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L’arte del Selfie!

“Facciamo un selfie? Aspe lo rifaccio”. E’ una tendenza, è una moda, è un modo di essere ormai, è diventato il mondo in cui ci identifichiamo, i selfie o autoscatti sono si ricordi dell’attimo immortalato ma sono  anche comunicazione di qualcosa che vogliamo trasmettere. Ci abbelliamo facendoci aiutare dalla moda del momento o dal beauty per costruirci una personalità da selfie. Un selfie racconta, dice, parla di noi. E’ un veicolo di auto-rappresentazione e di connessione tanto da dire ‘sono qui, sono proprio qui in questo momento’. Il selfie da intimo diventa pubblico quando si testa l’effetto che quello scatto con il proprio look regala a chi lo guarda. In quel momento noi ci vogliamo mostrare al mondo proprio nel modo in cui vogliamo essere visti, scegliendo e selezionando le diverse informazioni dell’ambiente che vogliamo comunicare. Quante volte proviamo a fare una foto e poi la cancelliamo? Quante volte ci sistemiamo e poi ci mettiamo in posa? Scattiamo, guardiamo, cancelliamo e la rifacciamo tutto questo ad oltranza? Fino a quando una volta soddisfatte la sistemiamo con filtri o effetti grafici e condividiamo la percezione di noi il più possibile corrispondente al nostro desiderio in quello scatto. Alcune ‘dritte’ della responsabile fashion di Instagram Eva Chen dicono che per fare un selfie da risultare autentico, bisogna fare stretching con le braccia più in alto che si può, non bisogna mai scattare in controluce dato che la luce deve essere sempre sul viso, in quanto la pelle risulta più bella, bisogna tenere il mento rivolto verso l’alto e infine essere naturali e sorridenti. Gli autoscatti saranno veri e trasmetteranno una reale e ironica espressione di noi stessi.

Susan Bright, critica di fotografia disse: “Storicamente l’autoritratto è sempre stato concepito come rappresentazioni delle emozioni, come esteriorizzazione dei sentimenti intimi (…) quando osserviamo un autoritratto fotografico (..) vediamo piuttosto una dimostrazione di amore di Sè”.

Un selfie o autoscatto moderno può essere anche espressione di arte, come l’esperimento dell’artista e fotografo Patrick Specchio che ha coinvolto i visitatori di una Mostra d’arte contemporanea a entrare in un ascensore, nel quale un grande specchio rifletteva la loro immagine, a scattarsi un autoritratto con una macchina fotografica messa a loro disposizione e gli scatti prodotti sono stati il materiale artistico di “Art in translation: selfie, the 20/20 experience”, un’esposizione fotografica allestita al MoMa di New York!

E allora non ci resta altro che… scattare!!

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Lo stile di una passione!

La passione muove tutto, stimola, è da incentivo, ti fa sentire viva ed è il mezzo che ti porta dove vuoi, certo alle volte ti devi scontrare con la società che ti circonda, con la realtà che ha difficoltà ad apprezzare perchè ancora ci sono stereotipi da seguire o tendenze da imitare ma quando la passione ha forza e si materializza in un lavoro allora questi fattori scendono in secondo piano. Per seguire i propri sogni ci vuole coraggio e voglia di mettersi in gioco, buttarsi in quello per cui si è studiato o per quello in cui si crede. Lei è una creatrice, un’artista giovane che ha fatto della sua passione un lavoro.  Un anno fa mentre passeggiavo per le vie caratteristiche della piccola Sarzana, un paesino Ligure che nel mese di agosto si veste di un fascino ‘vintage’, entrai in un piccolo negozio/laboratorio e ciò che mi colpì fu la gentilezza e cordialità di questa ragazza, difficile da trovare al giorno d’oggi. La sua bottega era giovane come giovane è Lei ma con talento da vendere. Mi spiegò in cosa consiste il suo lavoro e le parole scorrevano con precisione e sentimento, colsi la fatica che può esserci in un lavoro artistisco ma il sorriso e la felicità nel farlo alleggerisce il peso. Le sue mani lavorano pietre preziose, realizzano monili modellando la cera e fondendola con una tecnica antichissima detta fusione a cera persa. Personalizza ogni oggetto nella forma, metallo colore e tipologia di pietre. Quest’ anno sono ritornata in quel di Sarzana in occasione della ‘Soffitta in Strada’ e sono andata a trovarla, nella sua bottega esponeva nuove creazioni e sempre con fare cordiale mi ha mostrato diversi modelli di gioelli, dai bracciali in bronzo agli anelli con pietre preziose fino a collane d’argento con ciondoli particolari e di fattura handmade. La sua collezione Marea ha il sapore del mare e i colori della natura, quando Lei crea fonde non solo la cera ma anche la sua passione per quest’arte. Un anno più grande, un anno di lavori commissionati da diverse persone, un anno di sacrifici ma la gentilezza e bravura sono rimasti intatti in Lei. Se vi trovate da quelle parti fatevi trasportare da queste mie parole ed entrate in questa bottega orafa per ammirare con i vostri occhi!

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.”
(Paul Klee)

http://www.mbmodelli.it/

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Gutteridge: scozzese di nascita napoletano di adozione!

Appena entrata mi sono sentita catapultata in un mondo fuori dal tempo. È vero che ogni volta che entriamo in un luogo le prime sensazioni ci arrivano dai sensi dell’olfatto e della vista, e anche questa volta è successo così. Luci calde, colori antichi, architettura rifinita dal sapore vissuto, odore di nuovo e classico insieme, tutto questo ha portato la mia mente a viaggiare in quello che poteva essere una sartoria di altri tempi. L’odore dei tessuti e delle stoffe, degli abiti e degli accessori ricorda quel profumo naturale di quando si lavorava il filo in una sartoria, un odore quasi rassicurante. Entrando da Gutteridge mi è sembrato come se avessi fatto un salto indietro.

Due grandi scuole e filosofie sartoriali dettano da secoli i canoni dell’abbigliamento maschile classico. Una è la scuola inglese, che è espressione dello stile e dell’eleganza assoluta, che trova la sua manifestazione nel termine ‘compostezza’ dando l’idea dello stile rigoroso e formale, l’altra è la scuola napoletana che crea un’eleganza morbida e piacevole la cui parola d’ordine è ‘scioltezza’. Gutteridge è proprio l’unione di questi due stili. Michael Gutteridge, scozzese di nascita e napoletano di adozione, nel 1878 inaugura il primo negozio in cui fonde il luogo napoletano con i tessuti importati dalla Scozia. Tutto sembra richiamare la qualità dei filati, la cortesia degli addetti, la perfetta manifattura sartoriale. Le camicie, le giacche, i pantaloni, i completi, i capi spalla, le calzature e i vari accessori, rendono questo brand unico nel suo genere donando all’uomo moderno una raffinatezza esclusiva.

Entrare in questa dimensione è come entrare in contatto di un’arte fatta di grazia e armonia, di conoscenza e squisitezza. L’essenza del saper vestire è racchiusa nell’ uomo di pregio. Lo stile che sottolinea questo modo di intendere l’abbigliamento può non riscontrare i gusti di tutti ma è innegabile che porta in sè l’anima dell’eleganza e dell’intramontabile fascino.

 

Immagine da Pinterest!

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Gli occhi del mondo: Instagram

Immediato, veloce, istantaneo, diretto sono tutti sinonimi per definire il Social che raggruppa in se diversi stili usando però un unico mezzo che è la fotografia. Una foto, un’ immagine non è stata mai considerata così rilevante come in questo Social, ogni step viene curato, viene filtrato, ogni foto viene spiegata e promossa, ogni immagine coglie il momento, l’ adesso, il tempo si ferma sull’immagine e le parole parlano per lei, qualsiasi cosa ritrae comunica il volere di chi la condivide, diventa la firma di ognuno, rappresenta la voce silenziosa di ognuno di noi. Il suo nome deriva dall’unione di due concetti che sarebbero l’essere istantaneo quindi espresso dalle foto e l’essere un telegramma dato che alle foto vengono aggiunte brevi descrizioni, tutto questo è Instagram. Il suo mondo è fatto di svariati stili proprio perchè chi gravita in questo spazio virtuale ha una personalità che esprime attraverso le proprie foto, qualsiasi cosa viene immortalata, diventa fruibile a molti, a tanti, è la foto che prende voce ed è con essa che diventi reale, vivo. Ogni foto rappresenta l’attimo e ogni volta che la si guarda si rivive quell’attimo. Instagram diventa una vera galleria d’arte, in cui diverse stanze presentano la loro collezione, in cui gli artisti usano le loro qualità per raccontare loro stessi esponendo il loro stile, ogni quadro/foto è una pagina di vita, è una testimonianza di realtà. Ogni giorno scopri un’opera nuova con sue caratteristiche e una sua storia, ogni giorno puoi seguire l’impronta di un nuovo artista, ogni giorno puoi fare conoscere la tua di galleria. Diventa un mondo da cui trarre idee e ispirazioni, un modello che può essere simile al proprio look oppure completamente opposto. Il bello è proprio viaggiare attraverso le foto e far viaggiare attraverso il nostro stile.

Nel mondo della moda Instagram è visto dai brand uno strumento primario per rilevare la propria particolarità e personalità, Eva Chen, Instagram’s Head of Fashion Partnership, spiega, “Instagram democratizza la moda. Al giorno d’oggi c’è una maggiore connessione con il cliente. Le marche possono diffondere la loro voce e parlare direttamente al loro pubblico. Per questo motivo i designer non pensano più solamente alle persone che assisteranno allo show… ”  Grazie alla tempestività del suo essere Instagram diventa una piattaforma in cui nascono collaborazioni tra persone comuni e aziende di prodotti, creando vere e proprie influencer. Un esempio lo è OVS che attraverso un programma #ovspeople i consumatori pubblicano immagini di se stessi con il capo acquistato inserendo anche l’hashtag e condividendo le loro passioni, dopo due mesi dieci di queste persone vincono la possibilità di partecipare ai canali social della marca. Un rapporto interattivo e costante.

“Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura.”
(Henri Cartier-Bresson)

 

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E che Upcycling sia!

“La moda è fatta per diventare fuori moda”, citazione della talentuosa e bellissima Coco Chanel che penso rifletti un pò il termine e la filosofia dell’ upcycling. Abiti vecchi usati per il lavoro, come tute di saldatori o giardinieri, giacche di falegnami o fabbri, diventano vestiti di lusso, grazie al loro tessuto resistente che può essere usato ancora a lungo e può essere riutilizzato in veste di camicia o di pantaloni o di altro capo dal sapore chic. La creatività e la passione supera ogni confine, recuperare materiali ormai in disuso e rielaborarli in veri e propri indumenti modaioli valorizzando il mestiere del sarto, del calzolaio o del tessitore è la filosofia upcycling! Gli abiti che prima erano usati per un determinato fine o con una precisa connotazione ora rivivono in altra veste, ritornano ad avere un’anima, donandosi un altro valore. La frase e la filosofia del chimico francese Antoine Lavoisier “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” sono linfa per l’upcycling in cui la trasformazione, il cambiamento diventa l’unica chiave possibile per salvare e recuperare ciò che sarebbe destinato al macero.

Il riuso creativo si può applicare a qualsiasi cosa ma nel campo della moda risulta interessante vedere come un capo che si usava in certi ambienti lo si può indossare magari per occasioni importanti. Può cambiare la tipologia del capo, l’uso che prima se ne faceva ma rimarrà la vita, quell’abbigliamento vivrà due volte. E’ un pò l’antitesi della moda “usa e getta”, si tratta più di una moda etica e sostenibile, il vecchio diventa fruibile di nuovo riadattandolo e migliorandolo attraverso la genialità e l’estro degli artigiani.

Una città fra tutte, considerata la patria dell’ upcycling, è Berlino, ma anche Londra ha voce su questo tema, mentre in Italia si sta estendendo il concetto e piano piano prende sempre piu piede. Per capire meglio il concetto dell’upcycling vorrei dare due ‘dritte’, la prima è una lettura piacevole di un libro scritto da un consulente di moda sostenibile Alberto Saccavini “La gonna che visse due volte”, in cui dà consigli su come si può movimentare il proprio armadio ed i capi che sono al suo interno modificandoli e cambiandoli. La seconda ‘dritta’ è andare a cliccare su un sito http://www.modacritica.it che propone collezioni di abbigliamento e accessori realizzati da designer, che raccoglie due filosofie di moda etica, quella handmade e l’ upcycling.

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Scuola Moda Pisa

Quando la mia amica mi propose di accompagnarla in una Scuola di Moda, tutto mi sarei aspettata che incontrare due persone affabili, coerenti con la loro passione, decise e determinate di mettere a disposizione la loro creatività e la loro capacità per un pubblico con un reale interesse. Non si trattava solo di saper fare ma anche di trasferire quel saper fare a chi ne avesse voglia. Io andai incuriosita di vedere come fosse una Scuola di Moda e scoprii che racchiudeva diverse sfaccettature. Prima fra tutte è una vera e propria Scuola di sartoria in cui si insegna l’arte del sarto, il confezionamento di abiti che va dalla idea alla creazione passando dal disegno, dal taglio e cucito. L’altra faccia della medaglia è che si studia stilismo di moda, modellismo e figurino di moda, insomma nella Scuola Moda Pisa (https://www.scuolamodapisa.it/) ritorna a vivere il mestiere artigianale dai connotati qualificati e qualificanti. Affascinata da questo mondo ho subito accettato un loro invito ad un evento privato che hanno organizzato per presentare una tecnica poco conosciuta ma che, a mio avviso, fa da cornice ad un giorno speciale, ovvero una collezione di abiti da sposa dipinti a mano. La finalità di questa tecnica sta nella personalizzazione anche dell’abito in quel particolare giorno. Il farsi dipingere sul proprio abito da sposa qualcosa che caratterizzi lo stile di ognuna di noi, indossare un abito che ci descriva al 100 per 100 non solo nel modello ma anche nel disegno, o magari dare all’abito ancora più personalità dipingendo un tatuaggio che ci rappresenta. L’arte sta nelle mani di chi le sa usare, la passione si trasferisce in ciò che si crea, e quando la professionalità e l’eleganza e il buon gusto vivono insieme allora assistiamo ad alta qualità.

La mia innata curiosità mi ha sempre portato alla scoperta di cose innovative e anche se il mondo di cui sto parlando porta con se un mestiere antico ho notato che passato e futuro in questa Scuola camminano mano nella mano. Il mondo di questa Scuola è un mondo che ti permette di imparare e di apprendere e di mettere in pratica, è un mondo in cui respiri la manualità e la bellezza di creare, è un mondo in cui vedi nascere ciò che indossiamo o che vorremo indossare. Io mi sono tuffata attraverso i miei occhi in questo mondo per conoscerlo e parlarne, e ho assaporato il fascino che emana. Il mio consiglio è di guardare lontano con un occhio al passato, un sorriso al presente e un ammicco al futuro, e nella Scuola Moda Pisa Maria Giuseppina e Manuela lo fanno in prima persona e lo mettono a disposizione.

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Il fascino del Handmade: Fashion in Flair

Eccellenza nel campo dell’ artigianalità Made in Italy è la mostra mercato che si tiene ormai da sei anni a Lucca in una Villa del XVI secolo, che presenta la sua architettonica forma rettangolare distesa in un ampio giardino e si presta ad ospitare in tutta la sua grandezza diversi artigiani di tutta Italia, scelti e selezionati, che presentano i loro prodotti trasferendo tutto il loro entusiasmo, e accogliendoti esponendo la loro storia. La lavorazione a mano, il sentimento nel creare, la tecnica innovativa, la fusione di antico e nuovo, la passione nella realizzazione, il credere nel proprio lavoro, il fervore dell’ obiettivo, la soddisfazione dei risultati, tutto questo ho notato nell’evento a cui ho partecipato come pubblico ma anche come blogger. Fashion in Flair è l’evento che unisce il fascino della moda con l’ arte. Ogni mano che lavora, ogni mente che idea qualcosa, ogni persona che si prefigge un fine, ogni oggetto o prodotto che si fa conoscere nella sua filosofia, tutto questo si spalma in tre giorni a Villa Bottini.

Varcato il cancello della Villa mi sono sentita immersa nel verde e ad ogni passo assaporavo la prestanza della location. I primi artigiani si erano accomodati con i loro stand per tutto il giardino e i loro prodotti parlavano per loro. Mi sono avvicinata per respirare il loro mondo, ad ogni chiosco mi facevo rapire dal prodotto che esponevano. La particolarità dell’ allestimento, la voglia di interagire con il pubblico, la solarità dell’accoglienza, l ‘originalità del prodotto, tutti questi elementi mi hanno accompagnato nell’esplorare ogni banco. L’olfatto e il tatto si sono amplificati grazie alla conoscenza di prodotti per la pelle a base di ingredienti naturali, presentati da http://www.mylifecosmetics.com un ‘azienda che usa bava di lumaca e siero di vipera. Ho ammirato l’ artigianalità in abiti per bimbi che richiamano gli anni 50/60/70 attraverso due mamme che si sono scoperte imprenditrici creando la loro attività, https://www.facebook.com/ourgangkids. L’ interno della Villa tra i suoi dipinti e la sua antichità era decorata da banchi di altri e diversi artigiani Italiani. Sono stata colpita dalla delicatezza dei bijoux e accessori lavorati e ricamati con l’uso di pizzo antico dall’artista-proprietaria di http://www.batterflyfirenze.it. E sono stata affascinata dall’ interior design di http://www.sedutevintage.com uno stile che non tramonterà mai.

Tante le proposte artigianali, tanto il lavoro e la passione che c’è dietro ad ogni oggetto-prodotto, ma ciò che mi porto dentro da questa esperienza come spettatore è la cura nel dettaglio, è la voglia di far parlare il lavoro manuale, è la predilezione di far vivere l’arte della lavorazione a mano, è credere ancora che l’arte sta nelle mani di chi le sa usare. Insomma non posso che consigliare un evento come il Fashion in Flair, il cui fascino sta nello stile.

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Lo stile in un clic

“Fotografare, è riconoscere un fatto nello stesso attimo ed in una frazione di secondo è organizzare con rigore le forme percepite visivamente che esprimono questo fatto e lo significano. È mettere sulla stessa linea di mira la mente, lo sguardo e il cuore”, questo diceva Henri Cartier-Bresson, un noto fotografo francese che nacque il 22 agosto del 1908. Guardare la realtà attraverso un obiettivo era diventata la sua seconda vita. “Per dare un senso al mondo, bisogna sentirsi coinvolti in ciò che si inquadra nel mirino” era ciò che ripeteva sempre. È stato il fotografo per eccellenza perchè come diceva lui stesso “fotografare è un modo di vivere”. “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso un solo momento” questa era la filosofia dei suoi scatti, che in piccola parte si possono ammirare a San Gimignano fino al 15 di ottobre 2017.

Con il nome fotografia si intende tre elementi distintivi, la tecnica, l’ immagine ed il supporto, e proprio attraverso essa si arriva a cogliere lo stile dell’ oggetto rappresentato, lo scatto rappresenta lo stile di ciò che si guarda e si vede. Il prodotto che compare in una fotografia è il risultato dell’ espressione di chi la scatta, l’ immagine parla di ciò che arriva a chi la fotografa. Tutto ciò che una fotografia comunica lo fa attraverso lo stile di chi l’ ha scattata.

Vari sono i fini della fotografia ma in campo di moda la fotografia fornisce la descrizione visiva di abiti o accessori, ma anche di abbinamenti. Questo tipo di immagini parlano di stili di vita, hanno il potere di essere colte velocemente e richiamano l’ attenzione su quello che il fotografo vuole trasmettere, condividere. La fotografia ha in sè il potere della testimonianza, risulta essere la ‘testimone sul campo’ con un alto valore estetico. Racconta il reale, narra la vita, regala l’essenza.

E dato che questo articolo parla della fotografia non posso non citare il Social della fotografia, Instagram, che ha rivoluzionato il modo in cui viviamo, ha cambiato il modo in cui guardiamo il mondo, ci ha reso un pò ‘stilisti’ del mondo. Ci sono foto che immortalano il momento, ma ci sono foto che spiegano quel momento, come ci sono foto che ti fanno sentire la voglia di viaggiare e ci sono altre foto che ti fanno apprezzare i luoghi in cui vivi, esistono foto che attraverso ciò che indossi esprimono lo stile personale come esistono foto che ti aiutano a capire il tuo stile. Insomma qualsiasi sia la foto esse rappresenta la realtà.

E come diceva Henri Cartier-Bresson “Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura” !

 

 

 

 

 

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Quando lo stile di una città ti fa viaggiare nel tempo

Quando una città si veste di epoca, quando una cittadina si cala in un’ atmosfera antica, quando le strade indossano il sapore dell’antico, allora lo stile che rappresenta e di cui è portavoce ti porta ad immergerti in un mondo dal carattere unico e raro. Come unici e rari sono i pezzi che caratterizzano questo stile, artigianali e antiquati sono gli oggetti che decorano questo stile. Quello stile che indossa un piccolo borgo ligure ogni anno e che si trasforma in una preziosa Soffitta in cui si raccolgono mobili d’ epoca, oggetti di modernariato, bigiotteria di grande pregio, quadri, pizzi e tovaglie, e ancora oggetti più ricercati dall’ interesse collezionistico. Sarzana diventa una città che prende i connotati per un periodo dell’ anno, Agosto, di un vero mercato dell’antiquariato a cielo aperto, che con naturalezza e spontaneità assume i contorni di un bazar orientale. Oggetti di valore per la bellezza e rarità, oggetti che rispondono a più di 50 anni di vita, oggetti che richiamano la loro fattura manuale, tutti questi oggetti ricoprono le viuzze caratteristiche e antiche di questa cittadina fortificata.

È la seconda volta che mi reco in questo luogo in occasione di questo evento, ed è come se aprissi una porta di una Soffitta, e nell’entrare rimanessi stupita di quanta bellezza può esistere e di cosa si può celare alla conoscenza quotidiana. Un armadio pieno di tante cose conservate nel tempo, dalle più antiche alle più pregiate, dalle più strane alle più originali, da suppellettili vintage ad arnesi di ogni genere. L’elemento comune e caratterizzante di ogni bancarella che incontro è il suo stile retrò, l’odore dell’ antico, la consistenza dell’ usato al tatto. Il fascino ti porta indietro negli anni, guardandolo e ammirando un oggetto è come se quell’età in cui è stato utilizzato o a cui si riferisce ti salutasse. Tutto intorno sembra parlarti di altri tempi, ed insieme alla città, insieme alle stradine abbellite ed adornate, riecheggiano gli usi e i costumi di un tempo, la finezza e l’eleganza di anni ormai passati, le usanze e le consuetudini di un periodo demodé.

In un ambiente del genere ti senti alcune volte fuori luogo, perchè è talmente tanto lontano da te che ti è difficile immedesimarti, ma basta specchiarti in uno specchio antico e pregiato e la tua anima si riflette in quell’atmosfera, si fonde in essa e sorride con essa. Si vive in anni diversi da quelli che si ammirano in questo evento ma ne vale la pena, perchè un tuffo nel passato risveglia uno stile singolare. Come questa Soffitta insegna, fai del tuo stile un pezzo unico!!

 

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Tatuare il proprio stile

Mi sono sempre piaciuti, li ho sempre apprezzati, li ho sempre visti come arte e come un vestirsi di arte, non ne ho ancora sul mio corpo ma forse uno piccolo a breve lo indosserò. La loro storia è affascinante, come ogni favola ognuno sembra risultare un sogno a se. Un pò come quando si ha il sogno di indossare un abito, quando si decide di farlo, di averlo e tenerselo per tutta la vita diventa un simbolo da portare dietro in ogni istante. Diventa un’ anima che cammina con te, come può essere un accessorio o un capo di abbigliamento. Proprio come un vestito può variare per la forma, per i colori, per il significato che gli si dà. La scrittrice Sylvia Plath diceva :“Indossa il tuo cuore sulla tua pelle in questa vita”. Il cuore un pò lo si indossa anche quando ci si veste, o quando si sceglie di portare un accessorio, cosi è anche per il tatuaggio, per quell’ inchiostro che colora la tua pelle, per quel disegno che rappresenta una storia. Si dice che un tatuaggio è per tutta la vita, un tatuaggio è un modo di esprimere se stessi come quando si porta un determinato look. Il tatuaggio parla di te, tu stesso fai parlare il tatuaggio, si crea un legame, un intreccio profondo in maniera spontanea e naturale. Ci si veste di esso e diventa il segno distintivo di te stesso. Il tatuaggio ha fatto moda, è diventato stile, ha trasformato ognuno in una trama, un racconto con un suo contenuto.

Due anni fa usciva sulle passerelle della Fashion Week di Milano il tattoo dress, erano capi sottili e trasparenti che aderivano al corpo da farlo sembrare tutto tatuato. Un corpo del tutto privo di tatuaggi con i vestiti di Dsquared2, il marchio dei gemelli disigner Dean e Dan Caten, si trasformava in una tela di colori e disegni, modelli muscolosi con indosso canotte e shorts dai colori accesi, con abiti dai quali spuntavano tutine aderenti color carne interamente ricoperte di stampe dal mood ‘hipster’ che creavano l’ effetto tattoo. Sul web invece il trend fece scatenare l’acquisto di t-shirt con maniche tatuate, gli stilisti portarono questo tattoo style in chiave fashion.

Diversi sono gli stili dei tattoo, diverso è il significato che si basa su ogni stile, un pò come lo stile di un abito che prende il suo significato dall’ epoca in cui lo si colloca. Si passa da uno stile Old school, con l’utilizzo di disegni piatti e linee nette a colore nero, ad uno stile New school, con colori vivaci, da uno stile giapponese ad uno tribale, dal realistico al lettering, in cui le parole sostituisco o integrano il disegno, insomma qualsiasi sia la scelta esso diventerà l’ anima del tuo stile.