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Un trucco non visibile ma tangibile

Tutto ciò che si vede non è mai come sembra. Le star di Hollywood lo sanno bene. Sono loro che sulle passerelle sfilano e giocano con i loro corpi per farli sembrare ancora più tonici e proporzionati, sono proprio loro che indossano segreti sotto il luccichio dei loro abiti. Le icone femminili di un tempo celavano trucchetti all’occhio altrui ma li sentivano sulla propria pelle. Trucchi che sanno camuffare i difetti, che limano quelle piccole imperfezioni. Escamotage che rendono la figura più armoniosa, che fanno sentire più sicure. Inganno o solo voglia di piacere e di piacersi ancora di più? Dopotutto, se non si esagera e non si scade nell’eccesso, cercare di disegnare il proprio aspetto è simile a quello che facciamo ogni volta che scegliamo un capo di abbigliamento. L’ avvenente Marilyn Monroe metteva dei pezzi di marmo nel reggiseno per rendere il suo seno sempre sodo e turgido sotto gli abiti. Le donne degli anni ’50 portavano sotto i vestiti un bustino in grado di creare un vitino sottile. Diversi espedienti nel tempo sono diventati delle vere e proprie abitudini. La guaina contenitrice è lo strumento più usato da attrici e celebrità. Jessica Alba e Tyra Banks hanno svelato di indossarla. Esiste la lingerie imbottita, oltre ovviamente a quella push up, che rimpolpa le parti più esili o molto magre. La famosissima Kim Kardashian è tra le prime che segue la moda del nastro adesivo da applicare al seno per alzarlo e tenerlo fermo, il cui nome è fashion-scotch. Jennifer Lopez usa gli slip modellanti, qualcuno potrebbe chiamarle ‘mutante della nonna’ ma in realtà sembrano culottes a vita molto alta aderenti adatte a scolpire ventre, gambe e glutei. Lo stesso dicasi per i body contenitivi che slanciano la figura. Se tutte queste soluzioni vengono indossate con l’intendo di andare a levigare quelle piccole imperfezioni o a a nascondere quei piccoli difetti allora perché non usarli? Perché non sentirsi a proprio agio utilizzandoli? Altro punto di vista è se quell’uso diventa un ossessione senza il quale non si può vivere. Tracciare le linee del proprio corpo, farlo usando artifici anche se pur minimi, non deve diventare indispensabile. Non dobbiamo dimenticare che anche se questi trucchetti rimangono invisibili sono reali e sono solo supporti che aiutano a definire e non ad eliminare ciò che siamo o a sostituire ciò che non vogliamo.

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Cambiare vita: passare dal sentirci nudi a vestirci di ‘nuovo’

Uno tsunami avrebbe fatto meno rumore, avrebbe travolto in una sola ondata e si sarebbero contati i danni per un bel pò, ma non avrebbe cambiato il modo di vivere. Un tornado sarebbe stato meno violento, avrebbe distrutto tutto ciò che gli veniva davanti, ma non avrebbe annientato il nostro modo di vedere le cose e di sentirle. Non avevamo la minima idea di vivere una Pandemia. Abbiamo studiato e letto di Pandemie, ma Noi non l’avevamo ancora vissuta in prima persona. Di solito vediamo le cose con il binocolo tanto risultano lontano dalla nostra vita. Di solito osserviamo le cose con la lente di ingrandimento tanto possano rivelarsi piccole da non scorgerle. Ma non ora, ora tutto è davanti a noi, tutto ha una forma ben delineata, i suoi contorni sono precisi e netti e non possiamo fingere di non vedere, perché ciò che vediamo ha cambiato il nostro modo di vivere, di sentire, di muoverci, di rapportarci. La Pandemia ci ha strappato i vestiti di dosso e ci ha fatto sentire nudi ed indifesi. Ci siamo sentiti fragili e piccoli. Vulnerabili e toccati da mani sconosciute. Questo stato d’animo ci ha segnato e ci ha fatto provare sensazioni particolari. E ora siamo qui a guardare le cose con occhi diversi, a viverle in maniera differente.

Cosa è cambiato oltre a noi e alla nostra percezione? Cosa ci attende da oggi in poi nel nostro quotidiano? Quale sarà il nostro comportamento e atteggiamento nei confronti dei bisogni di prima necessità?

Un punto su cui voglio riflettere e far riflettere è lo shopping. Una volta che i negozi di abbigliamento riapriranno, come cambieranno le cose sui nostri acquisti? Potremo sempre avere la libertà di sentirci al sicuro nel provare un capo o un accessorio se mai ci fosse la possibilità di farlo? E se ci viene, come giusto che sia, limitata la libertà nel provare e data solo la possibilità di guardare, quali criteri dovremo attuare nell’acquisto? Cosa dovremo far privilegiare quando andremo ad acquistare? La razionalità o l’istinto? Non sarà più l’ osservarci allo specchio del camerino di un negozio che ci farà portare a casa quel determinato capo. Il negozio stesso, le grandi catene di abbigliamento, si adopereranno in modo del tutto differente per far acquistare i propri capi. Predominerà sicuramente l’acquisto online, in cui l’acquirente stesso si sentirà più al sicuro. E là dove un negozio ne fosse sprovvisto dovrà creare un canale online, almeno per rendere il suo negozio fruibile ai tanti che non vorranno frequentarlo dal vivo. Dovrà essere creativo nel mettere a disposizione la propria merce ed essere disponibile e paziente. Ma anche la nostra filosofia di acquisto dovrà cambiare, considerare che non potremo avere tutto e subito.

Sicuramente questa presa di coscienza non fa altro che porci nella condizione di vestirci di ‘Nuovo’. Ci porta ad indossare il nostro miglior abito, quell’abito che porta il nome di adattamento. Ci abitueremo e ci adatteremo a vestirci di consapevolezza. Quella consapevolezza che la nostra vita è cambiata e che dobbiamo trovare il modo di rendere il cambiamento un incontro e non uno scontro.

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Il potere dei colori!

Mai come in questo periodo i colori sono ciò che ci aiutano a comprendere il nostro umore e il nostro stato d’animo. I colori per i pittori rivestivano e rivestono un ruolo di elevata importanza. Si hanno colori che si prediligono, colori che abbinati ad altri fanno percepire qualcosa in modo diverso così da toccare alcune emozioni o sensazioni. Vincent Van Gogh vedeva nel colore giallo il simbolo del sole, della vita e della serenità. Edvard Munch prediligeva il colore verde e quello rosso perché per lui costituivano polarità emotive, positiva e negativa. Gustave Klimt raramente faceva a meno del colore oro, proprio perché rappresentava per lui sacralità, preziosismo, eleganza e luminosità. I colori sottolineano un messaggio che il pittore stesso ha cura di inviare. Ogni colore aveva e ha un valore espressivo e spirituale e la percezione cromatica non fa altro che raffigurare una realtà intima prescindendo da qualsiasi allusione oggettiva. Il colore tocca per primo il senso della vista e da esso poi si elaborano informazioni psicologiche, fisiologiche ed estetiche. Oggi come non mai riprendere il contatto con i colori è di primaria rilevanza. I colori che indossiamo, i colori con cui entriamo in contatto, i colori che scegliamo di usare ci portano in profonda connessione con quello che ci circonda, e proprio per questo risultano avere un ruolo significativo. Ogni colore ha un proprio significato e questo significato interagisce direttamente con le nostre emozioni e impressioni. Le popolazioni e le loro tradizioni danno significati diversi ai colori, per esempio nell’Occidente il colore del lutto è il nero, mentre in Cina è il bianco. In Oriente il giallo è il colore del sole, della regalità e della fertilità, mentre nella Grecia antica era il colore dei pazzi che per essere riconosciuti dovevano indossarlo. Qualsiasi studio di cromoterapia stabilisce che ogni colore possiede una informazione, regala una sensazione, come il colore rosso che scalda il corpo ed è indicato contro la depressione, il colore verde che è rilassante e favorisce la riflessione e la calma, il colore nero che snellisce ed indica solitudine. Ogni colore viene associato ad uno stato d’animo, simboleggia un sentimento, come il rosa che è simbolo di grande ammirazione, il viola è modestia e umiltà, il turchese è gratificazione. Insomma i colori sono fondamentali in ogni campo, come nella moda e come nella vita di tutti i giorni. Oggi come non mai i colori sono luce e quella luce disegna il nostro essere. I colori hanno il potere di delineare il variopinto aspetto della realtà delle cose in tutta la loro bellezza, e a noi non spetta altro che andare incontro a questo potere usando con misurata consapevolezza la nostra tavolozza.

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Collaborazioni in Instagram: ciò che sono e ciò che dovrebbero essere!

Collaborazione in termine di significato vuol dire “una relazione sinergica tra due o più entità che lavorano insieme per produrre qualcosa di meglio di ciò che saprebbero fare da soli”. Michael Schrage (autore di libri sull’imprenditoria ed economia digitale) sostiene che : “la collaborazione consiste nel condividere l’azione di creare: due o più persone con caratteristiche proprie interagiscono per creare una comprensione condivisa della materia sulla quale stanno lavorando che nessuno in passato ha avuto o potrà avere in futuro se deciderà di agire da solo“. Collaborare vuol dire che le persone che intervengono mettono competenze, conoscenze e talento per raggiungere un obbiettivo. Quindi la collaborazione non è un qualcosa che si improvvisa ma è un processo strutturato.

Detto ciò, il mondo di Instagram e delle collaborazioni fatte con gli ‘influencer’ è lontano anni luce dal vero significato di collaborazione. Tutto ha origine dal ‘mondo aziende’ che per sponsorizzare, pubblicizzare i propri prodotti non guardano in faccia il profilo che scelgono ma solo il numero di followers, senza fare un’analisi accurata se sono finti o meno o se sono comprati o meno. Il termine collaborazione non viene usato neanche con il suo adatto valore dall’ ‘influencer’ in questione data la scadente qualità che pone nel presentare un prodotto. Chi non conosce questo mondo pensa che tutto quello che vede brilla di luce propria, ma se solo avesse l’interesse di approfondire vedrebbe che quel luccichio dietro è pieno di oscuri marchingegni. Una realtà in cui le aziende si servono in maniera utilitaristica di profili più o meno reali, e gli ‘influencer’ si mostrano come venditori di multi-prodotti. Questa dimensione ormai diffusa in Instagram snatura il significato di collaborazione e sminuisce il valore della stessa. Aziende che considerano gli ‘influencer’ dei rivenditori dei loro prodotti, e gli ‘influencer’ che raccattano tutto pur di avere in maniera gratuita quel determinato prodotto.

“…iniziai a inviare richieste di collaborazioni a macchia d’olio ed ero sempre più entusiasta…ad un certo punto però mi sono fermata, mi stavo rendendo conto che questa situazione mi stava piacendo poco…stavo perdendo me stessa, ma soprattutto stavo facendo due errori: facevo un favore alle aziende mediocri, facevo un torto alle aziende di qualità” . Una testimonianza del genere dovrebbe far capire che non dare il giusto peso e valore a cosa significa collaborazione può far perdere la bussola e la propria identità.

“…ci sono aziende con cui si è instaurato un clima di fiducia reciproca, ci sono aziende che ti chiedono di parlare esclusivamente bene del loro brand e quelle che ti chiedono di approvare prima il testo che andrai a scrivere, ci sono le aziende, TANTE, che non valutano i profili a cui vanno a dare la collaborazione, mandano alle prime che capita, senza tenere conto dei contenuti di quella persona, infine ci sono le aziende che mandano solo a chi ha un numero spropositato di followers pur sapendo che quei followers sono falsi o comprati”. Questa testimonianza sottolinea la natura delle aziende che circolano su Instagram e che spesse volte sono burattinai di ‘influencer’ marionette.

Una realtà cosi disagiata mette in luce due protagonisti con colpe diverse ma con un unico obiettivo, celare la loro vera natura e mostrare una finta realtà a chi li segue. La veridicità di un ‘influencer’ e la serietà dell’azienda si confonde con numeri fantasma, gallerie mercato e marionettisti in cerca di pubblicità gratuita. Un’azienda che dona fiducia e si fa promuovere da ‘influencer’ con scarsa propensione a creare contenuti e presentazione non merita l’etichetta di qualità e serietà. Un ‘influencer’ che raccatta tutto non merita l’etichetta di intermediario/influenzatore.

Collaborazione è raccontare la storia di quell’azienda, di quel prodotto che si reputa o non si reputa adatto e all’altezza delle aspettative. Collaborazione vuol dire non prendere in giro chi guarda. Collaborazione vuol dire comunicazione, e l’elemento fondamentale di una comunicazione che conta è la qualità. Se solo le aziende scegliessero per qualità gli ‘influencer’ invece che sceglierli per dati statistici e per numero di seguaci allora tutti questi ‘influencer’ non avrebbero gallerie denominate bancarelle. Se solo gli ‘influencer’ non si presentassero come mercanti di cianfrusaglie allora le aziende non li considererebbero bottegai.

Credere in quell’azienda e in quel prodotto, avere ammirazione per quel profilo e per i suoi contenuti non fa altro che dare il giusto peso e il legittimo valore a ciò che significa collaborazione. Forse sarà una realtà utopistica ma denunciare una dimensione del genere può dare spunto per riflettere su cosa e su chi vogliamo prestare attenzione.

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Febbraio e come vestirsi

Febbraio è il mese più corto dell’anno ma i suoi giorni regalano ancora un look pesante. Questo mese è caratterizzato anche dalla Fashion Week di Milano, dove vengono presentate le tendenze dell’autunno-inverno successivo, quindi un mese ancora contrassegnato da capi caldi. Febbraio oltre ad essere il mese freddo è anche il mese che ci concede delle sporadiche giornate di sole con temperature miti, quasi come se preannunciasse la primavera. E proprio per queste caratteristiche a Febbraio possiamo vestirci a cipolla considerando le giuste sovrapposizioni e pesantezze. Mai dimenticare un dolcevita o una maglia sotto un abito in cotone o sotto un cardigan, e completare l’outfit con un cappotto. Il cappotto in questo mese risulta il jolly di ogni occasione, non è solo il capo che tiene caldi ma per il suo essere leggero o pesante, a seconda del suo tessuto, può essere usato sempre. Magari sceglierlo di un colore chiaro o comunque adattabile non solo lo rende versatile ma sarà capace di donare luce alle giornate più grigie. Il mese di Febbraio è anche il mese della festa degli innamorati che per eccellenza porta come colore distintivo il rosso e quindi perché non usare un tocco di questa tonalità per i nostri look? Cercando di non esagerare ma indossando una sola pennellata della sua sfumatura. Giocare con abbinamenti di una stessa palette di colori ma con texture diverse potrebbe portare a rendere dinamico questo mese. Lana e raso, ecopelle e lana, cashmere e cotone, potrebbero essere accoppiamenti che porterebbero a diversificare il solito look. Il mese di Febbraio è anche il mese di carnevale, ma ricordiamoci di non farci vestire ogni giorno da questa festa goliardica e allegra con capi non adeguati al nostro stile, manteniamo sempre sobrietà anche se tendiamo ad essere briosi.

Vestiamoci facendo di Febbraio un mese sbarazzino, viviamo il suo periodo invernale facendoci punzecchiare dall’ avvicinarsi della primavera, mutiamo insieme a lui e divertiamoci indossando le feste che ci propone!

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Non è oro quello che luccica!

Il Sottobosco è uno stile di vita? Questo è il titolo del mio articolo scritto mesi fa in cui mi soffermavo sugli individui che gravitano sul rinomato social Instagram. Avevo messo l’accento su chi è reale e chi non lo è, su chi mostra veramente se stesso e su chi si cela invece dietro un profilo senza palesare chi è realmente.

Oggi invece voglio evidenziare la megalomania che si nasconde dietro un profilo Instagram. Orbitando all’interno di questo famoso social, sono entrata in contatto con diverse tipologie di persone/profili e ne sono rimasta stupita, uno stupore tutt’altro che positivo ma che mi ha spiazzata per il numero elevato di esseri umani che, per diverse collaborazioni con aziende o per l’elevato numero di followers/seguaci, si pongono su un piedistallo creato da loro stessi. Ciò che alberga in questi individui, dato da questi numeri, è la boria e la presunzione di essere gli “influencer” di turno. Il loro obiettivo è di diventare qualcuno che influenza all’acquisto di quello che mostrano, senza considerare che se si esibisce un oggetto lo stesso deve essere raccontato, deve essere descritto secondo il proprio gusto e la propria esperienza. La mancanza di opinione personale non fa altro che mettere l’oggetto in vetrina e non dargli il giusto valore, perché mai e poi mai si compra da una persona di cui non si conosce niente. Questi profili hanno come caratteristica principale l’arroganza di non interagire con chi li segue perché l’umiltà non è contemplata con il loro essere “personaggio”. Nessun contenuto, nessuna interazione, promuovere di tutto pur di essere retribuiti dalle aziende, anche articoli che non si usano o per cui si è contro, contattare le aziende e definirsi “influencer”, non recensire in maniera veritiera ma camuffare la qualità di un capo o di un cosmetico pur di avere consensi. Tutto questo mi fa pensare al concetto machiavellico, raggiungere il proprio obiettivo, in questo caso “notorietà”, senza porre molta attenzione ai mezzi che si utilizzano. Machiavelli arrivò alla conclusione che “nelle azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi … si guarda al fine … I mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati” , in altre parole “che ogni mezzo utile per raggiungere il proprio obiettivo è lecito”, in quanto l’etica va separata dall’azione politica. Trasferendo questo concetto nel mondo social di Instagram, il fine ultimo è il business e non si guarda minimamente alla natura dei mezzi con cui si raggiunge l’obiettivo. “Mors tua vita mea” sembra essere la prerogativa di questi soggetti subdoli e ambigui. Competere con se stessi e guardare sempre di superare gli altri cercando di emergere senza fare attenzione a cosa si utilizza non è sano, ma appartiene alla schiera dei vizi capitali. Superbia, avarizia, invidia e gola, questi sono i quattro vizi capitali con cui e per cui vivono molti profili in Instagram. Uno di questi personaggi può essere il tuo “vicino” o il tuo “amico” o il tuo “conoscente”, diffidare sempre da chi dice una cosa e poi ne fa un’altra, perché è proprio lì che sta la poca serietà e l’ambiguità. Sospettare della plasticità del profilo e di come si esprime, perché non è naturale ma artefatto. Allontanarsi da chi si omologa, perché fa del suo essere una copia. Siamo persone intelligenti in quanto pensanti quindi facciamo della nostra mente il motore trainante nella scelta di chi seguire. Non è tutto oro quello che luccica, ma per primo non facciamo luccicare noi quel finto oro. Ogni profilo si merita i propri followers, quindi facciamo la differenza e cerchiamo di valutare bene chi seguire e perché lo facciamo.

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La donna degli anni ’50

Donne senza botox, senza tatuaggi, senza la fissazione dell’essere magre a tutti i costi pur di assomigliare alle modelle esili. Donne che portavano con fierezza le loro curve, che mostravano in modo consapevole il loro essere femmina e che esprimevano con eleganza e raffinatezza la loro naturale e semplice bellezza. Queste erano le donne degli anni ’50. Donne che palesavano sensualità e femminilità, donne che desideravano curare il proprio aspetto, che ponevano attenzione a cosa indossavano e a non risultare mai sciatte o trascurate. Il corpo formoso era un’arma di seduzione e non contemplava alcuna volgarità. Icone dell’epoca erano Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, due donne dal carisma unico. Quegli anni erano ben lontani dall’emancipazione femminile, ancora la donna era vista come la casalinga perfetta, ma ciò che la donna sentiva era di essere apprezzata da chi la circondava. La donna aveva quasi il bisogno di mostrarsi in tutto il suo essere Pin Up. Essere Pin Up voleva dire diventare icona della femminilità con la consapevolezza del proprio potenziale sensuale. Una donna che sottolineava il suo essere adulta ed esibiva la sua vena sexy. La donna e il suo stile sono sempre stati sotto la lente d’ingrandimento della società e dagli anni ’50 sia la forma fisica che il look sono cambiati adattandosi ai canoni che ogni età imponeva. Gli anni ’50 possono definirsi gli anni dalle forme morbide e prorompenti, il seno, i fianchi generosi e un pò di pancetta erano le peculiarità che caratterizzavano la donna di quegli anni, una donna apprezzata e voluta per il suo essere bon ton. Oltre al corpo formoso, ai vestiti ampi e alle gonne a ruota, anche i capelli erano voluminosi con onde che cadevano sulle spalle. La figura della donna coinvolgeva e accoglieva, cosi come anche il suo sentirsi viva, perché vivi si sentivano un pò tutti dopo il periodo di guerra ormai lasciato alle spalle. C’era ottimismo, speranza e fiducia, e per questo la donna di quell’epoca si lanciava verso la cura di se stessa, mirava ad essere felice. Gli anni ’50 sono gli anni delle donne con il punto vita in evidenza ma soprattutto con la vita in netta ripresa. Soffermarsi su come si sentiva la donna degli anni ’50 è un pò come andare oltre e superare gli stereotipi fisici che oggi rendono tutti uguali. Piacersi e piacere non era dato dall’ossessione del fisico ma bensì dalla cura di se stessa e dal comportamento raffinato ed elegante.

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Gennaio e come vestirsi

Vestire a Gennaio vuol dire vestire i primi giorni dell’anno, e proprio per questo non è solo importante accogliere l’anno che è entrato con un look adeguato, ma riuscire a migliorare l’umore già dai primi giorni dell’inizio del nuovo anno anche solo indossando un colore in più o giocando con gli accessori. Ciò che di solito si pone in secondo piano sono i gioielli, e perché non sfoggiarli in un mese in cui i preziosi propositi dovrebbero prendere forma? Scegliere di portare metalli addosso non solo risulta simbolico ma impreziosisce qualsiasi outfit, dal caldo dell’oro giallo e oro rosa, allo scintillio dei cristalli e dell’argento. I gioielli vestiranno Gennaio e continueranno a festeggiare con il loro luccichio l’entrata del nuovo anno. A Gennaio cade anche il Capodanno Cinese che come sappiamo si esprime per simboli e segni, e quest’anno il suo simbolo/segno è il topo, e già diversi stilisti hanno dato sfogo alle raffigurazioni del topo, come Pinko per l’abbigliamento e Dodo per i gioielli. Un capo che risulta essere presente e molto usato in questo mese è il capospalla, dal piumino al cappotto, dall’eco-pelliccia al parka. In tutte queste varianti il capospalla diventa essenziale e non solo riscalda ma regala, a seconda del modello che si indossa, un aspetto eclettico. Il fatto che in questo mese si può osare con cappotti o piumini, di colori differenti e di svariate taglie e grandezze, pone poca attenzione a ciò che si porta sotto, ma anche una tuta o un capo casual non spoglierà di valore il look. Un valida alternativa ai capi suddetti sono la mantella o il poncho, entrambi danno l’idea che qualsiasi outfit può essere caldo e avvolgente. Altri due elementi che a mio avviso devono far parte dei look di questo mese sono le sciarpe lunghe e colorate che coccolano e completano la mise, e i guanti che non solo proteggono ma donano eleganza e sciccheria.

Gennaio è il mese del pieno inverno e con il nostro vestire diamo una forma ad esso, basta solo scegliere la forma giusta.

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Perché dovrei seguirti, perché dovresti seguirmi?

Perché dovrei seguirti? Cosa mi dai come valore aggiunto? Perché dovrei leggere ciò che scrivi e reputare interessante le tue foto e le tue captions che pubblichi sui social? Perché dovrei preferire la tua galleria e il tuo modo di vivere attraverso i canali di comunicazione rispetto ad un altro profilo? Perché dovrei essere attratto da te tanto da decidere di seguirti?

Domande più che lecite, che chi ha intenzione di seguire un determinato ‘personaggio’ dovrebbe farsi e dovrebbe avere risposte chiare dato che quel preciso profilo/personaggio ogni volta che si approccia ad un social dovrebbe fare a se stesso, cambiando un pò la formula ma mantenendo la sostanza. Perché dovresti seguirmi? Cosa ti regalano le mie parole o le mie foto? Perché dovresti seguire me o anche me?

Sono sui social in maniera assidua da circa due anni e ogni giorno cerco di ideare qualcosa di nuovo e originale, qualcosa che faccia conoscere la mia persona, qualcosa che dia a chi mi vede o mi legge una visione chiara di quella che è la mia personalità e di quella che è la mia identità. Cerco ogni giorno di creare argomenti che facciano riflettere, che siano da stimolo, da incentivo, cerco di regalare il mio punto di vista su quello che mi circonda. Cerco di essere più vera possibile. Il social è un mezzo molto potente e ci si dimentica della sua potenza tanto che i contenuti con cui veniamo in contatto o sono finti e falsi o non curati. Chi gravita in questo mondo è un ideatore di contenuti, è il produttore e il regista del film che vuole mostrare. Nella maggior parte dei casi però il film risulta pessimo e privo di valore e ciò che lo lascerà in quella dimensione è proprio il protagonista che il più delle volte è anche lo scrittore. Lui stesso, invece di porsi le domande che ho citato sopra, continua imperterrito nella propria arroganza di persona dotta, perché magari raccoglie followers, quindi seguaci, ma non una reale interazione e influenza. Con canale social letteralmente parlando si intende il canale di interazioni sociali, ma perché chi è carente di questo insiste ancora nell’ essere presente su un canale social? Difficile rispondere ad una domanda del genere, ma mi viene spontaneo affermare che non tutti sono fatti di materia (grigia), ma solo di corpo (fluido). Se mi vedo da spettatore ciò che mi fa decidere di seguire un profilo non è certo lo stesso tema, o le stesse tipologie di foto di altre mille persone, ma bensì il modo come viene affrontata una tematica, e l’unicità delle foto. Se mi vedo da attore allora mi dovrebbe seguire chi ha voglia di interagire con le parole, con le sfumature, con contenuti sempre diversi e con foto semplici ma curate nei dettagli, chi apprezza una persona precisa e non ripetitiva. Cosa fa distinguere un profilo da un altro? Non è solo l’essere fisicamente diverso e quindi avere colori e forma differenti, ma è il modo con cui ci si approccia al mezzo comunicativo, che a mio avviso coincide con il modo di vivere.

Perché un individuo dovrebbe interessarsi a te come persona? Per lo stesso motivo per cui dovrebbe seguirti!

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Vivere e vestire sfumature!

Una persona è fatta di sfumature, di caratteristiche che non hanno colori nitidi ma tonalità indefinite. Con il termine sfumatura si vuole intendere un passaggio graduale da un tono di colore ad un altro. Questo termine si usa in ogni campo, come nella musica con il quale si vuole sottolineare durante una esecuzione il graduale passaggio da una nota iniziale alla successiva, come nel linguaggio parlato in cui l’ intonazione cambia e come nella personalità di un essere umano, dove più elementi sfumati possono definire e fissare un carattere. Le sfumature sono date dalle azioni o dalla testa? Come si riesce a vedere se una persona ne possiede oppure no? Una persona che ha un carattere fermo e rigido può avere sfumature? Dove trovo le risposte a tutte queste domande? La mia umile penna può solo dire che dal mio punto di vista tutto sta nel pensiero di una persona, il pensiero muove e smuove tutto. Mi viene spontaneo e naturale dire che una Donna ha più sfumature di un Uomo, probabilmente perché noi Donne siamo molto più mentali, senza togliere niente all’ Uomo, ma risulta quasi una caratteristica di genere. C’è anche da dire che nella categoria Donna non tutte hanno le stesse sfumature. Le sfumature sono legate a ciò che uno pensa di una determinata cosa, di un determinato modo di agire e di essere. Se dovessi prendere una parola a caso, tipo seduzione, essa è appunto una parola il cui significato può avere diverse interpretazioni perché ognuno di noi dà a quel termine una nuance diversa, esiste la tonalità del vedo e non vedo, quella della bellezza, quella dell’essere mentale, quindi il pensiero altrui fa variare il colore. Le sfumature sono insite, c’è chi le mostra con coraggio e chi le nasconde oppure chi ancora non se ne è accorto. Leggere le sfumature di una persona è interessarsi di quella persona a tal punto che il modo in cui opera e l’operato in sé risulta vivido e con più colori, leggere un colore e vederci le sue gradazioni è come leggere un libro e capire la storia oltre le righe lette. Avere sfumature è come guardare diverse prospettive, la presenza di un colore deve esserci ma vederne la sua gamma regala alla personalità una completezza maggiore. Le sfumature non equivalgono a dissolvenza ma ad una mente aperta. Non fuggiamo dalle sfumature o da ciò che reputiamo non netto, viviamo e vestiamoci di esse!

“Dalla mollezza di una spugna bagnata fino alla durezza di una pietra pomice, ci sono infinite sfumature. Ecco l’uomo.”
(Honoré De Balzac)