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L’effetto: si indossa, si sente, si vive!

Che cosa vuol dire effetto? Cosa si intende con il termine effetto associato ad un altro termine? Che cosa si trae dall’effetto di un determinato evento, o capo, o tessuto, o dall’effetto di una sensazione? Di solito con la parola effetto si pensa subito al risultato, a ciò che è conclusione di un qualcosa. Ma effetto è soprattutto un cammino. L’effetto è percezione di quello che stiamo vivendo. L’effetto è un divenire, un percorso, che non è nato finito per essere tale ma che lo si modella affinché sia tale. L’effetto è creare una conoscenza. Quello stesso effetto ci guida alla consapevolezza di ciò che è. Fare effetto, sentire l’effetto, mostrare l’effetto, sono la somma di ciò che si può chiamare un percorso sensoriale. Soffermarci su cosa vuol dire effetto è capire come i nostri sensi vengono stimolati per arrivare ad un quadro completo della comprensione di quello con cui veniamo a contatto. L’effetto come parola unita ad altre parole può mutare significato, ma ciò che rimane invariato è l’emozione che si sente e si prova solo a pensare al senso del termine e a ciò che esso promette.

Nella moda sono tante le terminologie scelte ed usate, a volte sembra tutto lecito, ma mai come questa volta la moda ci ha azzeccato. Effetto Pelle, è l’effetto che in questa stagione autunnale 2020 sta spopolando. L’ Effetto Pelle ricrea la sensazione che si è avuta sin dagli anni ’20 ad oggi. Negli anni venti Salvatore Ferragamo ebbe successo con la pelle di pesce, detta anche cuoio marino. Negli anni ’40/’50 si parlava della pelle di coccodrillo con la borsa Kelly di Hermès. Si passa poi dagli anni ’60 rivoluzionari agli anni ’70 in cui esplose la pelle nera e liscia con il suo chiodo. Negli anni ’80 la pelle divenne un trend a tutti gli effetti. Negli anni ’90 e 2000 la pelle laserata (lavorata con tecnologia a laser) fu il tessuto che predominava. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui la pelle e il suo effetto non fanno altro che rispondere ad attributi come lucentezza, fluidità, leggerezza. Sentirsi in totale equilibrio con il tessuto che indossiamo non fa altro che amplificare la nostra sensibilità, e l’ Effetto Pelle lo fa in modo molto sexy. Sin dal tatto che dall’odore passando dalla vista l’ Effetto Pelle crea un tragitto capace di rendere chiara la direzione di quel determinato capo unito al nostro corpo.

L’ effetto si fonde in ciò che in quel determinato momento rappresenta. Si mescola nella visione di quello che accompagna, ne crea una storia sua personale ed unica. L’effetto è sinonimo di attuazione di ciò che si prefigge. Vivere un effetto, qualsiasi sia il genere, richiama la reale natura di ciò di cui parla creando un’esperienza completamente nuova e irripetibile.

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Alla ricerca delle proporzioni

Quando ci si veste o si sceglie di portare un accessorio, di solito non si dà importanza a ciò che sono le proporzioni del nostro corpo. Ormai ci si sbizzarrisce con capi oversize su corpi minuti e abiti microscopici su corpi generosi. Si portano borse dalle dimensioni esagerate che non risultano in proporzione con la statura di una persona. Non si tratta di coprire difetti o esporre pregi, non seguire le proprie proporzioni e indossare di tutto, senza fare attenzione alla grandezza, non fa altro che ingolfare la figura. Un termine adatto, che sottolinea questa mancanza di attenzione al proprio corpo quando ci si veste, è infagottare. Si imbottisce il corpo di strati di tessuto oppure ci si avvolge in stretti abiti tanto da far uscire quello che non ci entra. Nella vita si cerca sempre l’obiettivo dell’equilibrio, si cerca l’armonia nelle cose, si cerca di vivere rapportando tutto a ciò che abbiamo, che possediamo e che ci circonda, e allora perché non farlo anche nel vestire? Se si pensa ancora all’idea che la moda impone, allora non si ha chiaro cosa voglia dire personalizzare il proprio stile, vivere se stessi mostrandosi attraverso i look che si indossano. Dal senso della vista si percepiscono diverse informazioni come e soprattutto le forme, le consistenze, la persona e le proporzioni. A volte non si pensa che un abito, o un accessorio possano avere un potere indescrivibile a tal punto da influenzare la vista di chi ci guarda, e far nascere un’idea di chi siamo o di chi vogliamo essere. Dare l’immagine giusta di noi stessi non è sempre facile, in particolar modo quando si pensa che le proporzioni non sono importanti. Quando ci si veste con l’idea di alludere a cosa siamo allora è inutile scegliere capi adatti, perché nulla può dare la netta e giusta interpretazione di noi se usiamo i vestiti come accenno. Se invece ci si veste per dare l’esatta spiegazione di noi, puntando all’enfatizzazione del nostro corpo e all’ attenzione del tutto armonioso e proporzionato, allora saremo certi di essere sulla strada appropriata per farci leggere. Non si può mai pensare di vedersi proporzionati con capi che non ci danno valore ma che espongono, come su un manichino, la loro prestanza. Le proporzioni per gli artisti e architetti sono fondamentali, dovremo farci influenzare dalla loro ossessione alcune volte per non inciampare in errori e orrori. Le proporzioni dei vestiti devono baciare la nostra forma di corpo per dare significato alla nostra persona. Come nel corpo umano esistono proporzioni tra le varie parti di esso, così esistono proporzioni tra il corpo umano e i vestiti che si indossano. Le proporzioni non si riferiscono solo al volume del capo o dell’accessorio ma anche alle stampe, ai disegni, ai motivi e alla trama dei tessuti.

Quando ci vestiamo cerchiamo di tenere presente il rapporto tra la nostra figura e ciò che portiamo addosso, puntando a far combaciare tutto, tanto da arrivare alla proporzionalità dei due elementi in gioco.

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Lo stile Romantico

Si possono contare gli stati d’animo, le emozioni? Si possono quantificare gli umori? Cosi come non si può fare il conto di cosa si prova, allo stesso modo non si possono contare i vari stili di ognuno. Lo stile è espressione di ciò che si ha dentro, di ciò che si vive. Una sensibilità nel vestire associata all’essere sognatore può rimandare ad uno stile Romantico. La corrente del Romanticismo esaltava i sentimenti, la fantasia in opposizione alla ragione. Il Romanticismo si basa sulla spontaneità e sulla sincerità. Una chiave di interpretazione dello stile Romantico è sedurre con delicatezza, grazia e semplicità, senza troppi ornamenti. Ammaliare sorprendendo con garbo e tatto. Il Romanticismo fa pensare a favole, fiabe, storie di cavalieri e dame, ad una vita in cui il cuore fa da padrone, ma non solo lui anche l’anima, gli impulsi, gli ardori e le passioni. Il periodo Romantico aveva come protagonista l’attenzione all’ IO, e a tutto ciò che esso sentiva. Anche i vestiti ne risentivano. I vestiti erano e continuano ad essere lo specchio dell’emotività e lo stile Romantico ne è un chiaro esempio. Abiti leggeri, con linee morbide tanto che un flebile venticello li fa svolazzare. Capi che non hanno nulla di volgare e nulla di franchezza o sfacciataggine. I vestiti romantici non superano mai il limite della decenza pur stando attenti a delineare alcuni punti del corpo di chi li indossa. Una loro caratteristica è palesare una sensualità innocente. Uno stile che richiama queste peculiarità è lo stile Regency. Lo stile molto presente nei romanzi dell’ amata Jane Austen. Vestiti lunghi e dritti con maniche leggermente a palloncino, o lunghe e legate con lacci, un pò rigidi e con il punto vita alto subito sotto il seno, ad evidenziarlo anche una scollatura generosa. Questo stile è comunemente conosciuto anche come stile Impero. Uno stile molto lusinghiero per corpi con forme generose. Un modello che aiuta ad allungare l’aspetto del corpo. Questo stile aggrazia la figura, la rende delicata e fine. Lo stile Impero, come tutti gli altri modelli di abiti delle varie epoche, aveva il compito di sottolineare la classe sociale a cui si apparteneva. Più le stoffe o i pochi accessori erano pregiati più il ceto sociale era alto. Quando si indossa un abito di questo stile ci si sente speciali, quasi trasportati ad una serata gala di quel periodo, una serata dove le donne erano desiderate per la loro classe e per la purezza che emanavano. Sono proprio questi modelli di abiti che impersonano il Romanticismo. Romantico è colui che in maniera languida, sognante e appassionata vive la vita e perché allora non mostrarlo anche attraverso un abito!

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Il potere della Condivisione

Secondo il vocabolario Treccani il verbo condividere vuol dire “dividere, spartire insieme con altri, ma anche, avere in comune con altri”. Da quando siamo sul web e quindi sui social la condivisione è arrivata a livelli straordinari tanto da dargli un potere che si sottovaluta. Condividere non riguarda solo la propria ‘roba’, ma vuol dire che quello che vediamo, quello con cui veniamo a contatto, sia esso un pensiero, un concetto, un oggetto, una filosofia o uno stile di vita, lo approviamo tanto da scaturire l’esigenza di parlarne. Condividere non vuol dire ‘vomitare’ tutto senza un capo o una coda, non significa dare fiato alle trombe in maniera stonata, e ancora, non vuol dire essere senza filtri, e quindi senza un’accurata analisi di quello che si condivide. Il potere della condivisione risiede nell’investire tempo e risorse, vuol dire scegliere il modo più idoneo per donare una parte di noi, per regalare il nostro punto di vista su qualcosa. Condividere è stimolare ad affidarsi e quindi far nascere fiducia. Condividere non vuol dire copiare le idee altrui, non è sinonimo di arrogarsi il primato di parlare di argomenti come se fossero il frutto del proprio pensiero. Condividere è una moneta che ha due facce. Un lato consiste nel divulgare qualcosa che riguarda noi, l’altro lato è dare importanza alla ‘roba’ degli altri con il dovuto rispetto e l’opportuna considerazione. Tutto questo perché crediamo nella forza della condivisione. La condivisione eseguita in modo pertinente non fa altro che aumentare la qualità dei propri canali social senza scadere nel grottesco o nell’eccesso. Pubblicare o mostrare un contenuto dopo aver pensato, dopo aver elaborato il modo migliore, non solo dona valore a chi lo diffonde ma rende meritevole d’interesse ciò che si sta divulgando. Il potere che una condivisione possiede deve essere misurato a quanto si è capaci di arrivare a chi ascolta o guarda. Condividere non solo porta a mettersi in gioco, ma anche a farsi conoscere. La conoscenza è un altro elemento distintivo del potere della condivisione. Siamo noi in prima persona a venire a conoscenza e siamo sempre noi a diffondere questa conoscenza, insomma è un prendere e un dare. La condivisione di argomenti diversi ci differenzia e su questa differenza e distinzione bisogna lavorare con quel pizzico di competizione sana e naturale. Ricercare un vantaggio rispetto ad altri con le nostre stesse capacità e i nostri stessi strumenti pone le basi per dare importanza a ciò che si condivide e alla forma con cui si condivide. La condivisione deve essere misurata, il detto poco ma buono potrebbe servire. Come si può mai pensare che contenuti, idee, consigli, pensieri e altro possano essere apprezzati e conosciuti se si tengono per sè? Il potere della condivisione sta in quello che avviene con essa, come il confronto, il dialogo. Altri benefici della condivisione sono l’aiuto a capire come la si pensa, l’accesso alle idee degli altri, lo stimolo alla ricerca di nuove idee.

In conclusione per una perfetta ed efficace condivisione bisogna avere frequenza ma riuscire a dosarla. Consistenza cercando di non condividere il nulla. Dare un valore aggiunto a quello che si vuole comunicare. Per ultimo ma non ultimo d’importanza, dare merito e credito menzionando, linkando, citando chi ha fatto venire in mente idee, spunti e contenuti.

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Farsi notare

Da quando ci esponiamo attraverso i social e in particolare attraverso Instagram, il social rinomato per il suo farsi notare, la parola d’ordine è espressione. Si cerca ogni forma per farsi notare, ogni linguaggio adatto per farsi vedere, per presentare ciò che si vuole condividere di sè. Ma siamo sicuri che lo facciamo nella maniera giusta? Siamo certi che tutto quello che facciamo vedere sia adatto? Gli occhi che usiamo per guardarci e per guardare altrove hanno capacità di dire la verità o si nasconde, persino a se stessi, la non riuscita dell’obiettivo prefissato attribuendone il fallimento a qualcosa di esterno? Quando si sceglie di indossare un capo piuttosto che un altro lo si fa con l’intenzione di non passare inosservato. Questo vale anche quando si vuole mandare un messaggio o si vuole raccontare qualcosa. Farsi notare è direttamente proporzionale all’ espressione. Più l’espressione è emotivamente calzante più il farsi notare è esplicito. Presentare un prodotto, mostrare una creazione, far vedere un selfie, passano in secondo piano perché risultano senza anima, perché è come se fossero esposti in una vetrina. A meno che quella vetrina non sia tutta illuminata o abbia qualcosa che attiri non riuscirà a colpire l’interesse dei passanti. Se ciò che si espone lo si esprime, lo si racconta, lo si narra, allora si crea una relazione tra storia, narratore e lettore. Usare il linguaggio di comunicazione che più ci rappresenta è la chiave per farsi notare. Considerare la propria espressione social come contenitore di se stessi è il punto di partenza per creare connessione. Farsi notare non è sinonimo di essere un fiume in piena, ma riuscire a bilanciare ciò che serve per essere espressione seducente. Farsi notare è promuovere se stesso. Come? Con ingredienti quali inventiva, fantasia, serietà e verità. Bisogna trovare le giuste strade per non canalizzare la propria espressione su un’unica carreggiata. Farsi notare non deve essere dettato dalle ‘leggi‘ social, non deve essere stimolato da contenuti che ‘funzionano’, perché il risultato sarà che le immagini si assomiglieranno e nessuno noterà l’autore o il soggetto. Per diventare espressione eccellente di se stessi e diventare ‘noti’ bisogna sempre tenere viva l’attenzione altrui con argomenti coerenti, pertinenti e di rilevanza. Il farsi notare risiede dentro ogni persona che con un minimo di narcisismo vuole mostrarsi. Ma mostrarsi vuol dire dar prova di se stessi e avere qualcosa da comunicare alla community. Rivelare se stessi e dare forma e figura alla propria espressione su piattaforme social, ma anche nella vita, non è solo esserci ma è farsi notare. Nessuno noterà chi sei se non sei tu per primo che noti te stesso. Essere notati è scrollarsi dalle ‘paturnie’ che affliggono. Essere notati è suscitare interesse e curiosità. Distinguersi e non uniformarsi. Non nascondere ma mettere in risalto. Caratterizzarsi per qualcosa di creativo e originale tralasciando temi già trattati e visti. Raccontare la propria storia e non fare eco della storia degli altri. Tutto questo equivale a farsi notare.

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Un trucco non visibile ma tangibile

Tutto ciò che si vede non è mai come sembra. Le star di Hollywood lo sanno bene. Sono loro che sulle passerelle sfilano e giocano con i loro corpi per farli sembrare ancora più tonici e proporzionati, sono proprio loro che indossano segreti sotto il luccichio dei loro abiti. Le icone femminili di un tempo celavano trucchetti all’occhio altrui ma li sentivano sulla propria pelle. Trucchi che sanno camuffare i difetti, che limano quelle piccole imperfezioni. Escamotage che rendono la figura più armoniosa, che fanno sentire più sicure. Inganno o solo voglia di piacere e di piacersi ancora di più? Dopotutto, se non si esagera e non si scade nell’eccesso, cercare di disegnare il proprio aspetto è simile a quello che facciamo ogni volta che scegliamo un capo di abbigliamento. L’ avvenente Marilyn Monroe metteva dei pezzi di marmo nel reggiseno per rendere il suo seno sempre sodo e turgido sotto gli abiti. Le donne degli anni ’50 portavano sotto i vestiti un bustino in grado di creare un vitino sottile. Diversi espedienti nel tempo sono diventati delle vere e proprie abitudini. La guaina contenitrice è lo strumento più usato da attrici e celebrità. Jessica Alba e Tyra Banks hanno svelato di indossarla. Esiste la lingerie imbottita, oltre ovviamente a quella push up, che rimpolpa le parti più esili o molto magre. La famosissima Kim Kardashian è tra le prime che segue la moda del nastro adesivo da applicare al seno per alzarlo e tenerlo fermo, il cui nome è fashion-scotch. Jennifer Lopez usa gli slip modellanti, qualcuno potrebbe chiamarle ‘mutante della nonna’ ma in realtà sembrano culottes a vita molto alta aderenti adatte a scolpire ventre, gambe e glutei. Lo stesso dicasi per i body contenitivi che slanciano la figura. Se tutte queste soluzioni vengono indossate con l’intendo di andare a levigare quelle piccole imperfezioni o a a nascondere quei piccoli difetti allora perché non usarli? Perché non sentirsi a proprio agio utilizzandoli? Altro punto di vista è se quell’uso diventa un ossessione senza il quale non si può vivere. Tracciare le linee del proprio corpo, farlo usando artifici anche se pur minimi, non deve diventare indispensabile. Non dobbiamo dimenticare che anche se questi trucchetti rimangono invisibili sono reali e sono solo supporti che aiutano a definire e non ad eliminare ciò che siamo o a sostituire ciò che non vogliamo.

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Cambiare vita: passare dal sentirci nudi a vestirci di ‘nuovo’

Uno tsunami avrebbe fatto meno rumore, avrebbe travolto in una sola ondata e si sarebbero contati i danni per un bel pò, ma non avrebbe cambiato il modo di vivere. Un tornado sarebbe stato meno violento, avrebbe distrutto tutto ciò che gli veniva davanti, ma non avrebbe annientato il nostro modo di vedere le cose e di sentirle. Non avevamo la minima idea di vivere una Pandemia. Abbiamo studiato e letto di Pandemie, ma Noi non l’avevamo ancora vissuta in prima persona. Di solito vediamo le cose con il binocolo tanto risultano lontano dalla nostra vita. Di solito osserviamo le cose con la lente di ingrandimento tanto possano rivelarsi piccole da non scorgerle. Ma non ora, ora tutto è davanti a noi, tutto ha una forma ben delineata, i suoi contorni sono precisi e netti e non possiamo fingere di non vedere, perché ciò che vediamo ha cambiato il nostro modo di vivere, di sentire, di muoverci, di rapportarci. La Pandemia ci ha strappato i vestiti di dosso e ci ha fatto sentire nudi ed indifesi. Ci siamo sentiti fragili e piccoli. Vulnerabili e toccati da mani sconosciute. Questo stato d’animo ci ha segnato e ci ha fatto provare sensazioni particolari. E ora siamo qui a guardare le cose con occhi diversi, a viverle in maniera differente.

Cosa è cambiato oltre a noi e alla nostra percezione? Cosa ci attende da oggi in poi nel nostro quotidiano? Quale sarà il nostro comportamento e atteggiamento nei confronti dei bisogni di prima necessità?

Un punto su cui voglio riflettere e far riflettere è lo shopping. Una volta che i negozi di abbigliamento riapriranno, come cambieranno le cose sui nostri acquisti? Potremo sempre avere la libertà di sentirci al sicuro nel provare un capo o un accessorio se mai ci fosse la possibilità di farlo? E se ci viene, come giusto che sia, limitata la libertà nel provare e data solo la possibilità di guardare, quali criteri dovremo attuare nell’acquisto? Cosa dovremo far privilegiare quando andremo ad acquistare? La razionalità o l’istinto? Non sarà più l’ osservarci allo specchio del camerino di un negozio che ci farà portare a casa quel determinato capo. Il negozio stesso, le grandi catene di abbigliamento, si adopereranno in modo del tutto differente per far acquistare i propri capi. Predominerà sicuramente l’acquisto online, in cui l’acquirente stesso si sentirà più al sicuro. E là dove un negozio ne fosse sprovvisto dovrà creare un canale online, almeno per rendere il suo negozio fruibile ai tanti che non vorranno frequentarlo dal vivo. Dovrà essere creativo nel mettere a disposizione la propria merce ed essere disponibile e paziente. Ma anche la nostra filosofia di acquisto dovrà cambiare, considerare che non potremo avere tutto e subito.

Sicuramente questa presa di coscienza non fa altro che porci nella condizione di vestirci di ‘Nuovo’. Ci porta ad indossare il nostro miglior abito, quell’abito che porta il nome di adattamento. Ci abitueremo e ci adatteremo a vestirci di consapevolezza. Quella consapevolezza che la nostra vita è cambiata e che dobbiamo trovare il modo di rendere il cambiamento un incontro e non uno scontro.

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Marzo e come vestirsi: un' analisi diversa dal solito!

Marzo di solito è un mese di transizione e mai come quest’anno risulta un mese di cambiamento radicale. Marzo ha cambiato il suo modo di vivere e insieme a lui siamo cambiati noi. Il nostro stile di vita si è mutato talmente tanto da non aver avuto il tempo di accorgercene, ma ora dopo un pò di giorni ci rendiamo conto di quanto sia importante essere lucidi e consapevoli, oltre che essere coerenti e razionali. Le filastrocche parlano di Marzo come un mese pazzerello e mai come oggi sono completamente d’accordo con questo termine. Marzo è il mese dell’inverno e della primavera, e se comanda il primo allora noi seguiamo il suo essere grigio e ventoso, il suo essere piovoso e freddo, ma se comanda la primavera allora il nostro stile diventa colorato e propositivo. Marzo e come vestirsi, sembra un pò una sorta di irriverenza verso quello che stiamo vivendo, ma se lo circoscriviamo a come un colore o un capo possano far sentire anche in questo momento allora potremo sentirci confortati e magari anche sorridenti. Come questo mese attraversa vari stati d’animo a seconda di quello che propone, anche noi stiamo attraversando sentimenti ed emozioni varie e contrastanti. Ciò che indossiamo in questo periodo non è solo espressione del momento ma è anche, come ho sempre sostenuto, esternazione di quello che interiormente si prova. Il luogo in cui possiamo mostrare il nostro stato d’animo ora è uno solo e non possiamo farci travolgere ed essere privi di forza. La forza di un colore o di un capo deve essere la nostra arma, un’arma dal valore unico, un’arma che si coniuga bene con l’idea del vivere questo mese di Marzo in maniera differente rispetto al nostro solito. Bisogna viverlo con una sorta di salvaguardia, di protezione per il nostro umore. Se prima l’obiettivo di vestirci, di scegliere il look era finalizzato a divulgare ciò che sentivamo dentro, ora più che mai deve risultare il mezzo con il quale alleggeriamo il nostro stato d’animo, come se indossare qualsiasi cosa possa aiutare a sentirci meglio, a provare sensazioni nuove e produttive. Una tuta, un pigiama, un leggings e una felpa, un fuseaux e un cardigan, un maxi-maglione, sono capi di abbigliamento che non solo risultano adatti alla stagione ma anche al momento che stiamo vivendo, e allora perchè non provare a creare abbinamenti diversi fra loro per non dimenticare che vivere non è un’ opzione o un’ alternativa, è un dovere.

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L’abito e lo stile sono strumenti per comunicare!

Ho sempre detto che il fine del mio Blog è riuscire a riflettere sul nostro stile, a viaggiare interiormente attraverso ciò che indossiamo, capire noi stessi utilizzando il nostro gusto per poi farci conoscere ancor prima di proferir parola. Ognuno di noi appartiene ad uno stile, ogni stile può diventare il mezzo di comunicazione di ognuno di noi. Lo stile non è costituito solo da ciò che si indossa, ma anche dal perchè lo si è scelto, dal come lo si indossa, da ciò che si vuole trasmettere e da come ci si vuole mostrare. Se reputiamo tutti questi aspetti come la somma di elementi importanti che raccontano la nostra storia, allora vuol dire che stiamo dando un valore psicologico allo stile.

La domanda che tutti si pongono quando ci si veste è: “come facciamo ad essere fighi ?” In altre parole “come riusciamo a far si che la nostra personalità e persona vengano ammirate ed elogiate ?” Il primo strumento con cui comunichiamo è il nostro vestire. Il proverbio che dice l’abito non fa il monaco non è del tutto vero, perchè è giusto che non ci si debba soffermare all’apparenza ma è pur vero che ciò che indossiamo ha un valore e quel valore è dato sia dalla scelta di aver preferito un brand ad un altro, che da ciò che vogliamo trasmettere con quel look o stile. L’abito inizialmente produce un effetto, vestirsi deve avere in sè un messaggio interiore perchè va a sostituire in prima battuta la comunicazione verbale. Sfoggiare un look rispetto ad un altro, vestire un brand rispetto un altro, deve avere una finalità, deve mandare un messaggio ovvero il nostro messaggio. Noi tutti risultiamo contenitori, se questi contenitori rimangono vuoti non si potrà mai avere valore personale ma ci si affiderà sempre e solo al valore del brand che indossiamo, se invece il contenitore è pieno il suo valore anche se piccolo sarà reale, proprio e vero. Psicanalizzare il comportamento di una scelta non fa altro che indirizzarci verso la creazione di una identità. Se si sceglie di omologarsi alla massa, si sceglie di rompere le differenze di età e di classe sociale, copiare uno stile non fa altro che rendere tutti ‘stessi personaggi’ di un’unica comunità e allora in quel caso non è l’abito che comunicherà il nostro messaggio ma dovranno essere i comportamenti, gli atteggiamenti e le parole di ognuno ad annunciare chi siamo e cosa vogliamo dire. Ma se invece ci affidiamo ai vestiti e allo stile, o gli stili, che mostriamo allora saremo capaci di disegnare la nostra identità. Saremo abili, attraverso ciò che scegliamo di vestire, di parlare, di raccontare e narrare di noi ma anche del brand che portiamo. Pensare che indossare un marchio alla moda o un capo particolare o specifico possa garantire l’essere ‘figo’ vuol dire fingere a se stessi di far parte di uno stile di vita che non rende felici ma tutt’altro, quella felicità è effimera. Se si pensa di darsi valore attraverso gli oggetti in voga allora vuol dire che si è insicuri, che non si crede a quanto si vale e che invece di dare valore alla persona lo si leva. Quindi tutto sta nella scelta e nel perchè si sceglie di vestire un capo. Sapere perchè si sta indossando quel capo equivale a rivelare ciò che abbiamo dentro e cosa vogliamo divulgare.

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Biografie: il brand che condivide la sua storia con chi lo indossa!

Il termine Biografia è un termine composto dalle parole vita e scrittura. il suo significato non si limita solo alla mera narrazione di una vita o di un’ opera, ma è un viaggio nelle vicende interiori della persona, è il ritratto intimo di tutto ciò che rispecchia quella persona o quell’opera.

Proprio con il nome Biografie, il nuovo brand italiano di maglieria 100% organica Made in Puglia, si farà notare presentando a Settembre 2020 negli shop la sua nuova collezione. I capi parleranno del messaggio che l’azienda vuole comunicare, ogni modello di capo rappresenterà la storia con cui è stato creato e trattato, ogni indumento racconterà la propria vita e quella del brand. Biografie è un brand che vuole parlare attraverso i suoi prodotti, attraverso il rispetto per la natura e la sensibilità dell’ecosistema che lo contraddistingue, attraverso il modo di custodire ideali e valori di delicatezza, bellezza, eleganza e maestria. I capi di abbigliamento che creano hanno classe da vendere. Un’ azienda deve distinguersi per ciò che vuole comunicare e il veicolo che usa è dato dai propri articoli. In questo specifico caso Biografie, mediante il capo che mi ha regalato, non solo mi ha dato la possibilità di toccare con mano un prodotto realizzato in materiale organico, non riciclato, con filati nobili, il cui colore è una tinta natura (ovvero ricavata dalle piante), ma ha fatto in modo che il mio corpo fosse coccolato da un tessuto unico, pregiato e sostenitore di ideali elevati. Quando ho indossato il loro capo e mi sono specchiata, ciò che ho visto riflesso è stato un’ unione tra la mia figura e il brand, come se la mia storia e la sua storia si unissero a formare una relazione, un’unica trama. Entrambi risultiamo autori di questo racconto che ha come protagonista il capo che indosso. La scelta di un abito, di una maglia o di un accessorio ha in sè un valore intrinseco, è un mix tra la proposta del brand e il nostro gusto, quando questo connubio trova la sua consapevolezza allora vuol dire che la scelta è stata ottimale. Biografie è dedicato a chi è cosciente dell’importanza di saper scegliere. La meticolosità nel creare ogni capo e nel proporre un massimo di 999 pezzi per modello fà di questa azienda un brand attento ad ogni sua creazione tanto da abbracciare la scelta della limited edition e di collezioni esclusive.

Io mi sono fatta avvolgere dalla morbidezza del puro cashmere, dal calore del tessuto organico, dalla raffinatezza del modello e dalla cura e qualità dei dettagli. Biografie ha condiviso con me la sua storia, io ho condiviso con voi la nostra!