una penetrazione o da una stimolazione fisica, ma di quello mentale e cerebrale. L’erotismo su cui mi soffermo spesso e volentieri, quello che impernia i racconti di Pelle di Luna, quelle pulsioni erotiche che si solleticano e si sollecitano, quei desideri che orbitano e si tuffano in un piacere sensuale, tutto ciò ha un’unica fonte da cui attinge, i Sensi.

L’orgasmo o climax o acme, è l’insieme di reazioni neuro-muscolari di natura involontaria che porta al culmine dell’eccitazione sessuale. Se si conosce alla perfezione l’orgasmo fisico, provocato da qualsiasi sollecitazione fatta al corpo, difficilmente si comprende, addirittura si ignora, l’orgasmo mentale. Quella sensazione massima di piacere che parte dalla testa inondando le zone genitali, come fosse un fiume che scorre e tracima. Sembra qualcosa di fantasy ma in realtà esiste e gli sperimentatori lo chiamano ASMR, ovvero “Autonomous Sensory Meridian Response che vuol dire risposta autonoma del meridiano sensoriale. Quando si parla di vivere la sessualità, il sesso in modo mentale, si deve pensare a quelle sensazioni che la mente stessa avverte, come ad esempio l’effetto di benessere e di euforia nello stesso istante, che porta ad un’esplosione al basso ventre con la presenza di gemiti o respiri affannati.

L’orgasmo mentale è fomentato da pensieri erotici/sessuali, da percezioni uditive o olfattive, ma anche gustative e visive. Tutto viene innescato dal pensiero e dal vagare della mente, questa miccia fa propagare una fiamma in tutto il corpo che incendia senza il bisogno di una masturbazione. Come quello fisico anche l’orgasmo mentale non è frutto di una condizione di comando ma di uno stato di trasporto e di assoluta conoscenza di sè. La mente diventa una calamita per ciò che procura piacere e lo ripropone ogni volta incitando un appagamento diffuso. Ciò che spinge a raggiungere un orgasmo mentale può essere l’osservazione di un’opera d’arte, o l’ascolto di una melodia o perfino essere protagonisti di giochi di ruolo.

I Sensi giocano un ruolo fondamentale nell’orgasmo mentale. In modo del tutto passivo senza essere provocati i Sensi trasportano la mente in una dimensione primordiale, si abbandona il senno e si ritorna a sentire quel benessere che conforta e rende vivi. L’orgasmo cerebrale sembra ricordare l’effetto del miglior stupefacente con l’unica differenza che tutto è naturale. L’esperienza virtuale di solito aiuta a stimolare questo tipo di orgasmo, dato che la concentrazione ha come fulcro la stimolazione dei Sensi.

La scienza non si è espressa a riguardo non escludendo a priori. Ci sono vari schieramenti, ma sicuramente per dare conferma andrebbero eseguiti esami con strumentazioni adatte.

Chi ha provato questo tipo di orgasmo ha ben chiaro la differenza con quello fisico. L’eccitazione e la sensazione di benessere che si provano creano in modo concreto una scossa che si irradia dal cuoio capelluto fino alla punta dei piedi, un’ondata di calore affluisce nella zona genitale, tutto diventa offuscato, il mondo si eclissa, i respiri si trasformano in mugolii, il corpo si bagna di piacere.

Alcuni penseranno che tutto è fantascienza, io rispondo: ‘Provare per credere’!!

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Gli Astri e l’eros: la Bilancia detta i preliminari.

Come si intuisce dallo stesso nome la Bilancia equilibra il suo sentire, i suoi bisogni, il suo esprimersi e questa continua ricerca di bilanciare rende chi appartiene a questo segno sicuro sia di agire che di vivere. Lasciarsi andare nella sfera sessuale per questo segno zodiacale equivale a sentirsi librare nell’aria. Essendo un segno di aria si riappropria della propria natura ed essenza attraverso la mente. Il sesso per la Bilancia non è solo una questione fisica ma è soprattutto una questione mentale. I preliminari sono una parte fondamentale affinché la Bilancia si senta sicura. I preliminari sono il prologo del godimento e per la Bilancia più sono carichi di gusto erotico più vengono usati come strumento per liberare il proprio sex appeal. Il suo partner deve essere in grado di farla sentire speciale, toccando le corde giuste della lealtà e della fiducia. Essere esteta vuol dire essere amante del bello in senso stretto, e la Bilancia è un’amante del bello, del raffinato e dell’elegante. Si dedica a vivere l’erotismo con gli occhi e con la mente prima che con tutti gli altri sensi. Porta la sfera erotica ad un livello superiore, ad una ricercatezza sottile. Il suo immaginario erotico è lontano da quello esplicito e sfacciato. Questo segno si impegna in modo attento al piacere iniziale, alle carezze, ai giochi di sguardi, agli sfioramenti giocosi, e diventano le sue armi preferite. Predilige l’affettuosità dettata dai piccoli gesti, quelli guidati da una conoscenza diretta della persona. La Bilancia si distingue dagli altri segni per la propensione a vivere la sfera sessuale come un lungo viaggio, in cui la fase di preparazione è quella che regala più soddisfazione dato che pone le basi per un rapporto prolungato. Non a caso questo segno è amante del sesso tantrico. La filosofia tantrica mette in rilievo il raggiungimento dell’estasi sessuale rimandando l’orgasmo e arricchendo ogni momento. E’ un segno che non cerca piacere in pratiche estreme ma si limita sempre a pratiche semplici senza mai perdere la voglia del piacere a lungo tempo. Se gli occhi e la mente sono i primi strumenti che usa per dare inizio ad una danza primordiale, la pelle e le carezze sono i movimenti che dettano il ballo nel suo piacere sessuale. La Bilancia avendo un carattere incline a soppesare sempre tutto, nel sesso esamina chi ha davanti e dopo un’accurata analisi non lascia più andare perché sa che quello che nasce sarà sancito da complicità e gusto nel dare e ricevere piacere. La Bilancia può essere considerata nel sesso come un maratoneta, non nella prestazione in sè ma quanto nell’uso del tempo che in modo lento e costante regala al partner. Il suo vivere l’eros è scandito da un dolce e spossante ritmo.

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To Touch

Non c’è mai una fine nei rapporti. Rimangono vivi nel passato. Questo capita a tutte le cose che nascono e che poi trovano il loro punto. Ma quel punto è come se si trasformasse in parentesi. All’interno di essa c’è vita, al di fuori ormai non si esiste più. Ed è così che succede per il mio To Touch. Il mio rapporto con questa sezione speciale a pagamento si interrompe, per dare modo di raccontare in un altro contesto. Ciò che era un progetto piccolo diventa un progetto più grande. Ciò che era solo una parentesi ora diventa un mondo, una dimensione estesa e consapevole della sua esistenza. Cambierà l’ambiente, muterà la modalità in cui si svilupperà, si modificherà il modo in cui raggiungerà il lettore. Sarà molto più intenso, sarà più profondo. Il cuore di To Touch palpiterà ad un ritmo più incessante. Probabilmente raccoglierà un pubblico di nicchia, o forse uno più curioso, ma sicuramente si addentrerà in un mondo quasi reale che lo renderà complice di chi diventerà suo ammiratore.

Anche i rapporti erotici, i rapporti sessuali hanno una fine. Quando però un rapporto sessuale fa scintille, è pervaso al suo interno di fuoco che incendia, quando in lui penetra la passione rovente e impetuosa, quel rapporto diventa inizio di continua evoluzione. Ciò che rende ancora più vivo questo rapporto è la voglia di volerlo portare ad uno step successivo ogni qual volta si raggiunge un traguardo. Non si guarda ciò che si raggiunge ma si gode di ciò che si desidera sempre di più. Che possono essere fantasie o sogni, che possono essere pratiche o esperienze, insomma che può essere anche solo il rivelarsi di una consapevolezza sessuale ed erotica molto più matura e completa, tutto porta il rapporto ad un livello superiore.

L’erotismo si potrebbe categorizzarlo in due espressioni. Un erotismo romantico, in cui i sentimenti ne sono i padroni, sono loro che tirano le fila della sessualità, è il cuore che entra in gioco e che guarda tutto dalla sua prospettiva. Un erotismo mentale, in cui il piacere orbita al livello cerebrale, ed è la testa che prende il comando guidando il corpo, il piacere parte dalla testa per poi scorrere come il sangue nel resto del corpo.

Se si pensasse per un attimo all’erotismo come un gioco mentale che parte prima lento per poi sfociare in possesso, passione, ardore, fuoco, lussuria, libidine, vizio, turbamento, sconvolgimento, si riuscirebbe a dare una minima visione di cosa voglia dire piacere attraverso non esclusivamente l’atto sessuale.

Voglio…

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I sensi: esperienze ed emozioni!

I sensi permettono all’uomo di interagire con l’ambiente che lo circonda. Potremo affermare che i sensi sono la forma di comunicazione maggiore che possa esistere. Aristotele diceva appunto che “se non si percepisse nulla coi sensi, non si apprenderebbe, né si comprenderebbe nulla neppure con la ragione”. Fu lui a parlare dei sensi e ad elencarli. Fu lui a dire che la conoscenza ha origine dai sensi, che sono potenza e diventano atto quando si avverte una sensazione. Sono i sensi che ci danno informazioni dall’esterno, detti in gergo informazioni di entrata. Ogni senso può influenzare l’altro e ognuno di essi preso da solo può amplificarsi nascondendo gli altri. La scelta di un cibo può essere influenzata dalla vista, mentre se quello stesso cibo lo si cela agli occhi allora il senso del gusto accresce. Usare i sensi vuol dire conoscere alla perfezione cosa esiste intorno a noi e comprendere ogni immagine della realtà.

Siamo sicuri di essere padroni delle esperienze sensoriali che viviamo? Fare esperienza sensoriale è ancestrale. La si fa sin da quando siamo bambini, la si fa quasi in modo automatico dato che non prestiamo attenzione agli organi di senso e alla loro esplorazione. Un’ esperienza sensoriale sembra essere banale ma è tutt’altro che scontata. Ci siamo mai soffermati sulle mille sfumature che può avere una scelta di un abito? Abbiamo mai fatto attenzione ai tantissimi colori e ai profumi che un paesaggio può avere al suo interno? Ci siamo mai dedicati al suono della natura, al fruscio che fa una foglia se la si calpesta? Tutto sembra così assodato. Conservare una parte del nostro esser stati bambini può servire a vivere ogni cosa come un’ esperienza sensoriale. I bambini usano i sensi come mezzo per conoscere il mondo, per osservare ciò che li circonda. I bambini sperimentano le emozioni, accrescono il loro bagaglio di ricordi con le esperienze. I bambini costruiscono la loro personalità. Allora perché non imparare da quella parte fanciullesca che si nasconde in un angolo di ognuno di noi? Tutto ormai sembra proiettato verso un vivere superficiale e poco attento. Si vive da protagonisti ma ci si accorge solo della metà di ciò che è intorno a noi. Ad opporsi a questo modo di vivere c’è la proposta di immergersi in emozioni, sensazioni, momenti sensoriali. In altre parole, un vivere attraverso i cinque sensi. Diverse aziende specializzate in vari ambiti offrono esperienze che coinvolgono i cinque sensi. Come le Spa o le terme che puntano al loro ambiente rilassante, o come i ristoranti e bar sensoriali che cercano di soddisfare il gusto insieme alla vista, seguiti poi dal resto dei sensi. Insomma l’offerta di marketing si sta indirizzando verso un consumo sensoriale, un vero e proprio distributore di esperienze.

Dei cinque sensi quello che viene stimolato per primo è la vista, è essa che tiene conto dello stato d’animo. Non a caso si dice che “un’immagine vale più di mille parole”. Poi subentra il tatto, toccare rende reale. L’ udito, che contribuisce a rilassare la mente. L’ olfatto, che migliora la percezione rendendola memorabile. Il gusto, che è la prova diretta di quello che stiamo provando. Non resta altro che saggiare i sensi facendoci trasportare da ciò che a volte reputiamo sottinteso.

“Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi” (San Tommaso D’Acquino)

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Non è solo una ‘Parola’!

La parola ha un ruolo importante nelle relazioni. Qualsiasi sia la relazione, da quella lavorativa, a quella amichevole o sentimentale, passando dalla relazione semplicemente conoscitiva, la parola, il linguaggio verbale risulta essere il primo attore. Non bisogna considerare solo l’uso delle parole adatte affinché gli altri possano capire, ma è importante trovare le parole che personificano quel determinato ambiente in cui ci si trova. E se le parole vengono fraintese, la colpa è nostra o del nostro interlocutore? A volte la comunicazione ha diverse interpretazioni che seguono un personale background. Proprio per difendersi da una comprensione sbagliata si deve cercare di conoscere bene l’ambiente dell’argomento, il momento in cui si comunica, e riuscire a trovare la chiave giusta per comunicare. Il linguaggio verbale riveste un compito importante quando esso non è supportato dal linguaggio paraverbale. Come nella scrittura, in cui non esiste neanche quello non verbale che invece è caratterizzato dai gesti, dalla mimica, dall’espressione, insomma dal corpo. Per questo nelle relazioni virtuali bisogna avere oltre che più pazienza anche maggiore concentrazione nello scegliere le parole calzanti. Un paragone che potrebbe rendere l’idea è proprio dato dalla parola calzante. Una parola è come una scarpa. Quando si sceglie una scarpa essa stessa non può avere difetti, perché nel reggere il corpo deve calzare bene, non deve essere stretta, o piccola, o scomoda, non deve essere larga, o grande, non deve far scivolare il piede. Insomma la scarpa ha il compito di tenere in perfetto equilibrio il corpo, allo stesso modo di come la parola deve mantenere pertinente e ben bilanciata la comunicazione. Un vocabolo può avere diversi significati e dipende dal contesto in cui si usa quel vocabolo. Le parole possono esprimere più significati ma sempre legati fra loro da qualche elemento in comune. La parola si veste a seconda di quale sia l’habitat in cui deve entrare. Siamo noi i burattinai, siamo noi che tiriamo le fila delle marionette ben selezionate. Oltre alla formalità della parola, un elemento distintivo è anche il valore che si dà alla parola stessa in quello sfondo in cui si sta colloquiando. La parola è usata per colpire, per far male, oppure per attrarre, per affascinare. Può essere utilizzata per eccitare, per provocare. La parola può ferire ma anche coccolare. La parola può essere lama che lacera ma può essere piuma che seduce. La parola è come un abito da sera, si indossa in relazione alla serata a cui si partecipa, ma lo stesso abito si può usare a volte in diversi ambienti togliendogli o aggiungendogli decori e ornamenti, come la parola può far immaginare tutto e niente. Se avessimo chiaro quale sia il peso di una parola, detta o scritta, ci accorgeremmo che il suo potere può cambiare l’opinione, può influenzare, può trascinare, può creare tumulti e guerriglie, o solo disapprovazione. Ma quando sei padrone della parola e dei suoi molteplici significati allora sei tu a dare e a togliere autorità alla parola.

La parola è una cosa profonda, in cui per l’uomo d’intelletto son nascoste inesauribili ricchezze.
(Gabriele D’Annunzio)

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E se l’odio che alberga sul web ci influenza?

Se indosso quel capo potrò piacere? Se mi atteggio a far la dura o sfoggio il mio sorriso migliore piacerò a chi mi vedrà? E se anche con una semplice frase o riflessione e con un naturale scatto mi attaccheranno? Se il popolo che naviga e vive i social mi scrive parole dure e offensive, sarò in grado di difendermi o di lasciar perdere e non farmi influenzare? Quante domande ci si pone a volte prima di pubblicare una foto o prima di trattare un argomento su cui vorremo far riflettere o semplicemente condividere. Dietro i nickname che gravitano in rete ci possono essere persone di qualsiasi tipo. Persone che non si curano dei sentimenti altrui, persone che si definiscono i disturbatori, che per principio odiano tutto e tutti. I cosiddetti internet haters. Gli haters non hanno distinzione di genere e neanche di età, e provengono da qualsiasi estrazione sociale. Gli haters sfogano nel linguaggio il loro odio, il loro disappunto, il loro essere diverso dagli altri. Chi abita il mondo social è più che consapevole che dall’altra parte del display esiste una gran fetta di individui pronti a denigrare, a calunniare ed offendere in modo anche molto volgare. Oltre agli haters, il mondo virtuale è costellato da diverse figure come i troll, in altre parole sono utenti aggressivi e provocatori, utenti che provocano senza alcun motivo solo per dar fastidio. La realtà del web non solo conta i suddetti personaggi ma include due fenomeni. Il primo è il conosciutissimo cyberbullismo, che è una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta attraverso la rete. Il secondo è il meno conosciuto ma pur sempre presente shitstorm (letteralmente ‘tempesta di cacca’), il fenomeno in cui un numero consistente di persone esprime il proprio dissenso. Tutte queste realtà aumentano a dismisura e noi sappiamo fronteggiarle? E’ possibile che ci sentiamo intimiditi tanto da mutare la nostra immagine? Quali sono le misure difensive che prendiamo in considerazione? E soprattutto, ne prendiamo? Questi fenomeni non sono simili alle banali critiche che possono giungere più o meno da chi ci vede, ma sono intrisi di odio feroce e di voglia di ferire, ecco perché ogni parola scritta punterà in particolare ai possibili difetti di ogni loro vittima. Si dice ‘bene o male purché se ne parli‘, ma siamo sicuri che questa frase non è solo uno scudo a ciò che veramente si prova quando si viene attaccati? Qualsiasi parola può metterci in crisi. Anche la persona più razionale possibile può sentire vacillare la propria sicurezza. E’ possibile che una volta stati attaccati ci possiamo sentire fragili e influenzati dall’attacco tanto da chiuderci in noi stessi e mostrare ciò che si aspettano e non ciò che siamo realmente. Addirittura c’è chi scompare dai social proprio per la paura di essere di nuovo ‘sotto attacco’. Farci intimorire, annullarci e portarci a fare mille domande su come dobbiamo essere per piacere non credo sia la strada giusta da intraprendere. Penso che ognuno di noi dovrebbe trovare la chiave giusta per affrontare e superare. Penso che ognuno di noi sa bene se voler essere una vittima o un combattente.

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Far vivere anche la parte più dark

Quando si indossa qualcosa che esalta una delle tante sfumature di cui si è fatti ci si immerge in una dimensione diversa dal solito e a volte segreta. A volte ciò che è segreto dovrebbe rimanere nell’ombra, dovrebbe avere il colore del buio, dovrebbe anche spaventare, ma l’oscuro ha il suo fascino. L’ inconfessato ha sempre un sapore seducente. Per questo si cerca di dargli luce e di far risplendere la sua tonalità. Sono tante le armi e gli strumenti che hanno questa capacità, che portano a galla la misteriosa parte nascosta. A volte siamo noi stessi a darle vita, altre volte sono gli altri ad accarezzarla e farla vivere. Chi di noi non custodisce in maniera attenta quell’essere segreto, quella parte profonda che si intravede a volte in capi di abbigliamento, in look sfoggiati per determinate occasioni, o solo percepita da tenui atteggiamenti? Ciò che è segreto risulta essere un territorio inesplorato e quando si intuisce non sempre lo si vuole percorrere per timore di non approvare o di non essere approvati. Ma quando esce fuori è perché ci si sente spinti dal voler essere se stessi e dal volersi apprezzare lontano dagli standard imposti. La medaglia ha sempre due facce, quando si mostra una l’altra resta a riparo da occhi. Entrambe però, che sia in contesti diversi o in momenti precisi, devono vivere. Può succedere che non si riesca a riconoscere alcuna sfumatura segreta, ma forse perché non si riesce ad individuarla o ammetterla, oppure non le si dà importanza o valore. Quando invece le si vuole dare libero sfogo ecco che la si lascia libera di vagare. Una differenza sostanziale che esiste quando si mostra una faccia della medaglia rispetto ad un’altra sta tra il volere attrarre l’attenzione a tutti i costi e l’ avere il reale desiderio di vivere tutto, di essere autentici anche nel vivere tutto. Ciò che si palesa, ciò che esce dall’oscurità si mette in vetrina e narra ciò che fino ad allora era rimasto inespresso. Quando quella faccia celata viene alla luce lo fa in ambienti non visibili a tutti e ne trae appagamento. Cosa comporta svelare una parte segreta di noi a persone scelte? Cosa crea in noi il pensiero di regalare luminosità a ciò che era al buio? Siamo sicuri che la nostra parte più oscura ha il coraggio di mostrarsi o vuole solo rimanere nel suo protetto habitat? Se ci si riflette la risposta è racchiusa in una parola, ‘libertà’. Quanto è importante sentirsi liberi di agire, di essere, di volere, di desiderare, semplicemente di vivere! Basta riuscire a guardare dentro il segreto, lasciarlo specchiare e farlo riflettere affinché possa vivere in un altro mondo. Ma se lo si fa vivere non è più segreto? Certo che rimane segreto, perché si limita a vivere come merita solo in un ambito ristretto. Diventa esclusivo per se stessi e per chi ne è lodevole di nota. Come quando vogliamo farci vestire da un abito nero che sappiamo ci farà brillare perché solo modellato al nostro corpo crea quel mix perfetto per prendere parte ad una serata irripetibile.

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L’effetto: si indossa, si sente, si vive!

Che cosa vuol dire effetto? Cosa si intende con il termine effetto associato ad un altro termine? Che cosa si trae dall’effetto di un determinato evento, o capo, o tessuto, o dall’effetto di una sensazione? Di solito con la parola effetto si pensa subito al risultato, a ciò che è conclusione di un qualcosa. Ma effetto è soprattutto un cammino. L’effetto è percezione di quello che stiamo vivendo. L’effetto è un divenire, un percorso, che non è nato finito per essere tale ma che lo si modella affinché sia tale. L’effetto è creare una conoscenza. Quello stesso effetto ci guida alla consapevolezza di ciò che è. Fare effetto, sentire l’effetto, mostrare l’effetto, sono la somma di ciò che si può chiamare un percorso sensoriale. Soffermarci su cosa vuol dire effetto è capire come i nostri sensi vengono stimolati per arrivare ad un quadro completo della comprensione di quello con cui veniamo a contatto. L’effetto come parola unita ad altre parole può mutare significato, ma ciò che rimane invariato è l’emozione che si sente e si prova solo a pensare al senso del termine e a ciò che esso promette.

Nella moda sono tante le terminologie scelte ed usate, a volte sembra tutto lecito, ma mai come questa volta la moda ci ha azzeccato. Effetto Pelle, è l’effetto che in questa stagione autunnale 2020 sta spopolando. L’ Effetto Pelle ricrea la sensazione che si è avuta sin dagli anni ’20 ad oggi. Negli anni venti Salvatore Ferragamo ebbe successo con la pelle di pesce, detta anche cuoio marino. Negli anni ’40/’50 si parlava della pelle di coccodrillo con la borsa Kelly di Hermès. Si passa poi dagli anni ’60 rivoluzionari agli anni ’70 in cui esplose la pelle nera e liscia con il suo chiodo. Negli anni ’80 la pelle divenne un trend a tutti gli effetti. Negli anni ’90 e 2000 la pelle laserata (lavorata con tecnologia a laser) fu il tessuto che predominava. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui la pelle e il suo effetto non fanno altro che rispondere ad attributi come lucentezza, fluidità, leggerezza. Sentirsi in totale equilibrio con il tessuto che indossiamo non fa altro che amplificare la nostra sensibilità, e l’ Effetto Pelle lo fa in modo molto sexy. Sin dal tatto che dall’odore passando dalla vista l’ Effetto Pelle crea un tragitto capace di rendere chiara la direzione di quel determinato capo unito al nostro corpo.

L’ effetto si fonde in ciò che in quel determinato momento rappresenta. Si mescola nella visione di quello che accompagna, ne crea una storia sua personale ed unica. L’effetto è sinonimo di attuazione di ciò che si prefigge. Vivere un effetto, qualsiasi sia il genere, richiama la reale natura di ciò di cui parla creando un’esperienza completamente nuova e irripetibile.