Si possono contare gli stati d’animo, le emozioni? Si possono quantificare gli umori? Cosi come non si può fare il conto di cosa si prova, allo stesso modo non si possono contare i vari stili di ognuno. Lo stile è espressione di ciò che si ha dentro, di ciò che si vive. Una sensibilità nel vestire associata all’essere sognatore può rimandare ad uno stile Romantico. La corrente del Romanticismo esaltava i sentimenti, la fantasia in opposizione alla ragione. Il Romanticismo si basa sulla spontaneità e sulla sincerità. Una chiave di interpretazione dello stile Romantico è sedurre con delicatezza, grazia e semplicità, senza troppi ornamenti. Ammaliare sorprendendo con garbo e tatto. Il Romanticismo fa pensare a favole, fiabe, storie di cavalieri e dame, ad una vita in cui il cuore fa da padrone, ma non solo lui anche l’anima, gli impulsi, gli ardori e le passioni. Il periodo Romantico aveva come protagonista l’attenzione all’ IO, e a tutto ciò che esso sentiva. Anche i vestiti ne risentivano. I vestiti erano e continuano ad essere lo specchio dell’emotività e lo stile Romantico ne è un chiaro esempio. Abiti leggeri, con linee morbide tanto che un flebile venticello li fa svolazzare. Capi che non hanno nulla di volgare e nulla di franchezza o sfacciataggine. I vestiti romantici non superano mai il limite della decenza pur stando attenti a delineare alcuni punti del corpo di chi li indossa. Una loro caratteristica è palesare una sensualità innocente. Uno stile che richiama queste peculiarità è lo stile Regency. Lo stile molto presente nei romanzi dell’ amata Jane Austen. Vestiti lunghi e dritti con maniche leggermente a palloncino, o lunghe e legate con lacci, un pò rigidi e con il punto vita alto subito sotto il seno, ad evidenziarlo anche una scollatura generosa. Questo stile è comunemente conosciuto anche come stile Impero. Uno stile molto lusinghiero per corpi con forme generose. Un modello che aiuta ad allungare l’aspetto del corpo. Questo stile aggrazia la figura, la rende delicata e fine. Lo stile Impero, come tutti gli altri modelli di abiti delle varie epoche, aveva il compito di sottolineare la classe sociale a cui si apparteneva. Più le stoffe o i pochi accessori erano pregiati più il ceto sociale era alto. Quando si indossa un abito di questo stile ci si sente speciali, quasi trasportati ad una serata gala di quel periodo, una serata dove le donne erano desiderate per la loro classe e per la purezza che emanavano. Sono proprio questi modelli di abiti che impersonano il Romanticismo. Romantico è colui che in maniera languida, sognante e appassionata vive la vita e perché allora non mostrarlo anche attraverso un abito!
influencer
Donne con le Balls
Oggi vi narro di una Donna con carattere, creatività e sogni da realizzare, che sin dalla tenera età decise di trascorrere la sua vita nella moda. In quel mondo che sembra patinato ma che riesci a vivere se ti distingui, se hai idee chiare e gli attributi adatti per farti un nome. Mirta Frosini con la sua linea di accessori moda ha dato vita alla sua artigianalità, ha diffuso con le sue creazioni il Made in Italy Garantito. Una Donna caratterizzata da passione e fantasia, una Donna che ha voluto disegnare qualcosa di diverso, di innovativo, che regala la voglia di sentirsi allegri. Indossare una sua creazione vuol dire sentirsi solari per l’uso dei colori, vuol dire distinguersi per il design particolare che ogni modello ha, vuol dire mostrare la propria personalità. I suoi accessori hanno anima e stile, una volta indossati si fondono con la persona che li indossa per le loro forme e per le loro linee uniche. La collezione che descrive l’importanza di essere una Donna con carattere porta il nome di Ballsmania. Sfere in resina colorate che raffigurano le Balls di ogni Donna. Sfere che indossate accentuano lo stile di ogni Donna. Balls che giocano con l’autoironia e la femminilità di ogni Donna. Da questa nuova collezione è stato coniato un hashtag #donneconleballs (rifacendosi al tipico detto ‘donne con le palle’) che sottolinea in maniera spiritosa e colorita le capacità che ogni donna possiede e ora con Ballsmania può sfoggiare. In ogni sfera risiede carattere, carisma, competenza, qualità, abilità, ma anche giovialità, simpatia, divertimento e unicità. La peculiarità di questa collezione è il gioco di colori con cui Mirta si diverte. Come un pittore gioca a creare nuove tonalità sui suoi quadri per esprime la sua anima, così anche Mirta esprime la sua regalandoci ogni volta un colore diverso. Spetta a noi scegliere il colore con cui giocare sui nostri outfit per raccontare il nostro stile.
Con Ballsmania ora io posso mostrare il mio essere vitale, energica e testarda, oltre che elegante e femminile, tutte caratteristiche del mio essere. Con Ballsmania io coloro il mio stile.
Collaborazione dal punto di vista dell’azienda
Più volte ho parlato nei miei articoli delle collaborazioni che le aziende intraprendono con profili Instagram più o meno noti, più o meno conosciuti, più o meno seguiti. Io stessa sono stata contatta più volte da diverse aziende e non ho detto Si a tutte quelle che mi hanno contattata, ma ho scelto a seconda della loro storia, della loro professionalità e dei loro prodotti. Quindi sono io in prima persona a scegliere con chi collaborare, sono io che dò importanza a determinate caratteristiche. Sono io a dare valore a precise qualità, e l’importanza che do io sicuramente è dissimile da quella che può dare un altro profilo.
E se le cose le vedessimo da un’altra angolazione? Se sapessimo cosa smuove un’azienda ad avviare una collaborazione con un profilo Instagram? Se facessi una domanda precisa alle aziende che gravitano sui social, cosa mi risponderebbero?
Cosa vi attira tanto di un profilo fino a prendere la decisione di farvi sponsorizzare da esso? Questa è stata la domanda che ho sottoposto a diverse aziende e devo dire che non tutte hanno risposto. Alcune hanno scelto la strada del silenzio, altre non sapevano cosa e come rispondere e si sono defilate dicendo che erano delle ‘giovani realtà’. Poche hanno dato una risposta chiara, competente e sincera.
La prima azienda che ha risposto alla mia domanda è stata https://bagly.it/ un marchio Made in Italy che crea borse ed accessori. “Appena Bagly è sbarcato su instagram siamo stati letteralmente aggrediti da moltissime richieste di queste ragazze influencer, le quali chiedevano un nostro prodotto in cambio di una recensione. Essendo il nostro prodotto di un determinato valore monetario ed essendo un nuovo brand abbiamo pensato di investire poco e bene, ma purtroppo così non è stato. Ciò che abbiamo guardato inizialmente era il rapporto dei followers ed i loro like e commenti, insomma abbiamo pensato che l’engagement potesse essere l’unico parametro giusto. Grazie a questa prima esperienza è stato facile capire che non tutto ciò che luccica è oro perché la maggior parte di queste ragazze non erano competenti, non avevano dei veri followers e dei veri like, e dal nostro investimento abbiamo guadagnato una valanga di influencer che ci hanno intasato la mail per effettuare la medesima collaborazione. Ora il nostro punto di vista è cambiato e con sè anche i parametri attraverso i quali faremo i futuri investimenti: non conta il numero di followers, né il numero di like. Ci baseremo sulla qualità del profilo e delle foto, sulla qualità dei contenuti e le capacità comunicative, se in grado di suscitare o meno l’ interesse riguardo al marchio. E soprattutto andremo a studiare quelli che sono i commenti, quanti di questi sono realmente inerenti, diretti ed interessati al prodotto in questione.
La seconda azienda che ha risposto alla mia domanda è https://www.mirtabijoux.com/it/ un marchio Made in Italy che crea accessori bijoux. “Le nostre scelte non sono fatte in base alla quantità di followers o like che il profilo può avere, ma scegliamo le persone e i loro contenuti. Le nostre collaborazioni più importanti, anche se in alcuni casi non sono collaborazioni vere e proprie, sono nate proprio da una sintonia: che può manifestarsi tramite condivisione di valori, visione di vita o più semplicemente avere passioni comuni. Prendiamo per esempio la signora Theresa May, ex primo ministro inglese, che è una nostra affezionata cliente (e non vi è alcun tipo di rapporto commerciale ovviamente). Ci piace condividere le sue foto perché rispecchia per noi una delle nostre DONNECONLEBALLS: elegante, con un proprio stile e un tocco di creatività (e colore) negli accessori che sottolinea femminilità. La collaborazione con le Karma b, le due meravigliose Drag Queen italiane, è nata spontaneamente: ci piace la loro ironia, e condividiamo con loro alcuni importanti valori nei confronti della vita, come anche l’importanza di essere ciò che si è. Questa una citazione di Carmelo e Mauro, i due artisti straordinari: “Siamo uomini che amano talmente tanto le donne da metterci letteralmente nei loro panni… e nelle loro scarpe!”. Questi i motivi che ci hanno portato a scegliere il duo artistico per una pubblicità sulla rivista Donna Moderna nel 2019 : sono state le prime Drag Queen a sponsorizzare un brand di bijoux femminile. Da qualche mese collaboriamo con Ilaria Samya di Donato, Color Coach e con una lunga esperienza nel settore dei colori e moda . Abbiamo chiesto di scrivere articoli sulla simbologia dei colori e soprattutto cosa apportano alla nostra vita. Perché indossare una collana rossa o blu fa differenza? Il nostro brand Ballsmania propone più di 150 varianti colori e vogliamo offrire alle nostre clienti anche la conoscenza, oltre che l’allegria di indossare i colori. Mi sono forse dilungata nella mia risposta, come avrà capito il mio lavoro è per me entusiasmo e gioia: proprio quelle componenti che cerchiamo nelle persone che collaborano con noi. Non ci interessa che siano famose o che abbiano migliaia di seguaci (nome orribile a mio parere personale), ma che amino ciò che indossano – nello specifico i colorati bijoux Ballsmania – e riescano a trasmetterlo alle persone.”
Queste due testimonianze mostrano due punti di vista ma hanno un unico comune denominatore, quello di puntare alla qualità e a credere in ciò che si sponsorizza. Tra le altre poche risposte ricevute ho capito che ogni azienda ha avuto una partenza accelerata tanto da farle sbandare fino a riprendersi scegliendo di ingranare la marcia giusta per continuare la propria ‘ascesa’.
Il potere della Condivisione
Secondo il vocabolario Treccani il verbo condividere vuol dire “dividere, spartire insieme con altri, ma anche, avere in comune con altri”. Da quando siamo sul web e quindi sui social la condivisione è arrivata a livelli straordinari tanto da dargli un potere che si sottovaluta. Condividere non riguarda solo la propria ‘roba’, ma vuol dire che quello che vediamo, quello con cui veniamo a contatto, sia esso un pensiero, un concetto, un oggetto, una filosofia o uno stile di vita, lo approviamo tanto da scaturire l’esigenza di parlarne. Condividere non vuol dire ‘vomitare’ tutto senza un capo o una coda, non significa dare fiato alle trombe in maniera stonata, e ancora, non vuol dire essere senza filtri, e quindi senza un’accurata analisi di quello che si condivide. Il potere della condivisione risiede nell’investire tempo e risorse, vuol dire scegliere il modo più idoneo per donare una parte di noi, per regalare il nostro punto di vista su qualcosa. Condividere è stimolare ad affidarsi e quindi far nascere fiducia. Condividere non vuol dire copiare le idee altrui, non è sinonimo di arrogarsi il primato di parlare di argomenti come se fossero il frutto del proprio pensiero. Condividere è una moneta che ha due facce. Un lato consiste nel divulgare qualcosa che riguarda noi, l’altro lato è dare importanza alla ‘roba’ degli altri con il dovuto rispetto e l’opportuna considerazione. Tutto questo perché crediamo nella forza della condivisione. La condivisione eseguita in modo pertinente non fa altro che aumentare la qualità dei propri canali social senza scadere nel grottesco o nell’eccesso. Pubblicare o mostrare un contenuto dopo aver pensato, dopo aver elaborato il modo migliore, non solo dona valore a chi lo diffonde ma rende meritevole d’interesse ciò che si sta divulgando. Il potere che una condivisione possiede deve essere misurato a quanto si è capaci di arrivare a chi ascolta o guarda. Condividere non solo porta a mettersi in gioco, ma anche a farsi conoscere. La conoscenza è un altro elemento distintivo del potere della condivisione. Siamo noi in prima persona a venire a conoscenza e siamo sempre noi a diffondere questa conoscenza, insomma è un prendere e un dare. La condivisione di argomenti diversi ci differenzia e su questa differenza e distinzione bisogna lavorare con quel pizzico di competizione sana e naturale. Ricercare un vantaggio rispetto ad altri con le nostre stesse capacità e i nostri stessi strumenti pone le basi per dare importanza a ciò che si condivide e alla forma con cui si condivide. La condivisione deve essere misurata, il detto poco ma buono potrebbe servire. Come si può mai pensare che contenuti, idee, consigli, pensieri e altro possano essere apprezzati e conosciuti se si tengono per sè? Il potere della condivisione sta in quello che avviene con essa, come il confronto, il dialogo. Altri benefici della condivisione sono l’aiuto a capire come la si pensa, l’accesso alle idee degli altri, lo stimolo alla ricerca di nuove idee.
In conclusione per una perfetta ed efficace condivisione bisogna avere frequenza ma riuscire a dosarla. Consistenza cercando di non condividere il nulla. Dare un valore aggiunto a quello che si vuole comunicare. Per ultimo ma non ultimo d’importanza, dare merito e credito menzionando, linkando, citando chi ha fatto venire in mente idee, spunti e contenuti.
Farsi notare
Da quando ci esponiamo attraverso i social e in particolare attraverso Instagram, il social rinomato per il suo farsi notare, la parola d’ordine è espressione. Si cerca ogni forma per farsi notare, ogni linguaggio adatto per farsi vedere, per presentare ciò che si vuole condividere di sè. Ma siamo sicuri che lo facciamo nella maniera giusta? Siamo certi che tutto quello che facciamo vedere sia adatto? Gli occhi che usiamo per guardarci e per guardare altrove hanno capacità di dire la verità o si nasconde, persino a se stessi, la non riuscita dell’obiettivo prefissato attribuendone il fallimento a qualcosa di esterno? Quando si sceglie di indossare un capo piuttosto che un altro lo si fa con l’intenzione di non passare inosservato. Questo vale anche quando si vuole mandare un messaggio o si vuole raccontare qualcosa. Farsi notare è direttamente proporzionale all’ espressione. Più l’espressione è emotivamente calzante più il farsi notare è esplicito. Presentare un prodotto, mostrare una creazione, far vedere un selfie, passano in secondo piano perché risultano senza anima, perché è come se fossero esposti in una vetrina. A meno che quella vetrina non sia tutta illuminata o abbia qualcosa che attiri non riuscirà a colpire l’interesse dei passanti. Se ciò che si espone lo si esprime, lo si racconta, lo si narra, allora si crea una relazione tra storia, narratore e lettore. Usare il linguaggio di comunicazione che più ci rappresenta è la chiave per farsi notare. Considerare la propria espressione social come contenitore di se stessi è il punto di partenza per creare connessione. Farsi notare non è sinonimo di essere un fiume in piena, ma riuscire a bilanciare ciò che serve per essere espressione seducente. Farsi notare è promuovere se stesso. Come? Con ingredienti quali inventiva, fantasia, serietà e verità. Bisogna trovare le giuste strade per non canalizzare la propria espressione su un’unica carreggiata. Farsi notare non deve essere dettato dalle ‘leggi‘ social, non deve essere stimolato da contenuti che ‘funzionano’, perché il risultato sarà che le immagini si assomiglieranno e nessuno noterà l’autore o il soggetto. Per diventare espressione eccellente di se stessi e diventare ‘noti’ bisogna sempre tenere viva l’attenzione altrui con argomenti coerenti, pertinenti e di rilevanza. Il farsi notare risiede dentro ogni persona che con un minimo di narcisismo vuole mostrarsi. Ma mostrarsi vuol dire dar prova di se stessi e avere qualcosa da comunicare alla community. Rivelare se stessi e dare forma e figura alla propria espressione su piattaforme social, ma anche nella vita, non è solo esserci ma è farsi notare. Nessuno noterà chi sei se non sei tu per primo che noti te stesso. Essere notati è scrollarsi dalle ‘paturnie’ che affliggono. Essere notati è suscitare interesse e curiosità. Distinguersi e non uniformarsi. Non nascondere ma mettere in risalto. Caratterizzarsi per qualcosa di creativo e originale tralasciando temi già trattati e visti. Raccontare la propria storia e non fare eco della storia degli altri. Tutto questo equivale a farsi notare.
Indossare il proprio corpo
Noi siamo corpo, siamo fisicità, siamo forma, siamo conformazione e siamo materia, una materia capace di veicolare lo stile. Se dovessimo scindere il nostro corpo dall’essere anima e dall’essere pensante, se dovessimo porre l’attenzione solo ed esclusivamente alla nostra corporatura, alla nostra struttura su cosa baseremmo l’interesse? Quando osserviamo il corpo e la fisicità altrui su cosa ci soffermiamo? Cosa ci piace tanto da ispirarci? A quale forma aspiriamo?
Il corpo, la silhouette, è un chiodo fisso. Se si è rotondi si vuole diventare magri, se si è esili si vuole essere robusti, se si ha un fisico atletico allora si rincorre ad avere un fisico asciutto. Insomma non si è mai sicuri di quello che si ha. Si dà sempre più importanza a ciò che vogliamo diventare, a chi vogliamo somigliare. Conoscere il proprio corpo è già un punto di partenza. Porre il giusto apprezzamento a ciò che si possiede apporterebbe maggiore fiducia. Modellare e non deformare la fisicità che si ha regalerebbe maggiore sicurezza in se stessi. Se fossimo davanti alla scelta di un corpo piuttosto che di un altro quale sarebbe il motivo che guiderebbe la nostra decisione? Un fattore predominante è come vogliamo noi il corpo. Siamo attratti da una corporatura longilinea dato che la nostra aspirazione è essere o mantenerci longilinei, quindi non faremmo altro che scegliere sempre una figura sottile. Se diamo più valore alla formosità di un fisico allora la scelta sicuramente cadrà su una figura più sinuosa e morbida. A volte non ci si rende conto che si allena il proprio corpo cercando di modificarlo per assomigliare al proprio ideale. A volte non si considera che si veste la propria corporatura con abiti che non rispondono al proprio fisico, bensì a quello ideale. Spesse volte non si valuta un capo per come dovrebbe far risaltare i punti di forza di una silhouette, ma lo si sceglie perché il corpo a cui ci si ispira lo indossa. Per questo motivo bisogna ispirarsi a fisici che si avvicinano al nostro altrimenti risulteremmo ridicoli. Rivoluzionare il corpo che possediamo dipende molto da quanta autostima si ha. Più è elevata meno si andrà alla ricerca di un corpo teorizzato, meno autostima si avrà, meno sicurezza si avrà, più si lavorerà per trasformare il proprio aspetto fisico.
Essere consapevoli della propria forma esterna non fa altro che liberarsi di tanti preconcetti, non fa altro che allontanare da una eventuale dipendenza. “Il vostro corpo non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero, visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero, e anche il vostro corpo sarà libero” (Richard Bach)
Un trucco non visibile ma tangibile
Tutto ciò che si vede non è mai come sembra. Le star di Hollywood lo sanno bene. Sono loro che sulle passerelle sfilano e giocano con i loro corpi per farli sembrare ancora più tonici e proporzionati, sono proprio loro che indossano segreti sotto il luccichio dei loro abiti. Le icone femminili di un tempo celavano trucchetti all’occhio altrui ma li sentivano sulla propria pelle. Trucchi che sanno camuffare i difetti, che limano quelle piccole imperfezioni. Escamotage che rendono la figura più armoniosa, che fanno sentire più sicure. Inganno o solo voglia di piacere e di piacersi ancora di più? Dopotutto, se non si esagera e non si scade nell’eccesso, cercare di disegnare il proprio aspetto è simile a quello che facciamo ogni volta che scegliamo un capo di abbigliamento. L’ avvenente Marilyn Monroe metteva dei pezzi di marmo nel reggiseno per rendere il suo seno sempre sodo e turgido sotto gli abiti. Le donne degli anni ’50 portavano sotto i vestiti un bustino in grado di creare un vitino sottile. Diversi espedienti nel tempo sono diventati delle vere e proprie abitudini. La guaina contenitrice è lo strumento più usato da attrici e celebrità. Jessica Alba e Tyra Banks hanno svelato di indossarla. Esiste la lingerie imbottita, oltre ovviamente a quella push up, che rimpolpa le parti più esili o molto magre. La famosissima Kim Kardashian è tra le prime che segue la moda del nastro adesivo da applicare al seno per alzarlo e tenerlo fermo, il cui nome è fashion-scotch. Jennifer Lopez usa gli slip modellanti, qualcuno potrebbe chiamarle ‘mutante della nonna’ ma in realtà sembrano culottes a vita molto alta aderenti adatte a scolpire ventre, gambe e glutei. Lo stesso dicasi per i body contenitivi che slanciano la figura. Se tutte queste soluzioni vengono indossate con l’intendo di andare a levigare quelle piccole imperfezioni o a a nascondere quei piccoli difetti allora perché non usarli? Perché non sentirsi a proprio agio utilizzandoli? Altro punto di vista è se quell’uso diventa un ossessione senza il quale non si può vivere. Tracciare le linee del proprio corpo, farlo usando artifici anche se pur minimi, non deve diventare indispensabile. Non dobbiamo dimenticare che anche se questi trucchetti rimangono invisibili sono reali e sono solo supporti che aiutano a definire e non ad eliminare ciò che siamo o a sostituire ciò che non vogliamo.
Cambiare vita: passare dal sentirci nudi a vestirci di ‘nuovo’
Uno tsunami avrebbe fatto meno rumore, avrebbe travolto in una sola ondata e si sarebbero contati i danni per un bel pò, ma non avrebbe cambiato il modo di vivere. Un tornado sarebbe stato meno violento, avrebbe distrutto tutto ciò che gli veniva davanti, ma non avrebbe annientato il nostro modo di vedere le cose e di sentirle. Non avevamo la minima idea di vivere una Pandemia. Abbiamo studiato e letto di Pandemie, ma Noi non l’avevamo ancora vissuta in prima persona. Di solito vediamo le cose con il binocolo tanto risultano lontano dalla nostra vita. Di solito osserviamo le cose con la lente di ingrandimento tanto possano rivelarsi piccole da non scorgerle. Ma non ora, ora tutto è davanti a noi, tutto ha una forma ben delineata, i suoi contorni sono precisi e netti e non possiamo fingere di non vedere, perché ciò che vediamo ha cambiato il nostro modo di vivere, di sentire, di muoverci, di rapportarci. La Pandemia ci ha strappato i vestiti di dosso e ci ha fatto sentire nudi ed indifesi. Ci siamo sentiti fragili e piccoli. Vulnerabili e toccati da mani sconosciute. Questo stato d’animo ci ha segnato e ci ha fatto provare sensazioni particolari. E ora siamo qui a guardare le cose con occhi diversi, a viverle in maniera differente.
Cosa è cambiato oltre a noi e alla nostra percezione? Cosa ci attende da oggi in poi nel nostro quotidiano? Quale sarà il nostro comportamento e atteggiamento nei confronti dei bisogni di prima necessità?
Un punto su cui voglio riflettere e far riflettere è lo shopping. Una volta che i negozi di abbigliamento riapriranno, come cambieranno le cose sui nostri acquisti? Potremo sempre avere la libertà di sentirci al sicuro nel provare un capo o un accessorio se mai ci fosse la possibilità di farlo? E se ci viene, come giusto che sia, limitata la libertà nel provare e data solo la possibilità di guardare, quali criteri dovremo attuare nell’acquisto? Cosa dovremo far privilegiare quando andremo ad acquistare? La razionalità o l’istinto? Non sarà più l’ osservarci allo specchio del camerino di un negozio che ci farà portare a casa quel determinato capo. Il negozio stesso, le grandi catene di abbigliamento, si adopereranno in modo del tutto differente per far acquistare i propri capi. Predominerà sicuramente l’acquisto online, in cui l’acquirente stesso si sentirà più al sicuro. E là dove un negozio ne fosse sprovvisto dovrà creare un canale online, almeno per rendere il suo negozio fruibile ai tanti che non vorranno frequentarlo dal vivo. Dovrà essere creativo nel mettere a disposizione la propria merce ed essere disponibile e paziente. Ma anche la nostra filosofia di acquisto dovrà cambiare, considerare che non potremo avere tutto e subito.
Sicuramente questa presa di coscienza non fa altro che porci nella condizione di vestirci di ‘Nuovo’. Ci porta ad indossare il nostro miglior abito, quell’abito che porta il nome di adattamento. Ci abitueremo e ci adatteremo a vestirci di consapevolezza. Quella consapevolezza che la nostra vita è cambiata e che dobbiamo trovare il modo di rendere il cambiamento un incontro e non uno scontro.
Il potere dei colori!
Mai come in questo periodo i colori sono ciò che ci aiutano a comprendere il nostro umore e il nostro stato d’animo. I colori per i pittori rivestivano e rivestono un ruolo di elevata importanza. Si hanno colori che si prediligono, colori che abbinati ad altri fanno percepire qualcosa in modo diverso così da toccare alcune emozioni o sensazioni. Vincent Van Gogh vedeva nel colore giallo il simbolo del sole, della vita e della serenità. Edvard Munch prediligeva il colore verde e quello rosso perché per lui costituivano polarità emotive, positiva e negativa. Gustave Klimt raramente faceva a meno del colore oro, proprio perché rappresentava per lui sacralità, preziosismo, eleganza e luminosità. I colori sottolineano un messaggio che il pittore stesso ha cura di inviare. Ogni colore aveva e ha un valore espressivo e spirituale e la percezione cromatica non fa altro che raffigurare una realtà intima prescindendo da qualsiasi allusione oggettiva. Il colore tocca per primo il senso della vista e da esso poi si elaborano informazioni psicologiche, fisiologiche ed estetiche. Oggi come non mai riprendere il contatto con i colori è di primaria rilevanza. I colori che indossiamo, i colori con cui entriamo in contatto, i colori che scegliamo di usare ci portano in profonda connessione con quello che ci circonda, e proprio per questo risultano avere un ruolo significativo. Ogni colore ha un proprio significato e questo significato interagisce direttamente con le nostre emozioni e impressioni. Le popolazioni e le loro tradizioni danno significati diversi ai colori, per esempio nell’Occidente il colore del lutto è il nero, mentre in Cina è il bianco. In Oriente il giallo è il colore del sole, della regalità e della fertilità, mentre nella Grecia antica era il colore dei pazzi che per essere riconosciuti dovevano indossarlo. Qualsiasi studio di cromoterapia stabilisce che ogni colore possiede una informazione, regala una sensazione, come il colore rosso che scalda il corpo ed è indicato contro la depressione, il colore verde che è rilassante e favorisce la riflessione e la calma, il colore nero che snellisce ed indica solitudine. Ogni colore viene associato ad uno stato d’animo, simboleggia un sentimento, come il rosa che è simbolo di grande ammirazione, il viola è modestia e umiltà, il turchese è gratificazione. Insomma i colori sono fondamentali in ogni campo, come nella moda e come nella vita di tutti i giorni. Oggi come non mai i colori sono luce e quella luce disegna il nostro essere. I colori hanno il potere di delineare il variopinto aspetto della realtà delle cose in tutta la loro bellezza, e a noi non spetta altro che andare incontro a questo potere usando con misurata consapevolezza la nostra tavolozza.
Quando il comunicare in maniera efficace diventa un’arte!
L’arte del comunicare non è un qualcosa che compri al mercato, non è qualcosa che si vende attraverso i libri o attraverso gli studi sulla comunicazione, non è una materia che impari a memoria e subito dopo diventi abile nell’arte del comunicare. L’arte di comunicare raggruppa diversi campi. Si comunica attraverso la parola, attraverso i gesti, attraverso i comportamenti, si comunica attraverso ciò che si indossa, si comunica attraverso suoni, sguardi, insomma si comunica sempre e comunque. Ma siamo sicuri di comunicare in maniera efficace sempre? Siamo certi che quello che vogliamo dire o vogliamo comunicare arriva in maniera comprensibile ed esatta? Per questo bisognerebbe considerare il comunicare un’arte, per questo bisognerebbe sapere che qualsiasi espressione che sia essa digitale, visiva, sensoriale, scritta, ha un peso e che quel peso si traduce in conoscenza. Quando ci vestiamo o anche solo quando scegliamo cosa indossare diamo importanza ai dettagli, diamo un occhio di riguardo al colore delle scarpe, all’abbinamento di un capo su un altro, ci concentriamo su quale gioiello deve firmare il nostro look, insomma nulla è lasciato al caso. Tutto quello che andremo ad indossare comunicherà la nostra persona o il nostro messaggio. La stessa meticolosità con cui scegliamo come vestirci e cosa portare dovrebbe essere usata anche quando utilizziamo la parola o la scrittura. Non è ammissibile dichiarare che quello che volevamo dire non era quello che pensavamo. L’arte della comunicazione dovrebbe essere un’arma sempre precisa senza sbavature, dovrebbe essere scrupolosa quando la si sfoggia e dovrebbe rivelare la persona che la sta usando. Ciò che si comunica dovrebbe prima essere assimilato da chi deve comunicare il messaggio e poi essere compreso dal destinatario grazie alla concretezza della comunicazione. A volte ci si dimentica quando sia importante il saper comunicare nel mondo virtuale o digitale, non solo perché ci sono fraintendimenti ma perché chi comunica potrebbe lanciare messaggi che lo ‘marchiano’. Come al mondo ci sono diverse lingue anche nella comunicazione ci sono diversi modi e quei modi dovremmo prima impararli a conoscere e poi utilizzarli per diffondere ciò che vogliamo. La natura della comunicazione efficace si avvale di qualcosa che va oltre la mera trasmissione del messaggio, ha in se un supplemento di anima. Ed è proprio il sentimento che deve essere contemplato all’interno del comunicare, perché altrimenti il messaggio rischia di non essere considerato.
“I vestiti sono degli artifici semiotici, cioè delle macchine di comunicazione” Umberto Eco.
