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Il Sottobosco è uno stile di vita?

Sottobosco secondo il vocabolario Treccani vuol dire in modo figurativo “il complesso delle persone che operano, in modo più o meno regolare e lecito, all’interno o ai margini di un’attività o di un’organizzazione di vaste proporzioni e dotata di ramificazioni e connessioni in vari settori”.

Volevo iniziare con mettere in chiaro cosa vuol dire il termine Sottobosco che sarà il concetto chiave di questo mio articolo. Un articolo un po diverso dal solito ma che in realtà non si distacca dalla natura del mio Blog, che parla di stili di vita, di nuove tendenze e di ciò con cui vengo a contatto. E in tal senso il Sottobosco è una sorta di stile di vita. Se questo termine lo si collega al mondo social ed in particolare al mondo di Instagram, allora la sua peculiarità di stare ai margini di una attività fa perdere di vista il senso morale dei comportamenti. Sottobosco nel virtuale, nel social, e in questo specifico caso in Instagram, è sinonimo di ‘mostrare chi si è realmente’. Instagram è diventato una sfilata di profili falsi che pur di accaparrarsi un momento di ‘visibilità’, dietro le quinte e quindi nel Sottobosco scalcia e sgomita a suon di doppiogiochisti. Quasi come se fossimo su un ring da boxe, con l’intento di vincere sull’altro sferrando il pugno con più forza e indirizzando quel colpo verso più parti. Molti si difendono nel Sottobosco, in quella micro dimensione che sta dietro la galleria di foto che sono l’interfaccia di questi profili, con una frase che recita “la realtà non è questa, la realtà è quella che viviamo al di fuori del social”. La realtà è ciò che esiste effettivamente e concretamente, e dato che chi parla attraverso un display esiste concretamente ed effettivamente, anche sul social esiste la realtà. Nel Sottobosco ci sono frasi che vengono usate quasi come fossero la riproduzione di un disco rotto “uso Instagram per passatempo e per gioco, per evadere dal quotidiano”, ma se la priorità la si dà al quotidiano allora perchè diventare belve assetate di like e commenti? Perchè trasformarsi in ladri di foto e di caption? Perchè essere bugiardi nei comportamenti facendo la faccia d’angelo con una persona mentre la pugnali alle spalle? Il Sottobosco di cui vi sto parlando è un microcosmo fatto di profili che gravitano su Instagram in maniera palese per chi vive quel Sottobosco, in maniera celata per chi non ha la minima conoscenza della sua esistenza. Come in ogni realtà e dimensione l’educazione e il rispetto devono essere le fondamenta di un rapporto umano, ma in questo Sottobosco queste fondamenta si sgretolano lasciando spazio a cattiveria e ignoranza. Il pubblico fruitore di questo social non vedrà mai la vera faccia di chi si nasconde dietro a foto ritoccate, descrizioni fatte per prendersi il consenso della gente e argomenti studiati a tavolino perchè fanno audiance. Vedrà profili infiocchettati e resi belli, gentilezza e ingenuità, tutto questo perchè non sarebbero altrimenti profili seguiti.

Come nella vita di tutti i giorni e in qualsiasi ambito devi mostrare sempre quello che sei, anche nella vita di un social non devi dimenticare quali sono i capisaldi delle norme di comportamento, altrimenti bisogna assumere che chi si presenta nel Sottobosco è la stessa persona che è nella realtà fisica.

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L’ essere Nerd!

L’essere Nerd all’ inizio era sinonimo di persona, uomo o donna, mingherlina, con occhiali e sempre immersa in maniera totalizzante nei suoi interessi di tecnologia o informatica, fumetti o videogiochi, o interessata a modellini in azione o al fenomeno cosplay. Il suo vivere si è sempre rispecchiato anche nel modo di vestire, un abbigliamento casual, insignificante, non di tendenza, capi dal gusto anonimo e semplici senza fronzoli. Nel tempo la figura di Nerd si è leggermente modificata, non sul suo significato dato che si continuano a chiamare con questo termine tutti quelli che hanno una smisurata conoscenza delle proprie passioni, ma sull’apparenza che non risulta più dimessa. Un Nerd non si è mai vergognato di ciò che è e di ciò che gli piace, il Nerdismo è un atteggiamento mentale, è uno stile di vita. Da qualche anno è nato a New York un movimento dal nome Avant-Nerdismo, una corrente sociale che sottolinea ciò che conta, ovvero l’importanza di quello che si ha in testa, di quello che si pensa, preferibilmente con un pizzico di genialità, l’ idolo di questa corrente è Bill Gates.

Comodità e praticità nel vestire, di questi requisiti si preoccupa un Nerd, non gli interessa di sfoggiare un capo o un accessorio cool, non ha importanza se tutti i giorni porta lo stesso colore di maglietta, la sua attenzione non la ‘spreca’ a scegliere cosa indossare, ma il suo obiettivo è impiegare il proprio tempo a smanettare sul computer, a farsi una scorpacciata di serie tv, a giocare ai videogiochi, a passare ore a leggere fumetti o a sapere tutto di fantasy o fantascienza. Dalla fase iniziale di Nerdismo, in cui il Nerd era quello un pò sfigato e messo da parte dalla società, ora si è passato all’espressione della sua stessa passione, attraverso magliette, gadget, accessori, tanto da diventare anche di moda. Il Nerd di oggi è sempre proiettato alla conoscenza ultra-specializzata di ciò che gli piace ma lo fa, dandone una manifestazione tangibile, anche attraverso l’abbigliamento.

Diverse aziende si sono specializzate in creazioni di capi che rimandano ai maggiori film fantasy, a icone manga, e a tutto il mondo dell’informatica e delle tecnologie. Lo stile Nerd è passato dallo ‘sfigato’ all’essere di tendenza, e i suoi look personificano i beniamini delle passioni che segue. Qualsiasi sia l’oggetto di interesse anche l’abbigliamento ne risente e allora non nascondiamo quel poco di follia che la mente ci riserva!

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La scelta di un Brand rispetto ad un altro

Vi siete mai chiesti quale sia la motivazione principale che ci porta a scegliere un brand rispetto ad un altro? Vi siete mai soffermati a pensare perchè acquistiamo una firma piuttosto che un’altra? Io ho notato che chi ha chiaro ciò di cui ha bisogno e soprattutto conosce lo stile che più si addice al suo carattere e alla sua personalità, allora è cosciente del perchè predilige un brand e non un altro. È pur vero che di un’azienda si può preferire un accessorio ma non un capo di abbigliamento, un capo intimo ma non la linea cosmetica, oppure di un determinato marchio ci può piacere un solo prodotto creato per una precisa stagione. In questi casi non è il brand che fa da padrone ma è lo stile di quell’articolo che decreta la nostra scelta. Altre volte invece si favorisce un brand perchè la promozione, la maggiore commercializzazione, influenza il modo di vestire e quindi anche lo stile da indossare. Altro parametro da non sottovalutare che fa primeggiare una marca invece che un’altra è la disponibilità economica, se in quel preciso momento non si può acquistare un capo o un accessorio di un brand non lo si fa perchè non si vuole, ma perchè il prezzo è talmente esoso che si ripiega in quello più raggiungibile. Quando siamo davanti ad una domanda del tipo “dimmi il tuo brand preferito” la mente viaggia e subito immagina magliette, abiti, borse, scarpe che possediamo o che vorremo possedere di quel particolare marchio, e la risposta è dettata da ciò che per noi rappresenta quella firma. Il valore di un brand non si vede dalla grandezza del logo o dalla sua esagerata distribuzione, ma dalla qualità delle materie prime e dalla serietà dell’ azienda. Questi elementi a mio parere dovrebbero portare a scegliere un marchio invece che un altro, ma il più delle volte si nota che è la popolarità a dettare legge. L’unicità dovrebbe essere un requisito importante nella predilezione dei marchi, ma spesse volte sfoggiare la marca che va più di tendenza, o avere un capo che è in voga, fa acquistare un brand anziché l’altro. Ogni brand ha un proprio carattere, non scegliamolo perchè tutti lo fanno o perchè risulta più famoso, ma preferiamolo perchè lui ci seduce, ci emoziona, e con lui troviamo una relazione.

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I Social Network: tra realtà e finzione!

Realtà o finzione? Questa domanda me la pongo soprattutto quando una persona o un personaggio si interfaccia attraverso un display, quando esso stesso comunica e interagisce attraverso uno schermo, certo questo può accadere anche nella realtà ma è più usato chiederselo nel virtuale. Alle volte sembra prassi rispondere a questa domanda con un “ma io non faccio vedere tutta me stessa, io uso una maschera, perchè voglio tenere intatta la mia privacy”. Mostrare come si è attraverso un Social non vuol dire violare la propria privacy, anche nella vita reale la si dovrebbe proteggere, ma vuol dire non usare artifizi, trucchi, essere semplicemente quello che si è. Non esibire alcuni lati del proprio carattere non è sinonimo di creare una figura ad hoc che non corrisponde al vero. Certo, con il tempo il confine tra i due mondi potrebbe confondersi, il personaggio che appare sui Social potrebbe confondersi con quello che è nella realtà, ed è proprio lì la base su cui metto il focus. Se una persona si presenta per quella che è non creerà mai confusione ma rimarrà tale e quale a quella che è in natura. Nella realtà c’è la rincorsa alla carriera, a superare i propri limiti, a crearsi un ruolo di prestigio o comunque di rilievo, e a mio avviso l’ambizione sana non ha mai fatto del male. Sui Social c’è la gara a quanti like prende un post, a quanti seguaci e messaggi si hanno, c’è una continua rincorsa a raggiungere e superare il prossimo, e questo dietro ad un display è più facile farlo inventandosi una vita finta o una realtà apposta. Il detto non è tutto oro quel che luccica sembra corrispondere ad un vademecum dei Social. L’ostentazione ha confini labili, è facile essere esibizionisti se non si fa vedere il proprio essere, si fa sfoggio della felicità, dell’essere sempre perfetti anche di prima mattina, del mostrare sempre giornate interessanti e molto impegnative in maniera cosi semplice che si può cadere nell’essere oggetto di invidia. Con il tempo il fine principale dei Social si è perso o è rimasto solo nella mente di alcuni, il fine ultimo era ed è sempre stato la condivisione e non lo sfoggio di una dimensione fatta di orpelli. Uno dei maggiori Social più in voga in questo momento è Instagram, dove la finzione è rasente alla follia. Ci si inventano finte collaborazioni con aziende, ci si inventa la partecipazione ad un evento o addirittura un viaggio pagato da un’agenzia. Insomma pur di far risplendere la propria vita sui Canali Social tutto sembra essere diventato lecito. Pur di far vedere che l’erba del nostro giardino è sempre più verde allora si nasconde l’essere vero. Non voglio fare tutta un’erba un fascio, ma i Social Network oltre ad essere strumento che accorcia le distanze tra persone, è un campo in cui ci si mette in gioco. O che lo si faccia in maniera ludica o che lo si faccia perchè ci si crede, la base con cui lo si fa deve essere sana, onesta e proficua. Se si vuole stare sui Social bisogna ricordarsi che ‘si è quello che si mostra di essere’, quindi se ci manifestiamo finti allora si è finti altrimenti si è reali! Non bisognerebbe perdere l’occasione di farci conoscere così come siamo, esporci senza sovrastrutture, non si dovrebbe preparare a tavolino una vita patinata e formale. Decidiamo noi di salire sul palcoscenico ma facciamolo senza imitare o fingere.

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Anche in estate la città deve vestirsi di gusto!

Se si dice che l’abito non fa il monaco io dico che il luogo invita a vestirsi in maniera adatta e consona, un pò come fanno le stagioni che fanno scoprire e fanno coprire. E proprio su questo aspetto mi voglio soffermare. Che sia inverno o estate quando si passeggia o si cammina in città il buon gusto non deve mai mancare. Non credo sia solo un fatto di temperatura ciò che porta ad indossare look non adeguati alla city durante i periodi estivi, ma credo sia un vedere questa stagione come un ‘tutto è lecito’. Se in pieno inverno si vedesse indossare un paio di infradito mentre si passeggia in città sicuramente si rimarrebbe interdetti e la stessa cosa può accadere in estate incontrando ‘look da spiaggia’. Nella stagione estiva andare in giro per la città, andare alla scoperta di angoli nascosti o solo andare a fare shopping, richiede cmq un’accortezza nello stile da sfoggiare, non si parla di agghindarsi ma solo di porre attenzione a cosa si indossa. Il caldo torrido non deve essere il motivo per cui si sceglie di mettere qualsiasi capo pur di stare freschi e di sudare il meno possibile, anche in questo periodo il galateo e un minimo di contegno devono essere sempre elementi da considerare fondamentali. Basta poco per perdere credibilità quindi perchè rischiare? Copricostume e caftani non fanno parte dei capi da città, anche il nome stesso riporta a località di mare, quindi si possono sostituire con abiti di lino o completi in cotone prediligendo come colore tonalità chiare. Micro shorts o gonne inguinali risultano abiti succinti quindi non adatti alla vita da città, come anche top a fascia o maglie con le spalle completamente nude, alternativa a questi capi possono essere pinocchietto o bermuda sotto il ginocchio, gonne lunghe o ad un altezza media e magliette leggere o bluse. E ancora la canottiera a costine, tipo alla Marlon Brando in un noto film “Un tram”, non si addice alla città magari basta solo metterci sopra un blazer di lino e tutto diventa più elegante. Altro capo da considerare poco pertinente alla città è il bikini indossato al posto della lingerie, non si porta nei mesi invernali perchè farlo nei mesi estivi? Semplici accorgimenti che ripagano in stile ed eleganza. Non sono dogmi da seguire, non sono comandamenti da osservare ma sono banali linee guida da prendere per non scivolare in volgarità e cattivo gusto.

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Bianca come il latte o nera come il carbon?

” Quel vestito di quel colore ti donerà molto con l’abbronzatura” Perchè la compera di un capo in questa stagione deve rispondere alla tendenza abbronzatura? E se l’abbronzatura non fosse pìu di moda? E se si rinunciasse ad avere quel colore da tintarella che sembra sia l’unica ragione dell’estate? E ciò non vuol dire rinunciare al mare e a questa stagione tanto amata da tutti, ma non fare di quella tinta uno status da esibire. Avere un aspetto naturale e sano sembra essere non consono al periodo, quella sete di colore che ogni anno caratterizza la maggior parte delle persone diventa un obiettivo da raggiungere. E se sfoggiare la pelle abbronzata non rispondesse più ai canoni di bellezza? Io penso che sarebbe l’unica cosa verso cui molte persone andrebbero controcorrente, e mostrerebbero ugualmente quel vezzo a cui non si può fare a meno. La scelta di un costume sembra essere guidata dal fattore abbronzatura, ridurre il costume in spiaggia attorcigliandolo, togliendo le spalline o slacciandolo diventa quasi un rituale per chi vede tutto in funzione del colorito. Ostentare la tintarella vuol dire anche vantarsi di essere stati in vacanza, da diventare quasi un must per molte persone. Sarebbe inammissibile per alcune scuole di pensiero presentarsi in spiaggia completamente bianchi e quindi ecco il culto di lampade e docce solari, che si usano anche tutto l’anno per avere la pelle di un nero selvaggio. Si è passati dagli anni in cui l’abbronzatura era di moda agli anni in cui venne demonizzata. Si è sempre pensato per retaggio che avere una pelle colorata fosse il biglietto da vista del ceto popolare, dato che passavano la maggior parte della loro vita a lavorare sotto il sole, e anche per questo si differenziava dal ceto nobiliare che non aveva bisogno di lavorare. Quando poi l’abbronzatura la si vide anche come momento di relax allora ci si esponeva al sole ma colorandosi sempre in maniera soft e stabilendo sempre una sorta di bon ton dell’abbronzatura. Anche se la tendenza è cambiata rispetto a qualche anno fa sulla tintarella si vede questa forma di vivere il sole, la stagione o la vacanza come un modo per raggiungere l’ambito colore, quasi alle volte “ghettizzando’ chi non la pensa in questo modo. Il fenomeno dello scurimento della pelle non avrà mai fine e in merito mi viene da dire ” meglio un raggio di sole in meno che una ruga in più”!!

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Carpisa: un marchio tenace!

“Un vero e proprio sogno che s’avvera, per noi e per i nostri dipendenti. Lo abbiamo chiamato Casacarpisa per comunicare, fin dal nome, il nostro nuovo concetto di azienda, e cioè quasi una seconda casa per i nostri 300 collaboratori”. Così recitavano in una intervista le parole di Maurizio Carlino, amministratore delegato di Kuvera. La sede di Casa Carpisa a Nola è un ampio spazio suddiviso in uffici, mensa, nursey, palestra, solarium, teatro e ping-pong, tutto doveva far sentire a proprio agio, tutto doveva richiamare una vera e propria casa con comfort. La sua origine Campana ha dato le basi per la sua determinazione nell’ affermasi come azienda nazionale ed internazionale di pelletteria e accessori fashion.

Quando entrai la prima volta in un negozio Carpisa la cosa che mi colpì fu l’ampia scelta dei suoi prodotti, minibag, bag di misura media e grande, zainetti, portafogli e valigie di ogni forma e dimensione. Acquistai una borsa per il mare e dopo un anno era già consumata anche se poco utilizzata. Quindi la mia prima esperienza non fu proprio delle migliori, ma la seconda occasione me la diede proprio Carpisa stessa modificando le sue linee, aumentando la sua particolarità e la sua offerta qualità/prezzo. Il valore dell’artigianalità made in Italy viene sottolineato dalla varietà e dai dettagli che a mio avviso fanno sempre la differenza. Di solito il mio essere esigente negli accessori mi ha portato a non trovare sempre quello che cercavo ma ora con Carpisa e con la sua ampia scelta, con il suo essere sempre innovativo, con le sue proposte adatte ad ogni occasione e ad ogni desiderio, ora lo vedo possibile, ora ogni volta che entro in Carpisa ciò che apprezzo è la funzionalità che trovo in ogni suo prodotto e accessorio. Ciò che è cambiato negli anni è stata anche la presenza del marchio Carpisa su ogni prodotto, personalmente non mi entusiasmava la firma su ogni cosa, ora la sua scritta si è limitata notevolmente. Mentre il logo della tartaruga lo trovo molto simbolico anche per quello che rappresenta: tenacia, forza e longevità. Altro elemento distintivo di questo brand sono le continue campagne che propongono linee di pregio come la “Cruz Collection”. Una collezione di borse disegnate dalla sensuale e bellissima attrice Penelope Cruz e da sua sorella Monica Cruz. Un design elegante con pendenti charm, nappe e dettagli metallici. Come la collaborazione con Trudi che presentò il suo personaggio più famoso, il koala, su tutte le proposte, una tra tutte che mi ha colpito è stato l’astuccio portaocchiali che poteva assumere due forme diverse e quindi occupare poco spazio. Come la collezione Funny Pets dedicata agli amanti dei cani e gatti, giovane, divertente e allegra. E ancora, come l’ultima collezione Save the Ocean, con l’obiettivo di sensibilizzare alla salvaguardia dell’ambiente marino.

Insomma Carpisa è un franchising che non solo ti accompagna in ogni viaggio con i suoi accessori ma ti fa viaggiare tra le sue collezioni ogni volta che entri nel suo mondo. Oggi Carpisa è la soluzione ad ogni occasione!!

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La Moda è colore!

Il colore è un potere che influenza direttamente l’anima. (Wassily Kandinsky). Una verità assordante in ogni campo come anche nel campo della Moda. La Moda è colore, è consapevolezza. Di qualsiasi colore si veste la Moda esprime uno stato d’animo diverso, mostra il messaggio dello stilista e l’espressione di chi la indossa. La Moda è una palette di tonalità che variano a seconda delle stagioni e del periodo. I colori hanno un’influenza fondamentale nei look, lo stato d’animo cambia a seconda di come un outfit si tinge. Lo spettro cromatico oltre a dare un effetto all’umore dà anche una simbologia alla Moda. Con quel determinato colore si vuole inviare un’informazione, mostrare un’emozione o solo dare luce. Perchè portiamo un colore rispetto ad un altro? Perchè ci piace un colore rispetto all’ altro, o ne abbiniamo uno e non un altro? E ancora perchè scegliamo colori in base anche al meteo o alle temperature? I colori dei capi di abbigliamento sembrano richiamare ciò che sentiamo e l’umore che abbiamo in quel momento, oltre al gusto personale. Ognuno di noi è attirato dal fascino di un colore o di una nuance, quasi come se ogni colore avesse un magnetismo inconsapevole su ciascuno di noi per diverse ragioni. Una di queste ragioni è come ci sentiamo dopo aver indossato un colore, Quale sensazione o emozione proviamo quando addosso portiamo una sfumatura. Non credo esista un colore che non si possa indossare ma esiste un colore che non indosseremo mai, perché non è nelle nostre corde o perchè non ci fa sentire a nostro agio. Quando apro il mio guardaroba vedo una prevalenza cromatica e questo mi porta a dire che tendo sempre a scegliere colori più o meno basici, ma ultimamente sto osando un pò di più e devo ammettere che il vestire un colore diverso dal solito fa la differenza. Azzardare nei colori da portare addosso è dare quasi una sferzata di personalità. I colori nella Moda si sono evoluti non solo nella scoperta di nuove sfumature ma anche nella luminosità e saturazione tanto da diventare capi vistosi e fluorescenti. Oggi il concetto di colore nella Moda è cambiato visto che non è solo il nero a conferire eleganza e raffinatezza ma anche colori come il rosso, il rosa o il verde, ma anche il blu o il bianco.

I colori padroni di questa stagione sono: il Beige-Nude che va a sostituire il nero nella quotidianità, il Giallo Canarino che preferisce posarsi su tessuti leggeri e fragili, il Marrone Toffee che con quel pizzico di color miele addolcisce capi più strutturati, il Rosso fiammeggiante che si indossa prima o dopo il tramonto, il Bianco Sporty usato per capi tecnici, il Turchese che fa pensare al cielo e fa svolazzare, il Living Coral che dona vivacità alla figura, il Verde Militare che ricorda i toni del sottobosco, il Rosa Pallido che alleggerisce i volumi e per ultimo l’Arancione Cadmio che sottolinea femminilità. E ora non dobbiamo fare altro che tingerci!!



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Un viaggio da Blogger!

Immersa nel mio da fare quotidiano quel giorno il bip del cellulare fu per un invito ad assaggiare e godere le prelibatezze e l’ambiente di un Ristorante-Enoteca della romantica Verona. Non era solo un lunch in uno dei posti più rinomati di Verona, ma era un incontro conoscitivo tra diverse blogger. Un’ occasione che mi avrebbe fatto conoscere persone del mondo virtuale con cui, fino a quel momento, avevo scambiato solo pochi messaggi sul social più in voga, Instagram. L’emozione del primo incontro con gente che vedi solo in foto, la voglia di presentarsi a persone che più o meno conoscono il micro-mondo dei blog, tutto era condensato nel far passare il tempo più in fretta possibile per arrivare a quel fatidico giorno. A questo era unito il desiderio di visitare una delle città medievali più poetiche di sempre. Non ero mai stata nella città di Romeo e Giulietta, non avevo mai percorso quelle strade con sampietrini, tipica pavimentazione che facilitava in epoca antica il passaggio dei carri. Non mi ero mai stupita di quanto una città può essere signorile e regale pur essendo piccola. Non avevo gustato la storia antica di ogni suo angolo e non avevo assaporato la cultura conservatrice delle sue tradizioni, non avevo fatto nulla di tutto ciò fino a quel 6 aprile. L’ incontro con le altre blogger fu davanti all’ Arena, fiore all’occhiello di Verona, e dopo aver fatto due chiacchiere per conoscerci percorremmo la strada ricca di lussuosi negozi che ci fece sbucare in Piazza delle Erbe, lì il Palazzo cardinalizio del 17esimo secolo sede del Ristorante Maffei (http://ristorantemaffei.it/ ) si distingue per la sua eleganza e raffinatezza oltre che per la sua storia. La cortesia del Ristorante l’ho ritenuta un biglietto da visita, ma quello che più mi ha colpito è la conservazione intatta dei resti di muratura di un edificio di epoca romana che si può ammirare scendendo nelle cantine del Ristorante. Proprio fra quei resti si può prenotare un tavolo allestito in modo sofisticato dal nome Romeo e Giulietta, che scelto per una cena intima e romantica ha la capacità, tra una portata e l’altra, di far viaggiare nel tempo, quasi come se una macchina del tempo trasportasse in un epoca diversa. Le opportunità arrivano quando meno te lo aspetti e questa occasione per me è stata non solo un assaggio dell’ alta cucina Veronese in un luogo sontuoso, non è stato solo un vivere persone di diverse parti d’Italia, ma è stato il respirare una cultura nuova, il godere la vita da blogger, il sentire la passione materializzarsi.

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E dopo due anni ancora qui!

Ormai il tempo dei Blog è passato, perchè intraprendere questa strada? Beh è un pò come dire che quel determinato capo è demodè perchè allora indossarlo? La determinazione non mi è mai mancata e non sarebbero state queste voci a farmi cambiare idea e con il mio passo magari lento ed attento, ho cercato di mettere in piedi questa mia passione. Sono stata sempre appassionata di scrittura e sin da bambina ho sempre scritto ovunque mi capitava, sui quaderni, block-notes, sui diari, qualsiasi supporto era adatto a sostenere i miei pensieri. Il Blog lo posso definire come un diario online, in cui scrivo di argomenti vari che ruotano attorno alla Moda, alle Tendenze e allo Stile di Vita, quello che i miei occhi vedono e le mie orecchie ascoltano, ciò di cui vengo a contatto e che voglio far conoscere ad un pubblico, a degli spettatori che per curiosità o interesse leggono le mie parole. Ho sempre giocato con il “verbo” nel raccontare fatti o avvenimenti, ho sempre creduto nella potenza della parola, che se usata in modo adeguato può far apprendere tanto e della persona e di quello di cui si parla. Allora perchè non mettermi a divulgare la mia cifra stilistica indipendentemente dall’avere consensi o meno? Oggi il mio Blog fa due anni ed è una condivisione di contenuti che nel corso del tempo ho reputato importante far conoscere, dettagli che conosco e che possono essere utili. Idee ed esperienze che ho ritenuto adatte ad essere diffuse e farle leggere ad un pubblico diverso rispetto a quello con cui vengo in contatto ogni giorno. Quando decisi di aprirlo la semplicità doveva essere alla base del Blog ma la cosa in cui doveva distinguersi era il mio modo di improntarlo, lo stile del racconto porta chi legge a viaggiare con la mente. Non si può dire mai di essere arrivati al proprio fine ma posso dire che i feedback che mi sono arrivati sono di apprezzamento e gradimento, quindi continuerò su questa direzione con articoli originali e curiosi.

Come ho fatto io aprite quel cassetto e tirate fuori i vostri sogni, fateli vivere e rendeteli reali non c’è bisogno di tanto ma solo di una forte volontà. Vedere il sogno che si concretizza e che pone le basi per spiccare il volo non fa altro che dare forma e modello a qualcosa di fantastico.