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Mon Privè: Feticismo

Il Feticismo ha come oggetto del desiderio qualcosa di inanimato, che può essere una parte del corpo, un indumento intimo, un capo di abbigliamento o manufatti basta che siano inanimati. Il Feticista riversa nell’oggetto la sua eccitazione, il suo piacere, tanto da guardarlo, toccarlo, assaggiarlo, annusarlo, affinché stimoli la sua masturbazione e il suo orgasmo. Provare desiderio o stimolare il piacere con un oggetto risulta essere comune nella maggior parte delle persone ma ciò che distingue il Feticista dall’amatore è il riuscire a godere solo ed esclusivamente del feticcio, dell’oggetto idolatrato o della parte del corpo adorato. Per i Feticisti è difficile avere un orgasmo o raggiungere il climax con il sesso ‘tradizionale/penetrativo’, il loro pensiero sessuale si incentra unicamente nei confronti dell’oggetto del feticismo, sul quale fantasticano e verso il quale abbandonano ogni freno. Provare una venerazione nei confronti di un oggetto piuttosto che di un capo oppure di una parte del corpo, richiede molto impegno personale non solo perchè si vive il sesso fuori da schemi ma perchè si potrebbe essere sempre additato come lo strano o il diverso.

La sete sessuale, ciò che la stimola, il vivere l’espressione massima del piacere, tutto questo è strettamente individuale e nessuno dovrebbe né cercare di capire il perchè si prova l’orgasmo in un modo, né giudicare il modo con cui si pratica il sesso. Gli interessi sessuali sono personali e come tali devono essere rispettati. Solo conoscendoli si potrà evitare di avere preconcetti.

Tanti possono essere i feticci. Magnus Hirschfeld (ricercatore sessuale) diceva già nel 1920: “Dalla testa ai piedi non c’è macchia sul corpo, e dal copricapo alle calzature, non c’è nessuna piega nell’indumento che non possa essere uno stimolo feticistico”.

Il Feticismo, come altre pratiche sessuali, vive purtroppo di pregiudizi e di confusione per chi non lo conosce perchè viene valutato come un disturbo con una dose di perversione sessuale. Essere eccitati dalla sovrastimazione di un unico elemento, qualsiasi esso sia, differenzia il concetto feticistico dall’usuale coinvolgimento sessuale. Ciò che fa la differenza è proprio il focalizzarsi verso il feticcio e non verso il partner o la persona. Gli oggetti diventano caratteristiche con una carica erotica e sessuale molto elevata tanto da indurre il Feticista a concentrare il suo vivere la sessualità in modo univoco. Il Feticismo, come altre pratiche, risulta essere una preferenza sessuale. Ci sono diversi gradi di Feticismo a seconda di quanta importanza si dona all’elemento che crea eccitazione. Diversi sono anche le manifestazioni con cui si è Feticista. Si passa da quello attivo a quello contemplativo con uno sguardo al passivo. I primi due rientrano sempre ad opera del Feticista nell’appropriarsi e nel guardare il feticcio, l’ultimo invece avviene per mano del partner che gli sottopone il feticcio.

Lo psicologo Alfred Binet disse che un pò tutti noi individui siamo più o meno Feticisti, perchè si ha una quantità costante di Feticismo anche nella forma di amore più sana e regolare. La libido viene stimolata anche da caratteristiche fisiche o caratteriali, intellettuali o psicologiche della persona amata.

Quindi, cerchiamo di non ignorare la conoscenza delle varie pratiche sessuali magari non lo sappiamo ma possiamo rientrare anche noi stessi in alcune.

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Conoscere il piacere: l’orgasmo cerebrale!

Non si può parlare di sessualità, di pratiche sessuali, di piacere, di erotismo, senza parlare di orgasmo, ma non di quello tangibile e corporeo indotto da una penetrazione o da una stimolazione fisica, ma di quello mentale e cerebrale. L’erotismo su cui mi soffermo spesso e volentieri, quello che impernia i racconti di Pelle di Luna, quelle pulsioni erotiche che si solleticano e si sollecitano, quei desideri che orbitano e si tuffano in un piacere sensuale, tutto ciò ha un’unica fonte da cui attinge, i Sensi.

L’orgasmo o climax o acme, è l’insieme di reazioni neuro-muscolari di natura involontaria che porta al culmine dell’eccitazione sessuale. Se si conosce alla perfezione l’orgasmo fisico, provocato da qualsiasi sollecitazione fatta al corpo, difficilmente si comprende, addirittura si ignora, l’orgasmo mentale. Quella sensazione massima di piacere che parte dalla testa inondando le zone genitali, come fosse un fiume che scorre e tracima. Sembra qualcosa di fantasy ma in realtà esiste e gli sperimentatori lo chiamano ASMR, ovvero “Autonomous Sensory Meridian Response che vuol dire risposta autonoma del meridiano sensoriale. Quando si parla di vivere la sessualità, il sesso in modo mentale, si deve pensare a quelle sensazioni che la mente stessa avverte, come ad esempio l’effetto di benessere e di euforia nello stesso istante, che porta ad un’esplosione al basso ventre con la presenza di gemiti o respiri affannati.

L’orgasmo mentale è fomentato da pensieri erotici/sessuali, da percezioni uditive o olfattive, ma anche gustative e visive. Tutto viene innescato dal pensiero e dal vagare della mente, questa miccia fa propagare una fiamma in tutto il corpo che incendia senza il bisogno di una masturbazione. Come quello fisico anche l’orgasmo mentale non è frutto di una condizione di comando ma di uno stato di trasporto e di assoluta conoscenza di sè. La mente diventa una calamita per ciò che procura piacere e lo ripropone ogni volta incitando un appagamento diffuso. Ciò che spinge a raggiungere un orgasmo mentale può essere l’osservazione di un’opera d’arte, o l’ascolto di una melodia o perfino essere protagonisti di giochi di ruolo.

I Sensi giocano un ruolo fondamentale nell’orgasmo mentale. In modo del tutto passivo senza essere provocati i Sensi trasportano la mente in una dimensione primordiale, si abbandona il senno e si ritorna a sentire quel benessere che conforta e rende vivi. L’orgasmo cerebrale sembra ricordare l’effetto del miglior stupefacente con l’unica differenza che tutto è naturale. L’esperienza virtuale di solito aiuta a stimolare questo tipo di orgasmo, dato che la concentrazione ha come fulcro la stimolazione dei Sensi.

La scienza non si è espressa a riguardo non escludendo a priori. Ci sono vari schieramenti, ma sicuramente per dare conferma andrebbero eseguiti esami con strumentazioni adatte.

Chi ha provato questo tipo di orgasmo ha ben chiaro la differenza con quello fisico. L’eccitazione e la sensazione di benessere che si provano creano in modo concreto una scossa che si irradia dal cuoio capelluto fino alla punta dei piedi, un’ondata di calore affluisce nella zona genitale, tutto diventa offuscato, il mondo si eclissa, i respiri si trasformano in mugolii, il corpo si bagna di piacere.

Alcuni penseranno che tutto è fantascienza, io rispondo: ‘Provare per credere’!!

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Il pudore si spoglia!

Il pudore è silenzioso, non si sente e non si ascolta. Il pudore non è rumoroso ma a volte porta dei tumulti interni che limitano e frenano quella libertà che scalpita. Nel sesso e nella sessualità avere un eccessivo pudore non fa altro che creare una fissazione verso la ‘purezza’ e porta a colpevolizzare la ricerca del piacere. Demonizzare pratiche o fantasie, disdegnare lingerie sexy, rincorrere una cultura ed una educazione troppo chiusa, tutto questo può far trasformare in ansia qualcosa che dovrebbe essere vissuto con leggerezza e con la massima libertà. Quando qualcosa di nuovo incontra la nostra strada o situazioni diverse si affacciano alla nostra finestra si può rispondere con disagio, paura, timore, insicurezza, magari anche in modo goffo, ma se quella vergogna lascia il posto ad una sana audacia allora ne gioverà anche la propria autostima e la propria sicurezza, soprattutto in ambito sessuale. Il troppo pudore frena la praticità di ogni essere umano. Vergognarsi di indossare un abbigliamento ‘osé’, limitarsi di vestire in modo provocante o provocatorio, con il tempo inibisce ogni libertà di essere. Siamo talmente tante tonalità di schizzi di colore che non ci si può frenare perché l’essere pudici è la nostra catena alla cultura ricevuta. Il pudore nasce dall’adolescenza, il nostro corpo avverte un essere più consapevole e su quella sensazione bisognerebbe lavorare. Le troppe inibizioni, il vedere le cose sempre bianche o nere senza alcuna sfumatura soprattutto nella sfera erotica e sessuale, possono dare origine a rapporti o relazioni con reti di confine invalicabili, e con il tempo vivere la propria sessualità o la propria vita in modo incompleto. A volte mi chiedo se nascere in un paese come l’Italia abbia contribuito a vedere tutto con un velo di vergogna, di eccessiva castità. Mi guardo intorno e vedo tanti freni, scorgo lo sguardo oltre il confine e percepisco libertà di vivere, libertà di essere, voglia di essere liberi. La vita è come una palestra, ogni attrezzo diventa facile e comprensibile se lo si usa nella maniera giusta, ogni movimento diventa più fluido se lo si sente e se il corpo diventa amico e complice appropriandosene. Quindi perché non esercitarsi e sudare scostando quel velo pudico che diverse volte è imposto dalla società? Nei rapporti intimi l’essere pudico può essere da ostacolo. In questi rapporti si condivide la parte più interiore ed emozionale con l’altra persona, si porta alla luce la propria natura autentica senza filtri e senza orpelli. Se si soffoca, se si reprime per senso di inadeguatezza si rischia di non riuscire ad essere naturali, e magari far nascere delle frustrazioni che possono recare sofferenza alla comunicazione o alla relazione stessa. Non riuscire a mostrarsi, non giocare con il proprio corpo, non dedicarsi al benessere sessuale personale, può nascondere un non accettarsi, essere ancorati a tabù può aumentare il proprio essere pudico. Uno spauracchio continuo che non dovrebbe essere trascurato perché può insorgere anche in altri momenti di vita e minare la qualità della stessa. Spesse volte ci si vergogna di un proprio difetto, o si ha paura di perdere la propria integrità o dignità, ma nascondersi dietro il sipario della pudicizia non aiuta, anzi non fa altro che affossare più in profondità parte della propria persona. Non vergognarsi, non essere pudici, essere disinibiti e sfacciati non vuol dire mancare di eleganza o di amor proprio, non è sinonimo di essere scandalosi o indecenti, ma è solo essere disinvolti e spontanei con il proprio corpo e con il contesto in cui si vuole denudare la propria libertà.

Raccontarsi senza pudore è come farsi accarezzare dai raggi del sole, è come giocare a piedi nudi sulla sabbia, è come farsi sfiorare l’anima.

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Gender!

Troppi sono gli articoli che portano a confondere le idee, e quindi spetta a noi informarci su cosa abbraccia questo termine, abbiamo il dovere di interpretare il giusto significato dei termini. A volte l’arroganza nel sapere non dà la visione chiara del concetto che si nasconde dietro ogni vocabolo. La lettura di diverse fonti, il discernere ciò che è fazioso da ciò che è imparziale dovrebbero caratterizzare il punto di partenza per comprendere. Andare in fondo alla questione che porta all’esistenza di varie posizioni dovrebbe essere l’arma da usare per arrivare ad una nostra conclusione. Solo questi step possono dare un quadro specifico e descrittivo.

Gender è una parola inglese che significa Genere. Il termine Genere teoricamente fa una distinzione tra due ambiti che appartengono all’essere umano. Da un lato il sesso che è un dato biologico, naturale, è un fattore o una caratteristica a cui non possiamo opporci, nasciamo con un sesso che è determinato dai geni. Dall’altro lato, il genere che non è dettato dalla nascita ma progredisce e si evolve durante la vita. Il genere stabilisce l’identità sessuale di un individuo. Il genere contempla l’influenza culturale, ambientale, sociale, storica, ideologica del luogo dove l’essere cresce e si sviluppa. Il sesso e il genere sono due realtà che non devono necessariamente coincidere, ognuno deve sentirsi libero di esprimersi. Il perché sia nata la teoria Gender, i movimenti contro la teoria Gender, le posizioni di cattolici, religiosi contro la teoria Gender, non fanno altro che far nascere ogni volta un tornado. Creano discussioni e opinioni che non portano a nulla di oggettivo. A mio avviso danno origine a confusione e a prendere le distanze da chi la pensa diversamente o da chi semplicemente accetta il libero pensiero. Tutto sembra rispondere a teorie complottistiche, tutti pensano ad atteggiamenti di corruzione. Ma perché non accettare chi la pensa diversamente da te? Perché non lasciare vivere i desideri di ognuno? Perché non rispettare il pensiero altrui?

Nel campo della Moda la teoria Gender ha diviso la società. Uomini che si truccano e indossano gonne, donne che vestono abiti dal taglio maschile, erano e sono tutt’ora difficile da accogliere. Nel 1984, Jean-Paul Gaultier scandalizzò le passerelle di Parigi presentando la sua iconica collezione Men in Skirts. I modelli della sfilata maschile indossarono gonne di ogni forma e dimensione, da quelle aderenti per l’ufficio a più elaborati strascichi da sera. Gli integralisti gridarono allo scandalo, ma anche oggi purtroppo è così. E’ contro natura, porta ad un fraintendimento dell’essere umano, quale educazione si può impartire ai bambini se tutto questo si accetta? Queste e tante altre accuse vengono mosse da chi vede la teoria Gender come il male. Questo modo di agire non ha a che fare con i gusti, con le preferenze, con le soggettive inclinazioni. Ha a che fare con i canoni che la norma prevede. Non rientri in quelle ‘regole’ allora sei bandito, sei offeso e bistrattato. Quando in Italia comparve la prima gonna-pantalone dello stilista francese Paul Poiret, la jupe-culotte, i giornali parlarono di donne assalite, molestate e ingiuriate per strada perché colpevoli di vestirsi come i maschi. Fatti accaduti negli anni ’10. Oggi anche se ci troviamo negli anni 2000 non mi sembra che le cose siano cambiate.

Per vari secoli le donne e gli uomini hanno indossato vestiti uguali. Le tuniche, le toghe, le stole e le pelli non avevano genere. Non si tratta di cancellare il sesso di appartenenza ma si tratta solo di sentirsi liberi di vestire come si vuole, di essere come ci si sente. Le emozioni, le sensazioni, i sentimenti, ciò che si prova, non rispondono all’essere maschio o femmina, ma rispondono all’essere vivente. Etichette, cliché e stereotipi sono catene invisibili, sono freni alla propria espressione di individuo, di genere.

Percepire il nostro corpo non riguarda solo ed esclusivamente la nostra dimensione biologica. Bisogna considerare il nostro corpo collegato al nostro volere di essere pensante!

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To Touch

Una Donna sa cosa succede al suo corpo quando esso viene sollecitato. Una Donna conosce bene le sensazioni che fanno vibrare il suo corpo quando esso viene toccato. E’ come se tutto intorno diventasse un contorno sbiadito, un ricordo annebbiato. L’emozione che la fa sentire eccitata, l’eccitazione che sembra infiammarle la carne, tutto è come se si osservasse con la lente di ingrandimento. E’ come se il suo sentire fosse descritto dall’obiettivo di una macchina fotografica. Ed era proprio questo che il mio corpo stava provando, e nulla avrebbe fermato ciò che stavo per fare…

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Ad ogni sport equivale un volere e un fisico!

Qualsiasi sport si pratichi non è frutto solo di passione ma è anche di come si preferisce il proprio fisico. Ci sono sportivi che non vogliono massa muscolare, non vogliono apparire massicci e quindi scelgono sport in cui il peso viene controllato e in cui il corpo risulta senza volume muscolare come i podisti. I cosiddetti runners. Ogni kg perso per loro è un guadagno sul tempo al km. Quindi più si ha un fisico asciutto, con una massa muscolare in grado di sostenere lo sforzo, più si avranno risultati. Nella corsa la parte superiore del corpo risulta molto esile in quanto l’impegno di forza è quasi nullo. Quindi il fisico di un runner è longilineo, molto asciutto con gambe toniche ma sottili e poco muscolose. Sicuramente chi ama questo sport non può con tale fisico eseguire attività sportive in cui le fasce muscolari richiedono un volume maggiore. Ed ecco perché ogni sport ha la propria corporatura. Il sentirsi bene in quella forma fa scegliere lo sport da praticare. Il tennis per i suoi continui scatti, per i colpi alla pallina, per l’utilizzo della racchetta, sviluppa anche in volume i muscoli delle braccia, delle gambe, degli addominali e dei glutei. Se solo si pensa al fisico di Serena Williams si ha l’idea del tennista con il corpo atletico e muscoloso. La sua muscolatura ha contribuito al suo successo. Ma proprio perché ognuno si deve sentire bene nel proprio corpo durante lo sport che pratica, esiste una fazione di atleti tennisti che propendono a mantenere il proprio fisico con poca muscolatura per essere in linea con i canoni degli sponsor. La Sharapova in un’ intervista disse: “Voglio essere sempre più magra e avere sempre meno cellulite. Credo che sia quello che vogliono tutte…Non sollevo più di due chili: è noioso e troppo faticoso.”. Dalle sue parole si evidenzia un vivere il tennis in modo opposto a come lo vive la Williams che invece disse: “Alla fine ho capito che devi imparare ad accettare quello che sei e ad amarti per chi sei. Ora sono davvero contenta del tipo di corpo che ho, e ne sono molto orgogliosa. Ovviamente va bene per me”. Due modi di vedersi completamente diversi pur facendo lo stesso sport. Ci sono diversi tennisti che fanno fatica ad accettare il proprio fisico massiccio, ma il tennis richiede quel fisico. Come essere runner richiede un fisico snello. O come chi pratica nuoto richiede arti molto lunghi, spalle larghe, fianchi stretti e piedi grandi che aumentano la propulsione. O ancora come coloro che si dedicano al sollevamento pesi necessitano di un fisico tozzo con sistema cardiovascolare in grado di sopportare improvvisi aumenti della pressione sanguigna.

Ognuno deve essere consapevole del proprio sentire. Ognuno deve avere la capacità di mettere in equilibrio il proprio corpo con l’attività sportiva che intraprende. Non tutti i fisici sono adatti ai vari sport. Non si può passare da uno sport ad un altro con facilità mantenendo l’idea di un modello di fisico ben preciso. Una Serena Williams non potrà mai diventare una Carla Fracci o viceversa. Tutto ciò che esterniamo deve passare dal nostro essere coscienti di quello che siamo e vogliamo essere fisicamente. E di conseguenza le nostre scelte sportive seguiranno anche il nostro volere strutturale.

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Adoperarsi ti fa bella!

1400 euro al giorno per la beauty routine di Victoria Beckham! Questa frase letta qualche giorno fa su una rivista ha dato l’input a questo mio articolo.

Trattamenti di bellezza, capi di abbigliamento e accessori firmati, istruttori sportivi privati, beauty routine costose, cibi prelibati da stelle Michelin. Parrucchieri privati, massaggiatori privati, truccatori privati. Tutto questo sembra essere il pacchetto che ogni persona d’elite può e deve permettersi. E se non lo avesse passerebbe per quella ghettizzata e a tratti avara. Certo è che tutto questo porta ognuno di loro ad avere una pelle perfetta, una silhouette tonica, una età da sfoggiare senza pensare a rughe o altre inestetismi, perché si sa che dietro l’angolo c’è sempre un cosmetico o un trattamento pronto a fare il suo dovere. Ci sarà sempre un ritrovato di ultima generazione che aiuterà a non far pesare gli anni che passano, i sacrifici che si fanno, le ore di lavoro che si susseguono. Basta entrare nel mondo del ‘tutto è possibile‘. E qual è quel mondo in cui ogni bisogno diventa concreto? Sicuramente il mondo dove con la parola lusso si etichetta la specialità. La possibilità di sperimentare e provare cose che non sono per tutti, in quanto raccoglie solo una ristretta fascia di consumatori, indirizza verso strade nuove e soluzioni non ovvie, quindi speciali. Entrare nel mondo del lusso, vivere una vita nel lusso, ‘fare lusso’ è a misura di pochi. Quei pochi hanno l’esclusività di ciò che il lusso propone. Il lusso stesso definisce la schiera dei pochi, che è tutt’altro che volgare ed esibizionista. I dettagli, i particolari, le novità, la qualità, l’eccezionalità, l’unicità, sono termini che spiegano molto bene cosa si intende per lusso. E questi termini camminano mano nella mano con un limitato numero di persone. Persone che si differenziano dalla cosiddetta massa. In quella massa però ci sono individui che, pur non avendo la possibilità economica per accaparrarsi l’ ultima invenzione, o il più bravo dei ‘personal’, cercano di mantenersi nel loro piccolo, cercano di darsi da fare per rendere il loro corpo pronto alle intemperie degli anni che inevitabilmente potranno colpire. E allora, coloro che vivono il lusso avendo più possibilità di vita ‘facile’, possono essere paragonati alla grande fetta di persone che non ha i mezzi per ‘rallentare’ il tempo? In altre parole, il merito maggiore a chi lo si dovrebbe dare? Nessuno deve essere messo al patibolo, né i pochi né i molti. Nessuno ha colpe e nessuno deve sentirsi in difetto, ma è pur sempre vero che a parità di età, un soggetto che non ha a disposizione il lusso e presenta una giovinezza visibile ed una cura percepibile di se stesso avrà, a mio avviso, una maggiore considerazione di arrivare agli obiettivi che si prefigge rispetto a chi arriva con una facilità guidata dal lusso. Chi fa parte della maggioranza sente il bisogno di prodigarsi per raggiungere uno status fisico con prodotti accessibili, con abiti e accessori che a buon mercato impreziosiscono, con cibo semplice e per niente sofisticato e con il resto dei personal fai da te. Può a volte sembrare scontato e banale pensare a questa differenza, ma guardare in faccia questi aspetti non fa altro che dare valore alle azioni della gente che non è facilitata dal lusso.

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Voi ed Io: Amicizia tra uomo e donna, esiste?

Per questo tema non potevo che colloquiare con un ragazzo così da vedere in modo netto il pensiero maschile (il suo) e quello femminile (il mio). Lui è Salvio con la sua pagina instagram https://www.instagram.com/salviographicdesigner/

L’argomento che abbiamo affrontato è alquanto complesso. Un concetto quello dell’amicizia tra uomo e donna studiato dalla scienza, trattato in film e telefilm in maniera esplicita. Insomma un dilemma a cui ancora oggi non si ha chiara la risposta. Io e Salvio abbiamo cercato di giungere almeno ad una conclusione scandagliando e riflettendo sul Si e sul No.

Contro il parere di alcuni alla domanda se esiste amicizia tra uomo e donna, la scienza ha risposto in modo categorico dicendo No. L’ Università del Wisconsin con il suo studio è arrivata a dire che ‘gli uomini erano più facilmente attratti dalle amicizie femminili che non viceversa, ma erano anche più propensi a credere che le amiche ricambiassero. Le donne, invece, erano molto più propense a sottovalutare il livello di attrazione che gli amici maschi provavano nei loro confronti, così come risultavano meno propense a provare sentimenti romantici.‘ Questo studio ha messo in evidenza che entrambi i sessi vedono l’attrazione all’interno della loro amicizia come un costo e non come un beneficio, entrambi sono consapevoli che un eventuale risvolto romantico o sessuale potrebbe causare problemi.

Salvio si sofferma sul fatto che l’amicizia è comunque un tipo di legame affettivo ed ha più stadi e più strati. La risposta non è così facile proprio perché bisogna tenere conto di diversi fattori, di varie variabili. Una cosa da non sottovalutare è che il più delle volte non è tanto il provare attrazione fisica o sentimenti passionali, ma è il non accettarli e non ammetterli per paura di rovinare qualcosa che sta per chiamarsi amicizia o che si chiama già amicizia. Può succedere che quel timore di non ammettere un desiderio fisico o romantico possa essere guidato dall’angoscia di non essere ricambiato. La cosa migliore è una totale onestà intellettuale. La differenza di sesso cammina di pari passo con il dare valore all’amicizia o alle relazioni in genere. Uomini e donne hanno una propria visione di quali sono i criteri in un’amicizia o in una relazione amorosa. Quindi anche per questo l’amicizia tra sessi opposti è difficile che esista. Per Salvio un’ amicizia onesta e vera tra uomo e donna non esiste per una questione evolutiva. Dal un punto di vista di evoluzione di genere l’uomo e la donna non sono fatti per essere amici. “Saremmo tutti ipocriti a pensare il contrario, sfido chiunque di noi in tutta onestà ad ammettere che se vediamo una bella ragazza o un bel ragazzo per strada stiamo a pensare: eh si quasi quasi ci divento amico o amica”.

Bisogni, desideri, obiettivi, spesse volte per non dire sempre non coincidono tra i due sessi e creano così una situazione di squilibrio nel rapporto ‘amichevole’. Ecco perché alla base ci deve essere una comunicazione chiara e sincera. Il gesto non verbale di un semplice bacio sulla guancia o di uno sfioramento di mani innesca nell’uomo pensieri di natura sessuale, così dice la scienza, mentre nella donna questi gesti risultano avere poco conto o essere innocui. Ma può capitare il contrario. Oppure quel gesto fatto in maniera così innocente può anche essere la scintilla che accende il desiderio ad entrambi. E se ci fosse una certa antipatia fisica tra uomo e donna tanto da far pensare che potrebbe esserci un rapporto di amicizia? Si, può esistere un’antipatia del genere ma nulla toglie che mentalmente si abbia simpatia e complicità e quindi anche in questo caso dobbiamo rispondere che l’amicizia tra uomo e donna non esiste!

Fra uomo e donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia. (Oscar Wilde)

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C’era una volta!

C’era una volta… Le favole iniziano sempre così. Quasi come se ti prendessero per mano e ti portassero all’interno della storia. Più si entra nel vivo del racconto più ci si sente immersi in essa. Ogni cosa diventa storia di se stessa e in questo risiede il valore che si deve dare alla storia. Un vestito che si indossa ha una sua storia. Un’esperienza accaduta ha una sua storia. Noi persone umane abbiamo una nostra storia e ogni giorno ne creiamo una nuova o una che si allaccia al giorno precedente. Raccontare con immagini, foto, parole ciò che ci accade, ciò che attraversiamo, ciò che sono le nostre preferenze, non fa altro che scrivere capitoli della nostra storia. La storia a cui diamo vita può essere breve e completa, lunga e non conclusa, superficiale oppure profonda. Si possono avere più storie da raccontare, Noi stessi siamo più storie. Le storie hanno un’importanza a volte sottovalutata. Qualunque storia, in qualsiasi ambito nasca, deve rivestire un ruolo considerevole. Se solo pensassimo alle storie di un Social come veicolo per raccontare, si porrebbe maggiore attenzione nel narrare. Quasi come se fossero dei cortometraggi di vita.

Le storie potrebbero essere paragonate alla scelta dei capi che indossiamo. Passiamo dai capi casual a quelli raffinati, da abiti sportivi ad eleganti, da vestiti leggeri a quelli pesanti, insomma diamo vita ogni giorno ad abbinamenti che mostrano il nostro umore o voglia del momento. Le storie fanno la stessa cosa. Passano dall’essere frivole a serie, da comuni ad uniche, dall’essere scherzose all’essere divulgative. Ognuno di Noi dà origine ad una storia meritevole di essere raccontata e mostrata. Siamo la storia che mettiamo in scena. La scenografia può cambiare e può essere sistemata a seconda di come ci sentiamo ma Noi rimaniamo attori e in alcuni casi spettatori.

La storia è una successione di eventi che accadono ai personaggi e nello specifico a Noi stessi, ma risultiamo anche Noi i registi che mettono in atto questo racconto. Esprimendo, apparendo, mostrando, non si fa altro che scrivere o girare una storia che riguarda Noi e il nostro modo di essere, di vedere e di vivere. Nessuno può o deve intervenire nella storia altrui. La narrazione è nostra ed anche se può sembrare discutibile, è comunque la somma di quello che siamo Noi. Nessuno deve stilare la nostra storia, ognuno deve mettere la firma sulla propria. Il canale sul quale scriverla siamo Noi a sceglierlo ma senza dimenticare che storia vuol dire fatti, esposizione, realtà. La storia è la metafora della vita, è l’espressione figurata della vita. Dare una trama al nostro stile di vita vuol dire creare storia. Ogni cosa che immaginiamo o ideiamo, che sia un accostamento di accessori, la scelta di un capo di abbigliamento, uno scatto per la nostra galleria Social, un programma di allenamento, qualsiasi cosa sia, diventa un pezzo di storia di Noi. E dato che ne facciamo parte allora perché non darle voce?

La storia è il racconto dei fatti, e i racconti sono la storia dei sentimenti” Claude Adrien Helvetius.

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Voi ed Io: un viaggio alla scoperta e riscoperta della sessualità

Cosa porta un gruppo di ragazzi giovani a creare una pagina instagram e un vero e proprio sito e-commerce dedicato al piacere, alla riscoperta del sesso, a far vivere un’avventura attraverso una Secret Box? Perché guidare, in modo giocoso e spensierato ma consapevole coppie e single, a svestirsi di tabù e vestirsi di complicità persa o solo abbandonata? Queste domande e altre ancora sono uscite fuori durante la piacevole chiacchierata avuta con Mattia, uno dei creatori di https://bookhousex.com/. Questa volta il mio salotto culturale ha ospitato un tema che a mio avviso dovrebbe avere più libertà di vivere senza restrizioni o inibizioni. Il piacere, il desiderio, il sesso visti come esperienza ed avventura e non come abitudine.

Bookhousex nasce dalla mente di alcuni ragazzi che vedendo loro coetanei e non, imbarazzati e poco comunicativi sul tema della sensualità e della sessualità hanno in modo originale ideato, con l’aiuto di sessuologi e designer, un’esperienza in tre step contenuta in una Secret Box. Una scatola delle sorprese che spinge la coppia o l’individuo ad avere maggiore conoscenza di sè e di chi gli sta accanto. La sessualità non sempre è vissuta con libertà e coscienza. Il più delle volte il non detto è più facile da gestire rispetto a ciò che si vuole dire. L’imbarazzo o ancor peggio i tabù non fanno vivere la propria sessualità, il proprio desiderio, o le proprie fantasie in modo libero e disinvolto. Svincolarsi da pregiudizi e soprattutto non lasciare che il cassetto si riempia di mostri silenti ma esprimere le proprie voglie e il proprio piacere, non porta altro che a vivere a 360 gradi la propria intimità sessuale e sensuale. I ragazzi della Bookhousex, con la loro Secret Box e con le loro interviste ad esperti in materia, tracciano una via verso la libertà del desiderio, danno una spinta alla condivisione della fantasia celata, non visibile ma esistente, incoraggiano alla conversazione e alla conoscenza sessuale. Questo loro innovativo progetto non vuole fermarsi ad un isolato ed unico evento ma sperano che aiuti ad arricchire la confidenza sessuale con se stessi e con i partner, che regali continuità a ciò che accende la Secret Box. La sessualità, il sesso in genere viene vissuto, o per cultura e per mentalità, o per paura con poca comunicazione. La comunicazione è la base di ogni relazione, se ci si spoglia di essa la relazione rischia di essere piatta e senza stimoli. Anche per questo il linguaggio erotico contribuisce a rendere la comunicazione efficiente. Abbracciare inoltre altre forme di erotismo regala alla coppia e all’individuo una comunicazione verbale e non, molto proficua che rimarrà nel tempo e porterà ad una consapevolezza maggiore di ciò che è l’eros. Di solito si demonizzano i toys, i giochi o giocattoli sessuali che stimolano ed intensificano il piacere erotico rendendo la sessualità più aperta e giocosa. In questa Secret Box un ruolo di rilievo lo hanno proprio i toys. Il limite lo pone la mente. E’ la mente che muove e smuove. E’ la mente che sollecitata da impulsi, che possono arrivare anche da questi strumenti, regala una scoperta e riscoperta delle proprie emozioni. La sessualità è vivere in modo sincero e libero ciò che piace e ciò che non piace, è sperimentare trovando sintonia con il nostro corpo e con chi ci sta accanto. La sessualità è coraggio. La sessualità è un viaggio, e perché non farlo con un Unboxing?

I ragazzi della BookHousex hanno attivato un codice sconto con il mio nome per coloro che volessero acquistare la Secret Box, il 20% di sconto inserendo LEDRITTEDISIMO20