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To Touch

Se l’udito è il senso che fa percepire cosa succede intorno. E’ quella parte sensoriale che porta ad assaporare i rumori anche quelli impercettibili, che guida verso mete inesplorate. Se il sentire una voce o un respiro affannoso enfatizza l’attrazione. Se la potenza dei suoni elettrizza la mente. Se in sostanza l’udito altro non è che l’antipasto del desiderio. L’olfatto è quella pietanza che sfama il piacere. E’ l’odore, il profumo che si avvertono a…

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To Touch

Un atteggiamento, un gesto, un comportamento possono essere, sessualmente parlando, elementi che interagiscono in un corteggiamento. In questa fase si testa il potenziale partner, si testa la capacità di vedere quanto quell’interesse non solo sia fisico ma sopratutto mentale. In questa fase ci si mette a nudo, si scoprono parti della propria mente per arrivare a scoprire parti di corpo. I sensi…

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Adoperarsi ti fa bella!

1400 euro al giorno per la beauty routine di Victoria Beckham! Questa frase letta qualche giorno fa su una rivista ha dato l’input a questo mio articolo.

Trattamenti di bellezza, capi di abbigliamento e accessori firmati, istruttori sportivi privati, beauty routine costose, cibi prelibati da stelle Michelin. Parrucchieri privati, massaggiatori privati, truccatori privati. Tutto questo sembra essere il pacchetto che ogni persona d’elite può e deve permettersi. E se non lo avesse passerebbe per quella ghettizzata e a tratti avara. Certo è che tutto questo porta ognuno di loro ad avere una pelle perfetta, una silhouette tonica, una età da sfoggiare senza pensare a rughe o altre inestetismi, perché si sa che dietro l’angolo c’è sempre un cosmetico o un trattamento pronto a fare il suo dovere. Ci sarà sempre un ritrovato di ultima generazione che aiuterà a non far pesare gli anni che passano, i sacrifici che si fanno, le ore di lavoro che si susseguono. Basta entrare nel mondo del ‘tutto è possibile‘. E qual è quel mondo in cui ogni bisogno diventa concreto? Sicuramente il mondo dove con la parola lusso si etichetta la specialità. La possibilità di sperimentare e provare cose che non sono per tutti, in quanto raccoglie solo una ristretta fascia di consumatori, indirizza verso strade nuove e soluzioni non ovvie, quindi speciali. Entrare nel mondo del lusso, vivere una vita nel lusso, ‘fare lusso’ è a misura di pochi. Quei pochi hanno l’esclusività di ciò che il lusso propone. Il lusso stesso definisce la schiera dei pochi, che è tutt’altro che volgare ed esibizionista. I dettagli, i particolari, le novità, la qualità, l’eccezionalità, l’unicità, sono termini che spiegano molto bene cosa si intende per lusso. E questi termini camminano mano nella mano con un limitato numero di persone. Persone che si differenziano dalla cosiddetta massa. In quella massa però ci sono individui che, pur non avendo la possibilità economica per accaparrarsi l’ ultima invenzione, o il più bravo dei ‘personal’, cercano di mantenersi nel loro piccolo, cercano di darsi da fare per rendere il loro corpo pronto alle intemperie degli anni che inevitabilmente potranno colpire. E allora, coloro che vivono il lusso avendo più possibilità di vita ‘facile’, possono essere paragonati alla grande fetta di persone che non ha i mezzi per ‘rallentare’ il tempo? In altre parole, il merito maggiore a chi lo si dovrebbe dare? Nessuno deve essere messo al patibolo, né i pochi né i molti. Nessuno ha colpe e nessuno deve sentirsi in difetto, ma è pur sempre vero che a parità di età, un soggetto che non ha a disposizione il lusso e presenta una giovinezza visibile ed una cura percepibile di se stesso avrà, a mio avviso, una maggiore considerazione di arrivare agli obiettivi che si prefigge rispetto a chi arriva con una facilità guidata dal lusso. Chi fa parte della maggioranza sente il bisogno di prodigarsi per raggiungere uno status fisico con prodotti accessibili, con abiti e accessori che a buon mercato impreziosiscono, con cibo semplice e per niente sofisticato e con il resto dei personal fai da te. Può a volte sembrare scontato e banale pensare a questa differenza, ma guardare in faccia questi aspetti non fa altro che dare valore alle azioni della gente che non è facilitata dal lusso.

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To Touch

Termini come hot, hard, erotico hanno sempre accompagnato una natura intima e profonda.Hai presente quando ti trovi davanti una leccornia e non vedi altro che quella?….Il corpo si muoverebbe per averla. Quasi come fosse una trasgressione a cui non si può e non si vuole rinunciare. Ed era proprio così che mi sentivo….

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To Touch

Con To Touch apro il sipario ad una serie di articoli che avranno l’obiettivo di trattare la sensualità, la passione, l’erotismo, la sessualità, la lussuria, il desiderio, i vizi, in modo audace, disinibito, svincolato da qualsiasi pregiudizio. La mia penna Toccherà la mente, i sensi, le emozioni. Toccherò i turbamenti, le sensazioni. To Touch non solo viaggerà negli angoli più eccitanti ma toglierà il velo ai pensieri inaccessibili.

Famelica può essere la bocca. Bramosa può essere la vista. Smanioso può essere il tocco. Avido può essere l’udito. Ingordo può essere l’olfatto. Tutti i sensi sono guidati dalla mente e avranno appagamento se anche i più celati desideri potranno essere espressi. Con il verbo To Touch io voglio toccare ogni parte di corpo. Ogni peccato taciuto. Ogni voglia nascosta.

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Una Giostra Handmade

Salire su una Giostra ha sempre avuto il suo fascino. Provare varie esperienze su una Giostra rende sempre più vogliosi e desiderosi di continuare a girare. Nella sua semplicità la Giostra tende alla completezza del divertimento. Il cuore in gola, il sorriso che illumina il viso, l’espressione felice, la mente sognante, il tutto arricchito da quel pizzico di eccitazione, sono elementi del quadro completo che caratterizza lo stare su una Giostra. Non a caso essere artigiani delle proprie passioni, maneggiare con le proprie mani e la propria creatività ciò che piace, fa sentire come se si salisse su una Giostra. Ogni creazione nata dalla propria dedizione è un componente della Giostra. Ogni volta che la mente dà vita ad una idea di opera è un giro sulla Giostra stessa. Ogni giro eseguito sulla Giostra è tempo scandito, tempo che deve essere sfruttato al meglio. La certezza del godimento è data dal ripetersi della realizzazione. Ogni cosa realizzata in modo artigianale regala appagamento e chi crea lo sa bene perché usa quella soddisfazione per andare avanti e per saziare la fame della propria anima.

Giostra di Cera è il nome che Francesca ha dato alla sua attività artigianale. Creazioni diverse, del tutto naturali. Creazioni fatte con cera di soia, cera derivata dalla soia vegetale, dai fagioli di soia. La sua creatività scalpitava dentro quel cassetto, il suo sogno voleva uscire e Lei quest’anno gli ha dato una vita. Lei ha scelto di buttarsi in quello che l’ha sempre affascinata, la cera profumata. Ma il suo sogno necessitava di un nome. Il nome Giostra di Cera prende ispirazione dai suoi figli, i primi sostenitori del suo sogno, e quindi prende spunto dai bambini che vivono le giornate con la giusta dose di allegria. Gioia che una Giostra, quella tutta dorata con i cavalli e carrozze e una musica melodiosa in sottofondo, promette. L’immagine che Francesca aveva in mente era quella di una giornata passata in modo spensierato come quando si è bambini e la felicità la si porta nel cuore per diverso tempo, fino a quando non si rifà un altro giro sulla Giostra. Con le sue tart profumate di varie forme, da usare nei cassetti, nell’armadio, come decorazione, o facendole sciogliere in un brucia essenza. Con candele colate a mano decorate con fiori secchi. Francesca usa la sua capacità artigianale per dare vita a prodotti ecologici che richiamano quelle giornate profumate di vita. Usa essenze made in Italy riprodotte in laboratorio con ingredienti privi di petrolati. Ha unito il suo sogno ad una realtà volta alla sostenibiltà dell’ambiente.

Camminare sognando aiuta prima o poi a far vivere quei sogni, contribuisce a rendere reale ciò che si è solo immaginato. Credere nelle proprie passioni agevola le proprie capacità. Sostenere le proprie capacità rende concreti i desideri.

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Voi ed Io: Amicizia tra uomo e donna, esiste?

Per questo tema non potevo che colloquiare con un ragazzo così da vedere in modo netto il pensiero maschile (il suo) e quello femminile (il mio). Lui è Salvio con la sua pagina instagram https://www.instagram.com/salviographicdesigner/

L’argomento che abbiamo affrontato è alquanto complesso. Un concetto quello dell’amicizia tra uomo e donna studiato dalla scienza, trattato in film e telefilm in maniera esplicita. Insomma un dilemma a cui ancora oggi non si ha chiara la risposta. Io e Salvio abbiamo cercato di giungere almeno ad una conclusione scandagliando e riflettendo sul Si e sul No.

Contro il parere di alcuni alla domanda se esiste amicizia tra uomo e donna, la scienza ha risposto in modo categorico dicendo No. L’ Università del Wisconsin con il suo studio è arrivata a dire che ‘gli uomini erano più facilmente attratti dalle amicizie femminili che non viceversa, ma erano anche più propensi a credere che le amiche ricambiassero. Le donne, invece, erano molto più propense a sottovalutare il livello di attrazione che gli amici maschi provavano nei loro confronti, così come risultavano meno propense a provare sentimenti romantici.‘ Questo studio ha messo in evidenza che entrambi i sessi vedono l’attrazione all’interno della loro amicizia come un costo e non come un beneficio, entrambi sono consapevoli che un eventuale risvolto romantico o sessuale potrebbe causare problemi.

Salvio si sofferma sul fatto che l’amicizia è comunque un tipo di legame affettivo ed ha più stadi e più strati. La risposta non è così facile proprio perché bisogna tenere conto di diversi fattori, di varie variabili. Una cosa da non sottovalutare è che il più delle volte non è tanto il provare attrazione fisica o sentimenti passionali, ma è il non accettarli e non ammetterli per paura di rovinare qualcosa che sta per chiamarsi amicizia o che si chiama già amicizia. Può succedere che quel timore di non ammettere un desiderio fisico o romantico possa essere guidato dall’angoscia di non essere ricambiato. La cosa migliore è una totale onestà intellettuale. La differenza di sesso cammina di pari passo con il dare valore all’amicizia o alle relazioni in genere. Uomini e donne hanno una propria visione di quali sono i criteri in un’amicizia o in una relazione amorosa. Quindi anche per questo l’amicizia tra sessi opposti è difficile che esista. Per Salvio un’ amicizia onesta e vera tra uomo e donna non esiste per una questione evolutiva. Dal un punto di vista di evoluzione di genere l’uomo e la donna non sono fatti per essere amici. “Saremmo tutti ipocriti a pensare il contrario, sfido chiunque di noi in tutta onestà ad ammettere che se vediamo una bella ragazza o un bel ragazzo per strada stiamo a pensare: eh si quasi quasi ci divento amico o amica”.

Bisogni, desideri, obiettivi, spesse volte per non dire sempre non coincidono tra i due sessi e creano così una situazione di squilibrio nel rapporto ‘amichevole’. Ecco perché alla base ci deve essere una comunicazione chiara e sincera. Il gesto non verbale di un semplice bacio sulla guancia o di uno sfioramento di mani innesca nell’uomo pensieri di natura sessuale, così dice la scienza, mentre nella donna questi gesti risultano avere poco conto o essere innocui. Ma può capitare il contrario. Oppure quel gesto fatto in maniera così innocente può anche essere la scintilla che accende il desiderio ad entrambi. E se ci fosse una certa antipatia fisica tra uomo e donna tanto da far pensare che potrebbe esserci un rapporto di amicizia? Si, può esistere un’antipatia del genere ma nulla toglie che mentalmente si abbia simpatia e complicità e quindi anche in questo caso dobbiamo rispondere che l’amicizia tra uomo e donna non esiste!

Fra uomo e donna non può esserci amicizia. Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia. (Oscar Wilde)

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Voi ed Io: un viaggio alla scoperta e riscoperta della sessualità

Cosa porta un gruppo di ragazzi giovani a creare una pagina instagram e un vero e proprio sito e-commerce dedicato al piacere, alla riscoperta del sesso, a far vivere un’avventura attraverso una Secret Box? Perché guidare, in modo giocoso e spensierato ma consapevole coppie e single, a svestirsi di tabù e vestirsi di complicità persa o solo abbandonata? Queste domande e altre ancora sono uscite fuori durante la piacevole chiacchierata avuta con Mattia, uno dei creatori di https://bookhousex.com/. Questa volta il mio salotto culturale ha ospitato un tema che a mio avviso dovrebbe avere più libertà di vivere senza restrizioni o inibizioni. Il piacere, il desiderio, il sesso visti come esperienza ed avventura e non come abitudine.

Bookhousex nasce dalla mente di alcuni ragazzi che vedendo loro coetanei e non, imbarazzati e poco comunicativi sul tema della sensualità e della sessualità hanno in modo originale ideato, con l’aiuto di sessuologi e designer, un’esperienza in tre step contenuta in una Secret Box. Una scatola delle sorprese che spinge la coppia o l’individuo ad avere maggiore conoscenza di sè e di chi gli sta accanto. La sessualità non sempre è vissuta con libertà e coscienza. Il più delle volte il non detto è più facile da gestire rispetto a ciò che si vuole dire. L’imbarazzo o ancor peggio i tabù non fanno vivere la propria sessualità, il proprio desiderio, o le proprie fantasie in modo libero e disinvolto. Svincolarsi da pregiudizi e soprattutto non lasciare che il cassetto si riempia di mostri silenti ma esprimere le proprie voglie e il proprio piacere, non porta altro che a vivere a 360 gradi la propria intimità sessuale e sensuale. I ragazzi della Bookhousex, con la loro Secret Box e con le loro interviste ad esperti in materia, tracciano una via verso la libertà del desiderio, danno una spinta alla condivisione della fantasia celata, non visibile ma esistente, incoraggiano alla conversazione e alla conoscenza sessuale. Questo loro innovativo progetto non vuole fermarsi ad un isolato ed unico evento ma sperano che aiuti ad arricchire la confidenza sessuale con se stessi e con i partner, che regali continuità a ciò che accende la Secret Box. La sessualità, il sesso in genere viene vissuto, o per cultura e per mentalità, o per paura con poca comunicazione. La comunicazione è la base di ogni relazione, se ci si spoglia di essa la relazione rischia di essere piatta e senza stimoli. Anche per questo il linguaggio erotico contribuisce a rendere la comunicazione efficiente. Abbracciare inoltre altre forme di erotismo regala alla coppia e all’individuo una comunicazione verbale e non, molto proficua che rimarrà nel tempo e porterà ad una consapevolezza maggiore di ciò che è l’eros. Di solito si demonizzano i toys, i giochi o giocattoli sessuali che stimolano ed intensificano il piacere erotico rendendo la sessualità più aperta e giocosa. In questa Secret Box un ruolo di rilievo lo hanno proprio i toys. Il limite lo pone la mente. E’ la mente che muove e smuove. E’ la mente che sollecitata da impulsi, che possono arrivare anche da questi strumenti, regala una scoperta e riscoperta delle proprie emozioni. La sessualità è vivere in modo sincero e libero ciò che piace e ciò che non piace, è sperimentare trovando sintonia con il nostro corpo e con chi ci sta accanto. La sessualità è coraggio. La sessualità è un viaggio, e perché non farlo con un Unboxing?

I ragazzi della BookHousex hanno attivato un codice sconto con il mio nome per coloro che volessero acquistare la Secret Box, il 20% di sconto inserendo LEDRITTEDISIMO20

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Voi ed Io: la Solitudine!

Questo articolo è il primo di una serie di articoli che apre le danze ad un appuntamento fisso in cui i protagonisti sarete Voi che mi seguite. Voi sceglierete un argomento di cui voler parlare. Voi analizzerete l’argomento che sceglierete. Voi racconterete il Vostro punto di vista e confrontandovi con Me sarà come essere in un salotto a conversare e disquisire.

I protagonisti di questo articolo sono il tema della Solitudine e la intrepida https://www.instagram.com/lithium138/ (Mary)

Per Mary la solitudine più che una condizione umana triste e negativa è una necessità, dato che può essere uno status in cui gli uomini si potrebbero sentire a proprio agio. Circostanze che possono portare inevitabilmente ad isolarsi sono in grado di conferire un valore importante alla solitudine. Secondo Mary la solitudine può diventare una migliore amica. Come una buona amica può dare supporto e rendere sicuri di se stessi. Si può vedere la solitudine come una fonte, uno stimolo da cui attingere affinché il nostro essere tragga sostegno e coraggio. Condividere il proprio tempo con qualcuno e togliersi dallo status di apparente isolamento non deve essere un bisogno ma deve essere un desiderio. Un desiderio che deve arricchire e non farci sentire più isolati di quando per scelta si decide di esserlo. Importante è porre l’attenzione su una differenza, quando la solitudine diventa una scelta personale e quando la solitudine è l’unica opzione. La solitudine diventa una scelta quando, nonostante siamo circondati da persone amiche, decidiamo comunque di isolarci in uno spazio personale al solo scopo di leggere dentro di noi ponendo l’ interesse su ogni sfumatura della nostra personalità. Questo può essere visto come un avere cura del rapporto con noi stessi. La solitudine forzata e obbligata inevitabilmente ci allontana dalla conquistata zona di confort. Ad esempio ci si può ritrovare soli in un contesto sociale poiché si fa fatica a socializzare, o ci si può sentire soli in compagnia di persone con cui si ha una relazione superficiale. Il periodo Covid, se ci si riflette, sembra un paradosso della solitudine, sembra aver fatto vivere in contemporanea le due facce di una stessa medaglia. Essere stati obbligati ad isolarci dal resto del mondo, ma andare alla ricerca della propria solitudine all’interno di un contesto familiare. Per Mary la capacità di stare da soli è una grande conquista emotiva perché fornisce al proprio IO la possibilità di isolarsi nel mondo, alla ricerca di concentrazione ed ispirazione. Non è facile ascoltare la voce dei propri pensieri, come non è facile analizzarne il tono e il modo in cui li rileviamo. Ci sono persone che hanno paura di isolarsi perché hanno paura di ascoltare, altre che si cibano della solitudine. Chi si nutre di solitudine, vista come un bisogno vitale affinché la sua abilità venga fuori, è colui che ancor prima di comunicare con gli altri, attraverso i propri lavori, comunica con se stesso e con la sua testa e anima. Compositori, pittori, scrittori, tutti coloro che fanno della propria arte innata un mestiere, hanno bisogno di dissetarsi dalla linfa della solitudine. Se dovessero perdere essa resterebbero privi di una parte di se stessi.

Un confronto quello con Mary che ha dato alla Solitudine diversi colori. Giocando con una tavolozza di nuance non abbiamo fatto altro che mescolare le nostre tonalità e accostarle, tanto da crearne un quadro in cui si legge una visione di due menti.

“La solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi” (Thomas Mann)

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E se l’odio che alberga sul web ci influenza?

Se indosso quel capo potrò piacere? Se mi atteggio a far la dura o sfoggio il mio sorriso migliore piacerò a chi mi vedrà? E se anche con una semplice frase o riflessione e con un naturale scatto mi attaccheranno? Se il popolo che naviga e vive i social mi scrive parole dure e offensive, sarò in grado di difendermi o di lasciar perdere e non farmi influenzare? Quante domande ci si pone a volte prima di pubblicare una foto o prima di trattare un argomento su cui vorremo far riflettere o semplicemente condividere. Dietro i nickname che gravitano in rete ci possono essere persone di qualsiasi tipo. Persone che non si curano dei sentimenti altrui, persone che si definiscono i disturbatori, che per principio odiano tutto e tutti. I cosiddetti internet haters. Gli haters non hanno distinzione di genere e neanche di età, e provengono da qualsiasi estrazione sociale. Gli haters sfogano nel linguaggio il loro odio, il loro disappunto, il loro essere diverso dagli altri. Chi abita il mondo social è più che consapevole che dall’altra parte del display esiste una gran fetta di individui pronti a denigrare, a calunniare ed offendere in modo anche molto volgare. Oltre agli haters, il mondo virtuale è costellato da diverse figure come i troll, in altre parole sono utenti aggressivi e provocatori, utenti che provocano senza alcun motivo solo per dar fastidio. La realtà del web non solo conta i suddetti personaggi ma include due fenomeni. Il primo è il conosciutissimo cyberbullismo, che è una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta attraverso la rete. Il secondo è il meno conosciuto ma pur sempre presente shitstorm (letteralmente ‘tempesta di cacca’), il fenomeno in cui un numero consistente di persone esprime il proprio dissenso. Tutte queste realtà aumentano a dismisura e noi sappiamo fronteggiarle? E’ possibile che ci sentiamo intimiditi tanto da mutare la nostra immagine? Quali sono le misure difensive che prendiamo in considerazione? E soprattutto, ne prendiamo? Questi fenomeni non sono simili alle banali critiche che possono giungere più o meno da chi ci vede, ma sono intrisi di odio feroce e di voglia di ferire, ecco perché ogni parola scritta punterà in particolare ai possibili difetti di ogni loro vittima. Si dice ‘bene o male purché se ne parli‘, ma siamo sicuri che questa frase non è solo uno scudo a ciò che veramente si prova quando si viene attaccati? Qualsiasi parola può metterci in crisi. Anche la persona più razionale possibile può sentire vacillare la propria sicurezza. E’ possibile che una volta stati attaccati ci possiamo sentire fragili e influenzati dall’attacco tanto da chiuderci in noi stessi e mostrare ciò che si aspettano e non ciò che siamo realmente. Addirittura c’è chi scompare dai social proprio per la paura di essere di nuovo ‘sotto attacco’. Farci intimorire, annullarci e portarci a fare mille domande su come dobbiamo essere per piacere non credo sia la strada giusta da intraprendere. Penso che ognuno di noi dovrebbe trovare la chiave giusta per affrontare e superare. Penso che ognuno di noi sa bene se voler essere una vittima o un combattente.